Death Stranding 2 esiste davvero? Cosa aspettarsi dal gioco di Hideo Kojima

Anche se in modo insolito, Norman Reedus ha svelato l'esistenza di Death Stranding 2... ma cosa possiamo aspettarci?

Death Stranding 2 esiste davvero? Cosa aspettarsi dal gioco di Hideo Kojima
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  • Nel corso di un'intervista principalmente dedicata alla stagione finale di The Walking Dead, l'attore Norman Reedus ha fatto un'inattesa rivelazione per grande sorpresa di stampa e pubblico: Kojima Productions sta lavorando su Death Stranding 2, il sequel dell'epopea di Sam Porter Bridges. A dare credito alle parole di Norman ci ha pensato lo stesso Hideo Kojima, che in un post scherzoso si è fatto immortalare mentre stava per sferrare una violenta mazzata all'amico, in puro stile Negan, quasi come a volerlo punire per una rivelazione che con ogni probabilità sarebbe dovuta avvenire in ben altri lidi (magari in un prossimo PlayStation Showcase?).

    In ogni caso, memori di ciò che ci ha lasciato quello che di certo è uno dei titoli più significativi della scorsa generazione di console - qui la recensione di Death Stranding Director's Cut - dovevamo assolutamente soffermarci sullo sviluppo del sequel, per riflettere su questioni legate sia agli aspetti produttivi che a quelli ludici e narrativi.

    La paternità del progetto

    Sebbene sia uscito sia su console PlayStation che su PC - in partnership con 505 Games - Death Stranding resta una proprietà intellettuale di Sony. Il colosso giapponese ha perfino depositato un brevetto legato al modo in cui il gioco è stato in grado di influenzare le esperienze a mondo aperto, grazie alla possibilità offerta agli utenti di condividere con gli altri le strutture realizzate nel proprio viaggio e viceversa. In aggiunta, anche se il collettivo di Kojima sembra essere intenzionato a restare indipendente, Sam Porter Bridges viene spesso affiancato a icone come Kratos, Ratchet e Jin Sakai, negli asset di marketing, a riprova di quanto sia intimamente connesso al mondo PlayStation.

    Come sembra lasciar intendere anche il devkit di PS5 apparso in una foto dello studio, il nuovo progetto dovrebbe essere destinato principalmente, se non esclusivamente, alla nuova generazione di console, il che potrebbe dirci molto sulle soluzioni tecnologiche adottate dal team nipponico per portarlo alla luce.

    Tra i motori grafici papabili troviamo sicuramente il grandioso Unreal Engine 5 di Epic, con cui si potrebbe realizzare uno splendido mondo aperto dominato dall'anti-vita e - neanche a dirlo - la versione next-gen del DECIMA di Guerrilla Games. In particolare, Kojima Productions potrebbe aver scelto nuovamente quest'ultimo, sia perché di fatto ha contribuito ad ampliarne le capacità, complice il lavoro di mutuo supporto coi creatori di Horizon Forbidden West (a proposito, ecco la recensione di Horizon Forbidden West), sia perché appunto, andrebbe a utilizzarlo senza tentennamenti o intoppi.

    Tra Death Stranding: Director's Cut e il viaggio di Aloy nell'Ovest Proibito, abbiamo già visto meraviglie, è vero, ma i dubbi sulle reali potenzialità della nuova incarnazione dell'engine verranno frugati in toto non appena vedremo il nuovo gioco multiplayer del team di Amsterdam. Per concludere, il DECIMA si comporta egregiamente su PC e la cosa è molto importante, visto che ultimamente la major del gaming sta dimostrando sempre più interesse verso i giocatori da mouse e tastiera, che d'altra parte rappresentano una sconfinata fetta di pubblico.

    A tal proposito, ci è impossibile dire se Death Stranding 2 approderà su questi lidi con il supporto di 505 Games, soprattutto perché adesso Sony vanta un'etichetta di pubblicazione ad hoc: PlayStation PC.

