Elden Ring e la letteratura: i libri da leggere

Andiamo a ricercare connessioni, sintonie e intermittenze similari tra il mondo di Elden Ring e i grandi classici della letteratura.

Elden Ring e la letteratura: i libri da leggere
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  • Nella vita mi occupo di editoria e sin dai primi passi in quel di Sepolcride, teatro di mille battaglie e scoperte nello splendido mondo di Elden Ring, non ho potuto fare a meno di pensare ai grandi titoli della letteratura mondiale. Non sto parlando di mitologia norrena o di certe derive fantasy tipiche della penna di George R. R. Martin - che come è noto ha ideato parte dei fatti accaduti prima della comparsa del Senzaluce - ma di tre romanzi nello specifico, che al netto di evidenti differenze sono riusciti a suscitarmi le medesime sensazioni ed emozioni provate nel corso del mio lungo viaggio in Elden Ring (150 ore non sono pochine, dopotutto).

    Questi tre libri sono "L'opera al nero" di Marguerite Yourcenar, la celeberrima autrice de "Le memorie di Adriano", "Guida il tuo carro sulle ossa dei morti" di Olga Tokarczuk (con il quale ha vinto il Nobel per la letteratura) e ultimo ma non ultimo, "Cronorifugio" di Georgi Gospodinov. A onore del vero mi piace anche citare l'intero corpus del Nibelungenlied, il ciclo dell'Anello dei Nibelunghi, soprattutto nella variante dei libretti d'opera dell'Ottocento che accompagnavano i concerti di Richard Wagner. Come potete vedere sono riferimenti molto diversi tra loro e lontani nel tempo, di cui parlerò in una sorta di diario di viaggio lungo le lande dell'Interregno, in forma assolutamente personale e non legata a dichiarazioni ufficiali del team di sviluppo.

    L'opera al nero: Nokron/Nokstella

    L'opera al nero di Marguerite Yourcenar (da cui è stato tratto anche un bel film con Marcello Mastroianni), è un romanzo nel quale si raccontano le vicende di Zenone (lo trovate su Amazon a 9.25 euro), uno studioso, proto-scienziato e alchimista del Cinquecento, alla ricerca della conoscenza suprema e della pietra filosofale.

    Caratterizzato dalla scrittura al tempo stesso raffinata e semplice di Yourcenar, il libro trova una diretta corrispondenza di stili, situazioni e pulsioni nel momento in cui in Elden Ring si scopre per la prima volta Nokstella. Come probabilmente molti di voi sapranno, per avanzare nella quest "Età delle stelle" di Ranni la Strega è fondamentale prendere il famoso ascensore di Tetrobosco e avventurarsi nelle viscere dell'Interregno. Qui, scendendo in un baratro brillante di gemme Scintipietra, si scopre "la falsa notte perpetua" di Nokron/Nokstella, la città eterna.

    "So che non so quel che non so; invidio coloro che sapranno di più, ma so che anch'essi, come me, avranno da misurare, pesare, dedurre e diffidare delle deduzioni ottenute, stabilire nell'errore qual è la parte del vero e tener conto nel vero dell'eterna presenza di falso" (L'opera al nero, Marguerite Yourcenar).

    Ecco, se si presta attenzione al tipo di movimento spaziale che si effettua per esplorare Nokron - scendere verso il basso per scoprire l'alto delle stelle - ci si può accorgere di come questa sia la più classica delle operazioni alchemiche. Infatti, proprio come racconta lo stesso Zenone ne "L'opera al nero", durante la sua febbricitante ricerca di conoscenza in un mondo ricolmo di pregiudizi come quello post medievale, gli alchimisti mischiavano la proto-chimica a una specie di magia elementare, e ricercavano la cosiddetta "Nigredo", la grande opera al nero legata al percorso verso la pietra filosofale.

    Avete capito adesso perché ho pensato alla Yourcenar mentre affrontavo il colossale soldato draconide nel lago antistante la cascata di Nokstella? Nel mio e "nostro" piccolo, avevamo appena fatto un'operazione alchemica: eravamo scesi in basso trovando l'alto per ricercare una pietra, o per meglio dire "un destino, una verità, una via", che ci avrebbe (ri)condotto alle stelle assieme alla nostra eterna consorte Ranni.

    Ovviamente questo pensiero bruciante mi ha più volte distratto e ha fatto sì che perissi ancora e ancora sotto le fauci del soldato-drago. Ma alla fine la magia Scintipietra si è dimostrata più forte delle fauci draconiche e il mio viaggio ha avuto un prosieguo.

