TGS 2018

Death Stranding di Hideo Kojima: teorie e speculazioni dopo il trailer del TGS

Il trailer di Death Stranding mostrato al TGS 2018 ha innescato in noi una nuova ondata di teorie e peregrinazioni mentali al limite del patologico...

speciale Death Stranding di Hideo Kojima: teorie e speculazioni dopo il trailer del TGS
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  • PS4
  • In barba alle sue precedenti dichiarazioni sibilline, ma in piena coerenza con la nomea di imperatore multidimensionale del trolling spinto, sul palco del Tokyo Game Show sua maestà Kojima ha deciso di tornare a prendere a scappellotti la stabilità mentale dei suoi fan proponendo un nuovo trailer di Death Stranding, il più breve mostrato finora. Prima di entrare nel dettaglio, dando libero sfogo all'inevitabile onanismo mentale, vale la pena di spendere qualche parola sull'inquadramento del video in questione nella cornice comunicativa del titolo di Kojima Productions. L'impostazione del trailer, infatti, appare molto diversa rispetto a quella degli altri video, in parte lontana dal criptico simbolismo dei predecessori, e caratterizzata da un taglio registico molto meno articolato. L'impressione è che lo sviluppatore sia stato in qualche modo "forzato" a proporre un contenuto meno elaborato dei precedenti, parzialmente disallineato con la strategia comunicativa messa in piedi per il prodotto fino a questo momento. A questo punto del percorso promozionale del titolo, infatti, ci saremmo aspettati un video di gameplay un po' più strutturato, atto a presentare al pubblico alcune delle caratteristiche ludiche della produzione, mantenendo intatto l'alone di mistero che circonda la narrativa portante del progetto
    La sensazione è che si tratti di un frammento strappato a un trailer ben più corposo, pubblicato in anticipo per confermare la partecipazione di Troy Baker e Emily O'Brien, presumibilmente "il pacco" trasportato da Sam nel video. Sebbene l'ascendente psichedelico del filmato sia decisamente meno vigoroso rispetto a quello suscitato dalle precedenti apparizioni del gioco, resta il fatto che ci troviamo di fronte alla prima sezione di gameplay mostrata al pubblico - presumibilmente - senza tagli "tattici". Ogni giudizio sul video, quindi, va necessariamente inquadrato in questo specifico contesto, tenendo a mente che, seppur meno efficace dal punto di vista puramente cinematografico, il minuto mostrato al Tokyo Game Show non toglie nulla al plausibile pregio del figlioletto spacca-cervelli di Kojima-san. Bene, sbrigati i convenevoli, è il momento di dare libero sfogo alla consueta ondata di refluo cognitivo.

    La teoria della gravità inversa

    Il trailer mostrato al Tokyo Game Show ci mostra il buon Sam nel bel mezzo di una consegna presumibilmente importante, ostacolata dall'apparizione di un uomo dalla maschera dorata, una figura che facciamo ancora fatica a collocare nel panorama della lore catastrofica dipinta da Kojima.

    Rispetto ai nostri precedenti incontri con il titolo, però, l'incarico di Sam pare avere connotazioni atipiche, visto che il carico biologico sulle spalle del protagonista non è una salma impacchettata, ma un essere vivo e cosciente, una donna dai tratti piuttosto vicini a quelli dell'attrice Emily O'Brien. Una circostanza apparentemente inattesa, che spinge il personaggio interpretato da Troy Baker a rivedere la strategia prevista per l'incontro con Sam, evocando una creatura leonina e mortifera. Prima di toccare questo punto, però, è necessario fare un passo indietro per tornare a delineare alcune delle caratteristiche del mondo di gioco, a partire dalle organizzazioni che lo popolano. Allo stato dei fatti, possiamo confermare che nella trama di Death Stranding si intrecciano gli interessi di almeno tre fazioni: Bridges, Fragile Express e quella dell'uomo (uomini?) con la maschera dorata. Allo stato dei fatti, non è possibile identificare le motivazioni alla base delle azioni dei diversi gruppi, ma è chiaro come gli intenti di Bridges e Fragile puntino in una direzione molto diversa da quella del terzo gruppo, che pare aver trovato nelle dinamiche apocalittiche di Death Stranding una grande fonte di potere. A questo punto, però, viene naturale rimettere sul piatto le teorie legate alla genesi di un mondo in rovina, invaso dai reflussi oleosi di una dimensione terrificante. Torniamo quindi alla radice dell'esistenza, a quel Big Bang che pare essere una delle chiavi di volta del complesso immaginario dipinto da Kojima Productions. Uno dei più grandi misteri legati al fenomeno in questione riguarda il rapporto tra materia e antimateria, create in egual misura dall'esplosione primordiale e pertanto destinate a sparire come conseguenza di un fenomeno di annichilazione su larga scala. Quando materia e antimateria si toccano, infatti, si assiste a una distruzione totale di entrambe, con la conseguente liberazione esplosiva di un'enorme quantità di energia. Avete presente i giganteschi crateri causati "dall'assorbimento" degli esseri umani da parte delle oscure entità di Death Stranding? Ecco, teneteli a mente.

