Death Stranding: analisi del trailer e nuove ipotesi sul gioco di Kojima

L'ultimo trailer di Death Stranding ha portato con sé moltissimi dubbi e curiosità: facciamo il punto della situazione.

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  • "Gli uomini non sono fatti per vivere da soli. Sono fatti per ritrovarsi insieme, per aiutarsi l'un l'altro. Adesso per noi è necessario non restare isolati ma tornare uniti".

    Il messaggio di mutua solidarietà, ripetuto più volte a chiare lettere, è probabilmente l'unico elemento certo di un gioco profondamente criptico. In mezzo ad un coacervo di visioni, supposizioni e viaggi onirico-dimensionali, Hideo Kojima ci tiene a ribadire in più occasioni come Death Stranding, in fondo, parli di "unità", di connessione. Per il padre della serie Metal Gear, questo legame che dovrebbe unire gli esseri umani rappresenta l'unico mezzo per salvarsi da una catastrofe altrimenti inevitabile. Dal momento che probabilmente l'avventura si nutrirà di forti simbolismi ed ideologie non sempre decifrabili, l'autore giapponese prova quindi a fornirci quantomeno un piccolo indizio da cui partire per provare a comprendere le fondamenta narrative di Death Stranding.

    Una storia che, a sua volta, "si collega" al gameplay con un filo invisibile, creando - nelle intenzioni del regista - un'opera sui generis, intenzionata a stravolgere i canoni degli open world e delle esperienze videoludiche. Scopriremo a novembre se le gigantesche ambizioni di Kojima si concretizzeranno nella forma di un capolavoro, o se rimarranno inghiottite da un buco nero di buone intenzioni. Al momento, quello che possiamo fare è tentare di mettere nuovamente insieme i tasselli di un mosaico contorto, cervellotico ed affascinante, grazie ad un trailer inedito che fornisce tantissime nuove informazioni sulla mitologia alla base di Death Stranding. E, com'era ampiamente prevedibile, ad ogni risposta si affianca subito un'altra domanda che non smette di tormentare la nostra capacità cognitiva.

    Una società in frantumi

    Districarsi all'interno di questo dedalo di suggestioni è un'impresa assai ardua, ma cercherò di procedere con ordine. Anzitutto, questo nuovo lunghissimo filmato inizia a diradare la nebbia del dubbio sul contesto socio-politico che fa da sfondo all'universo di Death Stranding.

    L'America, come la conosciamo noi, è crollata, e con essa presumibilmente il mondo intero: la famigerata esplosione, di cui si è parlato ampiamente negli scorsi trailer deve aver sradicato le basi della società, creando una frattura non solo dimensionale e/o temporale, ma anche politica. Sam dialoga infatti con Bridget, la "presidente di un cazzo di nulla", ossia dei resti dell'America, sostenendo che non ci sia più niente da salvare.

    La donna è dell'opinione opposta: occorre restare uniti per permettere all'umanità di proliferare ancora, nonostante la catastrofe e l'imminente annientamento. Il nome della presidentessa non è certo scelto a caso: Bridget evoca infatti la parola "Bridges" (ponti), la denominazione dell'agenzia per cui lavora Sam, incaricato di mettere in connessione i superstiti e le altre città che compongono la UCA (United Cities of America).

    Prevedibilmente, questo tentativo di rinascita è ostacolato da una fazione di separatisti combattenti (e ben armati): un gruppo di terroristi conosciuti come Homo Demens lotta per l'indipendenza di Edge Knot City dalle mire unificatrici dell'UCA. Ancora una volta, Kojima non seleziona i nomi con un tiro di dadi: l'aggettivo latino "demens" connota subito negativamente questi ribelli, indicandoli come "folli", forse perché non comprendono come la disunione rischi di condurre la razza umana all'estinzione.

    Questi insani soldati sono però guidati da un uomo (?) dotato di abilità superiori: l'individuo con la maschera dorata, noto come Higgs ed interpretato da Troy Baker, si figura già da ora come uno dei principali villain dell'avventura. Non solo perché le sue ideologie si muovono in netta contrapposizione con lo scopo di Sam, ma anche perché le sue capacità gli permettono di controllare la Timefall, la pioggia che divora il tempo e anticipa l'arrivo delle Beached Things (BT), note in italiano come Creature Arenate (CA).

    Anche in questo caso, è un nome che riporta alla mente lo "spiaggiamento" (stranding) dei cetacei sulle rive del mare. Queste entità sono intrappolate a loro volta in un limbo tra le dimensioni? La loro condizione di arenamento potrebbe del resto essere forzata e non voluta: se ragioniamo in questo modo, le CA non attaccherebbero gli uomini per puro piacere omicida, o per desiderio di dominio, ma per una semplice e primordiale necessità di sopravvivenza.

