DAYSGONE

Days Gone per PS4: un compleanno da ricordare

Ad un anno dalla sua uscita, ripercorriamo le caratteristiche che rendono l'open world di Sony Bend un gioco unico nel suo genere.

Days Gone
Speciale: PlayStation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Un anno fa ci eravamo messi in marcia lungo la strada morta. Noi, la nostra fidata motocicletta, il fragore del motore, il sussurro lieve del vento, e il ruggito dei Furiosi. Come avevamo anticipato nella nostra recensione di Days Gone, non siamo riusciti a scordare i giorni passati tra le lande dell'Oregon: per quanto imperfetto, l'open world di Sony Bend possiede un fascino difficilmente riscontrabile altrove, forte di una personalità sfaccettata, di una narrazione predominante, e di un immaginario che riesce con convinzione a non cadere nei soliti cliché, capace com'è di raccontare il crepuscolo di un mondo in ginocchio attraverso gli occhi di un "randagio".

    Sono trascorsi ormai circa 365 giorni dall'inizio dell'avventura post apocalittica di Deacon St. John: nel tempo, l'epopea di questo biker alla ricerca di una nuova ragione per vivere - nonostante un'accoglienza non proprio calorosa da parte della critica - ha saputo dar vita ad una "famiglia" di appassionati, che in un certo qual modo ha contribuito a donare all'opera di Sony Bend la stima che merita. A spiccare tra tutti è un fan in particolare, Kevin McAllister, il quale ha realizzato un blog dedicato proprio a Days Gone, radunando intorno a sé un gran manipolo di estimatori, come se si trattasse di un gruppo di motociclisti che condividono la medesima passione. Spinti dal lavoro di McAllister e da quello della community, abbiamo deciso di festeggiare oggi il primo anno di vita di Days Gone, ripercorrendo tutte le caratteristiche che lo rendono unico nel suo genere.

    La strada dei fan

    Kevin McAllister è un fotografo virtuale che, lasciandosi trasportare dalle forti suggestioni del titolo di Sony Bend, ha creato un blog chiamato - ovviamente - The Broken Road: una sorta di quartier generale per tutti gli appassionati di Days Gone. Ben più che un semplice sito amatoriale, il lavoro di McAllister si è rivelato un vero atto d'amore nei confronti dell'avventura di Deacon: combinando la sua passione per la scrittura con quella per la fotografia, l'autore ha suddiviso il blog in sezioni in cui sono contenuti alcuni racconti brevi e una galleria di ottime fotografie, che sfruttano a dovere la photo mode del gioco.

    Non mancano poi neppure alcune interessanti interviste all'Audio Director Paul Deakin e al compositore Nathan Whitehead, utilissime ad approfondire la validissima componente sonora del titolo. L'ultima iniziativa di Kevin McAllister è stata infine la Days Gone Week, una settimana di festeggiamenti ed eventi che va dal 20 al 26 aprile. Si parte da un concorso fotografico con in palio bellissimi premi (da t-shirt ad artbook), si passa per altre piacevoli interviste (come quella all'attore Jim Pirri Chats, interprete di Boozer), e si arriva fino ad una serie di succulenti giveaway.

    E così i fan proseguono sulla propria strada, in attesa che Sony Bend sveli le sue carte per il probabile Days Gone 2: con l'aiuto di una comunità piuttosto affiatata, McAllister ha mantenuto vivo il ricordo di un'esclusiva Sony forse troppo sottovalutata, che al netto delle sue ingenuità ha saputo proporre un'esperienza decisamente rimarchevole. E così, come Deacon e la banda dei Mongrel percorrevano le vie dell'Oregon per mantenere vivi i loro ideali, allo stesso modo la community di Days Gone ci aiuta a ricordare quanto bello sia il mondo concepito da Sony Bend. E lo fa soprattutto tramite la fotografia.

    Istantanee dall'Oregon

    Come si evince dagli scatti dei fan, l'open world in cui si muove Deacon possiede un fascino che merita senza dubbio di essere immortalato nelle sue innumerevoli sfaccettature: che si tratti dell'espressività dei personaggi principali, dei grugniti mostruosi dei Furiosi o dei panorami mozzafiato, tutto nell'Oregon di Days Gone sembra aver qualcosa da raccontare. Ecco perché le istantanee realizzate tramite Photo Mode ci regalano una prospettiva sempre diversa del mondo imbastito da Sony Bend.

    Andando oltre le immagini raccolte nel blog The Broken Road, anche il fotografo virtuale Emanuele Bresciani ha proposto sulle nostre pagine un suo personale diario di viaggio corredato da fotografie verticali e orizzontali. Il metodo scelto da Emanuele per mostrarci il suo lavoro è emblematico di quanto sottolineato poc'anzi: in un'opera prevalentemente narrativa come Days Gone, anche una singola immagine può racchiudere una storia. Ecco perché l'occhio di Bresciani si concentra sia sui volti dei protagonisti, sia sulla pericolosità di un Oregon Selvaggio, sia sui cimiteri di auto, lasciati a marcire sotto il giogo di una natura che vuole riprendersi il suo posto nel mondo. Le terre del Nord America, del resto, sono tra le poche in cui l'ambiente naturale - fortunatamente - non è stato ancora del tutto domato dalla mano dell'uomo.

    Ce lo racconta ad esempio Alessandro Magrassi all'interno del suo speciale viaggio fotografico nell'Oregon di Days Gone, nel quale ci mostra qualche scorcio dell'attuale Stato americano, i cui orizzonti sono stati ricostruiti magnificamente da Sony Bend. Anche nella realtà, insomma, nell'Oregon "tutto sembra cristallizzato in un tempo immobile", dove diviene tangibile il senso di solitudine e di angoscia, lo stesso che avverte Deacon mentre percorre la Strada Morta.

