Death Stranding Director's Cut: ultima consegna di Sam Porter Bridges su PC

Kojima Productions e 505 Games ripropongono l'esperienza estesa già sbarcata su PS5 nel 2021, con Decima Engine e DLSS in grande spolvero.

Death Stranding Director's Cut
Speciale: PC
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  • PS5
  • Il corriere più famoso degli ultimi anni è tornato su PC, in una forma smagliante, a far girare la "gig economy" di un'America devastata da un disastro metafisico. Sam Porter Bridges è di nuovo tra noi, pronto a distribuire beni e corpi da una parte all'altra della distopia apocalittica di Hideo Kojima e crisi esistenziali a chi deciderà di recuperarne la storia. La Director's Cut, al suo esordio su PC, porta ancora una volta il fardello di una trasposizione dall'esito non scontato su una piattaforma così eterogenea, dopo averci deliziati sul banco di prova dell'attuale generazione e in versione standard già due anni addietro.

    Un porting "democratico"

    La prova del 2020 fu già di per sé sorprendente, per via di un lavoro di ottimizzazione di altissima caratura ottenuto grazie alla flessibilità dell'ormai apprezzatissimo Decima Engine.

    Sono passati sei mesi esatti dal suo arrivo su PlayStation 5, e adesso l'edizione definitiva di Death Stranding sbarca su PC con un pacchetto aggiuntivo che non tradisce l'opera prima ma la impreziosisce di nuovi contenuti sul piano narrativo e ludico.
    Essendoci già occupati ampiamente dell'assetto di questa edizione nella recensione di Death Stranding Director's Cut per PS5, sarà essenziale cercare di comprendere come questo prodotto si relazioni con i suoi predecessori soprattutto sul piano tecnico ed esperienziale. I requisiti minimi della Director's Cut per PC sono piuttosto abbordabili. I processori richiesti come condicio essenziale per un'esperienza accettabile sono un Intel Core i5 di terza generazione (2011) e un AMD Ryzen 3 di prima.

    Lato grafico, viene richiesta almeno una Radeon RX 560 da 4GB oppure una GTX 1050 da 4GB di NVIDIA. Le richieste in termini di memoria, invece, sono quantificate in 8GB di RAM e 80GB di spazio di archiviazione.

    Guardando alle specifiche consigliate, la situazione non cambia più di tanto, con i7-3770 da una parte e Ryzen 5 1600 dall'altra, mentre sul fronte video i parametri di riferimento sono la GTX 1060 e la RX 590. Per la nostra prova abbiamo utilizzato una macchina collocata nell'attuale fascia media, composta da un Intel Core i5-12600K, accompagnato da una RTX 3060 e da 32GB di RAM DDR4-3200, ampiamente al di sopra dei requisiti pubblicati da 505 Games ma nonostante tutto conservativa lato budget.
    Dal momento che oltre il 60% degli utenti registrati su Steam soddisfa i requisiti tecnici consigliati in termini di GPU, si può tranquillamente affermare che anche la Director's Cut di Death Stranding si propone come un prodotto fortemente "democratico" e godibile da una platea eccezionalmente ampia.

    Decima è una piacevole conferma

    Il gioco riconosce immediatamente l'hardware impostando il preset grafico su qualità "Molto Elevata" e senza consigliare artifici aggiuntivi di ottimizzazione come il DLSS o FidelityFX Super Resolution (compatibile anche con GPU NVIDIA). Questo si traduce in un'attesa carica di aspettative in termini di prestazioni.

    Aspettative che, tuttavia, non possono non tenere conto anche del fatto che, a distanza di tre anni dall'opera prima, non ci troviamo davanti a uno step evolutivo sostanziale sul fronte estetico, al netto dei rimaneggiamenti già apportati su PS5. Vale la pena di precisare che l'occhio, soprattutto durante le cutscene, rimane sempre appagato in maniera superlativa.

    In effetti, non si può fare altro che restare ancora una volta ammaliati dalla maestria artistica riversata in questo universo dalla mente di Hideo Kojima, nonostante l'opera inizi a scricchiolare dal punto di vista grafico soprattutto in relazione a mancanze tecniche che cominciano a farsi sentire, come l'assenza di un piano di illuminazione e di riflessi in tempo reale, che avrebbero regalato un ulteriore senso di profondità all'insieme.

    Il frame rate risulta comunque straordinariamente buono, stabilmente inchiodato sui 78 fotogrammi al secondo con TAA attivo, che possono essere ulteriormente migliorati con le già citate metodiche di upsampling di NVIDIA e AMD.

    Come dicevamo, quindi, Death Stranding Director's Cut su PC rimane un porting tanto prezioso quanto solido . La sua maestosità estetica è frutto di un altrettanto importante sforzo artistico più che tecnico ed è anche questo che contribuisce a far calare notevolmente i requisiti, nonostante all'uscita della prima versione per PS4 si andava sfacciatamente a sfidare le barriere imposte da un hardware limitato.

