Dragon Quest 12 The Flames of Fate: i fuochi della rivoluzione

Tutto quello che sappiamo su Dragon Quest 12 The Flames of Fate, il nuovo attesissimo episodio della saga ideata da Yūji Horii.

Dragon Quest 12 The Flames of Fate: i fuochi della rivoluzione
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  • PS4
  • PS4 Pro
  • Il 2022 sarà un anno ricchissimo per i fan di Square Enix, che nel solo mese di marzo potranno posare le loro mani su Babylon's Fall, Triangle Strategy, Chocobo GP e Stranger of Paradise: Final Fantasy Origin (a proposito, sulle pagine di Everyeye trovate una nuova intervista agli sviluppatori di Stranger of Paradise). Mentre l'attenzione dei lettori di Famitsu è già concentrata su Final Fantasy XVI e Dragon Quest X Offline, di recente ci siamo fermati a ragionare e a fantasticare su come sarà il dodicesimo episodio della saga degli Slime.

    Partendo dai traguardi raggiunti dal suo illustre predecessore (qui trovate la recensione di Dragon Quest XI per PlayStation 4), abbiamo quindi raccolto le informazioni centellinate nel corso dei mesi dalla stessa Square Enix per poi provare a comprendere meglio quello che dovremmo aspettarci da Dragon Quest XII: The Flames of Fate.

    Il Dragon Quest più cupo e oscuro di sempre

    Quella di Dragon Quest è una delle serie di JRPG più amate e longeve, ma anche una delle più conservatrici. Escludendo il decimo episodio (un MMORPG mai sbarcato sui mercati occidentali), tutti i titoli principali del franchise ci hanno infatti proposto delle epopee estremamente classiche, ma anche un po' pesantucce, se confrontate con le storie raccontate dai giochi di ruolo moderni. Per il momento Square Enix non ha divulgato nessun dettaglio circa la trama della dodicesima iterazione del brand, ma alcune dichiarazioni inequivocabili potrebbero suggerirci anzitempo la direzione intrapresa a questo giro da Yuji Horii e dagli altri sceneggiatori del prodotto.

    Sin dall'annuncio di Dragon Quest XII: The Flames of Fate, il creatore della serie ha affermato innanzitutto che l'intreccio affronterà il tema della necessità di compiere scelte importanti, ragion per cui sarà più cupo e oscuro rispetto alle trame tipiche di DQ. Specificando inoltre che questo sarà rivolto principalmente ad un pubblico adulto e maturo, Yuji Horii ci ha insomma fornito un indizio importantissimo e che potremmo interpretare con la volontà di limitare o addirittura eliminare la componente comica della sua creatura.

    Fatta eccezione per i doppi sensi legati al "Puff Puff" (un ricorrente riferimento alla pepata scena di Dragon Ball con protagonisti il Maestro Muten e un Oolong con le sembianze di Bulma) quella di Dragon Quest è una comicità davvero troppo "ingenua" e puerile per continuare ad essere apprezzata - per non dire tollerata - dal pubblico contemporaneo, specie quello occidentale.

    Nonostante le storie del franchise non abbiano mai disdegnato le tragedie, nessun titolo numerato ci aveva mai messi dinanzi a eventi altrettanto catastrofici quanto quelli dell'undicesimo, sicché è lecito aspettarsi che DQXII ne segua la sensazionale deriva.

    Tenendo bene a mente le forti dichiarazioni di Horii, questa potrebbe essere per Square Enix l'occasione propizia per plasmare una realtà diversa da qualsiasi altra e lanciarsi in una storia di fantapolitica. Chiunque abbia un minimo di familiarità con Dragon Quest ricorderà che tutte le varie realtà in cui sono ambientati i molteplici giochi della serie si presentano rigorosamente pacifiche: certo, ogni gioco ha il suo villain senza scrupoli e una manciata di personaggi malvagi, ma sin dagli albori questi sono sempre stati un'inspiegabile minoranza. Di conseguenza, seppur con qualche rarissima eccezione, nei panni dell'Eroe di turno siamo sempre stati accolti amichevolmente dagli abitanti di qualsiasi villaggio, per poi risolvere una serie di problemi locali, entrare nelle grazie di sindaci e regnanti, e infine riprendere il viaggio come se niente fosse. In nessuna occasione, però, siamo rimasti coinvolti in storyline più articolate e durature, come ad esempio una guerra tra due regni diversi (o due razze) che ci imponesse di lottare per l'una o per l'altra fazione.

    Dragon Quest XII: The Flames of Fate potrebbe pertanto mettere da parte il solito demone intenzionato a distruggere il mondo e i suoi abitanti, e assegnare il ruolo di antagonista principale a un manipolo di esseri umani particolarmente avidi e spietati.