    Secondo l'ipotesi della "gravità inversa", il motivo per cui la materia non è scomparsa subito dopo il Big Bang è riconducibile a un fenomeno di repulsione che avrebbe allontanato gran parte dell'antimateria, relegandola in una porzione dell'universo totalmente separata dalla nostra. Ora riportate alla mente gli strani fenomeni di galleggiamento visti nei trailer di Death Stranding, specialmente in presenza di "invasioni dimensionali". Fatto? Bene, concedetevi un istante per elaborare il tutto, perché ora arriva il trip vero.

    Pensate a questa porzione di universo come a un'immagine speculare di quella che conosciamo, ma deformata, culla di un'esistenza mostruosa, concepita nell'antimateria come una caricatura grottesca di tutto ciò che consideriamo "vita". Cosa succederebbe se un evento catastrofico portasse a una parziale sovrapposizione di questi due universi, un collasso figlio della teoria "dei molti mondi" dei fisici Hugh Everett e Bryce DeWitt, che teorizzavano la coesistenza di infinite realtà su un medesimo piano? Il casino, ecco che succederebbe. Con il cervello parzialmente putrefatto da un discreto sovraccarico cognitivo, torniamo quindi all'ultimo trailer di Death Stranding e ai poteri dell'uomo dalla maschera dorata. Proprio grazie all'accessorio aureo, il personaggio sembra in grado di richiamare dall'altro universo una creatura aberrante, una sorta di grottesca caricatura di un leone, con un buco nero e orripilante al posto della fauci. Le dinamiche legate a questa evocazione rimangono - per forza di cose - un mistero, ma è chiaro che l'uomo sia in grado di interagire con "l'anti-universo" a un livello più profondo. Tralasciando la natura conduttiva e le caratteristiche fisiche dell'oro, uno degli elementi più usati negli esperimenti con l'antimateria, possiamo tranquillamente tornare a tirare in ballo un altro dei grandi protagonisti delle speculazioni su Death Stranding, ovvero l'infante contenuto nell'utero artificiale indossato dall'uomo mascherato. A colpo d'occhio, sembra che la creaturina in questione sia però molto differente da quella stretta al petto di Sam: scuro, contenuto in un apparecchio che emette bagliori rossastri, pare quasi che l'infante sia composto (o corrotto) proprio da quella antimateria di cui abbiamo blaterato finora, e quindi in grado di garantire al suo portatore un certo grado di controllo sulle creature chirali.

    Il marchio dorato sul capo della bestia, già visto sul cadavere del terzo trailer, potrebbe quindi essere il simbolo di questo controllo, firma superumana di una fazione della quale, lo ribadiamo, non riusciamo ancora a cogliere le motivazioni di base. Grandi cambiamenti richiamano scelte radicali, quindi possiamo immaginare che una parte dell'umanità abbia accettato il nuovo corso del mondo, sulla strada verso la totale annichilazione della realtà per come la concepiamo. Nel quadro di questa apocalisse quantica, non è ancora possibile capire quale sia la missione di Sam, specialmente per quanto riguarda il trasporto dei corpi.

    Il terzo trailer lascia intendere che, per causare un catastrofico "Void Out", sia necessario che il corpo assorbito dalle pantagrueliche creature di Death Stranding sia ancora vivo, ma se così non fosse? Che il timore sia invece quello di sparire del tutto, senza possibilità di ritornare perché coinvolti nell'annichilazione non solo con il corpo, ma anche con i favoleggiati 21 grammi dell'anima? In questo senso Sam potrebbe non essere il solo in grado di usare il bambino come una sorta di "ancora esistenziale", per tornare a vivere dopo la morte, magari in un'altra versione dello stesso universo. Ancora una volta, ci viene da pensare che gli infanti siano delle creature artificialmente costrette in una sorta di limbo, in qualche modo collocato negli interstizi tra le dimensioni e per questo in grado di fornire diversi vantaggi ai loro utilizzatori, tra cui quella di percepire gli abomini in agguato.

    La realtà dei fatti è che non sappiamo nulla di concreto sul nuovo titolo di Kojima, fatta eccezione per il fatto che, con tutta probabilità, per la recensione avremo bisogno del supporto continuativo di un team di fisici, neuroscienziati e pusher.

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