Death Stranding al Comic-Con: Hideo Kojima tra Refn e Keanu Reeves

Hideo Kojima e Refn hanno tenuto un lungo panel al San Diego Comic Con 2019, moderato da Geoff Keighley. Ecco come è andata.

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  • Pur provenendo da due culture profondamente diverse, Kojima e Refn hanno stretto un rapporto di forte amicizia in pochi anni. Fervidi amanti del cinema e del silenzio, si sono conosciuti nel 2014 e non si sono mai più separati. D'altro canto è stato proprio il regista a fungere da connessione tra Mads Mikkelsen e il papà di Metal Gear Solid, il quale come ben sappiamo ha scelto l'attore danese per il ruolo di Cliff. Insomma, il fatto che Refn sia entrato a far parte del cast di Death Stranding non dovrebbe sorprendere, giacché anche Hideo ha fatto un'apparizione in Too Old To Die Young. Stuzzicati da Geoff Keighley, personaggio chiave dei Game Awards e moderatore del meeting al San Diego Comic Con, i due hanno parlato dei rispettivi coinvolgimenti nei progetti dell'altro, non mancando di rispondere alle domande con la vena ironica che li contraddistingue.

    Un'amicizia proficua

    "Tra me e Kojima c'è una splendida relazione. Abbiamo viaggiato per il mondo insieme come una coppia. Il nostro rapporto è strano perché io non capisco il giapponese e Hideo non parla l'inglese. C'è sempre un intermediario nel mezzo", ha dichiarato Refn. A quanto pare, dopo aver ricevuto la proposta di entrare a far parte del cast di Death Stranding, si è fatto promettere un qualcosa di molto importante: il suo personaggio (Heartman) sarebbe dovuto essere unico, persino più interessante di quello di Mads Mikkelsen.

    A proposito delle sessioni di facial capturing, Nicolas ha raccontato un curioso aneddoto, essendo questa una soluzione tecnica che non aveva mai sperimentato: "Io faccio film e lavoro con gli attori. Si tratta di un processo caldo, pieno di colori, quasi fiammeggiante. Poi sono arrivato qui (negli studi di Kojima) ed è stato tipo: togliti i vestiti, dipingeremo la tua faccia di puntini". In aggiunta, il regista di Drive ha citato il cameo di Hideo nella sua serie televisiva, dichiarandosi molto contento di aver girato una scena contenente sia lui, sia sua moglie Liv.

    A metà tra il serio e il faceto, Kojima ha stupito gli astanti quando ha svelato che - a seguito della sua prova attoriale in Too Old To Die Young - ha ricevuto delle offerte per apparire in alcune serie TV americane. Sfortunatamente, a causa dei tanti impegni di lavoro, ha dovuto rifiutare tutte le proposte. "Nicholas voleva che creassi un personaggio capace di risaltare più di quello di Mads. Heartman muore e può cercare la sua famiglia dall'altra parte per tre minuti prima di tornare in vita. Nicolas è dotato di grande espressività, forse più di alcuni attori", ha confessato il papà di Death Stranding, che senza volerlo ha fornito all'amico una chance per pavoneggiarsi: "Mads non è stato bravo quanto me".

    Di "strand game", infarti del miocardio e grossi guai alla dogana

    Sfide future e attimi di ilarità a parte, al panel del San Diego Comic Con è stata mostrata una clip in esclusiva di Death Stranding. Dal momento che non sappiamo quando verrà effettivamente pubblicata su internet, ci limiteremo a riportare le informazioni emerse sul web. Prima di farlo però, vogliamo segnalare un'altra dichiarazione del maestro giapponese, che ha definito il concetto di "strand game" al buon Geoff: "Io sono un Otaku e sentivo di non essere capito, né dai miei insegnanti né dalla mia famiglia. Dieci anni fa sono venuto al San Diego Comic Con e ho incontrato un sacco di persone come me. Ecco che cosa avrete da Death Stranding. Giocherete da soli nei panni di Sam e tenterete di mettere in connessione varie città. Non posso parlarne in modo più specifico ma tutti quelli che esploreranno il mondo saranno indirettamente connessi".

    Tornando alla clip, questa dovrebbe mostrare uno stupito Sam che assiste alla morte e alla resurrezione di Heartman. Il personaggio è intrappolato in un loop che lo condanna a spirare ogni 21 minuti, terminati i quali può esplorare "l'altro mondo" fino a un massimo di 180 secondi.

    Mentre è intrappolato nell'Ade, il personaggio di Refn può effettuare esperimenti o cercare indizi che possano condurlo alla sua famiglia, la quale è scomparsa durante il catastrofico evento conosciuto come Death Stranding. Tramite una sorta di defibrillatore avveniristico, capace di dargli una bella scarica elettrica prima che il suo cuore smetta di battere in via definitiva, lo studioso torna in vita e può quindi mostrare il suo sfarzoso appartamento all'alter ego di Reedus. Cosa interessante, la casa di Heartman sarebbe piena zeppa di film e album musicali "consumabili" in meno di venti minuti.

    In soldoni, Kojima ha partorito un personaggio capace di visitare l'altra dimensione per 60 volte al giorno, una caratteristica che potrebbe renderlo di cruciale importanza per gli scopi di Sam Porter Bridges. Ora non ci sembra il momento adatto per parlare dell'argomento - per chi volesse abbiamo già prodotto diverse teorie su Death Stranding - ma di certo non perderemo l'occasione di farlo a tempo debito.

    Il maestro giapponese ha poi divulgato qualche altra informazione più leggera, a cominciare da una rivelazione inaspettata: Refn gli aveva proposto di dare il ruolo di Cliff al grande Keanu Reeves - il Johnny Silverhand di Cyberpunk 2077 - ma ormai Kojima si era innamorato della figura di Mikkelsen e non ha voluto saperne. Per concludere, il game designer ha avuto una disavventura con la replica del BB Pod: il grembo artificiale che contiene il misterioso neonato di Death Stranding gli è costato una scrupolosa ispezione alla dogana perché ha giustamente allarmato le autorità competenti. Dopo aver ottenuto delucidazioni su cosa fosse quell'oggetto, gli agenti hanno lasciato andar via Kojima senza alcun tipo di problema.

    Death Stranding L’intervento di Hideo Kojima al San Diego Comic Con ha messo in luce alcuni elementi di primaria importanza: col suo Death Stranding il game designer vuole segnare non solo l’industria dei videogiochi ma l’intero settore della comunicazione audiovisiva. Rifuggendo dalla tentazione di confezionare un titolo “già visto” o appartenente a un genere di successo, non ha paura di affrontare aspre critiche o giudizi negativi, proprio come varrebbe per un grande autore cinematografico. Grazie a una potente filosofia creativa e a una personalità fuori dal comune, il maestro giapponese continua a fare nuove amicizie nel mondo del cinema, in linea con quel concetto di “strand” che anima la sua prossima rivoluzione in formato videoludico.

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