Donna Beneviento e il gotico in Resident Evil Village

Scopriamo l'orrore gotico di Donna Beneviento, uno dei quattro Signori dell'horror di Capcom, nonché il più inquietante di tutti.

Donna Beneviento e il gotico in Resident Evil Village
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Stadia
  • Xbox Series X
  • Donna Beneviento fa parte dei quattro lord di Resident Evil Village (a questo link potete recuperare la nostra recensione di Resident Evil Village). Fisicamente sembra la più debole dei quattro, di gran lunga. Possiede però dei curiosi poteri mentali, che utilizza per scatenare una delle sequenze di gioco più peculiari. Donna e la sua bambola Angie hanno suscitato diverse curiosità, al pari della magione in cui vengono affrontate da Ethan Winters. Di seguito osserveremo i loro legami con la tradizione del gotico letterario, verso cui hanno più di un debito.

    Un ritorno alle origini?

    Quando ci troviamo a Villa Beneviento intuiamo di essere in presenza del "gotico", anche se, probabilmente, non sapremmo dire perché. Non con chiarezza, perlomeno, è più un pensiero che balugina nella nostra mente in modo indistinto.
    Forse perché, in primo luogo, tutti quanti sappiamo grosso modo cosa sia il "gotico", ma se ci venisse chiesta una definizione precisa faremmo molta fatica. Come ricorda David Punter nella sua Storia della letteratura del terrore, il "gotico" letterario propriamente detto identifica dei romanzi scritti nel periodo 1760-1820 circa. Sono le storie «del castello infestato da spettri, delle eroine in preda a indescrivibili terrori, del cattivo cupamente minaccioso». (Cito dalla traduzione di Fatica e Granato per Editori Riuniti, 2006, p. 5).

    Ma, prosegue Punter, restando anche solo sugli utilizzi letterari del termine se ne trovano tantissimi altri, che vanno a rendere di gran lunga più complesso il tutto. La magione di Donna Beneviento ha fin da subito generato un grande interesse, perché è una sezione del gioco diversa da tutte le altre. Scorrendo i commenti online sono emerse due scuole di opinioni. Da un lato coloro che considerano questa sezione un ritorno alle origini, un qualcosa che richiama il primo Resident Evil del 1996. Dall'altro coloro che invece riconoscono al suo interno una sorta di omaggio ad altri horror videoludici. Va anche detto che c'è una sorta di terzo schieramento, in coloro che riconoscono qui un recupero del cosiddetto Resident Evil 3.5. Soffermiamoci sui primi due, però. Entrambi gli schieramenti hanno ragione, ma bisogna capirsi un attimo, perché qui si cela una delle prime interpretazioni di questo gotico, che potremmo definire benevientiano. Per come va a strutturarsi l'interazione col gioco e per la componente allucinatoria, Villa Beneviento è molto più imparentata con altri horror. Abbiamo Silent Hill, per esempio, o Amnesia: The Dark Descent e P.T. di Kojima e del Toro. Sono alcuni dei nomi che vengono - giustamente - citati per simili parallelismi.

    Tuttavia, per altri aspetti, questa villa è anche un effettivo ritorno all'origine della serie. Non è una contraddizione: il primo Resident Evil nasceva come un punto di incontro fra differenti suggestioni, anche molto lontane fra loro. Per cui è normale che il "richiamo" alle origini della saga possa strutturarsi in modi differenti e su aspetti specifici. Fra quelle fonti di ispirazione si ricordano il videogioco Sweet Home, il modello di zombie dei film di Romero e il gotico letterario.

    È su quest'ultimo punto che il collegamento con il passato appare più forte. Alcuni aspetti sono piuttosto ovvi. Tanto in Village quanto nel primo Resident Evil siamo in presenza di una old dark house antica e isolata, che recupera la tradizione gotica. Molti si sono fermati a questa intuizione di fondo, sicuramente corretta, ma di per sé poco rappresentativa. Per fare qualche passo in più bisogna andare oltre l'iconografia della magione stregata e osservare i topoi, i motivi ricorrenti, della narrazione gotica.

