DAYSGONE

Days Gone e la cultura dei bikers: una vita di viaggi, moto e fratellanza

Prima di metterci in sella alla nostra moto in Days Gone, esploriamo i valori del mondo dei bikers, a cui appartiene il protagonista Deacon.

Days Gone e la cultura dei bikers
Speciale: Playstation 4 Pro
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  • In un mondo come quello di Days Gone, annichilito dalla distruzione e assoggettato dal caos, dove la società non conosce più alcuna regola, Deacon St. John vive seguendo un preciso codice d'onore. È un retaggio della civiltà perduta, l'ancora che lo lega ad un passato in cui i Furiosi ed i predoni non avevano preso il sopravvento. Il protagonista, insomma, continua a comportarsi come un biker, figlio di una cultura che fa del viaggio, della libertà, del rispetto reciproco e della fratellanza i suoi ideali più forti e riconoscibili. Preservare la sua identità di motociclista in una terra come l'Oregon, schiacciata dall'epidemia, equivale a mantenere la sua personalità, a tenere ancora stretto un legame che non si scinde neppure con la morte.
    Che Sony Bend abbia prestato molta attenzione nella rappresentazione dell'immaginario dei biker è chiaro non solo dalla caratterizzazione di Deacon in termini comportamentali, ma anche dalla ricostruzione dei suoi abiti e dei suoi tatuaggi: una serie di dettagli che ribadisce l'appartenenza del nostro cacciatore di taglie ad una precisa scuola di pensiero.

    Quella di uomini che, a bordo delle loro fiammanti belve a motore, dominano la strada come i leoni fanno con la giungla, e si avventurano verso l'orizzonte con il solo desiderio di godersi il piacere del cammino condiviso insieme ad altri fratelli.
    Affascinati da questo modo di vivere, abbiamo deciso di approfondire cosa significa essere un "biker", così da poter inquadrare al meglio Deacon, la sua indole ed i motivi delle sue azioni. Per entrare maggiormente in sintonia con questa suggestiva cultura, ci siamo interfacciati con una vera famiglia di motociclisti, per la precisione gli Indian Bikers del Sud Italia, i quali ci hanno raccontato con orgoglio quali sono i dettami del loro team e le fondamenta del loro stile di vita.

    Una sola, grande famiglia

    All'origine dell'ideologia dei bikers c'è il concetto di "fratellanza": la voglia di formare un gruppo unito, che prescinde dal legame sanguigno per farsi più universale, basato sulla fiducia e sul supporto. La Club House dove si radunano i membri incarna la manifestazione fisica del nucleo familiare, un luogo di ritrovo collettivo nel quale condividere una passione che dura il tempo di una vita.

    OnepercentersLa storia del simbolo 1% nasce da un clima di violenza. Nel week end del 4 luglio 1947, ad Hollister in California, un raduno di motociclisti diede inizio ad un tafferuglio che coinvolse anche la cittadina, con conseguente sdegno dei giornali e dell'opinione pubblica. Per dissociarsi dagli eventi, la A.M.A (American Motocyclist Association) dichiarò che solo l'un percento di quei bikers era da considerarsi criminale e fuorilegge, mentre il restante 99% era composto da motociclisti rispettosi della legge e delle regole. Fu a causa di questa presa di posizione dell'A.M.A che alcuni club, per contrapporsi all'ipocrisia perbenista dell'associazione e della società dell'epoca, scelsero di identificarsi come Onepercenters.

    La volontà di aiutarsi a vicenda si esplicita in diverse maniere, a cominciare dall'accoglienza che ogni gruppo riserva ai "fratelli" di altre città, fino ad arrivare a veri e propri sussidi di stampo economico in caso di bisogno o di difficoltà oggettive, grazie ad una cassa comune che i membri rimpinguano settimanalmente. Questa idea di comunità è uno degli aspetti più interessanti della cultura dei bikers: persone di vario sesso, età e provenienza sociale si incontrano mettendo da parte le differenze allo scopo di vivere insieme lo stesso identico amore per le moto e per il viaggio. "Nessuno riesce a fare questo percorso, se non conosce il senso della famiglia" - sostengono gli Indian Bikers - "Senza questi valori, non si può essere un Onepercenter". Sedersi in sella al proprio bolide su ruote e cavalcare l'asfalto è quindi un'attività che va oltre il semplice passatempo per trasformarsi in una inebriante sensazione di libertà, impagabile ed indescrivibile. Gli Indian Bikers ci hanno descritto questi raduni come dei momenti di condivisione calorosa, fatta di amicizia, di convivialità, di serate trascorse in tenda sotto le stelle e di lunghi viaggi in modo, mentre la strada trema al passaggio di interi convogli di motociclette, ossia flotte di bikers accomunati dai medesimi "colori".