    La distanza di visione è ampia, così come il LOD risulta migliorato rispetto al taglio iniziale dell'opera. Complice l'utilizzo di un SSD PCIe Gen4, i caricamenti sono pressoché immediati, e i tempi di avvio non superano i 30 secondi.

    Di fatto, il pop-in è inesistente e la qualità delle texture risulta coerente con quella dell'insieme. Seppur presenti, sono molto rari i dettagli in bassa risoluzione, e non minano l'esperienza complessiva.
    Rimanendo ancorati ai settaggi più elevati tra quelli a disposizione, con antialiasing temporale attivo, l'opera non sfigura neanche in 4K, dove si riescono ad ottenere i 41 FPS di media in esterna, con cali sporadici e contenuti, registrati nell'ordine dei 36 FPS in 1% low. Questo si traduce in un gameplay solido e sempre fluido, nonostante la soglia dei 60 FPS non venga raggiunta.

    È attivando il DLSS che il gioco raggiunge il suo massimo potenziale, Infatti, grazie al deep learning di NVIDIA non solo è possibile arrivare a 58 FPS di media con il preset "Qualità", ma questo ha anche un evidente effetto benefico sulla definizione dei dettagli più lontani, com'è possibile apprezzare anche negli ingrandimenti sottostanti. Parliamo di un miglioramento non del tutto uniforme, però, poiché i particolari del personaggio perdono sensibilmente in termini di nitidezza complessiva.

    Se il Super Sampling di NVIDIA brilla per qualità, l'upsampling spaziale di AMD primeggia in prestazioni. Anche utilizzando la modalità "Ultra Quality", infatti, è possibile notare come guardando solo i numeri si possa superare tranquillamente la barriera dei 60 FPS e mantenerli. Questo, come già in molti sapranno, ha un costo. AMD FSR restituisce dettagli e contorni deteriorati se non del tutto inconsistenti, pur trattandosi di ingrandimenti elevati, mentre il DLSS riesce a migliorare anche l'espressione nativa, grazie all'utilizzo dell'intelligenza artificiale.

    Dettagli a distanza

    Nitidezza di bordi e superfici

    Purtroppo, non è ancora possibile mettere alla prova l'algoritmo studiato da Intel, nonostante il supporto per Intel XeSS sia confermato su Death Stranding per PC. Questo, ovviamente, perché le prime GPU da gaming del blasone azzurro non sono ancora sbarcate sul mercato, sebbene il loro annuncio sia ormai alle porte.
    Il corredo tecnico del titolo, quindi, è talmente ben congegnato da lasciare ampi margini di manovra all'utente, che potrà giostrare le impostazioni grafiche limando aspetti sacrificabili alla ricerca della quadra perfetta.

    L'ultimo tassello riguarda, naturalmente, i controlli. Qui l'esperienza rispetto alla versione desktop del 2020 non propone grossi cambiamenti: l'assetto da scrivania con mouse e tastiera restituisce un senso di controllo maggiore rispetto alla controparte console (per chi è abituato a questa configurazione, ovviamente), che resta comunque un'ottima scelta per qualunque tipo di giocatore. In questo contesto, è presente una parziale implementazione del feedback aptico di DualSense con assenza di trigger adattivi. Seppur "algida" e non particolarmente brillante, l'integrazione di questa aggiunta sensoriale riesce a contribuire in parte all'immersività complessiva. Un'aggiunta non scontata, quindi apprezzabile.

    In definitiva, anche l'edizione PC di Death Stranding: Director's Cut si conferma come un lavoro figlio della sua generazione - spinta al limite - che inizia a mostrare un po' i segni del tempo. Quanto di buono fatto su PlayStation 5 lo troviamo anche su PC, insomma, sebbene in questo contesto si sarebbe forse potuto osare un po' di più.

    "E poi arrivò un'altra esplosione.
    Un'esplosione che per noi sarà l'ultima
    "

    Death Stranding Director's Cut L’ultima fatica di Kojima Productions rimane ancora oggi tra i titoli più apprezzati sul panorama e rimarca per l’ennesima volta l’elevata capacità di Sony Interactive Entertainment di riversare i contenuti esclusivi in un mercato molto distante dalla sua comfort zone, con un porting certosino sul fronte tecnico, che all’atto pratico nulla aggiunge all’esperienza ludica già provata su PlayStation 5, eccezion fatta per la seppur parziale implementazione dei controlli aptici su DualSense. Rimangono gli ottimi spunti narrativi aggiuntivi, finalmente godibili anche su PC, e il bizzarro minigioco di corse. Il titolo gode di un’ottimizzazione eccezionale, che consente di apprezzarne ogni sfaccettatura anche su macchine di fascia media a qualità massima, lasciando l’amaro in bocca per quel lavoro in più che a questo punto poteva essere fatto per impreziosire ancora di più il bagaglio tecnico. Per questo, nonostante Death Stranding Director’s Cut sia stato già consegnato alla storia del medium, in quest’ultimo adattamento inizia a mostrare, com’è giusto che sia, i segni del tempo che passa.

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