Deus Ex era una meraviglia e non siamo pronti a dirgli addio

La scure di Embracer si abbatte su una saga leggendaria, affievolendo la speranza di tornare nel suo vortice di intrighi e transumanesimo.

Deus Ex era una meraviglia e non siamo pronti a dirgli addio
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  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Come anticipato da Jason Schreier, Eidos Montréal ha confermato la tornata di licenziamenti voluta da Embracer Group, una mossa questa correlata alla cancellazione di un nuovo titolo di Deus Ex a quanto pare in lavorazione da un paio d'anni. Mentre ci chiediamo se assiteremo mai al debutto di una nuova avventura di Adam Jensen, ci sembra giusto ricordare i meriti di una saga seminale che è stata semplicemente unica nel suo genere.

    Nascita di un'icona

    I primi anni del nuovo millennio sono a dir poco scoppiettanti per il settore videoludico, che vive un momento di fortissima espansione culturale grazie a titoli capaci di entrare con veemenza nell'immaginario comune. Tra i vari Majora's Mask, Perfect Dark e Jet Set Radio, però, una delle più potenti folgorazioni la regala Deus Ex, un'opera dalle alte ambizioni, capace di regalare ai giocatori un assaggio di pura libertà decisionale.

    Basta leggere il nome del suo creatore per capire le premesse rivoluzionarie del titolo, perché Warren Spector proviene da Looking Glass, il team che negli anni aveva fatto scuola con Ultima, Thief e soprattutto System Shock, capolavori di game design che ancora oggi vengono studiati e venerati dagli addetti ai lavori (qui la recensione del remake di System Shock). Nella mente di Spector si agitava da tempo un'idea intrigante, per un titolo che espandesse le possibilità di approccio del giocatore, ma le ristrettezze economiche in cui versava lo studio non gli avevano mai permesso di lavorare seriamente al progetto. Una mano salvifica arriva da John Romero, che nel 1996 aveva fondato la compagnia Ion Storm: il leggendario creativo concede a Spector l'occasione di plasmare il videogioco dei suoi sogni, senza alcuna limitazione finanziaria o concettuale. Il risultato è Deus Ex, un'opera in grado di lasciare all'utenza la piena discrezionalità non solo in termini di trama, ma anche di modalità di gioco. Ogni singolo ostacolo posto sul cammino è infatti affrontabile in modi diversi, dalla più classica delle sparatorie all'aggiramento dei nemici attraverso lo stealth.

    Raccontami un'altra teoria del complotto Papà Castoro

    Il contesto narrativo del primo Deus Ex è davvero peculiare, perché gli autori hanno di fatto mescolato l'immaginario distopico del cyberpunk alla nostra contemporaneità, dando forma ad una realtà odierna nella quale numerose teorie del complotto si sono rivelate corrette. Nel futuro prossimo immaginato da Spector, nonostante l'ingegneria biomedica abbia risolto numerosi problemi legati ai limiti della carne, l'umanità subisce i pesanti contraccolpi di una pandemia di Morte Grigia.

    L'unica cura alla malattia sembra essere l'Ambrosia, un vaccino apparentemente molto difficile da produrre e la cui efficacia dura soltanto due giorni, costringendo la popolazione a cicli di assunzione costanti. Queste circostanze hanno esacerbato come non mai il classismo della società, con i poveri obbligati a morire tra le strade mentre i facoltosi arraffano tutta l'Ambrosia che possono permettersi, ma sono in molti a credere che la distribuzione a singhiozzo del farmaco venga volutamente frammentata: per questo il gruppo terroristico delle Forze Secessioniste Nazionali ha intenzione di liberalizzare con le cattive il medicinale prendendo il controllo delle spedizioni globali. Per contrastare la minaccia dell'FSN, l'Agenzia Antiterroristica delle Nazioni Unite si affida alle capacità di JC e Paul Denton, due fratelli diventati i primi soldati potenziati dalle nanotecnologie. Il giocatore assume il controllo di JC, il quale porterà alla luce numerosi intrighi e tradimenti, fino a perdere totalmente la fiducia nel governo americano, i cui fili vengono mossi nell'ombra dalle società degli Illuminati.

