DAYSGONE

Days Gone: diario dall'incubo, le foto di Emanuele EBS Bresciani

L'immaginario diario di viaggio di Deacon St. John accompagnato dalle foto che ritraggono un mondo post apocalittico di rara bellezza.

speciale Days Gone: diario dall'incubo, le foto di Emanuele EBS Bresciani
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Dal punto di vista di un Virtual Photographer, Days Goneha rappresentato una sfida molto impegnativa. Non solo i volti della maggior parte degli NPC sono rigide ed inespressive, ma spesso le animazioni di camminata ed attacco di ripugnanti, furiosi ed idrofobi sono brutali e composte di pochissimi, rapidissimi frame. Cogliere frazioni di secondo in cui i movimenti sembrino naturali o le espressioni dei personaggi non siano fisse nel vuoto richiede molto impegno e pazienza. Days Gone, ancora più chiaramente di Horizon: Zero Dawn, è testimonianza diretta di quanto siamo ancora distanti da una qualità di rendering "fotorealistica" che porti illuminazione e textures al punto di essere confondibili con la realtà.

    Il mondo di Days Gone

    Nelle foto che sto per presentarvi, accompagnate da un immaginario diario di Deacon St. John, credo di aver trovato una naturalità ed immediatezza, una grazia e facilità espositiva raggiunte solo dopo 50 ore di gioco. Mi sono cimentato sia nella fotografia orizzontale che verticale, sia con filtri che in bianco e nero, passando da ritratti e panoramiche all'action più puro cercando, come sempre, di restituire anche una visione e dei cromatismi che richiamino Art-Book o Press-Kit correlati al gioco.

    Modello Deacon St. John, per gli amici Deek

    Apocalisse, giorno 815

    Oggi sono uscito in missione all'alba. Gli scout del Colonnello Garrett hanno segnalato una piccola tana di furiosi nella zona a sud-est di Wizard Island, vicino alla vecchia fattoria Bonham-Plant, e ovviamente il Colonnello ha ordinato al sottoscritto di occuparsene. Prima di partire ho prelevato dalla cassaforte un paio di molotov, un fucile da cecchino ma soprattutto il mio fido crowdbreaker, uno shotgun dall'elevato potere di impatto, perfetto per il controllo di piccole folle.

    Dopo aver svolto il mio compito di disinfestatore con la consueta rapidità ed efficienza, ho perlustrato i campi di grano adiacenti la fattoria, cercando impronte di cervi o piante da portare al campo base. Su un vecchio tratto asfaltato, all'improvviso, mi è arrivato sotto il naso un odore acre e pungente che ha generato immediatamente adrenalina e sudore freddo. Conosco quell'odore, e non è quello solito di cane bagnato, muschio e sottobosco tipico dei lupi randagi.

    E' odore di carne infetta, pus e sangue rancido. Il suono di passi pesanti alle mie spalle, accompagnato da un brontolio sordo e profondo, rivela al mio cervello - ancora prima che ai miei occhi - che dietro di me c'è un orso idrofobo. Un enorme, fottuto, plantigrado infetto che vuole la mia carne e la mia pelle in comode rate da 15kg cadauna. Mi sono girato, gli ho puntato in faccia il crowdbreaker e ho pregato il Dio dell'apocalisse che questo non fosse il mio ultimo giorno.

    More Than I can Bear

    Apocalisse, giorno 415

    Recita un vecchio adagio: "casa è dove appendi il tuo cappello". Per me e Boozer, "casa" è una vecchia torre di osservazione della Guardia Forestale trasformata in un mini-fortino con tutto il necessario per sopravvivere. Rottami, benzina per la moto, infiammabili, stracci, mazze da baseball, chiodi: abbiamo tutto l'indispensabile per spaccare teste e cavalcare i nostri cavalli d'acciaio lungo le strade dell'Incubo.

    In cima alla torre, due brande meno sporche di quanto potreste pensare e una vecchia cassaforte adibita ad armeria. Per sopravvivere nell'Apocalisse un vero uomo ha bisogno solo di 3 liquidi: sangue nelle vene, carburante nella moto e infiammabile per le molotov, e qui sul Monte O'Leary non ci facciamo mancare davvero nulla.

    All Along The Watchtower

    Apocalisse, giorno 590

    Due settimane fa, in un campo di ripugnanti devastato dal passaggio di un'orda, ho trovato tra i cadaveri dilaniati dai furiosi una fotocamera ancora funzionante. Da allora ho cominciato a fotografare tutti i luoghi che, per qualche motivo, sono in bilico tra passato e presente, tra la vita e la morte. Ho scoperto che mi piace fotografare in bianco e nero perché la bicromia non coglie la polvere sui mobili abbandonati, il fango sulle carrozzerie corrose dal vento, il sangue lasciato sugli stracci e sull'erba. In qualche modo, fotografare il mondo dell'Apocalisse in bianco e nero sembra purificarlo di tutto il male che lo pervade.

    Desolazione Bicromatica su Tela

    Apocalisse giorno 722

    Di tutti i leader sparpagliati nelle varie regioni dell'Incubo, Iron Mike è l'unico che non mi sembri uno stronzo o un pazzo furioso. Non che non sappia essere un gran figlio di puttana quando necessario, ma a volte una punizione o una sfuriata sono necessarie per il mantenimento dell'ordine e del rispetto. Non mi è molto chiaro perché abbia dato a Skizzo tutta quell'autorità, quando mi pare palese che il giovane abbia intenzione di fare una scalata al potere in maniera brutale ed in tempi brevi, ma io sono un randagio nell'anima, non sono un pigro stanziale, e alla fine di queste guerre intestine non me ne frega niente.

    Iron Bike

    Detto questo, Iron Mike resta comunque una persona degna di stima e di rispetto e mi piace scambiare opinioni con lui mentre cavalchiamo insieme, perlustrando i confini di Lost Lake.

    Emanuele è a vostra disposizione nello spazio commenti, per interagire con l'autore vi invitiamo a commentare qui sotto. Infine, ricordiamo che EBS è ora presente anche su Instagram, profilo che vi invitiamo a visitare senza indugi, poichè include anche vecchie foto di set mai pubblicati sulle nostre pagine. Puoi seguire EBS anche su Facebook e Twitter.

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