    Tra il tempo e le dimensioni

    Ma cosa sono queste entità? Mostri? Fantasmi? Bestie lovecraftiane (un nuovo trailer giapponese mostra una sequenza inedita con una creatura tentacolare)? Esseri superiori provenienti da un'altra dimensione? Allo stato attuale è inutile provare a rispondere con finta sicurezza, perché è assai probabile che la loro identità rappresenti uno dei misteri chiave del plot di Death Stranding.

    Quel che è certo è che le CA divorano la vita ed il tempo, e non solo quelli appartenenti agli uomini. Nel nuovo trailer abbiamo infatti notato come persino un uccello venga sopraffatto da un cataclisma tempestoso e si accasci al suolo, divenendo letteralmente cibo per la terra: la sua rapida scarnificazione provoca una repentina crescita della flora, che rinverdisce ed ingiallisce in pochi attimi, come se avesse concluso in un battito d'ali il suo ciclo vitale.

    Lo stesso accrescere della vegetazione risulta evidente quando Sam si muove furtivo in una boscaglia, cercando di non farsi scorgere dalle Creature Arenate, purtroppo senza molto successo. Sappiamo che questi esseri si cibano dell'essenza dei viventi, come testimoniato dal progressivo invecchiamento degli uomini sotto lo scrociare della pioggia Timefall, un fenomeno atmosferico che tutti, anche i soldati più attrezzati, vogliono evitare ad ogni costo: un timore che si manifesta pienamente quando un gruppo di nemici sceglie di interrompere l'inseguimento di Sam proprio a causa del sopraggiungere della tempesta.

    In sostanza, nessuno possiede sufficiente coraggio per affrontare le CA, ed il motivo è presto detto: una volta catturati, si finisce trasportati in una dimensione alternativa, la cui natura pare proprio quella di un Aldilà "temporale", un passato che assume le fattezze di un Inferno. È un limbo, una zona di transizione, da attraversare per tornare nel regno dei "vivi". Kojima ha confermato che non ci sarà un "game over" all'interno di Death Stranding, e che dopo ogni sconfitta finiremo in un "mondo sottosopra" nel quale dovremo trovare la strada giusta.

    È lecito supporre quindi che queste gite nell'Ade siano una porzione di gioco legata alla morte, da affrontare in caso di fallimento. L'inferno di Sam prende le forme di un palcoscenico bellico, ispirato alla prima guerra mondiale, alla claustrofobia delle trincee, agli echi del Vietnam e del suo odore di napalm al mattino. Qui ogni soldato nemico ha l'aspetto di uno scheletro, privo di qualsiasi lineamento umano: sono defunti, anime erranti o ricordi di un passato che il protagonista vuole dimenticare?

    Piastrine

    Acchiappasogni

    Nel mondo che definiremmo "reale", Sam indossa collana composta da sei piastrine, sulle quali - nelle primissime apparizioni del gioco - erano incise le formule del Raggio di Schwarzschild e l'Equazione di Dirac; quando si trova a galleggiare nel limbo, invece, al collo porta un acchiappasogni, ossia un artefatto che, secondo alcune tribù nativo americane, avrebbe il potere di scacciare via gli incubi e le energie negative.

    Se trasliamo questo concetto all'universo di Death Stranding, è ipotizzabile che il loro utilizzo sia legato alla necessità di liberare la mente di Sam dalle sue paure, forse dalle sue memorie più dolorose. E se la dimensione alternativa nella quale verremo trasportati incarnasse una sorta di "aldilà" personale del protagonista?

    Simile ipotesi potrebbe essere smentita dal fatto che nel secondo trailer dell'opera, il mondo sottosopra era stato visitato anche da altri due personaggi, DeadMan (interpretato da Guillermo Del Toro) e Cliff (Mads Mikkelsen). Eppure, come vedremo, la chiave per giustificare questa teoria potrebbe celarsi nell'elemento più iconico di tutto Death Stranding: il Bridge Baby, il bambino-ponte.

    I figli degli uomini

    Cominciamo da un presupposto fondamentale: l'infante che vediamo nei vari trailer di Death Stranding ha sempre lo stesso volto. Volendo escludere una pigrizia in termini di character design, le strade da imboccare sono due: o si tratta del medesimo bambino, oppure di un singolo "campione" riprodotto in serie partendo da un solo DNA.

