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Days Gone 2: cosa vorremmo vedere nel sequel per PS5?

Days Gone 2 potrebbe essere in fase di sviluppo per PlayStation 5: cosa ci aspettiamo dal nuovo videogioco di Sony Bend?

Days Gone 2 PS5
Speciale: PlayStation 5
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  • PS4
  • PS4 Pro
  • PS5
  • A pochi mesi di distanza dal debutto di Deacon St. John su PS4, Sony Bend è già tornata all'opera per realizzare un misterioso progetto. Forte dei promettenti risultati commerciali e del favore del pubblico - che sembra aver preso le distanze dai pareri più critici della stampa - Days Gone potrebbe ricevere un sequel, in grado non solo di risolverne i problemi ma anche di riproporne i pregi con maggior enfasi. D'altronde il team dell'Oregon ha già vinto quella che a nostro parere era la sfida più importante: tornare di prepotenza nel mondo delle home console e raccogliere l'esperienza necessaria per sviluppare giochi al passo coi tempi. Non stiamo dicendo che la strada da percorrere non possa essere accidentata o in salita ma ora la squadra di Chris Reese e John Garvin potrebbe affrontarla con una marcia in più. Come vorremmo che fosse quindi il Days Gone 2 che il franchise merita? Tenteremo di raccontarvelo soffermandoci sulle leggerezze e i meriti del post-apocalittico al sapor di Sons of Anarchy.

    P.S. L'articolo contiene spoiler sulle fasi conclusive della trama, incluso il finale segreto.

    Ritorno in Oregon?

    Irto di pericoli e popolato da abomini d'ogni sorta, il mondo di Days Gone vanta una personalità ben definita, che gli permette di distinguersi dalla massa. Del resto è anche la perfetta cornice per raffigurare un tessuto sociale al collasso e narrare storie di uomini. La popolazione dell'Oregon infatti si è riunita in piccoli insediamenti, le cui regole variano a seconda di chi li guida. La Tucker ad esempio non bada all'età di quelli che bussano alla sua porta: chi è in cerca di un pasto caldo o un letto per dormire deve dedicarsi al lavoro nei campi, pagando col sudore l'ospitalità ricevuta. Assumendo i tratti di un padre un po' burbero ma amorevole, Iron Mike vuole garantire ai suoi un trattamento più equo e un progressivo ritorno alla società civile.

    Lasciati i confini degli accampamenti però, Deacon non è più al sicuro e oltre ai Furiosi deve badare anche alla setta dei Ripugnanti e ai tanti fuorilegge che abitano l'Incubo. È in questo contesto che vediamo dipanarsi la trama di Days Gone, la quale - avanzando a piccoli passi - non manca di tratteggiare i personaggi chiave quali Boozer, Rikki, Mike e la stessa Sarah. Relazionandoci con ciascuno di loro scopriamo le tante sfaccettature della personalità di St. John, arrivando a conoscerne anche il passato.
    Dando per scontato il suo ritorno in Days Gone 2, proviamo a immaginare in che modo si potrebbe dar seguito al suo viaggio. Vinta la battaglia contro il colonnello Garret, l'ex Mongrel e i suoi si ritrovano sull'orlo di un conflitto su larga scala, giacché dovranno vedersela non solo coi Furiosi ma anche con una nuova minaccia. Nel finale segreto del gioco, infatti, il membro della NERO che ha collaborato con Deek gli svela un terribile segreto: diventato egli stesso un furioso (ma senziente), gli parla delle proprietà mutagene del virus e del fatto che i suoi superiori stiano arrivando per eliminare i sopravvissuti.

    Consegnato il messaggio di morte, compie un balzo inumano per raggiungere un elicottero e scomparire tra gli alberi. Sfrecciando a tutta velocità verso Lost Lake - da qui parte la nostra elucubrazione - Deacon raggiunge Sarah e Boozer per riferire quanto ha appena visto e udito. Sconvolta dalle rivelazioni del marito, la donna pensa a una struttura che potrebbe permetterle di sintetizzare un vaccino per il virus Hooligan. In altre parole Days Gone 2 potrebbe cominciare subito dopo la fine del predecessore, con la coppia intenta a raggiungere una nuova località e di conseguenza anche una mappa di gioco inedita.

