Due decenni di epiche avventure: buon compleanno Baldur's Gate

Uno speciale dedicato a uno dei migliori giochi di ruolo di tutti i tempi, a vent'anni dal primo passo compiuto nei Forgotten Realms di Baldur's Gate.

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  • Anche se la notizia sconvolgerà molti di voi, sappiate che sono passati 20 anni dall'uscita di Baldur's Gate. Feel old yet? Quando l'immensa opera di Bioware uscì su PC, ero un ragazzino appassionato di giochi di ruolo che divorava libri fantasy come se fossero pacchetti di patatine. Giocavo regolarmente a GiRSA o a Rolemaster con il mio gruppo di amici e recitavo a memoria citazioni da Il Signore degli Anelli senza alcuno sforzo. Tutte cose che il mio io attuale non è più in grado di fare. Lasciando da parte le divagazioni, quando mi avvicinai per la prima volta a Baldur's Gate rimasi estasiato dal lavoro svolto da Bioware. Il modo in cui il mondo di D&D era stato trasposto all'interno di un videogioco era affascinante.

    Fino a quel momento, l'unico modo per vivere in un videogioco un'esperienza simile a quella del GDR cartaceo era immergersi in Ultima Online e nel suo palcoscenico virtuale popolato da migliaia di giocatori umani. Tutto il resto, nel bene o nel male, offriva qualcosa di diverso. Baldur's Gate faceva sentire subito a casa gli amanti dei GDR, grazie a una creazione del personaggio basata sui classici tiri di dado e su scelte delicate come sesso, razza, classe e via dicendo. Una volta generato il proprio eroe, bastavano pochi istanti per rendersi conto di essere alle prese con quello che sarebbe presto diventato uno dei GDR occidentali più famosi e amati al mondo.

    La solita vecchia storia

    Per ogni amante del fantasy, le premesse di Baldur's Gate erano una garanzia. C'era l'immancabile orfano adottato da un uomo comune e cresciuto senza troppe sorprese in una zona priva di pericoli.

    C'era l'amica d'infanzia. C'era l'attacco improvviso a opera di figure misteriose. C'era la fuga precipitosa e, ciliegina sulla torta, c'era l'inevitabile morte violenta del mentore. Se avete giocato di ruolo è probabile che abbiate vissuto almeno una volta una situazione simile, soprattutto quando il vostro master era ancora alle prime armi. Nonostante l'interminabile serie di cliché nelle prime fasi dell'avventura, il modo in cui la storia si evolveva col passare delle ore era affascinante, oltre a pescare a piene mani dall'universo di Forgotten Realms. I riferimenti diretti erano innumerevoli, a partire dagli incontri con figure iconiche come Drizzt Do'Urden ed Elminster, fino all'uso del folto bestiario che ha popolato i sogni di molti bambini dell'epoca.

    Un mondo sconfinato

    Oggi si usa spesso l'ampiezza dei mondi virtuali come termine di paragone fra i giochi. Si confrontano le dimensioni della mappa esplorabile, la quantità di missioni, il numero di personaggi non giocanti.

    Quando uscì Baldur's Gate questa pratica non era così radicata, forse perché i giochi dell'epoca potevano contare su mondi ben più vasti di quelli a cui siamo abituati oggi, complice una realizzazione grafica più leggera e meno esigente in termini di sviluppo tecnico. Basta fare un confronto tra i primi capitoli di Fallout e quelli attuali per capire a cosa mi riferisco. In quel contesto storico Baldur's Gate offriva un mondo non certo enorme, ma dettagliato come non mai e così pieno di contenuti da lasciare senza fiato. Dopo la fase introduttiva si poteva esplorare a piacimento la Costa della Spada, ricordando sempre che viaggiare, nei mondi fantasy, non era una passeggiata. Per un party di livello basso anche l'incontro con un banale branco di lupi poteva rivelarsi fatale, motivo per cui ogni viaggio era un'avventura unica in cui la fog of war faceva schizzare la tensione alle stelle. C'era abbastanza carne al fuoco per impressionare qualsiasi giocatore, stuzzicandone la curiosità e creando un legame indissolubile con ogni ambientazione. All'epoca era più difficile realizzare mondi curati nei minimi dettagli e si doveva lavorare molto con la fantasia.

    In quest'ottica, uno dei più grandi meriti di Baldur's Gate è stato quello di dare una forma concreta alle fantasie di migliaia di appassionati di giochi di ruolo, animando e rendendo interattivo ciò che, fino a quel momento, era rimasto chiuso nelle stanze in cui si giocava a D&D.

    Sotto molti punti di vista, l'unico gioco moderno che mi ha fatto rivivere i brividi dei viaggi di Baldur's Gate è stato Dragon's Dogma. Anche nel titolo Capcom avventurarsi nel mondo di gioco era elettrizzante. Esplorare una zona sconosciuta, magari di notte, faceva rizzare i peli sul collo per la tensione e ogni rumore sconosciuto faceva salire il cuore in gola.