    Quando l'abito fa il biker

    Esistono, com'è ovvio, diversi gruppi di motociclisti appartenenti alla MC (sigla che sta per Motocycle Clubs) ed ognuno di questi veste i propri "colori" o "patches", ossia stemmi che evidenziano l'identità di uno determinato club. Le toppe cucite sui gilet non raffigurano semplicemente una "divisa", bensì rappresentano una seconda pelle dalla quale è impossibile separarsi.

    Ogni patch impressa sull'abito è motivo di vanto, e sottolinea il percorso che un membro compie all'interno della squadra. Più che degli scatti di carriera, sono dei marchi che scandiscono il cammino di una vita. Tanto è il loro valore, che alcuni bikers vanno oltre il tessuto per tatuarsi sul proprio corpo i medesimi emblemi presenti sul gilet.

    È lo stesso motivo per il quale Deacon, nel trailer che mostra il suo matrimonio con Sarah, all'altare appare vestito con i "colori" da motociclista. Ed è anche la stessa ragione per la quale, persino dopo la catastrofe, continua imperterrito ad indossare le sue patch: perché il protagonista potrà sì aver perso tutto, ma ha conservato se stesso.

    L'importanza dei colori è tale che alcuni biker scelgono addirittura di farsi seppellire con il gilet del proprio club, come ci rivelano gli Indian Bikers, non senza un pizzico di commozione, quando ci parlano del funerale tenutosi per un loro fratello scomparso prematuramente, il quale - fino alla fine - nonostante la malattia degenerativa, ha continuato a partecipare ai raduni ed alle riunioni, perché desiderava restare accanto alla sua famiglia il più a lungo possibile.

    La moto come un figlioChiaramente, a prescindere dall'affetto e dal rispetto che unisce i membri del club, uno dei legami più forti di un biker è quello che si instaura con la propria motocicletta. Eccezion fatta per alcuni gruppi che richiedono un modello unico di veicolo per far parte del team, in generale non conta quale tipologia di mezzo si guidi, l'importante è "renderlo personale". Una versione custom, insomma, che sappia riflettere l'anima di chi la possiede. Il rapporto con la moto ha un valore quasi filiale: una simbiosi che può accompagnare anche per l'arco di un'intera vita. La motocicletta diviene d'altronde una compagna inseparabile, con cui condividere i sogni di panorami lontani.

    Scegliere di indossare i colori anche da defunti porta dunque a compimento uno dei motti che lega tutti i gruppi di bikers del mondo: il grido "Forever" - "Per sempre", che i membri sono soliti esprimere durante un brindisi o in un'istanza conviviale, e che ribadisce l'attaccamento imperituro al club. Non è un caso, infatti, se Deacon ha tatuata all'altezza del collo la parola Forever, esemplificativa - qualora ce ne fosse ancora bisogno - dell'inscindibile legame che lo connette alla squadra. Entrando più nel dettaglio delle patch sui gilet, queste si dividono in tre segmenti: nella parte posteriore troviamo il Top Rocker, ossia una barra ricurva dove è inserito il nome del club, una patch centrale con la sigla MC ed il logo del gruppo, ed infine un Bottom Rocker su cui è segnalata la località di provenienza (South Italy per quanto concerne gli Indian Bikers; la regione di Farewell per la banda di St. John). Nella zona frontale del gilet, invece, trovano posto l'indicazione del grado di ogni biker all'interno del club ed un rombo in cui è cucito il simbolo 1%.

    Ulteriori patch potrebbero poi essere aggiunte ai lati - chiamate Side Rocker - che segnalano gli anni di militanza nel team. Come ci dicono gli Indian Bikers, al raggiungimento dei 15 anni di attività si diviene "membri a vita": nello specifico, una volta ottenuto simile traguardo, il gruppo del Sud Italia modifica le patch del suo logo - i bisonti - aggiungendo agli animali un paio di corna dorate. I side rocker possono anche segnalare la tipologia di motociclista: concentrandosi su Deacon, ad esempio, è possibile notare come la sua toppa laterale contenga la scritta Nomad, un dettaglio che sottintende uno stile di vita orientato al nomadismo, al viaggio perpetuo senza fissa dimora. Tutti questi elementi sopra descritti lasciano intendere la presenza di un ordinamento gerarchico nelle famiglie di biker, regolate seguendo la scia delle classi militari.

    Una gerarchia da rispettare

    Non tutti quelli che entrano a far parte di un gruppo possono fregiarsi immediatamente del simbolo 1%: occorre infatti meritarsi questo onore e scalare preventivamente i vari ranghi. Si parte dagli Hangaround (novizi) e si passa poi ai Prospect (aspiranti) i quali iniziano pian piano a conquistare le diverse patch fino ad ottenere il Full Color, ossia il set completo di Top e Bottom Rocker, pur senza una carica ufficiale.

    Dopo un paio d'anni di rodaggio, si può inserire sul proprio gilet il simbolo dell'1% che testimonia l'ingresso nella scala gerarchica più alta. I 7 gradi maggiormente importanti in ordine crescente sono: il Boia, il Road Captain, il Tesoriere, il Segretario, il Sergeant at Arms (anche noto come Enforcer), il Vice Presidente ed il Presidente. L'unione di queste cariche dà origine ad un Chapter, la sede del gruppo, quindi il cuore pulsante della famiglia. Senza analizzare singolarmente ogni grado, vorremmo soffermarci su due in particolare che ci aiutano a comprendere al meglio la figura di Deacon.