    L'organizzazione segreta ha quasi raggiunto il suo secolare obbiettivo di controllo mondiale sviluppando non solo il vaccino che tiene l'umanità col fiato sospeso, ma la stessa Morte Grigia che affligge i popoli, mentre nell'Area 51 lavora ad un'intelligenza artificiale che potrebbe accentrare e comandare tutte le tecnologie presenti sulla Terra.

    Tutta la libertà del mondo

    Mettendo a frutto i potenziamenti disponibili, il protagonista di Deus Ex può diventare un carro armato mortale, oppure un fantasma silenzioso che sfrutta le brecce nella sicurezza per raggiungere il proprio obbiettivo. Con un po' di ingegno è infatti possibile risolvere grossi grattacapi in pochi istanti, sfruttando un ambiente circostante che spesso nasconde soluzioni sotto forma di oggetti, stradine secondarie ed NPC estremamente utili. L'autonomia vista nel gameplay si riflette anche sulle scelte di trama, con una storia che - sebbene abbia un'ossatura centrale non modificabile - risponde alle decisioni dell'utenza in maniera consona e a volte inaspettata.

    L'accoglienza del pubblico al capolavoro di Spector è sensazionale, mentre la critica lo osanna con recensioni roboanti e grandinate di premi: con il suo immaginario distopico ma estremamente attuale, Deus Ex è tuttora ritenuto uno dei migliori videogiochi mai sviluppati, e un simile ricevimento non poteva che portare ad un sequel che espandesse i cardini centrali dell'esperienza.

    Invisible War viene pubblicato tre anni dopo e regala ai fan una versione di Deus Ex più rifinita nei pochi aspetti meno riusciti, a partire da un'interfaccia utente adesso più snella e comprensibile fino alla migliore gestione dell'inventario, mentre il concetto di libertà viene messo ancora più in risalto dalla possibilità di affrontare le missioni secondo l'ordine che più aggrada al giocatore.

    Questa scelta a dir poco affascinante porta ad una trama non lineare, a tratti anche confusionaria, ma estremamente rigiocabile date le numerose scelte da prendere durante la campagna. Se il game design e la narrazione non deludono i fan della serie, le difficoltà del sequel sono però numerose dal punto di vista tecnico. La natura ibrida del gioco, chiamato a funzionare sia per PC che per Xbox, porta ad un considerevole ridimensionamento delle mappe, mentre per venire incontro alle limitazioni della console Microsoft si scelse di impostare al minimo la qualità grafica generale. Come se non bastasse, la versione per computer dell'opera (pensata per girare su processori a singolo core, nonostante il mercato dei Pc multi-core fosse in forte espansione) era afflitta da bug decisamente importanti. Le recensioni ancora una volta stellari della critica non ammorbidiscono un pubblico che risulta spaccato in due, diviso tra chi ritiene Invisible War il degno successore di un capolavoro senza tempo e chi invece è deluso dagli spigoli di questo sequel, mentre i lavori per un terzo capitolo della serie si schiantano contro le difficoltà economiche di un team che nel giro di pochi mesi avrebbe purtroppo chiuso i battenti.

    Il salvataggio inaspettato

    La lunga pausa di Deus Ex si conclude nel 2011, l'anno in cui Eidos Montréal regala al mondo un prequel/reboot che incendia gli animi dei giocatori e ricorda a tutti l'importanza di un marchio davvero inimitabile nel panorama videoludico. Human Revolution è sviluppato da un team composto da alcuni veterani della saga, i quali decidono di distaccarsi dalla narrazione principale creando una storia che avrebbe portato agli eventi visti nel primo capitolo: il nuovo Deus Ex è ambientato 25 anni prima delle avventure di JC Denton, e vede Adam Jensen destreggiarsi tra le pieghe delle cospirazioni mondiali mentre è afflitto dai problemi di un'esistenza robotica non desiderata.