    A questo punto sarebbe lecito chiedersi: dove ci porterà Deacon? Potrebbe tanto raggiungere Reno, Nevada, per convincere l'ex capitano Kouri a unirsi alla sua causa, quanto addentrarsi in una città come Portland o Salem, che per altro ospita un enorme ospedale pieno di attrezzature per Sarah. In ogni caso, che ci si sposti in un altro stato o si visitino nuove zone dell'Oregon, Days Gone 2 dovrebbe mantenere la formula del viaggio itinerante che ha fatto la fortuna del predecessore, magari forte di un maggior equilibrio narrativo.

    In tal senso il capostipite ha ottenuto dei risultati un po' altalenanti, alternando fasi fin troppo compassate ad altre più frettolose. Detto questo, John Garvin ha dimostrato di saper inscenare momenti di pura umanità, allontanandosi dai cliché più inflazionati. Quando Deacon ritrova Sarah, per dirne una, lei non lo accoglie come ci si aspetterebbe: del resto, a livello inconscio deve accettare il ritorno di un marito creduto morto per due anni e ciò potrebbe avvenire solo al termine di un processo emotivo tutt'altro che semplice.

    Tornando a Days Gone 2, questo racconto corale costellato da momenti di "pura umanità" - che per altro potrebbe contenere dei flashback legati al periodo nei Mongrel di Deacon e Boozer - dovrebbe essere accompagnato da tante piccole accortezze, in modo da limare in via definitiva alcune mancanze del primo capitolo. Senza dilungarci troppo sulla questione, procediamo con due esempi chiave: i discorsi di Mark Copeland su Radio Free Oregon vengono spesso seguiti dai commenti di Deacon, che paiono sin troppo iracondi o sconclusionati rispetto al tema dell'intervento.

    Allo stesso modo, magari dopo aver ucciso un nemico in silenzio, il motociclista urla a squarciagola una serie di improperi fuori contesto, che in una situazione realistica finirebbero per farlo scoprire. Oltre all'assenza di queste piccole cadute di sceneggiatura, nel nuovo titolo di Sony Bend vorremmo raccogliere dei collezionabili più significativi, dalle registrazioni ai documenti cartacei.

    Una questione di messa in scena

    Tolti i numerosi bug delle prime versioni e una serie di aspetti un po' grezzi, l'impasto ludico di Days Gone è più che buono, merito di un'ambientazione affascinante e delle implacabili orde. Migliorabile in prestazioni e manovrabilità, la motocicletta rappresenta un'estensione di Deacon e gli permette di assolvere con solerzia ai suoi doveri di randagio.

    A tal proposito, è incredibile pensare al fatto che il suo sia in realtà un veicolo a quattro ruote sotto mentite spoglie: di base infatti l'Unreal Engine 4 non supporta i mezzi a due ruote, il che ha costretto gli sviluppatori a lavorare duramente per confezionare un'esperienza realistica. Tolte le fasi di shooting, che dovrebbero subire una pesante revisione in un possibile sequel, cavalcare la moto restituisce al giocatore la viva sensazione di essere un biker. Il mezzo tra l'altro si comporta in modo diverso a seconda del tipo di terreno e delle condizioni al contorno, dimostrando la bontà del lavoro svolto dalla squadra di Chris Reese.

    Sony Bend ha fatto centro anche sul fronte delle armi e dei gadget, che - sposandosi perfettamente con le meccaniche survival - hanno saputo convincerci sia per qualità che per quantità. Potenziare il vigore implica il poter correre per lungo tempo e attirare in trappola i Furiosi, così come aumentare la concentrazione (e quindi il rallentatore) permette di falciare decine di nemici con la mitragliatrice. Assodata l'eleganza dei menù di gioco e la riuscita dei rami delle abilità, quali sono quindi i versanti più deboli del gameplay? Neanche a dirlo, la risposta a questa domanda contiene tutti quegli elementi che vorremmo subissero una marcata evoluzione in Days Gone 2.

    Partiamo da questo presupposto: sebbene possano non sembrare eccellenti in quanto a varietà, le missioni del primo capitolo contengono tutto ciò che ci si aspetterebbe di fare in un titolo del genere. Il punto debole dell'opera non risiede quindi in una presunta ripetitività degli obiettivi ma nella messa in scena dei conflitti armati, che tra l'altro sono alla base dell'offerta ludica.

    Il problema principale è legato all'intelligenza artificiale dei nemici umani, che a volte restano immobili ad aspettare la morte. Più in generale, anche le loro strategie offensive lasciano a desiderare e vanno un po' a rompere quella sensazione di "mondo vivo" che Days Gone vuole instillare nel giocatore, svilendo - seppur parzialmente - anche la riuscita degli eventi casuali (Furiosi che invadono gli insediamenti dei predoni e simili).

