Doom Eternal: i segreti del successo dell'ultima avventura dello Slayer

Partiamo per un viaggio alla scoperta del successo di Doom Eternal tra storia, easter egg e coniglietti da compagnia.

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  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Forse è vero che la bellezza sta negli occhi di chi guarda. Dove gli altri assistevano ad un frenetico sparatutto in prima persona ho sempre visto una danza, e nei più smaliziati giocatori di DOOM ho apprezzato le abilità di una brava ballerina: acuto senso dello spazio, consapevolezza di sé, ottima memoria e ritmo, ritmo, ritmo. Difficile intravedere la grazia nel ghigno dei feroci Cacodemoni e nei muri pixellosi disegnati dai ragazzi di id Software nel lontano 1993, direte voi. Forse è vero anche questo, ma è impossibile negare che DOOM sia stato, fin dai suoi inizi, un'opera capace di muoversi agilmente nel mondo della cultura di massa e di districarsi con successo tra numerose polemiche e l'autodistruzione del gruppo originario dei suoi creatori. Nella speranza che molti di voi stiano apprezzando l'ottimo DOOM Eternal, ecco alcuni validi motivi per cui tutti noi dovremmo augurare lunga vita al Doom Slayer.

    Le origini

    Prima che le incredibili vendite di DOOM li rendessero milionari, gli sviluppatori di id Software erano solo dei giovanissimi appassionati di Dungeons & Dragons con tanti sogni di gloria e un piano materiale da salvare dall'invasione di un'orda di demoni. John Romero, anima creativa del gruppo, riuscì a mandare all'aria l'intera campagna a causa delle sue scelte avventate; il Dungeon Master, John Carmack, non poté che decretare la fine del loro mondo di fantasia, distrutto dalle soverchianti forze infernali.

    Dopo l'uscita di Wolfenstein 3D e della serie Commander Keen, i ragazzi di id decisero di dedicarsi ad un'opera titanica: uno sparatutto in prima persona veloce, adrenalinico, senza esclusione di colpi, dove un marine spaziale avrebbe fatto fuori senza pietà centinaia di mostri demoniaci. Era nata l'idea alla base del primo DOOM.

    Per portare alla vita il loro ambizioso progetto era necessario ripensare la programmazione da zero: Carmack si dedicò notte e giorno alla creazione delle basi tecnologiche richieste per spingere più in là i limiti dei sistemi MS-DOS. Nel corso della sua lunga storia in id Software - è stato l'ultimo dei fondatori originali a lasciare la compagnia, nel 2013 - questo ragazzo prodigio e autodidatta della programmazione è stato sempre capace di stupire il pubblico, rendendo possibile ciò che fino ad allora si credeva impossibile.

    Romero, l'altro John della compagnia, era lui stesso un eccellente programmatore, ma preferiva lasciare il segno progettando i livelli di gioco. Gamer appassionato e grande esperto di titoli arcade, Romero si dilettava a studiare in modo maniacale il posizionamento dei nemici e il design dei luoghi da loro infestati, per poi dedicarsi a lunghe sessioni notturne di testing. Insomma, i due John erano la coppia perfetta, e il loro lavoro fu ottimamente affiancato da quello degli altri membri di id Software, in un'alchimia degna di Nicholas Flamel.

    I risultati sono sotto gli occhi di tutti: l'originale DOOM, uscito nel 1993, decretò lo strabiliante successo di id Software, tanto che Bill Gates considerò di acquistare la compagnia. DOOM, giocato da milioni di appassionati di tutto il mondo, è diventato prima un videogioco e poi una serie di culto, giunta quest'anno alla sua quinta iterazione, senza contare le varie raccolte e spin-off, anche per telefoni cellulari.

    Purtroppo i legami professionali tra i fondatori dello studio si sono spezzati l'uno dopo l'altro nel corso del tempo, e i contrasti sempre più accesi tra i due John hanno portato alle dimissioni forzate di Romero nel 1997. Rimane l'eredità eterna dei loro capolavori e della magnifica storia di ascesa di cui questi giovani sognatori si sono resi protagonisti.

    BFG

    Cosa sarebbe il Doomguy senza un armamentario di tutto rispetto? Probabilmente carne trita, visto il numero di mostri che nel corso degli anni si è trovato ad affrontare. Gli strumenti di morte a disposizione del giocatore vanno utilizzati come veri e propri attrezzi del mestiere, da dosare con cura e impiegare con il giusto tempismo.

    Uno dei principali meriti dell'ottimo DOOM Eternal è quello di aver proposto una esperienza di gioco senz'altro più profonda sotto questo punto di vista: il lanciafiamme permette di dare fuoco ai nemici e guadagnare dei bonus per l'armatura Praetor, mentre le granate sono un boccone decisamente indigesto per i poveri Cacodemoni. Aggiunte sapienti, capaci di rinnovare un sistema di gioco collaudato e gratificante, portandolo ad un nuovo livello di complessità.

