Detroit Become Human: alla scoperta di Isaac Asimov, l'autore del futuro

Esiste un parallelismo tra i temi dell'ultimo gioco di David Cage e le ideologie di Isaac Asimov: riscopriamo quindi la poetica del grande autore del 900.

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  • Pochi scrittori hanno cambiato il corso della storia come Isaac Asimov, e pochi altri hanno saputo interpretare in maniera così cristallina il presente da poter quasi prevedere il futuro. Le sue idee, la qualità della sua scrittura ed il suo immaginario hanno plasmato generazioni di lettori e appassionati, e hanno condizionato sostanzialmente ogni pubblicazione fantascientifica dal secondo dopoguerra del Novecento sino ad oggi: nel corso del tempo, fumetto, cinema, letteratura e videogioco sono stati invasi dai suoi ideali, dalle sue regole, dalle sue straripanti ma credibili visioni del mondo.
    Con l'arrivo di Detroit: Become Human e con il conseguente parallelismo tra le tematiche suggerite dall'ultima fatica Quantic Dream e quelle dell'autore russo-statunitense (ossia, a grandi linee, il rapporto uomo-macchina e la presa di coscienza di entità artificiali), proviamo a ripercorrere in breve la poetica di questo indiscusso maestro della fantascienza.

    Le origini e la poetica

    Nato nel 1920 in una famiglia ebrea della Russia post-rivoluzionaria, Isaac Asimov emigrò negli Stati Uniti, a New York, in quella "Grande Mela" che - al tempo - accolse così tanti immigrati e rifugiati. Vorace lettore di fantascienza sin dalla giovane età, Asimov si mostrò sin da subito non solo una promessa della letteratura, ma anche un uomo dai principi saldi e decisi: mentre iniziava a inviare le sue prime proposte editoriali ai vari "pulp magazine" dell'epoca, decise di abbandonare la Facoltà di Zoologia perché si rifiutava di dover dissezionare un gatto randagio. Di conseguenza, cambiò indirizzo in Chimica, laureandosi qualche anno dopo. Successivamente, portò a termine gli studi anche in Lettere e Filosofia.
    Quello che può sembrare un passaggio poco determinante nella costruzione della figura di Isaac, la laurea in un percorso accademico teoricamente ben lontano da quello letterario, sarà invece un assoluto punto di svolta: il suo impegno nel mondo della scienza, prima come studente e successivamente come insegnante, descriverà il suo rapporto con la narrativa per tutta la sua vita. Uno dei più grandi meriti di Asimov, infatti, è quello di aver sdoganato tramite la divulgazione letteraria l'idea che il racconto fantascientifico (e di conseguenza, indirettamente, anche quello fantasy) fosse più di un puro e semplice intrattenimento, ma uno strumento per scandagliare e analizzare la società e per diffondere conoscenza scientifica. Da queste sue prospettive, non poteva che nascere la cosiddetta "hard science fiction", una fantascienza che doveva obbligatoriamente poggiare su basi logiche e credibili, ben lontana da quella sorta di "magia del futuro" che caratterizzava i racconti sci-fi dei "pulp magazine" .

    In virtù delle sue convinzioni, finì inoltre per alienarsi da alcune delle più importanti realtà culturali del periodo, come il Mensa, perché detestava i gruppi e le realtà elitarie. A fronte dei giudizi critici che i teorici della letteratura dedicavano ai suoi racconti, Asimov rispondeva affermando che il suo stile asciutto e semplice era necessario per la comunicazione scientifica, e che non gli interessava di certo vincere un Pulitzer.

    La consacrazione: tra letteratura, cinema e videogioco

    Ed ecco dunque che con racconti come Robbie e con le sue famose "Tre leggi della Robotica", tutti contenuti nell'antologia Io, Robot, Asimov sperava di riconvertire le prospettive della società sulla robotica stessa, fino a quel momento vista come qualcosa di oscuro, negativo, adombrata sempre da visioni pessimistiche. In questa prima fase della sua produzione, l'autore vuole innanzitutto presentare la figura del robot come uno dei vari strumenti a disposizione dell'umanità nel suo percorso verso l'infinito miglioramento, con una visione positivista che lo accompagnerà per tutta la vita.

    In seguito, con quello che dallo stesso Asimov è considerato il suo miglior racconto, L'uomo Bicentenario (da cui poi è stato tratto l'omonimo film di Chris Columbus), l'autore arriverà a strutturare un parallelo tra creazione robotica e quella naturale, suggerendo che l'esistenza stessa di una forma, anche solo primitiva, di intelligenza costituisce di per sé un valore più adatto a un essere senziente che non a un oggetto, rivoluzionando al contempo la storia della fantascienza e di ogni branca della scienza che abbia a che fare con la clonazione. Senza questo ciclo di racconti, produzioni videoludiche come Deus Ex e Binary Domain, oppure cinematografiche come Ex Machina e Il Gigante di Ferro sarebbero state quasi impossibili da concepire. Si pensi anche all'altro grande ciclo narrativo dell'autore russo-americano, il Ciclo della Fondazione, in cui anticipa di decenni il dibattito sullo studio della civiltà, ideando, con il suo spirito estremamente positivista, il concetto di psicostoriografia, una scienza fittizia basata sull'analisi empirica della storia dell'uomo e delle sue società.
    Nel descrivere questi concetti, Asimov creerà strutture burocratiche, politiche e sociali successivamente riprese da opere dall'immenso successo, come Star Wars, Mass Effect e Dune. Nello specifico, l'Impero Galattico raccontato nel Ciclo della Fondazione, rielaborato proprio dalla saga di George Lucas e di Frank Herbert, descrive con forza l'idea progressista di Asimov riguardo la necessità di un grande organismo governativo in grado di appianare le divergenze tra le numerose potenze mondiali (si ricordi che queste idee venivano maturate in un'epoca di guerra fredda e paura del conflitto atomico).

    In generale, nel coltivare ed educare un pubblico interessato all'hard science fiction, Asimov poté dunque attuare un processo di divulgazione: dalla biologia alla chimica, dall'astrofisica alla cosmologia, e passando dall'analisi e dallo studio dei concetti di entropia e gravità, lo scrittore non disdegnava neppure temi inconsueti e dal grande appeal mediatico estrapolati dalla Bibbia, come la fine della vita sulla Terra, dimostrando che la fantascienza può e deve essere non un semplice riferimento di genere, ma uno spunto per discutere dell'uomo e della tecnologia.
    Tra un recupero delle leggi della robotica e un riferimento nella cultura pop, le citazioni alle opere di Isaac Asimov sono numerosissime. Ma ciò che davvero oggi permea più di ogni altro aspetto le produzioni fantascientifiche sono le sue idee, pervenuteci grazie a uno stile asciutto e coerente, grazie a una costruzione meticolosa e scientificamente rigorosa dei suoi mondi, grazie a una visione positivista del futuro, che gli ha permesso di anticipare i tempi come ben pochi altri autori hanno saputo fare. Un maestro della letteratura che ancora oggi, a più di trent'anni dalla morte, continua a influenzare le menti e le coscienze di artisti e scienziati.

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