    Le reazioni dei malcapitati ai proiettili, in aggiunta, denotano l'assenza di una particolare attenzione alla fisica, un fatto messo ancor più in evidenza quando vengono investiti dall'esplosione di una granata. Se a ciò aggiungiamo la risibile interattività degli scenari e una resa degli scontri corpo a corpo non sempre efficace, è chiaro che i combattimenti del sequel dovrebbero ambire a ben altre vette qualitative.

    Al pari dell'esplorazione in moto e di gran parte dei sistemi ludici, le orde sono un altro dei fiori all'occhiello del viaggio di St. John e, lo crediamo fermamente, vedranno una naturale evoluzione nel prossimo episodio. Espandendo le routine comportamentali delle furiose masnade, che magari saranno ancor più numerose delle originali, gli sviluppatori avrebbero per le mani un vero gioiellino di game design: tra l'altro, se a Deacon venisse data la possibilità d'interagire maggiormente con le ambientazioni, tirar giù le orde potrebbe diventare ancor più adrenalinico e divertente.

    Posto che l'occasione di affrontare dei Furiosi senzienti ci alletti e non poco - giacché questi penserebbero come uomini ma avrebbero delle capacità sovrumane - siamo curiosi di scoprire a quali altri abomini dovremo dare il benservito. Il virus Hooligan d'altronde provoca delle mutazioni imprevedibili, quindi sarebbe lecito aspettarsi nuove varietà d'infetti nel prossimo capitolo.

    Quello della moto non è l'unico engine che conta...

    Impazienti di superare una grande sfida tecnica, gli sviluppatori hanno realizzato Days Gone con una versione modificata dell'Unreal Engine 4. L'Oregon dell'esclusiva PlayStation è un luogo incantevole, all'insegna dei piccoli dettagli grafici e delle ambientazioni da cartolina: dal ciclo giorno/notte alla resa di neve e pioggia, passando per il fogliame, la fanghiglia e il manto stradale, ci siamo trovati dinanzi a una vera dimostrazione della potenza di PS4 Pro, che ha incorniciato il tutto nella gloria del 4K HDR.

    Nonostante tutto, è impossibile tralasciare alcune problematiche piuttosto serie, le quali anche con diversi update non hanno ancora smesso di affliggere la produzione. Tanto per cominciare, il frame rate non riesce a mantenersi stabilmente sui 30 fps, mostrando il fianco a diverse oscillazioni nei momenti più concitati. Sfrecciando a tutta velocità in quel di Crater Lake, inoltre, è possibile imbattersi in dei cali repentini e vistosi, seppur per brevi lassi di tempo, proprio come quando ci si congeda dai venditori negli accampamenti.

    In aggiunta l'impianto tecnico non riesce a gestire il caricamento degli asset in modo ottimale, un inconveniente a cui potremmo imputare la velocità contenuta della moto di Deacon. Di contro, grazie alla potenza computazionale e all'SSD di PS5, Days Gone 2 potrebbe tramutare i succitati intoppi in un lontano ricordo e magari offrire delle opzioni per massimizzare la resa visiva o il frame rate. A tal proposito vorremmo sollevare un interrogativo non da poco, la cui risposta ne influenzerebbe lo sviluppo: la nuova incarnazione del brand continuerà a servirsi di Unreal Engine 4?

    Nonostante l'esperienza acquisita col motore grafico di Epic Games, gli sviluppatori potrebbero creare un motore capace di incontrare tutte le loro esigenze produttive, un po' come Guerrilla Games ha fatto col DECIMA. In tal caso i tempi di gestazione del gioco andrebbero a dilatarsi ma magari il risultato finale potrebbe valere lo sforzo. La questione in realtà è molto complessa e ogni scelta - sin anche quella di prendere in prestito un engine dai colleghi - avrebbe i suoi pro e contro.

    Days Gone 2 Days Gone rappresenta una solida base per un possibile sequel, sia sul fronte ludico che narrativo. Forte di una trama piena d'umanità e un gameplay più rifinito - soprattutto per quanto concerne i combattimenti e l'IA degli avversari - la nuova avventura di Deacon St. John potrebbe marchiarsi a fuoco nelle menti dei giocatori, complici dei Furiosi mai così cattivi e una temibile minaccia senziente. Grazie alla potenza di PS5 e al suo formidabile SSD, inoltre, i ragazzi di Ross e Garvin potrebbero settare nuovi standard grafici e senza dimenticare il frame rate. Pensando al giorno in cui potremo ricongiungerci col nostro randagio, non ci resta che completare al 100% il suo primo viaggio.

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