    Facciamo un primo esempio un po' più concreto e specifico. La rivelazione che giunge attraverso il ritrovamento di un diario o una lettera è un più che tipico espediente dei romanzi gotici. Ed è un espediente che in Resident Evil si ripropone con forza, ma con un significativo ampliamento di rimediazione tecnologica. Studiosi come Ewan Kirkland hanno riflettuto su certe peculiarità tecnologiche di Resident Evil: perché, in un mondo di virus creati in laboratorio e laboratori futuristici ci si trova davanti a un gran numero di tecnologie mediali vecchie? Dall'iconica macchina da scrivere, utilizzata per salvare, agli appunti su carta attraverso i quali era possibile ricostruire la storia di Villa Spencer. Queste tecnologie hanno una funzione di trasmissione memoriale, ecco a cosa servono. La loro dichiarata vecchiezza è al tempo stesso garanzia di unicità e fonte di timore, dinnanzi alla loro possibile fallibilità.

    Similmente, a Villa Beneviento Ethan viene accolto da una tecnologia vetusta e duplicemente aperta alla fallibilità. Il vecchio ascensore coi suoi fusibili da sostituire rischia di lasciarlo intrappolato nei sotterranei, in balia del mostruoso feto gigante. Ma l'inaffidabilità più grande è quella legata alla memoria e alla percezione. Il filmato riprodotto col vecchio proiettore, in cui appare il pozzo sotto la villa (forte citazione a The Ring, peraltro) è un documento storicamente attendibile? E la voce che è possibile ascoltare nel vecchio telefono? Rientra nel delirio allucinatorio di Ethan o è la traccia di un qualcosa che è avvenuto realmente?
    Su dubbi di questo genere è possibile sviluppare ulteriormente il legame fra Beneviento e il gotico, anche oltre i rapporti con l'originario Resident Evil.

    L'oscillazione fantastica

    Sull'esperienza a Villa Beneviento aleggiano il dubbio e l'incertezza, e non solo a proposito della memoria (quegli accenni su Rose e Mia sono veri? A cosa fanno riferimento?). A Castel Dimitrescu è tutto molto più chiaro: ci sono segreti da scoprire e dettagli da interpretare, ma non siamo incerti su quel che vediamo. Nessuno dubita che Ethan abbia combattuto contro Alcina Dimitrescu, non è un qualcosa che si è sognato (riscopriamo la figura della gigantessa nel nostro speciale Alcina Dimitrescu di RE Village: la performance e l'interesse dei fan). Ma a Villa Beneviento dove iniziano e dove finiscono le allucinazioni?

    Il mostruoso feto antropofago che vi insegue esiste veramente? Oppure Ethan crede di vederlo e in realtà muore per tutt'altra ragione? Il sotterraneo stesso della villa è una illusione? Oppure è reale, ma il suo contenuto (per esempio il manichino) non lo è? Ethan viene effettivamente disarmato, o l'allucinazione gli fa credere di esserlo? Uccide Donna Beneviento perché pugnala la bambola Angie con le forbici, oppure stava in realtà pugnalando la donna stessa senza rendersene conto?

    Ciascuno può dare le proprie risposte, alcune delle quali meno persuasive di altre (per citare Madre Miranda). Non è però così semplice stabilire con precisione assoluta e univoca il confine fra realtà e allucinazione, negli eventi di Villa Beneviento. Il che, di nuovo, è un qualcosa di molto gotico.
    Tzvetan Todorov, nel suo noto La letteratura fantastica, andava a definire il genere fantastico come un'incertezza fra due opzioni che si prospettano ai lettori e ai protagonisti, dinnanzi a un evento inspiegabile.

