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Death Stranding: considerazioni sul finale del gioco di Hideo Kojima

Approfondiamo la storia di Death Stranding, dal suo inizio fino a un finale destinato a rimanere per sempre nelle cronache del videogioco.

Death Stranding: analisi del finale
Speciale: PlayStation 4
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Attenzione: l'articolo contiene spoiler

    Con Death Stranding, Hideo Kojima ha regalato al mondo una delle sue opere migliori, un gioco capace di mettere in discussione il concetto stesso di divertimento e proiettarci nell'abbraccio struggente di un immaginario eccezionalmente vivido, figlio di una creatività ora libera da qualsiasi controllo o imposizione. Tra i punti di forza del gioco c'è sicuramente un comparto narrativo di primissimo livello, che riesce nel difficile compito di comunicare, con forza e coerenza, i tratti di una mitologia complessa, che fino all'ultimo nasconde alla vista degli utenti gran parte dei suoi segreti. Quasi come in Memento, uno dei più grandi capolavori di Christopher Nolan, l'unico modo per comprendere fino in fondo la storia di Death Stranding è assistere, col cuore in mano, al suo incredibile finale. Una conclusione che permette di rimettere in ordine tutti i pezzi di un puzzle maestoso, e dare finalmente senso al viaggio affrontato. E proprio per onorare questo viaggio, abbiamo deciso di comporre l'articolo a seguire, che vi consigliamo di leggere solo dopo aver portato a termine l'avventura.

    L'Eterno ritorno

    Nel 1881 Friedrich Nietzsche sta camminando sul bordo del lago di Silvaplana, circondato dalla torreggiante meraviglia delle montagne svizzere. Ed è in questa splendida cornice naturale che il filosofo viene travolto da una consapevolezza al tempo stesso spaventosa e allettante: il percorso segnato dal tempo è un cammino ciclico, sul quale l'umanità è condannata a vivere gli stessi eventi ancora e ancora. Un'idea di predestinazione terrificante che offre un'unica salvezza: accettare lo stato delle cose, diventare un agente attivo nel compimento di un fato immutabile e, in definitiva, abbracciare coscientemente il proprio destino.

    La coscienza è dunque il vero potere nascosto tra le maglie della eternità, l'unica variabile in grado di affrancare - almeno parzialmente - gli esseri viventi dal loro ruolo di pedine sulla scacchiera della storia. Una facoltà bifronte, che premia chi l'ottiene con la libertà di scegliere come arrivare a una meta che, in ogni caso, resta inevitabile. In Death Stranding, Kojima incarna questo concetto, questa forsennata ricerca del proprio posto nel mondo, in una persona: Bridget.

    Il suo nome è in realtà una questione di secondaria importanza, visto che la vera essenza del personaggio è quella di un punto fisso nel percorso dell'esistenza, il suo termine ultimo.

    All'inizio del suo viaggio come creatura senziente, però, Bridget aveva solo una coscienza istintiva del suo ruolo in questo disegno invariabile, che si manifestava sotto forma di terribili incubi, affreschi di pura disperazione che raccontavano la fine dei tempi. Man mano che Bridget acquisiva cognizione della sua natura di Entità Estintiva, e comprendeva i segreti nascosti oltre il velo della vita, cresceva il lei un desiderio impossibile, quello di sovvertire l'ordine stabilito e salvare l'umanità dall'apocalisse. Lei non era la prima a vestire il tetro manto della mietitrice, ma solo l'ultima incarnazione di un meccanismo universale che già cinque volte aveva cercato di porre fine a quel "colpo di fortuna" chiamato vita. A differenza dei suoi predecessori, però, l'evoluzione aveva donato a Bridget il fardello di una coscienza che le impediva di accettare placidamente il compito assegnatole. Per capire come raggiungere il suo obiettivo, l'entità aveva però bisogno di comprendere fino in fondo la sua essenza, di investigare tra le pieghe della storia alla ricerca di un modo per evitare che le sue visioni diventassero realtà.

    La donna sapeva che l'unico modo per conquistare tale conoscenza era quello di utilizzare la sua Spiaggia, un luogo senza tempo connesso all'aldilà, che poteva diventare il punto di giunzione tra tutte le esperienza accumulate in vita da ogni creatura mai esistita. Quando Bridget aveva vent'anni successe però qualcosa di orribile e inaspettato: il suo corpo, il suo Ka, si ammalò di tumore all'utero e l'operazione per salvarla provocò una scissione tra l'anima e il suo recipiente, finendo col creare due parti separate del medesimo essere.

    Nel mondo dei vivi, Bridget continuò comunque a portare avanti il suo piano e creò le basi per la rete chirale, un network capace di unire tutte le Spiagge e, di conseguenza, raccogliere tutte le informazioni accumulate nella storia dell'esistenza. Inconsapevolmente, però, l'entità aveva già cominciato a dischiudere le porte dell'altro mondo, ad assottigliare i confini tra le due dimensioni. Questo condusse alla prima voragine, esplosa quando un medico toccò l'antimateria del cordone ombelicale di un infante collegato alla sua "madre esanime" nell'aldilà.