    In questo modo, non solo Horii e suoi avrebbero modo di narrarci un'epopea più umana e moderna che mai, ma per la prima volta avrebbero la motivazione perfetta per trascinarci sin dai primissimi minuti di gioco in una terra messa in ginocchio da eventuali catastrofi e tumulti provocati dai suoi popoli. Con premesse anche solo vagamente simili a quelle ipotizzate, non sarebbe affatto strano se Dragon Quest XII: The Flames of Fate finisse per proporci sul serio dei bivi narrativi e finali alternativi, nonché stabiliti dalle decisioni prese dal giocatore lungo la campagna.

    I fuochi della rivoluzione

    Il nuovo Dragon Quest è sviluppato in Unreal Engine 5, al momento l'aspetto di Dragon Quest XII: The Flames of Fate che preoccupa maggiormente i fan storici sembrerebbe essere quello ludico, giacché Yosuke Matsuda ha affermato che il prossimo episodio avrà un forte impatto sui prossimi 10-20 anni della serie Dragon Quest e che pertanto richiederà tantissima innovazione. Parole forti e che vanno a sommarsi a quelle dello stesso Horii, che già nel mese di maggio 2021 aveva accennato a un combat system completamente rinnovato, ma che in ogni caso dovrebbe consentire a coloro che hanno giocato ai precedenti capitoli di Dragon Quest di "goderne senza provare un senso di disagio".

    Mettendo da parte i dubbi (assolutamente legittimi) sulla decisione del colosso nipponico di rivoluzionare una saga che ha trasformato la propria classicità nel suo maggiore punto di forza, l'unica cosa che sappiamo per certo è che i turni tanto cari ai giocatori più navigati non scompariranno del tutto. Unendo i punti e gli indizi finora in nostro possesso, e tenendo presente che nel progetto sono stati coinvolti persino i ragazzi di HexaDrive (software house fondata nel 2007 da ex-dipendenti Capcom che avevano contribuito alla serie di Devil May Cry), la conclusione più realistica è che il prossimo Dragon Quest voglia dunque mescolare l'irrinunciabile componente strategica garantita dai turni alla spettacolare azione in tempo reale che contraddistingue le produzioni moderne. D'altronde, già con Dragon Quest XI: Echi di un'Era Perduta la casa dei Chocobo e degli Slime aveva spezzato una lancia in favore dei giocatori più avvezzi ai ritmi tipici degli action, introducendo appunto il cosiddetto "Movimento Libero". Una volta attivata la suddetta modalità, i personaggi non erano più obbligati ad attendere immobili il proprio turno per agire, ma l'utente aveva la facoltà di spostare a piacimento l'eroe controllato, seppur entro i limiti dell'area circoscritta durante le fasi di lotta.

    Conferendo agli scontri una parvenza dinamica e più in linea con gli action RPG, la suddetta permetteva ad esempio di portarsi alle spalle di un avversario o di seguire il combattimento da un punto di vista inedito. L'adozione di un sistema ibrido à la Final Fantasy VII Remake ci sembra insomma il passo successivo sul lento percorso evolutivo che Dragon Quest ha imboccato negli ultimi anni, soprattutto nel caso in cui Square Enix dovesse decidere di abolire anche in questo caso l'ormai obsoleta transizione tra la fase esplorativa e quella di lotta.

    Sempre a proposito di gameplay ibridi, va detto che gli ultimi due episodi della serie The Legend of Heroes di Nihon Falcom ci hanno proposto un'alternativa altrettanto valida. Come spiegato nell'anteprima di The Legend of Heroes Kuro no Kiseki, lo studio nipponico ha elaborato un articolato sistema di combattimento che attraverso la semplice pressione di un tasto consente di passare in qualsiasi momento dai turni all'azione e viceversa: se la modalità chiamata "Command Battle" mantiene intatte le storiche meccaniche del franchise, la cosiddetta "Action Battle" imbocca totalmente la via dell'action, offrendo la possibilità di destreggiarsi in assalti furiosi o ricorrere a tempestive tecniche evasive.

    Una soluzione, quella di Nihon Falcom, realmente capace di soddisfare qualsiasi palato e che a nostro avviso si adatterebbe meglio a un brand longevo e attaccato alle tradizioni come appunto quello di Dragon Quest.

    Dragon Quest XII: The Flames of Fate Nella speranza che Square Enix decida di svelare quanto prima le proprie carte e far luce sui suoi piani per il futuro, possiamo dunque dare per certo che Dragon Quest XII: The Flames of Fate rappresenterà in ogni caso un punto di non ritorno per il franchise. Se da una parte nutriamo qualche dubbio sulla necessità di sottoporre un brand ancora tanto forte a una complessa e rischiosa operazione di rinnovamento, dall’altra ci dichiariamo rincuorati dalla volontà di preservare quantomeno l’inconfondibile character design di Akira Toriyama (Dragon Ball), che almeno sul piano artistico dovrebbe garantire al prodotto una certa continuità col passato. Non resta che confidare in Yuji Horii e augurarci che il leggendario game designer riesca a sorprenderci ancora una volta.

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