    Una questione di allineamento

    Il meraviglioso mondo di gioco non è stato l'unico elemento di Baldur's Gate a lasciare il segno. Gran parte del successo dell'opera di Bioware è legata ai dialoghi e alla caratterizzazione dei personaggi. Le figure arruolabili all'interno del gruppo erano numerose ed erano tutte caratterizzate in modo superbo. Gli sviluppatori avevano implementato in modo impeccabile il concetto di allineamento di D&D, dotando ogni personaggio di un'impostazione morale ben precisa.
    Grazie a questa caratteristica era possibile affrontare conversazioni elaborate con i membri del gruppo e non era raro assistere a complessi scambi di battute anche tra i personaggi controllati dalla CPU.

    A volte la loquacità di alcuni attori virtuali era addirittura eccessiva, soprattutto nelle fasi più concitate dei combattimenti. Eppure, tutto questo contribuiva a plasmare l'atmosfera unica che circondava la serie. Personalmente ho sempre adorato l'approccio fatalista di Xan e ancora oggi sorrido quando ripenso all'assurdo grido di battaglia del possente Minsc ("Mira agli occhi, Boo. Mira agli occhi!"), rivolto al suo fido criceto. Grazie a una programmazione curata sotto ogni aspetto, il team di Bioware aveva creato un ecosistema sociale credibile, che costringeva il giocatore a scegliere con attenzione chi inserire nel gruppo. Viaggiare con un compagno legale buono e uno caotico malvagio poteva essere divertente, almeno finché i due non cercavano di uccidersi a vicenda, magari nel bel mezzo di un combattimento complicato. Sotto molti punti di vista Baldur's Gate ha gettato le basi per ciò che abbiamo visto nella trilogia di Mass Effect, altra pietra miliare nella storia dei videogiochi.

    Il GDR per giocatori pigri

    Quello del gioco di ruolo cartaceo è un passatempo meraviglioso, che però richiede una buona dose di impegno per memorizzare le innumerevoli regole e per seguire tutte le procedure necessarie. Ogni situazione, anche la più dinamica e concitata, deve essere gestita in turni separati, per permettere al master di registrare le azioni del gruppo e di valutarne le conseguenze. E poi ci sono gli innumerevoli tiri di dado a rendere tutto più vivo e frizzante.

    Con Baldur's Gate, Bioware ha racchiuso tutto questo all'interno di un videogioco, replicando la magia dei GDR e mettendo a disposizione degli utenti un master infallibile e una sceneggiatura superba. In questo modo, anche i più pigri possono provare parte della meraviglia che si vive durante una campagna con un gruppo affiatato e un master all'altezza. La casualità dei risultati è l'ingrediente perfetto per amalgamare una quantità incredibile di contenuti eccellenti, creando un'esperienza capace di mutare di partita in partita. Non a caso, per godersi tutto ciò che la serie di Baldur's Gate aveva da offrire, molti appassionati hanno affrontato più e più volte le varie campagne.

    Uno spietato maestro di vita

    Tra le caratteristiche migliori di Baldur's Gate c'era la profondità strategica dei suoi combattimenti. Le opzioni a disposizione del giocatore e della CPU erano così tante, che per ogni scontro potevano essere sfruttate innumerevoli strategie differenti. I membri del party, il livello dei singoli personaggi, le abilità apprese, gli oggetti equipaggiati, il posizionamento sul campo di battaglia.

    Le variabili erano moltissime e la visuale isometrica a volo d'uccello unita alla possibilità di mettere in pausa l'azione in qualsiasi momento, permettevano di gestire al meglio ogni situazione. Per i giocatori che, come me, hanno affrontato Baldur's Gate in giovane età, la saga di Bioware è stata una spietata maestra di vita, per la brutalità di alcuni combattimenti, per la facilità con cui ci si poteva imbattere in incontri potenzialmente fatali (mi viene in mente quella maledetta di Shoal), o la maturità di alcuni dialoghi.

    Una volta capito che le meccaniche del gioco erano strettamente legate al regolamento di D&D, l'unico vero limite era la fantasia. Ogni volta che si superava una situazione difficile grazie a un'idea azzardata e fuori di testa, la soddisfazione che si provava era indescrivibile. Esattamente come accadeva giocando di ruolo con gli amici.

    Baldur's Gate Enhanced Edition Questa lettera d’amore a Baldur’s Gate si chiude con un consiglio spassionato. Se non avete mai giocato questa perla di Bioware, fatelo al più presto. L’Enhanced Edition del 2012 è un ottimo modo per recuperare in un colpo solo tutto il materiale relativo alla serie, opportunamente aggiornato sia sul fronte ludico che (in maniera minore) su quello tecnico. Preparatevi, però. Se siete abituati alle coccole dei giochi attuali, il primo impatto rischia di essere traumatico.

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