    In un pianeta in cui la scienza sta compiendo passi da gigante verso il futuro, purtroppo le corporazioni hanno assunto un potere incalcolabile sulla vita comune, scalzando i governi mondiali fino a dare forma ad una società ultra-capitalista nella quale i facoltosi possono permettersi impianti tecnologici, mentre i meno abbienti devono accontentarsi di una squallida vita organica. I nuovi innesti richiedono l'assunzione costante di Neuropozina, un costoso immunosoppressore che impedisce all'organismo di rigettare il freddo acciaio, ma una nuova scoperta potrebbe rivoluzionare il mondo.

    I ricercatori della Sarif Industries stanno infatti per svelare la soluzione all'annoso problema del farmaco, fermati ad un passo dalla gloria da un gruppo di terroristi che attacca i loro laboratori mandando in fumo il lavoro di anni. Nell'attacco viene quasi ucciso Adam Jensen, il capo della sicurezza della Sarif, salvato all'ultimo istante dai pesantissimi riarrangiamenti fisici della sua compagnia, la quale gli regala un nuovo corpo strapieno di impianti rendendolo di fatto un super-soldato.

    Anche il nuovo Deus Ex utilizza svariate teorie del complotto per dare forma ad un futuro prossimo in cui la scienza procede a velocità sostenuta, mentre la morale comune gli corre dietro incapace di tenere il passo, ponendo però maggiore enfasi sul tema del transumanesimo che adesso diventa centrale nell'economia della trama. La popolazione mondiale è infatti divisa tra chi detesta gli "aumentati" e chi invece accoglie a braccia aperte questa nuova fase dell'uomo, con l'art design che sottolinea il dualismo impostando la palette cromatica sul nero e sull'oro di un rinascimento distopico. Il colpo d'occhio è ancora una volta "futuristico ma non troppo", ma i richiami alla corrente cyberpunk si fanno più marcati rispetto al lavoro di Spector, con argomentazioni e scenari che riprendono i capisaldi del genere fino ad apparire come aperte citazioni a Blade Runner, RoboCop e Ghost in the Shell. L'intrigante filosofia al centro della narrazione si presta alla perfezione ad un'opera che anche nel gameplay premia i ragionamenti raffinati, perché in Human Revolution il giocatore è libero di risolvere i problemi come meglio crede.

    Un muro sottile può diventare un nuovo ingresso nell'edificio con il giusto potenziamento, i nemici possono essere distratti sfruttando l'ambiente circostante o chiedendo aiuto ai numerosi NPC presenti sul luogo, oppure si può attivare lo scudo dermico e procedere verso l'obbiettivo navigando in un mare di proiettili. È soprattutto l'intricato level design delle mappe ad elevare un'esperienza ruolistica innovativa ma al tempo stesso rispettosa del proprio retaggio, che chiede agli utenti di ragionare sulle mosse da compiere e sugli innesti da installare sul corpo di Adam. Mentre il gameplay si rivela plasmabile e versatile, la storia risponde alle azioni compiute sul campo aprendosi a nuove conversazioni, missioni secondarie o vie alternative in base alle scelte effettuate fino a quel momento.

    Il picco prima della fine

    Nel costruire questo puzzle di game design e narrativa poliedrica gli autori hanno di fatto espanso quanto già visto nei primi capitoli della saga, inserendo poi una meccanica "sociale" attraverso cui Adam può persuadere gli altri personaggi (sempre con l'aiuto di nuovi innesti biotecnologici) e disporre di ulteriori soluzioni per aggirare gli ostacoli senza uccidere nessuno.