    «O si tratta di un'illusione dei sensi, di un prodotto dell'immaginazione, e in tal caso le leggi del mondo rimangono quelle che sono, oppure l'avvenimento è realmente accaduto, è parte integrante della realtà, ma allora questa realtà è governata da leggi a noi ignote». (Cito dalla traduzione di Imberciadori per Garzanti, 2011, p. 28). È una definizione storica, da manuale, anche nel senso che la trovate citata in tantissimi manuali scolastici. Non sono mancati i commentatori che ne hanno sottolineato i limiti. In Italia, per esempio, noti studiosi come Carlo Pagetti e Remo Ceserani, ma rimane comunque un ottimo punto di riferimento definitorio. Più di un racconto gotico vive di questa oscillazione che cita Todorov. Talvolta essa permane fino alla conclusione della storia, per cui non si saprà mai se il fantasma del castello era una presenza reale oppure no. In altri casi l'incertezza è una - spesso lunga - fase. Al termine della quale potremmo avere la rivelazione sull'effettiva esistenza del fantasma (e si entra allora in quello che Todorov definisce il "meraviglioso"). Oppure si viene a sapere che era tutto un trucco o un'allucinazione (è lo "strano" di Todorov).

    È chiaro che il discorso non sia perfettamente sovrapponibile a Resident Evil Village. Todorov porta avanti questa classificazione in rapporto con quella che è la nostra realtà, in cui siamo immersi. Qui, invece, le riflessioni sull'illusorietà degli eventi di Villa Beneviento si confrontano comunque con un mondo in cui mutanti e mostri sono all'ordine del giorno. Ma dentro alla villa noi siamo effettivamente immersi in questa oscillazione dubitativa.

    Forse, in futuro, come esempio di incertezza scaturita dal fantastico non si troverà solamente Il giro di vite di Henry James. Forse qualcuno citerà pure Villa Beneviento e le creature legate a questo spazio. Creature che meritano degli affondi più mirati e specifici, sui loro legami con la tradizione gotica, partendo proprio dalla padrona di casa.

    Donna Beneviento

    Non stupisce che la più vicina, fra i quattro lord, alla tradizione gotica abbia un nome italiano. Alcuni dei romanzi fondativi del genere gotico sono proprio ambientati in Italia, o presentano comunque personaggi che provengono da lì. Nel 1764, Il Castello di Otranto di Horace Walpole, ovvero l'opera solitamente indicata come il primo romanzo gotico, era ambientata in Puglia. E nel 1797 Ann Radcliffe pubblicava L'italiano, o il confessionale dei penitenti neri, ambientato a Napoli.

    Sono storie non solo ambientate in Italia, ma in particolare nel sud della penisola. Questo sembra legarsi ulteriormente a Donna Beneviento, con quel suo cognome che potrebbe richiamare la città di Benevento. Anche seguendo l'altro approccio, di coloro che lo scompongono in Bene-viento, abbiamo l'unione di un termine italiano e uno spagnolo. E i domini spagnoli in Italia erano principalmente al sud.
    Anche il nome, Donna, è una scelta curiosa. È un nome che vuole, probabilmente, sottolineare ancor più l'italianità del personaggio. In realtà non è che sia - non più, perlomeno - un nome particolarmente usato da noi. E le attestazioni del nome proprio Donna, al sud, sono poco frequenti, per cui andremmo ad allontanarci da quanto detto poco fa.

    Avanzo un'ipotesi: il nome potrebbe esser stato scelto partendo dall'appellativo "donna" in funzione di "signora/padrona della casa". Il termine è stato a lungo utilizzato così, rifacendosi al suo etimo originario (il latino domina), e lo si trova in molta letteratura.
    Non è privo di interesse il fatto che, nella fase originaria dello sviluppo, Donna Beneviento fosse stata concepita come un fantasma.