    Guida il tuo carro sulle ossa dei morti: Liurnia

    Ed ecco allora che, dopo aver attraversato Nokstella e sconfitto Godrick l'Innestato, l'immensa area nebbiosa di Liurnia mi si è parata davanti. Man mano che attraversavo i grandi specchi lacustri ed esploravo le grotte e i dungeon circostanti, un'idea, anzi una frase, ha fatto capolino nella mia mente.

    "Se osserviamo da vicino ogni frammento di Istante, possiamo soffocare nel terrore. Nei nostri corpi avanza inarrestabile la decomposizione, in breve ci ammaleremo e moriremo. I nostri cari ci lasceranno, la loro memoria si disperderà nel chiasso; non resterà niente. Solo pochi vestiti nell'armadio e qualcuno in una foto, ormai irriconoscibile".

    Queste sono parole del Premio Nobel per la Letteratura Olga Tokarczuk, tratte dal suo romanzo "Guida il tuo carro sulle ossa dei morti". I riferimenti a queste in Elden Ring sono per così dire emozionali e "atmosferici" visto che l'intero libro è permeato da un'atmosfera simile a quella che si può respirare mentre si accede alle terre dominate dall'Accademia di Raya Lucaria.

    Ogni cosa infatti appare idilliaca all'apparenza, come se fosse stata tratta da un sogno, si pensi al grande lago coronato da monti sui cui svettano guglie e pinnacoli di eleganti edifici o, passando al romanzo, al paesino immerso in un bosco immoto e verdeggiante. In realtà, le bellezze di Raya Lucaria e delle terre di Liurna sono una mera apparenza e nascondono la storia tremenda della famiglia Cariana e degli stregoni Scintipietra, due fazioni impegnate in una guerra che ha portato a terribili conseguenze per tutto l'Interregno. Parimenti, in Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, la protagonista del libro è un'insegnante di inglese molto anziana con due forti passioni: l'astrologia (guarda caso!) e gli animali. Attraverso lo studio delle costellazioni e il rapporto privilegiato con gli animali, si accorge per prima del triste destino che attende non solo l'umanità ma il mondo tutto.

    Ebbene, questi presagi di rovina sono ravvisabili anche nelle vicende di Elden Ring, dalla schiavizzazione di individui divenuti marionette degli stregoni, passando per l'inquietante storia di morte e rinascita di Rennala, fino agli insegnanti dell'Accademia trasformatisi in sicari senza scrupoli. Insomma, tutto in Liurnia ci parla del destino di morte che attende ogni essere vivente e il romanzo di Tokarczuk, anche con i suoi robusti afflati ecologisti, volge lo sguardo e il pensiero nella medesima direzione: e se fossero proprio i segnali della natura e del cielo a dirci che il nostro tempo su questa Terra è ormai destinato a finire?

    Cronorifugio: il tempo dell'interregno

    Nonostante le inquietudini magiche ho proseguito il cammino, battuto il generale Radahn in una titanica battaglia campale e superato le insidie dell'Altus Platus, fino a giungere alle porte della capitale dorata di Lyndell, dove ho incontrato una strana figura ammantata d'oro che però non si trovava veramente in quel tempo e in quello spazio.

    Godfrey, il primo Signore Ancestrale, era solo un robusto eco del passato proveniente dai giorni in cui l'ex barbaro guerriero Hoarah Loux è diventato il consorte della Regina Marika e di conseguenza re e lord dell'Interregno. Ecco, questo legame tra un passato e un presente in stretta comunicazione ma non più in grado di parlarsi, ha suscitato in me un immediato effetto déjà vu a proposito di "Cronorifugio", il citatissimo romanzo di Georgi Gospodinov che ha come protagonista l'enigmatico Gaustìn, tenutario a Zurigo di una specie di "clinica del passato". Gaustìn è appunto un viaggiatore temporale che ricuce, recupera e ridesta linee temporali a seconda dell'esigenza del cliente di turno, così da fargli vivere realtà parallele. L'inganno di Godfrey, che si para davanti a noi come se non fosse accaduto nulla (ma invece è accaduto tutto) è il diretto corrispettivo delle realtà parallele evocate da Gospodinov, dei rifugi di cartapesta di chi rifiuta il mondo che crolla del tempo presente per rifugiarsi nel "quando le cose funzionavano".

