DOOM: 25 anni all'inferno, il gioco che ha cambiato il mondo degli FPS

DOOM festeggia il venticinquesimo anniversario: ripercorriamo la storia dello shooter sviluppato da John Carmack e John Romero.

25 Anni di DOOM
Speciale: Multi
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Sono trascorsi ben 25 anni da quando Doom ha invaso i PC di tutto il mondo, lasciando un segno indelebile in milioni di giocatori e contribuendo a plasmare la cultura pop in cui sguazziamo quotidianamente. Sono insomma più di due decadi che facciamo a pezzi Imp, zombie e "mucche rosa", spinti dalla musica martellante e dai lamenti delle creature deformi annidate nell'oscurità. Qualche anno fa, inoltre, il nome è tornato alla ribalta con un eccellente reboot che ricreava la stessa, bestiale frenesia dell'originale pur adattandolo alle potenzialità degli hardware del nostro tempo. Grazie alla produzione nata sotto l'egida di Bethesda, la saga è risorta a nuova vita, e oggi si appresta a spegnere ben venticinque candeline. Ovviamente soffiandoci sopra con uno shotgun. Aspettando il nuovo episodio, quel DOOM Eternal che promette faville infernali, festeggiamo insieme il compleanno di uno dei titoli più iconici della storia dei videogiochi, creato dalla fervida mente di John Carmack e John Romero. Quest'ultimo, proprio in occasione del compleanno del suo figliolo prediletto, ha annunciato Sigil, una sorta di enorme mod del Doom datato 1993.

    Un mondo di Doomguy

    Se è vero che gli FPS non sono nati con Doom, è però impossibile negare che fu proprio l'adrenalinico gioco di Carmack e Romero a lanciare gli sparatutto in prima persona verso l'Olimpo dei titoli più apprezzati e giocati al mondo. L'azione senza sosta, l'atmosfera opprimente, la supremazia tecnologica, lo splendido level design, il multiplayer e lo stile inimitabile della cruenta avventura del Doomguy hanno marchiato a fuoco milioni di giocatori e dato vita all'inarrestabile campagna di sterminio delle più rivoltanti mostruosità vomitate dall'Inferno.

    Se avete più di 30 anni, guardando una motosega o una doppietta penserete quasi certamente a Doom: per comprendere anche solo in parte la portata dell'impatto della creatura del duo Carmack e Romero sul mondo in cui viviamo, basta pensare che anche le splendide foto dell'esplorazione di Marte attualmente in corso sono state usate per creare meme ispirati a Doom.

    Perfino chi 25 anni fa era ancora un bambino non è rimasto immune al fascino proibito dell'FPS id Software. Il mito dello sparatutto ultra-violento a cui non ci si poteva avvicinare e la distribuzione shareware dei primi livelli hanno contribuito a creare una situazione in cui chiunque poteva avere accesso al gioco, a patto di aggirare l'attenta sorveglianza dei genitori. Una sorta di sfida nella sfida, dove ragazzini attratti dal fascino per il proibito si affidavano agli amici più intraprendenti o ai cugini più grandi per muovere i primi passi in un mondo di terrore e adrenalina.

    Doom è stato più volte vittima di attacchi da parte di genitori, politici e associazioni varie, principalmente per via della violenza e dei costanti riferimenti al satanismo presenti al suo interno. All'epoca non esistevano sistemi di classificazione e fu proprio per fronteggiare "minacce" come Doom che nacque l'ESRB (acronimo per Entertainment Software Rating Board), ancora oggi in vigore, istituito per classificare software in base all'età di fruizione più appropriata. Nel corso degli anni è diventato molto più facile entrare in contatto con la leggendaria belva in formato pixel di Carmack e Romero, complici le sue innumerevoli conversioni. Oggi è possibile giocare Doom praticamente su qualsiasi dispositivo dotato di uno schermo, che si tratti di uno smart watch o di un frigorifero, e addirittura di un ATM.

    Stiamo parlando di un successo annunciato. Il fatto di aver distribuito parte del titolo in versione shareware ha permesso a id Software di raggiungere un numero impressionante di persone, arrivando a creare situazioni surreali come la cancellazione del gioco dai server della Texas A&M University, la richiesta della Carnegie Mellon University di non giocare Doom in rete (per non rallentare il sistema dell'intera struttura), o il ban della Intel. In qualche modo la compagnia sapeva che sarebbe successo, tanto che in un comunicato stampa del primo gennaio del 1993 aveva dichiarato che Doom sarebbe stato "la causa principale del crollo della produttività nel mondo del lavoro, in tutto il mondo".