    E se il Bridge-Baby fosse in realtà Sam? In questo modo, chi si lega all'infante ha la possibilità di connettersi all'aldilà del protagonista: così si spiegherebbe la presenza di DeadMan nell'inferno del nostro "salvatore". Del resto, non appena Sam rivela che l'idea di agganciarsi al bambino (e quindi all'aldilà) lo sconvolge terribilmente, il trailer ci mostra un messaggio in cui si parla di "connessione con il passato".

    È un accostamento che, personalmente, credo sia studiato con accuratezza: è come se Kojima volesse farci intendere che questo mondo sommerso di stampo bellico non sia che la trasfigurazione onirica e la materializzazione infernale di un ricordo. C'è da ammettere che, come abbiamo notato nei precedenti video, anche altri personaggi usano il bambino-ponte: ma se nessuno sapesse, compreso il protagonista, che in realtà quel neonato è una versione in provetta di Sam?

    Pensiamo a Cliff: se ci facciamo caso, Mads Mikkelsen compare sempre e soltanto nell'aldilà, accompagnato da un manipolo di soldati-scheletri a lui connessi. Ed inoltre all'addome presenta la medesima cicatrice posseduta da Sam. Gli unici frangenti in cui lo vediamo in condizioni "normali" sono all'inizio e alla fine del nuovo trailer, quando osserviamo la scena dalla prospettiva del bridge-baby, al quale Cliff si rivolge, con tenerezza, con fare quasi paterno, cantandogli una ninna nanna e rassicurandolo sul suo futuro.

    E se il personaggio di Mikkelsen fosse un parente di Sam? Magari proprio il padre che, una volta scomparso, popola l'aldilà del figlio per motivi ancora ignoti e che, come il filmato suggerisce, non riesce a "spezzare la connessione"? Sono ovviamente tutte supposizioni, prive di alcun fondamento, ma viaggiare un po' con la fantasia non fa mai male.
    Facciamo finta che la mia teoria abbia un briciolo di verità e proseguiamo su questa scia: quale potrebbe mai essere la caratteristica distintiva che renderebbe Sam così speciale?

    Ed in che modo nascerebbero questi neonati? L'idea è che la loro creazione avvenga in laboratorio, magari ad opera di Mama, la scienziata della Bridges con il viso angelico di Margaret Qualley: in tal caso, il nome "mamma" sarebbe emblematico del suo ruolo. Nel filmato, inoltre, la vediamo fugacemente interfacciarsi con un'entità sovrannaturale, fino ad attirare a sé un nugolo di materia ponendo le mani in una posizione che ricorda - almeno ai miei occhi - quella con cui si tiene in braccio un bambino.

    Che sia proprio questa "energia" il seme da cui nascono gli infanti? Non è da escludere, infine, che il bridge baby sia il parto della moglie di Sam, intravista rapidamente in una foto con il pancione, accanto al protagonista e a Bridget, la già citata "presidente di un cazzo di nulla".
    Torniamo un attimo a Cliff: quando emerge dalle acque come un novello Martin Sheen in Apocalypse Now, un dialogo recita "È difficile creare connessioni se non puoi stringere le mani". E ancora: "Ricoprire tutto il mondo di cavi non ha messo fine a guerre e sofferenze". Gettando uno sguardo ai panorami nelle sporadiche sequenze di gameplay, è possibile notare come in cielo ci siano proprio dei filamenti anomali, forse i "cavi" di cui si parla in precedenza.

    Magari Mads è stato coinvolto nel progetto di "riconnessione dell'umanità" a seguito dell'esplosione. E se la sua organizzazione fosse stata l'artefice della catastrofe con l'obiettivo di unificare l'essere umano e sradicare così ogni forma di diversità e disuguaglianza? Nel caso fossimo sulla strada giusta, sarebbe lecito ipotizzare un fallimento integrale della missione, che ha provocato l'intrappolamento di Cliff nell'Ade.

    E il bridge-baby potrebbe essere la sua creazione più riuscita, l'ultimo strumento per la salvezza. Forse così si spiegherebbe anche la presenza delle inquietanti bambole all'interno dell'incubo: si tratterebbe di involucri vuoti, proiezione in negativo dei bambini-ponte "reali", come dimostra la stessa cicatrice di Cliff e Sam incisa sul loro corpo di plastica.

    Esplora, combatti, collabora

    Ed è arrivato il momento di passare al gameplay. Death Stranding non ha mai fatto mistero di essere un open world fuori dagli schemi, dove conta l'esplorazione, un avanzamento ponderato e - soprattutto - una grande cooperazione tra i giocatori. Nel suo strato superficiale, l'ultimo lavoro di Kojima si presenta come un titolo in cui dovremo accompagnare Sam attraverso quel che resta dell'America, a piedi o in sella ad una moto, trasportando pacchi che contengono chissà quale preziosissima risorsa.