    Nel primissimo trailer di Days Gone, del resto, il nostro motociclista possedeva, sulla parte anteriore del gilet, una toppa con la scritta Road Captain, la figura che si occupa di coordinare ed organizzare i viaggi, le tappe e le soste, gestendo inoltre anche la velocità della corsa del gruppo. Per meglio capire la sua funzione occorre immaginare un convoglio di motociclette composto da due file che si spostano all'unisono perché guidate, in testa, dal Capitano, come un serpente che si muove sinuoso lungo le curve delle autostrade.

    Trailer 2016. Ruolo: Road Captain

    Trailer 2019. Ruolo: Enforcer

    La compattezza dei bikers è indispensabile per impedire alle altre vetture di inserirsi nel flusso e frammentare il team: per evitare che ciò accada, il Road Cap. è chiamato a comunicare con il Boia situato in coda al convoglio, il quale dovrà osservare attentamente il traffico degli altri veicoli allo scopo di mantenere l'omogeneità dell'avanzamento.

    Sulle prime, insomma, Deacon era stato concepito da Sony Bend come un Capitano, mentre nelle ultime apparizioni il suo ruolo è mutato radicalmente: il protagonista è infatti un Enforcer (o Sgt. At Arms), preposto alla salvaguardia del Presidente e degli altri membri del club. Parliamo dunque di una carica fortemente attiva, iconograficamente votata all'azione, il che si adatta a dovere al piglio aggressivo e combattivo che Deacon mette in luce tra le terre di Days Gone.

    Angeli e Demoni

    Sul piano iconografico, influenzato sia dagli eventi storici che dalla cultura cinematografica, si è soliti etichettare un biker come un fuorilegge, un bandito motorizzato, dedito all'ubriachezza molesta, alla violenza ed alla criminalità organizzata.

    Il Giubileo degli Indian BikersIncarnando appieno l'emblema di tutto ciò che significa essere motociclisti, gli Indian Bikers, oltre ai canonici raduni settimanali, mensili o annuali, hanno creato una speciale ricorrenza che si tiene ogni lustro, chiamata Giubileo. Durante questo evento, i membri degli Indian Bikers del sud Italia si organizzano e si raccolgono per compiere un lungo viaggio in cinque tappe, che parte da Avellino e si sposta a Matera, Taranto, Cosenza e Palermo, le città più anziane per ogni regione. È questa un'occasione per concretizzare su scala ancora più grande la filosofia di fratellanza, comunità ed avventura che nutre i cuori ed i motori dei bikers.

    In alcuni Stati americani ed europei, gli 1% sono guardati con sospetto dalla popolazione e dalle forze dell'ordine, associati come sono ad un'immagine stereotipata del delinquente e del facinoroso. Benché non manchino certamente club che basano il loro business su attività illecite, nel complesso si tratta di una generalizzazione che non tiene in considerazione numerose variabili. Gli Onepercenters non sono soltanto avanzi di galera alla ricerca della prossima occasione per tornare dietro le sbarre, ma anche bikers che vivono nella completa legalità, appassionati di motori mossi unicamente dall'insaziabile desiderio di divorare chilometri o miglia di strada in groppa alle loro puledre su due ruote.

    "Si parte e si torna insieme"

    In un frangente della storia di Days Gone, prima che l'infezione si propaghi senza freno, ci viene mostrata una sequenza in cui Deacon decide di allontanarsi da Sarah, al sicuro su un elicottero di soccorso, per rimanere accanto ai suoi fratelli ed aiutarli a sopravvivere.

    È una scena che, per certi versi, ha lasciato perplessi alcuni spettatori: se si è del tutto estranei al mondo dei bikers, del resto, è assai complesso empatizzare con la scelta del protagonista. Dalla prospettiva di un motociclista, invece, la decisione di Deacon è - come la definiscono gli Indian Bikers - "assolutamente perfetta". La coerenza risiede nel profondissimo legame che unisce i membri di un club, un sentimento arduo da concepire per chi non vive all'interno di quel contesto. Bisogna insomma capire che non esiste una "prima" o una "seconda" famiglia: dal momento che la moglie era al sicuro, Deacon non poteva per nessuna ragione abbandonare i fratelli al loro destino. Il principio fondante di simile comportamento ci viene ancora una volta spiegato dagli Indian Bikers: "Si parte e si torna insieme".

    Al di là dell'accuratezza nella ricostruzione di simboli, loghi ed iconografie, è anche - e forse soprattutto - attraverso queste sfumature caratteriali che si nota come Sony Bend abbia studiato a fondo la cultura dei motociclisti, così da ricreare in Days Gone un contesto del tutto coeso e credibile. O meglio: "assolutamente perfetto".

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