Elden Ring e la grande mitologia dell'Interregno: un viaggio nelle leggende

Abbiamo scovato nell'Interregno molti riferimenti a leggende e grandi opere letterarie del passato: ve ne parliamo in uno speciale dedicato.

La mitologia che ha ispirato Elden Ring
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  • Finalmente l'attesissimo Elden Ring sta acquisendo concretezza: il Closed Network Test di questi giorni ha consentito a migliaia di appassionati di tutto il mondo di esplorare le magnifiche terre dell'Interregno. Già nella sola zona di Sepolcride si può tastare il polso di un'avventura pregna di influenze letterarie e mitologiche, reinterpretate con la consueta finezza cui FromSoftware ci ha abituati nel corso degli anni.

    C'è davvero tantissimo da dire, ma vi ricordiamo che le nostre impressioni potrebbero essere riviste in futuro, una volta davanti al prodotto finito. Quel che è certo è che l'Interregno non è un'isola, almeno nel senso metaforico del termine: tra potenti anelli e alberi dorati, draghi maestosi ed esseri chimerici dalle sei dita, il mondo partorito dalla fantasia di Hidetaka Miyazaki e George R. R. Martin profuma delle suggestioni di illustri opere del passato e di miti provenienti da ogni angolo del mondo.

    L'Unico Anello...

    Già nelle prime impressioni successive al gameplay trailer dello scorso 4 novembre avevamo evidenziato alcuni interessanti punti di contatto tra l'Interregno e la Terra di Mezzo di tolkieniana memoria.

    Non si trattava di un'osservazione casuale: in una intervista a George R. R. Martin, in cui l'autore delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco ha brevemente parlato del suo coinvolgimento in Elden Ring, lo scrittore ha affermato di essersi ispirato proprio a Il Signore degli Anelli (1955) per il world building del videogioco FromSoftware. Sia nel trailer che nel successivo Closed Network Test si è fatto notare un grande assente: l'Anello Ancestrale che dà il titolo all'opera, pur nominato

    ripetutamente da boss e personaggi incontrati dal giocatore nella landa di Sepolcride, non è stato mostrato in alcun modo. Resta quindi una presenza inquietante, che aleggia sull'Interregno come le pesanti implicazioni di un segreto non detto, eppure resta il principale motore dell'avventura. In base a quanto finora appreso dal pubblico, l'Anello Ancestrale e l'Albero Madre sono fonti della grazia e della vita che popola l'Interregno. Gli esseri viventi dotati di grazia sono contraddistinti da un'aura dorata visibile nei loro occhi. All'improvviso, gli antenati del Senzaluce protagonista dell'avventura persero questa grazia, e vennero esiliati dalle lande dell'Interregno; ora i Senzaluce sono stati richiamati in queste terre dalla rottura dell'Anello Ancestrale, e il loro obiettivo è quello di radunare tutti i pezzi dell'Anello, raccolti da esseri divenuti potenti come semidei e sparsi nelle varie zone dell'Interregno.

    Al centro della trama sembra quindi esserci un tema molto familiare ai lettori di J. R. R. Tolkien: la seduzione del potere. I diciannove Anelli del Potere forgiati nella Seconda Era dall'elfo Celebrimbor con l'aiuto di Sauron avevano proprio l'obiettivo di irretire la volontà dei signori delle varie razze della Terra di Mezzo: tre di essi vennero affidati agli Elfi, nove agli Uomini e sette ai principi dei Nani. Ma l'opera di Sauron non era ancora conclusa. Spirito divino dotato di poteri inimmaginabili, Sauron forgiò l'Unico Anello tra le fiamme del Monte Fato, al fine di controllare i possessori degli altri diciannove anelli e conservare in esso una parte del proprio potere: come recita la Poesia dell'Anello, "un Anello per domarli, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli".

    Resistere alla sua malia è impossibile per gli esseri che si trovano ad averlo in suo possesso, ad esclusione di Bilbo Baggins, piccolo Hobbit dotato di una forza di volontà così tremenda da essere capace di rinunciare all'Anello dopo decenni trascorsi nella sua inquietante compagnia. Anche Samvise Gamgee riesce a staccarsene volontariamente, ma dopo un contatto durato soltanto qualche ora. Forse il richiamo dell'Anello Ancestrale è simile rispetto all'influenza esercitata sugli esseri senzienti dall'Unico Anello, e ciò spiegherebbe il ritorno in massa dei Senzaluce nell'Interregno, avvenuto in seguito alla sua rottura.