    Nel prodotto finale non è più tale, ma continua ad avere le prerogative dei fantasmi gotici. Donna è presente tramite la sua assenza. O, per dirla in modo più comprensibile, è evocata da azioni che ne sottolineano la presenza, senza (quasi) mai mostrarla. Si verifica una sorta di metonimia fra abitazione e proprietaria. La casa stessa rappresenta l'operato di Donna Beneviento, ed il nostro unico strumento conoscitivo della sua persona avviene tramite questo luogo. La "signora" della villa, insomma, si manifesta a noi tramite l'edificio di cui è padrona, oltre che attraverso la sua iconica e inquietante bambola.

    Angie

    Nel gotico letterario propriamente detto le bambole possedute sono molto meno frequenti di quel che si potrebbe pensare. L'interesse di numerosi scrittori, nell'800, era semmai rivolto verso la bambola come prodigio meccanico e come parente dell'automa. Abbiamo per esempio diversi casi di uomini che si innamorano di donne meccaniche, come nel noto racconto L'uomo della sabbia di E.T.A. Hoffman. Ma qui ci stiamo spostando verso il dominio delle macchine, che in Resident Evil Village è competenza di Heisenberg, non di Donna Beneviento (se volete saperne di più sulla storia del villaggio e sui quattro Lord, vi rimandiamo al nostro speciale Resident Evil Village: tutta la lore).

    L'interesse per l'oggettistica animata dagli spiriti esplode semmai con la moda dello spiritismo. Siamo nel momento in cui le antiche pratiche necromantiche lasciano il posto ai medium che operano dietro ai sipari, alle femministe spiritiste, a Mesmer e al mesmerismo, ai fantasmi fotografati, alle evocazioni nei salotti e alle tavole Ouja. Fra la fine del ‘700 e l'800 si susseguono torme di ciarlatani, con più o meno raffinati trucchi da baraccone. Ma si susseguono anche una lunga serie di studiosi e scienziati sinceramente interessati ai misteri dell'aldilà.
    Angie, l'inquietante bambola di Donna Beneviento, sembra esser iconicamente molto più vicina a questo mondo, che non alle brume di tanti racconti gotici antecedenti. La prova di questa sua collocazione risiede nell'interesse, diciamo scientifico, che anima alcune dispute su Angie. La stessa Wiki del gioco si chiede se la bambola abbia una coscienza propria o se sia un mero burattino sotto il controllo di Donna.

    Sono quesiti da indagatori ottocenteschi dell'occulto. Degni di quelle persone che, perso l'appoggio dei saperi esoterici e alchemici, cercavano di indagare fenomeni inspiegabili con la tecnica, la razionalità e le macchine. È un mondo che, fra uno studio sui nessi ipnosi/isteria e uno sulla prestidigitazione, non avrebbe certamente mancato di interrogarsi a fondo su Angie. Il fatto che Donna abbia diviso il Cadou fra le sue bambole ha prodotto una serie di personalità individuali? È una sorta di mente collettiva fatta di singole teste pensanti, ma condivise? Oppure Donna non è che una burattinaia con un pieno controllo sulla volontà e i movimenti delle proprie bambole?

    Il feto/bambino

    Come debba essere interpretato il mostruoso feto di Villa Beneviento rimane oggetto di discussione. Secondo alcuni rappresenterebbe l'esito di un aborto che ebbe Mia prima della nascita di Rose; un aborto di cui non disse nulla al marito. Secondo altri sarebbe la concretizzazione dei timori di Ethan, sulla possibile mostruosità della sua figlia.

    In entrambi i casi, si è di fronte a una delle figure più perturbanti del videogioco. Intendo questo termine proprio nel suo senso specifico, come traduzione dell'Unheimlich di cui parlava Freud. Il perturbante si configura come il ritorno o il disvelamento di qualcosa di estraneo e non familiare, che era stato secretato o rimosso, ma che improvvisamente si presenta davanti a noi. Potrebbe essere Mia che ha nascosto una precedente gravidanza a Ethan. Così come potrebbe essere quest'ultimo che ha ricacciato in fondo alla mente i timori sulla nascita di una figlia mostruosa.