    Il fenomeno di annichilazione distrusse Manhattan, ma regalò a Bridget l'idea per i BB: bambini sospesi tra la vita e la morte, capaci di comporre le fondamenta dei ponti che avrebbero costituito la rete chirale. Il suo progetto prendeva sempre più forma, sebbene neanche lei sapesse quanto in realtà, tentando di salvare l'umanità, stava contribuendo attivamente alla fine dei tempi. L'ineluttabilità di questo fato divenne più chiara durante gli esperimenti con un particolare BB, il figlio di Cliff. Sconvolta dall'uccisione dell'ex soldato, che aveva tentato di strappare il neonato a un destino inconcepibile, l'Entità Estintiva fece del Bridge Baby un riemerso, lo riportò alla vita compiendo un ulteriore passo verso la catastrofe.

    Il Death Stranding

    Il ritorno di Sam nel mondo dei vivi inflisse un nuovo, terribile colpo all'equilibrio tra il nostro piano e l'aldilà: una frattura che diede origine al fenomeno della necrosi e all'arrivo in massa delle Creature Arenate nella nostra dimensione. Questo evento inatteso fu la causa del Death Stranding, e scatenò una serie infinita di voragini in tutto il mondo, trasformandolo in una landa desolata colma di orrori invisibili. Il canale aperto da Bridget e Amelie, il suo Ha, provocò un'esondazione di materia chirale (per molti verso la manifestazione fisica dell'aldilà), scatenò la Cronopioggia e concesse agli uomini un dono tremendo: i DOOMS, la capacità di alterare i confini col mondo dei morti.

    Nel frattempo Sam cresceva, e Bridget vide in lui l'unico modo per portare a termine il suo piano di salvezza, ne fece la personificazione del suo legame con quell'esistenza che voleva disperatamente preservare. La morte della moglie Lucy, spinta al suicidio dalle visioni apocalittiche insinuate nel suo grembo dal sangue di Sam (i due aspettavano una figlia, Louise), fece sì che l'uomo abbandonasse la Bridges e il progetto della madre, di cui ovviamente non conosceva le reali finalità.

    Mentre tutto questo accadeva, sulla Spiaggia Amelie cominciava ad avvertire chiaramente l'inevitabilità del suo destino, a desiderare di sfuggire alla solitudine compiendo il compito per cui era nata. Ed è a questo punto che entra in scena un altro personaggio chiave della nostra storia: Peter Henglert. Cresciuto tra gli abusi di un padre violento, ucciso per sua stessa mano dopo l'ennesimo atto di vessazione, Higgs voleva solo contribuire al futuro del mondo, trovare un senso alla propria vita (un altro dei temi cardine di Death Stranding).

    Per questo l'uomo si unì alla Fragile Express, affascinato dalle capacità e dagli ideali della sua leader, e desideroso di offrire il suo contributo alla ricostruzione dell'America. Questo periodo di quiete culminò però in un incontro che avrebbe cambiate per sempre Higgs, e dato infine libero sfogo alla disperazione accumulata in anni di sofferenza. Amelie fece di Peter il suo campione, la folle manifestazione del suo inesorabile fato: lacerata da un'urgenza incontrollabile, l'Entità Estintiva diede seguito alla separazione tra le sue metà legando il progetto di Bridget a un secondo obiettivo, quello di favorire con la rete chirale l'avvento del Last Stranding, l'apocalisse finale. Ancora determinata a evitare l'inevitabile, la presidente incaricò nuovamente Sam di completare il network con l'ultimo rantolo di una vita spezzata, estrema conseguenza di una crudele divisione tra volontà e istinto. È a questo punto che si colloca il nostro viaggio nei panni del corriere di Bridges, lungo un percorso sofferto che culminerà nel completamento della rete chirale e nella massima espressione della lotta interiore di Bridget/Amelie, ormai pienamente consapevole del suo scopo, ma ancora preda dell'irrazionale desiderio di sottrarsi al compito toccatole in sorte.

    Prima di procedere oltre, però, vale la pena di spendere qualche parola sul personaggio che, più di tutti, racconta questa dualità. Durante tutto il corso del gioco Cliff rimane una pedina asservita ai piani di Amelie, un attore nella messa in scena costruita per condurre Sam verso un traguardo prestabilito. La sua natura dolente, le peculiarità della Spiaggia che abita e ognuna delle sue capacità sono, al pari di Sam, la conseguenza delle azioni dell'Entità Estintiva, ma al contempo rappresentano il modo con cui Amelie tenta affannosamente di spiegare al figlio come fermarla.

    L'ex soldato è in qualche modo l'incarnazione dei peccati dell'umanità, ma ognuno dei viaggi nel suo inferno personale si conclude con un gesto che esprime la sintesi massima delle connessioni umane sulle quali Kojima ha costruito il messaggio fondamentale della sua opera: un abbraccio. Sarà proprio questo il modo in cui i giocatori, in coda agli avvenimenti del gioco, riusciranno a scongiurare - almeno transitoriamente - la fine dell'esistenza.