    Cibo? Strumenti? Feti di bridge-baby? Corpi umani per incomprensibili esperimenti? Lo scopriremo presto: quello che sappiamo è che nel nostro cammino verremo intralciati da pattuglie di ribelli o fazioni avverse alla UCA, radunate in accampamenti o intente a pattugliare l'ambiente con la loro quattroruote futuristica. In simili istanze, Sam può fuggire alla loro ronda, evitando lo scontro diretto e riducendo al minimo la conta delle uccisioni. Come sostenuto da Sony, d'altro canto, "ogni morte avrà delle conseguenze". Mi piace pensare che ciascun nemico caduto sotto i nostri colpi popoli il limbo che fronteggeremo dopo la dipartita.

    Così facendo, più eliminazioni effettueremo più difficile sarà tornare alla vita, seguendo una dinamica simile a quella della boss fight contro The Sorrow in Snake Eater, durante la quale incontravamo tutti gli spiriti di coloro che avevamo ucciso nel corso del gioco. Quando la situazione si farà insostenibile, però, potremo sempre ricorrere ad una versione evoluta del CQC (close quarter combat), scagliando pugni e calci contro gli avversari, senza contare la facoltà di usare a nostro vantaggio oggetti lasciati cadere dai nemici sconfitti.

    Anche noi, tuttavia, potremo subire gli effetti dei colpi ostili, perdendo parte del nostro equipaggiamento a causa del conflitto. Il gameplay ruoterà intorno all'importanza di portare a destinazione i materiali in dotazione: in un inventario richiamabile in tempo reale, avremo poi anche l'opportunità di equipaggiare una scala o una corda per raggiungere superfici più elevate e scalare pareti rocciose. Quando a schermo compare il menù radiale, in aggiunta, accanto ad ogni voce si può leggere il messaggio "order confirmed" (ordine confermato).

    A questo punto le opzioni sono due: da un lato, il meccanismo potrebbe seguire quello già saggiato in The Phantom Pain, quando ci interfacciavamo con la Mother Base per chiedere rifornimenti; dall'altro potrebbe trattarsi di un indizio per l'online asincrono citato da Kojima, secondo il quale i giocatori dovranno inviare provviste, condividere rifugi e seguire le orme di altri corrieri. In pratica, se siamo a corto di risorse, potremo chiedere ad altri utenti di supportarci con qualche donazione.

    E chissà che le gesta dei vari "corrieri" non influenzino anche il mondo sottosopra condiviso da tutti: in questo modo, la connessione si farebbe ancora più intensa e...problematica. Resta da capire se ci sarà un sistema di progressione, di modifica dell'equipaggiamento e del look del protagonista: alcune clip ci fanno presagire la possibilità di cambiare l'aspetto di Sam, ma non è ancora chiaro se un diverso equipaggiamento sarà solo estetico o avrà ripercussioni anche sul piano ludico.

    In conclusione, come sappiamo, non mancheranno sequenze in cui imbracciare le armi e crivellare di proiettili i bersagli al pari di un qualsiasi altro TPS. Una scena d'intermezzo, che vede Higgs vomitare un bel po' di munizioni su Sam, ci permette di notare un altro funzionamento dei dispositivi che contengono i bridge-baby: oltre a captare i segnali delle Creature Arenate, possono fungere all'occorrenza come scudo capace di deviare i colpi in arrivo.

    Fly me to the moon

    Un ultimo viaggio mentale prima di calare il sipario: alla fine del nuovo trailer, Cliff si rivolge al bambino dicendogli: "Tutto il mondo sarà a tua disposizione. Potrai andare ovunque tu vorrai. Anche sulla luna". Ripensiamo ora alla campagna promozionale di Death Stranding: ricordate la mascotte di Kojima Productions, un cavaliere spaziale chiamato Ludens che campeggia con fierezza sul nostro satellite? Ebbene, credete sia una coincidenza?

    Adam Kadmon non sarebbe della vostra stessa idea. Tutt'al più che, sempre nel trailer, l'enigmatico personaggio chiamato Die-Hardman indossa una maschera sulla cui fronte è incisa la parola Ludens. A chiosa, il motto del team è "from sapiens to ludens". L'ultima tappa evolutiva della nostra specie, secondo Kojima, sarebbe il "gioco", o meglio "l'uomo che gioca". E lo stesso autore giapponese prova un enorme piacere nel giocare con le aspettative del suo pubblico: esattamente come gli utenti si divertiranno a giocare al suo Death Stranding il prossimo 8 novembre.

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