    "Non è casuale questo affluire di tanta gente senza memoria, oggi... Sono qui per dirci qualcosa. E credimi, un giorno, molto presto, molti cominceranno a scendere nel passato da soli, a "perdere" la memoria di propria volontà. Si profila un tempo in cui sempre più persone vorranno nascondersi nella loro grotta e tornare indietro. E non da una bella situazione, in ogni caso. Dobbiamo essere pronti con rifugi antiaerei del passato. Chiamali pure, se vuoi, cronorifugi". ("Cronorifugio" di Georgi Gospodinov).

    Ecco perché abbattere il riflesso dorato, l'inganno aureo del lord ancestrale, mi ha dato una tale soddisfazione. Perché l'ho vissuto come l'affermazione del reale scorrere del tempo. Gospodinov tra l'altro ci ammonisce sulla perdita della memoria che affligge l'Europa e il mondo intero e sconfiggere Godfrey significa rifiutare tutto ciò: noi viviamo qui e ora, immersi nell'hinc et nunc. Il passato è importante ma è nel tempo presente che si decide la partita del'Interregno.

    L'Anello del Nibelungo: Elden Ring

    Ci stiamo avvicinando alla conclusione del nostro viaggio. Siamo sulle pendici della forgia dei giganti e qualsiasi strada la nostra o il nostro Senzaluce abbia preso, siamo di fronte al nostro destino. Questo è perciò il momento ideale per citare l'ultimo grande gruppo di opere che ha suscitato in me emozioni e sensazioni affini a quelle che ho provato in Elden Ring. Sto parlando della tetralogia conosciuta come l'Anello del Nibelungo (L'oro del Reno, La Valchiria, Sigfrido e Il Crepuscolo degli Dei) di Richard Wagner.

    . In particolare voglio riferirmi alla quarta e ultima parte per la sua storia all'insegna di tradimenti e uccisioni familiari, perché più delle altre sembra essere uscita fuori dall'opera di From Software. Non solo per gli ovvi riferimenti all'anello ancestrale ma soprattutto per la solenne correlazione tra azioni e conseguenze, che ha un'importanza fondamentale in entrambi i capolavori.

    "Roseo tramonto tinge il ciel; chiara Brilla la vampa custode fedel. Che lambe ardente il vivido fiotto laggiù? Sul culmine vegg'io i baglior turbinar! Cielo! Sigfrido ancor! questo è il suo squillo, Il noto appello! Sorgi! incontro movi, Infra le braccia al Dio!"
    ("Il crepuscolo degli dei" di Richard Wagner).

    Questa citazione non è forse perfetta per la titanica battaglia contro il Gigante di Fuoco? Sappiamo bene come Godfrey, proprio a seguito della guerra contro i giganti sia diventato il combattente più forte dell'Interregno. Il nostro Senzaluce arriva a cose fatte, con la maledizione della Regina Marika che già incombe sulla stirpe dei giganti e qualsiasi nemico dell'Albero Madre, il simbolo vivente della potenza dell'Ordine Aureo. Se a ciò aggiungiamo la battaglia con l'ex re dei giganti, che in un tempo lontano aveva scacciato i draghi colossali dalle cime del mondo, è facile intuire perché io abbia ritrovato quel senso di epicità nella fine del mondo cantato nell'opera di Wagner.

    D'altra parte anche ne "Il crepuscolo degli dei" - così come nell'omonimo film di Visconti - si narra la fine di un mondo e del termine dell'ordine prestabilito. Fa riflettere a tal proposito che decine di rappresentazioni dell'opera wagneriana si siano tenute in uno dei momenti più bui nella storia dell'umanità e cioè durante la Seconda Guerra Mondiale: perché la fine di quel mondo era la fine del sogno/incubo hitleriano. Prima si assisteva all'opera e poi, in agghiaccianti riti di suicidio collettivo, si ingeriva una fatale pastiglia di cianuro.

    Elden Ring però, almeno in più della metà dei suoi finali (per saperne di più, ecco tutti i finali di Elden Ring), concede una vaga speranza al giocatore: sedendo sul trono ancestrale infatti, in qualità di nuovo Lord o di nuovo Signore della Morte, si ha la possibilità di preservare o ricostruire pezzo per pezzo l'Interregno. Ad ogni modo, a prescindere dai finali - inclusi quelli più bui e nichilisti - il viaggio di Elden Ring vale sempre la pena di essere vissuto e nel mio caso, complici i numerosi riferimenti alla letteratura, al cinema e al mondo dell'arte in generale, si è guadagnato un posto speciale nella mia biblioteca del cuore, proprio al fianco dei libri che ho citato. Buon viaggio e buona lettura.

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