    C'è però un'enorme differenza tra i due preziosi: sappiamo per certo che l'Anello Ancestrale può essere spezzato, mentre ciò non sarebbe mai potuto accadere all'Unico Anello, che poteva essere distrutto - cosa che poi è accaduta - solo sciogliendolo nelle medesime fiamme che lo avevano creato, nella caldissima Voragine del Monte Fato. Siamo davvero curiosi di scoprire cosa abbia causato la rottura dell'Anello Ancestrale.

    ...ma sarà davvero l'unico?

    L'Unico Anello si inserisce nel solco di miti e leggende che, anche nel lontano passato, hanno messo al centro della narrazione l'avidità e l'opportunismo di uomini e dei. Quasi quattrocento anni prima dell'era comune, Platone raccontava nella sua Repubblica la storia dell'anello di Gige. Gige era un semplice pastore al servizio di Candaule, re della Lidia, e la sua esistenza semplice venne sconvolta dalla scoperta di una caverna: al suo interno si trovava un cavallo di bronzo, che a sua volta custodiva il cadavere di un gigante.

    Al dito di questo essere mostruoso si trovava un magnifico anello d'oro, che Gige portò via senza pensarci due volte. Dopo non molto, il pastore scoprì che

    l'anello era in grado di garantirgli l'invisibilità se indossato in un modo particolare (lo stesso potere che caratterizza l'Unico Anello!), e lo utilizzò per diventare l'amante della regina di Lidia e uccidere il re Candaule, realizzando così l'ascesa sociale che aveva sempre sognato. La storia viene raccontata nella Repubblica dal filosofo Glaucone, che mette in discussione la capacità dell'uomo di resistere dal compiere il male se è sicuro di non venire scoperto; la morale dominante viene abbracciata solo per convenienza, e abbandonata non appena se ne ha l'opportunità. Per questo si afferma che le divinità di molte religioni abbiano il potere di osservare gli uomini in ogni momento: il peccato trascende la dimensione pubblica per diventare un fatto soprattutto privato, ed è irrilevante se altri uomini assistano o meno ad un'azione considerata turpe. Socrate ribatte al suo interlocutore facendo leva sul supremo valore del Bene, ma nei secoli è stata ricordata più l'inquietante storia dell'anello che la risposta del grande filosofo.

    Facciamo un salto in avanti nel tempo ed esploriamo i meandri della mitologia norrena, una delle più ricche ed affascinanti di tutto il folclore mondiale (ci rimandiamo al nostro speciale sulla mitologia norrena in God of War Ragnarok). Il dispettoso dio Loki ne ha combinata un'altra delle sue: ha ucciso per sbaglio Otr, figlio di Hreidmarr. Come da tradizione, il padre di Otr domandò un cospicuo risarcimento in oro all'assassino, ma l'entità della richiesta era tale che Loki dubitava di riuscire a soddisfarla.

    Venuto a conoscenza dell'esistenza di un anello d'oro capace di riprodursi all'infinito, Loki catturò Andvari, il nano che aveva forgiato Andvaranautr -

    questo il nome dell'anello - e lo costrinse a consegnargli tutti i suoi averi. Andvari, accecato dalla rabbia, maledisse la sua creazione, che portò soltanto sfortuna e sciagure ai suoi successivi possessori, a cominciare da Hreidmarr. Fafnir, fratello del defunto Otr, arrivò ad assassinare suo padre per impossessarsi del prezioso Andvaranautr; in seguito, la maledizione dell'anello lo tramutò in un mostro orrendo, proprio come avvenuto allo hobbit Sméagol a causa del potere perverso dell'Unico Anello. Il ciclo di drammi musicali L'Anello del Nibelungo, composto nell'arco di quasi trent'anni da Richard Wagner e rappresentato per la prima volta nel 1876, narra proprio queste vicende, oltre alle successive traversie che colpirono coloro che incrociarono l'anello maledetto.

    Nel suo ricco epistolario, Tolkien negò di aver tratto ispirazione dalla storia di Andvaranautr per la creazione dell'Unico Anello. Diversi studiosi hanno richiamato l'attenzione su un anello d'oro ritrovato in Inghilterra nel 1785, recante un'iscrizione che fu oggetto di una perizia proprio da parte di Tolkien, valente filologo e linguista.

    Sembra che l'anello, databile al IV secolo, fosse in origine di proprietà di un uomo di nome Silvianus. Il prezioso gioiello - pesante ben dodici grammi e di considerevoli dimensioni - venne poi rubato da un tale Senicianus, su cui Silvianus invocò una maledizione. Tolkien fece conoscenza con questo strano anello nel 1929, e proprio in quel periodo intraprese la scrittura de Lo Hobbit, poi pubblicato nel 1937.