    A causa delle ristrettezze economiche del team e delle tempistiche da rispettare non tutti gli ingranaggi di Human Revolution ruotano alla perfezione, ma i pochi difetti non gettano l'ombra su un'opera davvero convincente: il terzo capitolo di Deus Ex è un videogioco degno del suo pesantissimo nome. Un nuovo sequel viene subito messo in cantiere, con il progetto inizialmente affidato ad Obsidian, ma dopo diverse problematiche ritorna tra le mani del team canadese, il quale lavora assiduamente sugli aspetti più critici della passata iterazione per dare forma alla sua versione più completa e funzionale. Il 2016 vede i natali di Deus Ex: Mankind Divided, un titolo complicato da decifrare in quanto estremamente fedele ai suoi predecessori in termini di struttura ludica, ma meno impattante nell'esplorazione delle tematiche filosofiche e sociali che prima erano essenziali nell'economia della saga. Mentre per Human Revolution era evidente la natura di prequel di Deus Ex (le connessioni con l'opera di Spector erano continue in quanto a personaggi, corporazioni, colonna sonora ed anche easter egg, come quello del clochard che racconta l'intera trama del primo capitolo), la storia di Mankind Divided è invece quasi del tutto centrata su Adam Jensen e la sua lotta contro gli Illuminati.

    All'onnipresente tema del transumanesimo questa volta si affianca un conflitto sociale che si rifà all'Apartheid, mentre Praga con la sua architettura sospesa tra l'antico e il futuristico si rivela la città ideale a cui tornare dopo le missioni in giro per il mondo. Dal punto di vista ludico l'opera di Eidos Montréal sistema i pochi errori della passata iterazione mantenendo soltanto gli innesti migliori dell'ampio ventaglio proposto cinque anni prima, e costruendo boss fight non solo affrontabili in svariati modi ma addirittura evitabili con particolari scelte di dialogo. Mankind Divided è dal punto di vista tecnico un titolo migliore del precedente, ma la brevità della campagna principale, unita al già citato ridimensionamento delle tematiche sociali, ha causato una risposta tiepida da parte della critica.

    Il cuore freddo della Svezia

    In seguito alle vendite deludenti del titolo, per molti anni si era sparsa la notizia che la saga di Deus Ex fosse definitivamente conclusa e che non ci fossero piani per un ulteriore revival, ma nel 2022 le prospettive cambiano grazie alla sorprendente acquisizione da parte di Embracer Group: la holding svedese si accaparra i team occidentali di Square Enix per la "modica" cifra di 300 milioni di dollari e si lancia in roboanti dichiarazioni di sequel, remake e remaster di saghe iconiche.

    Un salto veloce all'inizio del 2024 ci catapulta in una situazione ben meno entusiasmante, perché i sostanziosi tagli al personale fatti partire da Embracer hanno colpito anche il team canadese, a lavoro su un nuovo capitolo di Deus Ex giunto purtroppo a fine prematura.

    Rimane tuttora poco chiara la natura di questo titolo ormai affossato, perché sebbene sembrasse ovvia la volontà di concludere l'arco narrativo di Adam Jensen, il fatto che gli sviluppatori non avessero mai contattato il doppiatore originale per prendere parte ai lavori appare straniante. C'è ancora un vuoto sostanzioso a dividere i capitoli prequel dal titolo originale del 2000 e, mentre l'attualità ci sorprende alle prese con intelligenze artificiali e chip impiantati nel cervello, non sembrava esserci momento migliore per tornare nel mondo distopico di Deus Ex.

    Libero dalle limitazioni hardware che hanno piagato a lungo le gestazioni di diversi capitoli, Deus Ex avrebbe potuto regalare all'utenza un vero open world, e non ambientazioni divise da schermate di caricamento, esaltando così i meccanismi di un gameplay che amalgamava come nessun altro le tendenze cyberpunk della trama ai mezzi a disposizione del giocatore. Rivedremo mai la serie in azione? Ad oggi è impossibile dirlo, ma resta l'amaro in bocca non solo per la cancellazione del prossimo capitolo ma anche per questa ondata di licenziamenti che non cenna a fermarsi.

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