    Qualunque sia l'interpretazione che si vuole dare al mostro, esso va strettamente a legarsi al tema della colpa. Il che, di nuovo, non costituisce certo una novità, osservando la storia letteraria. Ancor prima della tradizione del romanzo gotico, un gran numero di storie popolari rielaboravano in vario modo il tema del parto mostruoso.

    Alberto Natale ne offre alcuni esempi nel suo libro Gli specchi della paura. Il sensazionale e il prodigioso nella letteratura di consumo (secoli XVII-XVIII). Nel corso del tempo gli eruditi hanno identificato i neonati mostruosi come una punizione divina per i peccati dei padri (e, ancor più, delle madri). Questi aborti inquietanti erano usati in un gran numero di storie per suscitare stupore negli ascoltatori e invitarli a mantenersi sulla retta via.

    Il timore genetico, ben comprensibile, alla luce degli eventi di Resident Evil 7: Biohazard, si ricollega a inquietudini più ataviche e irrazionali. Finché si rimane nel cronotopo, nello spaziotempo della magione infestata, ecco che si sovrappongono antiche ansie e criptici presagi di natalità, dalla culla vuota vicino al pozzo al quadro della donna gravida che si trova nel corridoio. Emergono gli spettri della superstizione.
    Per lungo tempo si è creduto che i pensieri e gli sguardi delle gravide avessero un impatto sul nascituro. Se - banalmente - una donna desiderava mangiare delle pere per tutta la gravidanza, o fissava a lungo una pera, nessuno si sarebbe stupito nell'assistere alla nascita di un figlio con, sulla pelle, una voglia che ricordasse la forma di quel frutto.

    Peggio ancora quando si passa al timore. «Le conseguenze dello spavento sul feto sono spesso più gravi di quelle provocate da un desiderio frustrato» (Massimo Angelini, Le meraviglie della generazione, 2012, p. 65).
    La colpa, il desiderio e lo spavento, dunque. Donna Beneviento e Angie ricorrono a tutte e tre, nella loro battaglia psicologica contro Ethan. Ancor più che a ucciderlo, mirano a fiaccarlo come padre, ad atterrirlo e colpevolizzarlo per il suo desiderio di paternità. Non solo con il feto mostruoso e i vari trucchetti ai quali ricorrono, ma anche con le parole utilizzate. Come quando Angie, pugnalata da Ethan con le forbici, gli chiede se abbia fatto questo anche con sua figlia, o quando dice che sarebbe stato meglio se Rose non fosse mai nata.

    Uno spaziotempo a sé stante

    «Dentro questo spazio delimitato [...] avvengono inquietanti violazioni delle leggi naturali, con un'escalation di minacce che trova salvezza solo all'esterno - contrariamente a quanto attiene agli spazi aperti nella mitologia zombie. L'infestazione è simile a un virus che vive in simbiosi col luogo stregato». Ho scelto, per concludere, questa citazione di Lastrucci e Lumaga (Com'era weird la mia valle, 2018, p. 81) perché racchiude in poche parole l'essenza delle case stregate presenti nella tradizione gotica, citando anche al tempo stesso la questione del virus, che tanto più ci riporta a Resident Evil.

    Riprendendo quanto detto a inizio articolo, il primo Resident Evil andava ad addomesticare lo stilema dello zombie contemporaneo, legandolo a un impianto gotico preesistente, tramite la magione. Il proseguimento della serie aprirà a scenari ben più ampi, fino alla minaccia globale. Alle origini, però, tutto è racchiuso nella villa misteriosa e nei suoi dintorni.

    Allo stesso modo, in Resident Evil Village, gli eventi di Villa Beneviento costituiscono una parentesi separata da tutto il resto dell'avventura. Lo sono in termini di giocabilità, ma anche per la natura delle minacce che Ethan affronta. I poteri di Donna Beneviento sono collocati in un preciso spaziotempo, separato da tutto il resto.

    Che voto dai a: Resident Evil Village

    Media Voto Utenti
    Voti: 95
    7.7
    nd