    Inutile nasconderlo: le innovazioni sono (quasi) sempre bene accette, ma il vero appassionato di DOOM ha bisogno di una sola arma per essere davvero felice, e il suo nome è BFG. Segno distintivo della serie fin dalla sua prima iterazione, è la prima ragione di delirio di onnipotenza per ogni DOOM Slayer in erba, essendo in grado di ridurre in poltiglia qualsiasi demone abbia la sfortuna di trovarsi davanti alla sua bocca di fuoco.

    Il BFG è stato pensato per essere spettacolare, oltre che letale, e i numerosi sprite utilizzati per rappresentare i suoi colpi crearono non pochi grattacapi a Romero e soci nel lontano 1993, costringendoli e ridurre l'impatto visivo del proiettile luminoso su schermo. Il timore era che l'arma potesse dare il colpo di grazia non solo ai Baroni infernali, ma anche ai PC meno performanti!

    Il progresso tecnologico dei primi anni ‘90 consentì di raggiungere un livello di dettaglio nella rappresentazione della violenza che oggi forse farà sorridere, ma che all'epoca preoccupò molti genitori e allarmò l'opinione pubblica, soprattutto negli Stati Uniti. Sul banco degli imputati vennero trascinati titoli come Mortal Kombat e lo stesso DOOM. Si arrivò alla creazione dell'ESRB, un sistema di classificazione dei videogiochi tuttora esistente ed utilizzato in Nordamerica, oggi affiancato dal PEGI, valido sul territorio europeo.

    Il ventesimo secolo si chiuse con un evento fondamentale per comprendere le accuse di istigazione alla violenza che molto spesso vengono mosse agli sparatutto: il 20 aprile 1999 due studenti della Columbine High School uccisero dodici compagni di scuola e un'insegnante, oltre a ferire ventuno ragazzi, per poi togliersi la vita. Dopo il massacro furono rinvenuti dei video in cui Eric Harris, uno dei due responsabili, dichiarava che la sparatoria sarebbe stata "proprio come DOOM" e descriveva il suo fucile, dicendo che "sembrava uscito da DOOM".

    Qualche anno dopo questi tragici eventi, alcuni parenti delle vittime agirono in giudizio per 5 miliardi di dollari di danni contro venticinque compagnie videoludiche, lamentando che erano i loro prodotti ad avere traviato i ragazzi e ad essere quindi i veri responsabili della strage. A finire sotto accusa furono, tra le altre, anche Sony, Nintendo e id Software; la causa fu però respinta dal giudice federale. Il dibattito sul rapporto tra violenza virtuale ed efferatezze fin troppo reali continua ancora oggi, e sembra ben lontano dal concludersi.

    Daisy

    DOOM non è solo e soltanto ultraviolenza, e i suoi sviluppatori non si sono mai presi troppo sul serio. Nessuno lo sospetterebbe mai, ma il feroce Doomguy è un appassionato di coniglietti: sembra anzi che difendere Daisy, il suo coniglio da compagnia, sia una delle sue principali motivazioni per fare a pezzi orde di demoni assetati di sangue! La furia del marine spaziale si scatena quando la progenie infernale, giunta sulla Terra, decapita la povera Daisy; un messaggio a schermo recita: "qualcuno pagherà per la morte di Daisy, il tuo coniglietto domestico".

    Non si sa molto di Daisy, ma l'adorabile leporide è molto amata dalla community dei giocatori e dalla stessa id Software, che le ha dedicato numerosi easter egg all'interno dei vari titoli della serie. Vi rivelo un segreto: se cercate bene potete trovarla (viva e vegeta) in ognuno dei capitoli di DOOM Eternal... e vi sfido a scovarla nella maestosa immagine promozionale del gioco!

    Celebre è l'easter egg che coinvolge John Romero in persona in DOOM II: durante lo scontro finale contro Icon of Sin è possibile trovare all'interno del boss proprio la testa di Romero, impalata su una picca. Ad ogni colpo subito il volto si distorce in un grido di dolore. Si trattava di uno scherzo inserito dai suoi colleghi all'interno del gioco, e scoperto dal diretto interessato durante uno dei suoi test: eccolo lì, all'interno del boss finale, anzi - lui stesso era il boss finale. Pare che Romero abbia trovato l'idea assolutamente geniale e addirittura lusinghiera!

    Nel reboot del 2016 è stata introdotta una sorpresa graditissima dagli appassionati: con un po' di attenzione è possibile trovare alcune leve che sbloccano l'accesso ad aree che replicano alcuni livelli dei precedenti capitoli della serie. Inoltre, come omaggio a Bethesda - che aveva acquistato id Software nel 2009 - venne inserito uno scheletro con indosso il classico elmo con le corna rovesciate di Skyrim e la tipica freccia nel ginocchio, spauracchio di qualsiasi avventuriero.

    Il nostro Gabriele Ferrara ha dedicato un articolo all'approfondimento degli easter egg presenti in DOOM Eternal: vi rinviamo al suo pezzo e qui evitiamo di farvi spoiler!

    DOOM è molto più di un semplice sparatutto: è una delle serie più importanti del medium videoludico, e il suo impatto sulla cultura di massa è stato incalcolabile. E voi avete già salvato la Terra nell'ultimo DOOM? Cos'è che vi ha fatto innamorare di questa serie immortale? Vi aspettiamo per discuterne insieme nei commenti... e buon BFG a tutti!

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