    Come in Days Gone, pertanto, nemmeno nel vero Oregon è possibile destreggiarsi con facilità tra la fitta boscaglia, tra le strade che cercano timidamente di farsi largo nella natura, o tra gli impervi sentieri della foresta. Il team di sviluppo ha dunque studiato attentamente il territorio, e ne ha ingigantito i pericoli grazie alla cornice post apocalittica: un mondo che non può essere dominato, ma solo attraversato di sfuggita, rigorosamente in sella ad una moto.

    Un mondo da girare in motocicletta

    È nell'attenzione al dettaglio riposta da Sony Bend che si annida gran parte del fascino di Days Gone. L'open world imbastito dallo studio, a differenza di quello di molti altri congeneri, non può essere esplorato in tutta tranquillità: l'obbligo di tenere sott'occhio la benzina residua e i danni alla motocicletta, le minacce che si annidano in ogni angolo e le condizioni atmosferiche avverse rendono le scampagnate oltre gli accampamenti delle vere prove di sopravvivenza estrema.

    Ad avere il comando, in Days Gone, sono la natura, gli animali e i Furiosi. Gli esseri umani, in questo affresco post apocalittico, sono solo delle creature sacrificabili, "randagi" abbandonati a se stessi, costretti a vagare da un rifugio all'altro nel tentativo di vender cara la pelle per poter ammirare un'alba in più. In un simile contesto si muove Deacon St. John, un motociclista che apparteneva al gruppo dei Mongrel: insieme all'amico Boozer, l'ultimo sopravvissuto della sua "famiglia", il protagonista segue le regole di un preciso codice d'onore, quello della cultura dei biker.

    All'origine di questa ideologia c'è anzitutto il concetto di "fratellanza": il rapporto che unisce Deacon a Boozer va al di là del legame sanguigno, e si fa più universale, basato sulla fiducia e sul supporto reciproco. Solo tenendo ben a mente i principi fondanti del pensiero dei biker è possibile capire fino in fondo alcuni comportamenti di Deacon, le decisioni che compie durante il suo lungo viaggio e il motivo per cui indossa sempre gli stessi abiti in ogni occasione. Il gilet del protagonista, con i suoi colori e le sue patch, rappresenta la divisa del suo club, il simbolo della sua personalità, della sua vera essenza: ecco perché non se ne separa mai, neppure nel giorno del suo matrimonio con Sarah.

    Allo stesso modo, Deacon non può in alcun modo privarsi del suo veicolo. Il senso di possessione quasi morboso che prova per la sua moto ha un valore quasi filiale: la motocicletta è una compagna inseparabile, senza la quale è davvero impossibile scampare alla morte nelle terre dell'Oregon. Nell'accuratezza con cui sono stati ricostruiti loghi ed iconografie, ed anche attraverso le sfumature comportamentali di Deacon - figlie della cultura dei biker - si nota apertamente l'impegno profuso da Sony Bend nell'elaborazione di un contesto narrativo caratterizzato da una personalità fieramente distintiva.

    Oltre la Strada Morta

    Per quanto la costruzione del mondo di gioco sia il punto di forza indiscusso della produzione, non bisogna comunque sottovalutare il suo impianto ludico. La ruvidezza iniziale delle sparatorie viene progressivamente smussata dall'acquisto di appositi potenziamenti, in grado di rendere le fasi shooter molto più piacevoli e soddisfacenti; alla stessa maniera, anche la guida della moto - dopo l'ottenimento dei giusti upgrade - inizia a farsi meno grossolana, permettendo alle incursioni tra le terre selvagge di divenire più solide e gradevoli.

    Ma ovviamente il perno centrale del gameplay di Days Gone sono gli scontri con le orde di Furiosi, veri e propri assembramenti di creature che si muovono all'unisono come un oceano di morte in tempesta. Dalle dimensioni variabili, queste ondate di bestie rappresentano una prova davvero ardua da superare senza le giuste armi a disposizione, ed allestiscono scontri al cardiopalma che posseggono una marcia in più in confronto alle battaglie contro gli infetti di altri congeneri, come World War Z o State of Decay. Se Days Gone è riuscito a ritagliarsi una nutrita fetta di appassionati, che ad un anno dall'uscita continua a valorizzare la produzione di Sony Bend, il merito spetta anche allo stesso team di sviluppo, che non si è adagiato sugli allori e ha allungato la vita del suo titolo più ambizioso con un supporto post lancio di assoluto rispetto.

    Come se non bastassero le circa 40 ore necessarie a completare la campagna principale, dopo qualche mese dall'esordio del gioco lo studio ha inserito una serie di sfide extra: i giocatori possono quindi cimentarsi in complesse prove di sopravvivenza contro gruppi sempre più famelici di nemici nei panni sia di Deacon, sia di altri personaggi come Boozer e Sarah; inoltre non mancano gare a bordo dell'inseparabile motocicletta, all'insegna di percorsi a tempo in cui testare le nostre capacità.

    Il numero delle sfide non è particolarmente elevato, ma la voglia di differenziare l'offerta ludica è di certo piuttosto encomiabile. Senza considerare, infine, l'aggiunta della modalità New Game Plus, grazie alla quale ripercorrere l'avventura con un arsenale maggiormente ampio, che ci garantisce qualche chance in più per sopravvivere almeno un altro giorno.

    È per tutte le ragioni esposte in questo articolo che, a nostro avviso, vale la pena festeggiare il primo anniversario di Days Gone. Un'opera che, sebbene non risulti sempre adeguatamente rifinita in ogni suo aspetto, possiede uno spirito ed una grinta francamente invidiabili. Il supporto dei fan e del team di sviluppo, d'altronde, dimostrano che la strada di Days Gone non è ancora morta.

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