Dragon Quest Builders 2: un sandbox creativo alla portata di tutti

Dragon Quest Builders 2 non è l'ennesimo clone di Minecraft, ma rappresenta il punto di unione tra creatività senza freni e accessibilità.

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  • A quasi sette mesi dalla pubblicazione in Giappone, Dragon Quest Builedrs 2 ha da poco raggiunto gli scaffali occidentali con un'offerta ludica varia e abbondante, che riprende molte delle idee viste nel capitolo precedente e le arricchisce con una lunga serie di novità e revisioni efficaci. Il tutto tra le maglie di un sandbox ruolistico che affonda le radici in un lontano passato, e che deve molto a opere seminali del calibro di Minecraft. Attenzione però a liquidare il gioco di Square Enix come l'ennesimo clone del titolo di Mojang, visto che l'ultima avventura del Costruttore (qui la recensione di Dragon Quest Builders 2) ha una sua identità unica: quella di una produzione che tenta di aprire le porte della creatività al grande pubblico, senza per questo svilire la sua matrice originale.

    Le origini di un'idea

    Quando, nel lontano 1974, Gary Gygax e Dave Arneson pubblicarono la primissima versione di Dungeons & Dragons, probabilmente non avevano idea dell'impatto che la loro creatura avrebbe avuto sulla cultura di massa e, più nello specifico, su quella che sarebbe poi diventata una delle industrie più remunerative del ventunesimo secolo.

    L'idea di base era quella di fornire al pubblico un contenitore creativo vincolato a uno specifico set di regole, da utilizzare per costruire autonomamente avventure sempre diverse, modellate in base alle volontà di tutti i giocatori coinvolti. In sostanza, un "sandbox" per l'immaginazione. Un concept potente e meravigliosamente libertario, nato sotto l'influenza dei primissimi libri interattivi e wargame, che avrebbe contribuito in maniera incalcolabile al concepimento di alcune delle opere più visionarie di un panorama videoludico agli albori, da Ultima a The Legend of Zelda. Fatta eccezione per il sandbox integralista di Elite, già negli anni ‘80 la produzione videoludica aveva però adottato forme più strutturate, che da una parte limitavano la libertà del giocatore, e dall'altra rendevano più facile tanto la fruizione quanto la creazione - in linea con le tecnologie dell'epoca - dei mondi digitali. Un filone che anticipava il moderno concetto di "open world", rivoluzionato prima dal terzo capitolo di GTA e poi da The Legend of Zelda: Breath of the Wild, trasformato da Aonuma in un parco giochi per l'inventiva. Tra queste due pietre miliari della storia del videogioco ce n'è però un'altra che, ben più delle sue principali fonti d'ispirazione (da Infiniminer a Dwarf Fortress), è riuscita nel difficile compito di conquistare il pubblico con una proposta sandbox radicale, praticamente senza precedenti.

    Pubblicata il 17 maggio del 2009, la prima versione pubblica di Minecraft mise nelle mani della "platea ludens" un intero universo fatto di voxel e fantasia, modellabile in base ai desideri e all'estro dei suoi abitanti. Un'idea da 2 miliardi e mezzo di dollari (la cifra incassata da Markus Persson dopo la cessione di Mojang a Microsoft), che nel tempo ha consolidato le fondamenta di una community ora composta da quasi 180 milioni di giocatori.

    Malgrado le cifre titaniche registrate dal parto mentale del buon Notch, Minecraft non è certo un gioco per tutti i palati: la mancanza di una rigida gamma di obiettivi, anch'essi subordinati alla creatività degli utenti, può facilmente rivelarsi un boccone troppo difficile da digerire, e lo spaesamento generato dall'esperienza tende a scoraggiare molti neofiti.

    Evoluzione accessibile

    Ed ecco che, dopo una nutrita serie di preamboli acrobatici, arriviamo dunque al nocciolo del nostro discorso, a quel Dragon Quest Builders che rappresenta il punto di giunzione ideale tra l'anarchia creativa di Minecraft e la fruibilità tipica delle produzioni più "tradizionali".

    La ricetta messa insieme da Square Enix per l'esordio della serie, e successivamente rifinita per il secondo capitolo, distribuisce le meccaniche cardinali del gameplay lungo una progressione ben ritmata, che amplifica enormemente l'accessibilità del comparto ludico facilitando l'assimilazione delle sue componenti. Per quanto semplice, leggera e prevedibile, la narrazione fornisce sempre agli avventurieri un chiaro obiettivo da perseguire, eliminando del tutto il senso di disorientamento tipico dell'ortodossia sandbox. Sotto la guida di un cast amabile e colorito, specialmente per gli amanti della saga principale, il giocatore ha tutto il tempo per fare sue le dinamiche chiave del titolo, con una serie di incarichi di complessità crescente che invitano a prendersi libertà sempre maggiori nella realizzazione di strutture e villaggi.

    Procedendo lungo la campagna, arriva infatti un momento in cui la godibilità della componente di costruzione non è più strettamente legata all'avvicendamento delle missioni, e l'utente comincia a sentire l'impulso di lanciarsi in divagazioni architettoniche sempre più selvagge, con la soddisfazioni degli abitanti a fare da ulteriore incentivo.

    Da questo punto di vista, quasi paradossalmente trattandosi di un'opera derivativa, Dragon Quest Builders 2 è molto probabilmente il miglior modo per avvicinarsi a un prodotto come Minecraft, per sviluppare la "forma mentis" richiesta dal titolo di Mojang. Aldilà di questo, l'impostazione ruolistica dell'avventura garantisce continui stimoli all'esplorazione, tra puzzle ambientali, scrigni nascosti e boss da sconfiggere.

    Un tesoretto motivazionale cui contribuisce efficacemente una gran quantità di migliorie alla "qualità della vita" dei giocatori, come l'inserimento di un sistema di viaggio rapido, meccaniche survival meno gravose, armi senza limiti di utilizzo e un inventario sostanzialmente illimitato. Ognuna delle attività offerte dal mondo di gioco, comprese quelle "procedurali" delle isolette secondarie, contribuiscono in qualche modo all'ampliamento del catalogo degli elementi craftabili dall'utente, che non sono legati esclusivamente alla disponibilità dei materiali. Tutti elementi che rendono difficile attribuire al titolo Square Enix l'etichetta di "clone di Minecraft in salsa Dragon Quest", visto che, con tutte le sue semplificazioni, la nuova avventura del Costruttore vanta un'identità unica e pienamente definita. Dragon Quest Builders 2 è per molti versi l'anello mancante tra la creatura di Notch e il moderno panorama degli open world per il grande pubblico: una linea evolutiva con un gran potenziale, che merita sicuramente l'attenzione della platea videoludica.

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