    L'abbraccio tra Amelie e Sam, la personificazione del suo lato umano, le offre la forza per affrontare un'eternità di solitudine, per tornare a credere che la vita meriti di essere preservata, e offrire con lo spauracchio dell'estinzione una nuova possibilità all'evoluzione. Una possibilità che richiede un duplice sacrificio: da una parte Amelie accetta di isolare la sua Spiaggia da tutte le altre e dal mondo dei vivi, mentre dall'altra Sam viene condannato a vagare per sempre nel suo limbo personale. Una volta ancora, però, Kojima torna a sottolineare il suo messaggio di comunione, e Sam viene salvato proprio grazie al legame stretto nel corso dell'avventura con gli altri personaggi, mentre nel cielo cinque ombre gli lanciano un monito silenzioso.

    Cinque sono i nodi della rete di connessioni stretta da Sam nel mondo dei vivi (MalingenLockne, Deadman, Die-Hardman, Heartman e Fragile), nonché il numero delle Entità Estintive che hanno preceduto Amelie: una sovrapposizione con cui Kojima torna a giocare con le sicurezze del pubblico, senza violare la coerenza interna di un immaginario tra i più potenti mai concepiti. Sappiamo che ogni volta che l'estinzione si è affacciata sul palcoscenico della storia, la vita ha in qualche modo sconfitto la conclusione riservatale dal cosmo, sfuggendole sempre con rinnovata forza.

    Sappiamo inoltre che la Spiaggia è un luogo senza tempo, un punto d'osservazione per ogni epoca dell'esistenza. In linea con il concetto di Eterno ritorno espresso in testa a questo articolo, possiamo quindi ipotizzare che le cinque entità viste all'inizio del gioco siano le stesse apparse nel finale, una proiezione evanescente degli avvenimenti futuri. Un'idea che in qualche modo conferma la spaventosa circolarità del fato, ma allo stesso tempo rende chiaro un punto essenziale: la vita non è un incidente sul percorso dell'infinito, e perfino l'apocalisse è solo un passaggio di questo grande disegno. Come dice la stessa Amelie "l'estinzione è un'opportunità", e forse è anche l'invito di Kojima ad affrontare uniti le ombre del nostro comune futuro.

    Un capolavoro di stile

    Il finale di Death Stranding non è solo il culmine della storia scritta da Kojima Productions, il tassello che permette di comprendere fino in fondo il suo mosaico narrativo, ma rappresenta inoltre la tela che Kojima utilizza per esprimere al massimo la sua potenza autoriale. L'inizio di questa ascesa verso l'empireo creativo dell'autore coincide con una meravigliosa doppia autocitazione, chiaramente dedicata a tutti i fan di vecchia data.

    Nell'ultimo scontro con Higgs è infatti impossibile non riconoscere i rimandi ai duelli in coda al primo Metal Gear Solid e al quarto capitolo della serie, con una sequenza che tra l'altro sottolinea la sostanziale specularità tra i due personaggi, che di nuovo lascia in bocca sapori familiari. Da questo punto in poi, e per le cinque ore successive, assistiamo a una sequela di cutscene che culminano in un piccolo film di 40 minuti caratterizzato da una qualità registica incredibile, che travolge i sensi del giocatore con una sequela incessante di colpi al cuore, arrivando a toccare le corde dell'anima fino alla sublimazione dei sentimenti in un senso di genuina commozione.

    Emozioni che si fanno espressione di un viaggio straordinario, che trae forza persino da quegli elementi che, in un diverso contesto, avrebbero potuto segnare una battuta d'arresto per l'efficacia del titolo. Coerente con la composizione di un gameplay pensato per trasmettere tutta la fatica, la sofferenza di Sam, dopo l'ultimo dialogo con Amelie il giocatore si ritrova catapultato su una Spiaggia sospesa nel tempo. Qui Kojima riesce a comunicare ai giocatori tutto l'insopportabile peso di una solitudine senza fine, di un'indeterminazione eterna che si manifesta in un'attesa estenuante, che costringe a vagare senza meta alla ricerca di un modo per sfuggire all'isolamento.

    Una sequenza che cementifica in via definitiva il messaggio di fondo di Death Stranding: un'esistenza senza legami, senza nessuno con cui condividerla, può essere veramente definita vita? La risposta del game director è chiara, e lascia il pubblico a domandarsi come sarà possibile dare seguito a un'opera di questo genere. D'altronde la fine dell'apocalisse, accompagnata dalla scomparsa della cronopioggia, lascia ben poco spazio a un sequel diretto, e in effetti non è qualcosa di realmente auspicabile. Kojima potrebbe però decidere di usare il suo immaginario per raccontare altre storie, per accompagnarci in un nuovo viaggio sul percorso dell'Eterno ritorno, magari in un altro punto del tempo, prima dell'avvento del Last Stranding. Ora come ora ogni ipotesi appare fragile e peregrina, ma sappiamo per certo che non siamo ancora pronti ad abbandonare il mondo costruito da Kojima Productions, né a lasciarci alle spalle le connessioni stabilite lungo il cammino.

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