    Icona multiplayer

    Il modo migliore per festeggiare i 25 anni di Doom è, probabilmente, andare online a fraggare altri utenti in uno dei tanti sparatutto in prima persona attualmente in circolazione. D'altra parte, stiamo parlando della serie che ha plasmato un intero genere. Senza Doom, alcune delle saghe più amate al mondo non sarebbero mai esistite. È grazie alle imprese del Doomguy che oggi possiamo giocare campioni di incassi come Call of Duty, Halo e perfino l'acclamato Overwatch, ed è merito della serie id Software se oggi passiamo ore davanti al monitor, sfidando amici e perfetti estranei nella modalità Deatmatch.

    Nonostante la nascita di molte altre opzioni di gioco in multiplayer, il Deathmatch è ancora considerato il tempio delle sfide tra più giocatori, il palcoscenico ideale dove mettere in mostra la propria abilità e dove vergognare gli avversari sconfitti. Fu proprio con Doom che nacque il Deathmatch, in un'epoca in cui il gioco online era appannaggio di pochi fortunati e in cui il massimo del godimento dei nerd erano i lan party organizzati con sudore e fatica (portare PC e monitor a tubo catodico a casa di un amico non era certo una passeggiata). Nel corso degli anni il multiplayer degli FPS ha compiuto passi da gigante, ma nonostante tutto non ha saputo (o voluto) rinunciare alle gioie della sua incarnazione più pura.

    Gli sviluppatori di domani

    Che ci crediate o meno, molti degli sviluppatori che oggi contribuiscono a creare videogiochi, potrebbero aver mosso i primi passi nella programmazione proprio grazie a Doom. L'FPS di id Software poteva infatti essere modificato attraverso una serie di pacchetti chiamati WAD, gli antenati delle mod che oggi tengono in piedi molti titoli pubblicati da Bethesda. Fu così che gli appassionati iniziarono a muovere i primi timidi passi nel mondo dello sviluppo, modificando il proprio gioco preferito. La comunità dei modder di Doom è sempre stata molto attiva, tanto che si potrebbe quasi coniare una variante della celebre regola 34 di internet: Se esiste, o può essere immaginato, c'è una mod per Doom.

    La crescita di una leggenda

    Naturalmente, il mito di Doom non è cresciuto a dismisura solo grazie al successo del capitolo originale, alle sue mod e agli innumerevoli cloni nati negli anni successivi. Nel corso del tempo id Software ha saputo alimentare a dovere il fuoco infernale della passione, facendo crescere ed evolvere la propria creatura.

    Con Doom II: Hell on Earth portò l'inferno sulla Terra, creando un gioco molto simile al capitolo originale e impreziosendolo con una struttura non più divisa in capitoli, e letteralmente piena di sorprese. Le mappe erano così articolate che l'ultimo segreto nascosto è stato scoperto solo pochi mesi fa, permettendo finalmente di completare il titolo al cento per cento. Doom II ha stimolato ulteriormente la passione e la creatività della community, al punto da spingere persone come Jason Hite a riprodurne l'ultimo livello con una scultura fuori di testa. Doom III si fece attendere per diversi anni e quando arrivò lasciò spiazzati i fan più hardcore della serie.

    L'impostazione, più vicina a quella dei survival horror che a quella del classico FPS frenetico e adrenalinico, non andò giù a chi sperava nell'ennesima galoppata tra demoni e teschi fiammeggianti. Col passare degli anni sono stati molti a rivalutare la terza incarnazione, che però resta una parentesi atipica nella storia della saga.

    Non a caso, con l'episodio pubblicato nel 2016 id Software ha dimostrato di aver ascoltato i feedback della community, realizzando il sogno bagnato dei fraggatori più esigenti. DOOM era tornato, più fluido e veloce che mai, supportato da un gunplay nostalgico, ma al contempo profondamente rinnovato. L'ultra-violenza della serie ha toccato nuovi picchi di follia: ed il prossimo passo è DOOM Eternal, che promette di alzare ulteriormente l'asticella della follia infernale.

    DOOM Nel mondo dei videogiochi, fatto di tempi rapidi e di evoluzioni esponenziali, è difficile trovare serie più iconiche di Doom. Quando 25 anni fa Carmack e Romero crearono la prima avventura del Doomguy sapevano di aver realizzato qualcosa di epico, ma forse nemmeno loro immaginavano il meraviglioso percorso evolutivo che la loro creatura avrebbe avviato. Oggi più che mai, gli appassionati di FPS devono festeggiare: se il loro genere preferito è vivo e in salute, gran parte del merito va al quell’amico d’infanzia sopra le righe con qui hanno condiviso pomeriggi e nottate, tutte all’insegna di furiose sparatorie tra le viscere dell’Inferno.

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