    Cambiare tutto per stupire, di nuovo

    Dopo averci regalato un viaggio memorabile, all'insegna di tracce musicali perfettamente amalgamate ai temi trattati nel corso delle "consegne" di Sam, Death Stranding si è concluso con un finale potente, prezioso e, più d'ogni altra cosa, pienamente esaustivo. Raggiunto da gocce di pioggia finalmente incapaci di portare morte e distruzione, il protagonista ha stretto a sé la piccola Louise mentre guardava verso l'alba di un nuovo futuro. Con gli elementi a nostra disposizione insomma è assai difficile capire se il sequel del gioco andrà effettivamente a continuare la storia del corriere - che a questo punto si troverebbe ad affrontare una nuova crisi - oppure imboccherà un'altra direzione.

    Il secondo capitolo in altre parole potrebbe essere un midquel e narrare eventi verificatisi nel mezzo della missione del Grande Messo, con Kojima che in alternativa potrebbe aver scelto di focalizzarsi su vicende ambientate prima del fenomeno estintivo.

    Oltre alle certezze sulla partecipazione di Norman Reedus, che però potrebbe anche apparire nelle vesti di comprimario e non di protagonista, ci sembra sensato ipotizzare che le telefonate tra il leggendario game designer e Nicholas Winding Refn, il regista di film come Drive, possano essere connesse al suo ritorno nei panni di Heartman. E se anche i contatti tra Kojima e Keanu Reeves fossero dovuti a Death Stranding 2?

    Nella speranza di ricevere conferme in tal senso, vogliamo rifarci alle parole del buon Hideo per fare qualche considerazione sulla dimensione ludica dell'esperienza. Prima però, una doverosa premessa. Catapultati in una versione stravolta degli Stati Uniti d'America, ridotta a capitale frammentata di un mondo sull'orlo del collasso, in Death Stranding siamo stati chiamati a scoprire e a comprendere fenomeni innaturali e a servirci di gadget fieramente "kojimiani", così da ultimare consegne e avanzare nella missione per salvare... la vita stessa.

    Grazie all'incredibile immaginario su cui poggiava e al suo gameplay fieramente atipico, l'epopea in Decima Engine è riuscita a stupire milioni di giocatori ma - complici sia le sue meccaniche insolite e coraggiose, sia alcuni problemi sul fronte comunicativo - si è rivelata difficile da pubblicizzare con efficacia.

    La realtà è che ancora oggi guardare una sezione in-game tratta da Death Stranding non riesce minimamente a trasmettere quanto l'esperienza possa essere coinvolgente pad alla mano e forse è anche per questo che attorno alla produzione, soprattutto nel periodo pre e post lancio, è venuta a formarsi una coltre di diffidenza e pregiudizi.

    Più in generale, al netto delle sue innegabili qualità, l'opera di Kojima non è adatta a tutti e questo il creativo di Setagaya lo ha capito bene. Tempo fa ad esempio ha detto che se avesse dovuto sviluppare il secondo capitolo della serie avrebbe "cambiato tutto" e di recente tra l'altro ha dichiarato di star realizzando un gioco che "tutti diranno di voler giocare". Inoltre, quando ha parlato del secondo progetto attualmente in gestazione, ha asserito che non sarà uno shooter open world. Il che ci porta alla nostra ipotesi: Death Stranding 2 potrebbe mantenere le atmosfere, i gadget, le sue leggi naturali distorte, la condivisione di risorse tra giocatori e le tematiche che tanto ci hanno appassionato ma anche virare verso una formula ludica più orientata verso l'azione nuda e cruda, così da attrarre un bacino d'utenza più vasto. D'altra parte, tra il (probabile) cast stellare del sequel e le grandi ambizioni che certamente avrà, è possibile che il game designer sia dovuto giungere a un compromesso con Sony, che potrebbe avergli chiesto di massimizzare l'appeal della produzione a fronte di investimenti tutt'altro che minimi.

    Sappiamo che la cosa potrebbe far storcere il naso a molti e ne comprendiamo il motivo ma un autore che nei decenni è riuscito a stupirci così tanto merita un po' della nostra fiducia. Allo stato attuale delle cose, spingersi ulteriormente nel regno delle ipotesi non avrebbe senso, però ci teniamo a dire una cosa. Non vediamo francamente l'ora di capire quali sorprese Kojima abbia in serbo per noi e non per una vacua adulazione nei suoi confronti ma per il suo glorioso passato creativo.

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