    Come potete vedere, l'Anello Ancestrale è in ottima compagnia: dall'Antica Grecia alla letteratura contemporanea, il fascino esercitato da questi ninnoli preziosi sembra destinato ad avere una vita ancora molto lunga. Siamo davvero curiosi di scoprire di più sulla creazione di Martin e Miyazaki, che - ne siamo certi - saprà regalarci nuove e affascinanti suggestioni.

    Gli alberi d'oro

    Il colore dorato sembra essere un leitmotiv costante di Elden Ring: dorate sono l'aura della grazia, le foglie dei vari Alberi che sembrano essere promanazioni dell'Albero Madre, l'ascia di Godrick l'Aureo, l'armatura del cavaliere che si incontra proprio nell'area iniziale di Sepolcride. Concentriamoci per un momento sul potente simbolo rappresentato dall'Albero Madre, e torniamo nelle fredde lande del nord.

    Nella cosmologia norrena, l'Yggdrasill è l'Albero del Mondo, perno ammantato di sacralità attorno a cui si sviluppano i nove mondi che formano l'intero universo. Della sua possanza parlano sia l'Edda poetica che l'Edda in prosa : le sue radici sono così profonde da arrivare fino ai regni inferi, mentre le sue fronde sono così robuste da sostenere il cielo. È straordinaria l'idea di un'unica, gigantesca forza vitale che irradia la sua forza in tutti i mondi, raggiungendo ogni angolo del cosmo.

    Sembrerebbe che un qualcosa di simile si verifichi anche nell'Interregno. Nelle terre di Sepolcride sono visibili diversi alberi dorati, probabili promanazioni di

    grazia sorte dalle radici dell'Albero Madre, le cui fronde incombono sull'area iniziale in tutta la loro maestà. Non sappiamo se in Elden Ring saranno presenti delle divinità, oltre ai semidei che si sono impossessati dei sei pezzi dell'Anello Ancestrale; nella mitologia norrena l'Yggdrasill è anche il luogo presso cui gli dei si riuniscono, e potremmo immaginare che anche in prossimità degli alberi dorati dell'Interregno si svolgano fenomeni o eventi del tutto particolari, magari connessi a manifestazioni della grazia. L'Albero del Mondo è inoltre sede della suprema conoscenza: vicino ad una delle sue radici si trova la fonte di Mimir (vecchia conoscenza degli appassionati di God of War), custode del luogo e detentore di una finissima sapienza, poiché ogni giorno egli beve dalla fonte con il suo corno. Per avere un sorso della magica bevanda, il supremo Odino arrivò a strapparsi un occhio! Altrettanto affascinanti sono le tre Norne, fanciulle dal compito simile a quello svolto dalle tre Moire della mitologia greca: esse hanno la difficile missione di stabilire il destino di ogni uomo. Animali di varia natura hanno scelto l'Yggdrasill come loro casa, tra cui un'aquila, appollaiata sui rami più alti, un falco, dei serpenti che popolano le radici dell'albero e uno scoiattolo.

    A livello estetico, è impossibile non notare la somiglianza tra gli alberi dorati di Elden Ring e il luminoso Albero del Mondo, una delle icone più riconoscibili

    dell'universo di Berserk, nato dalla penna del compianto mangaka Kentaro Miura (se siete appassionati di questo splendido manga, vi rimandiamo all'articolo sull'ultimo capitolo di Berserk scritto e disegnato da Kentaro Miura). La sua crescita portentosa avviene all'improvviso, in seguito alla morte dell'Apostolo Ganishka, ed è guardata con meraviglia e timore allo stesso tempo. L'ambiguità che contraddistingue la serie di Berserk come un filo rosso è stata cifra stilistica di FromSoftware fin da Demon's Souls; è probabile che anche l'Albero Madre e gli alberi dorati dell'Interregno siano caratterizzati come un qualcosa di mirabile e minaccioso allo stesso tempo, anche perché già abbiamo potuto intuire come la grazia abbia molteplici, e non sempre positive, valenze (un po' come l'umanità di Dark Souls).

    Potrebbe trattarsi soltanto di un'impressione, ma i giganteschi Troll che trasportano tesori in giro per le lande - uno di questi giganti è protagonista di una boss fight in una caverna - hanno dei tratti che potremmo definire arborei. È impressionante la somiglianza del loro viso con le raffigurazioni dell'Uomo Verde, misteriosa entità pagana connessa ai culti della natura e della fertilità. Sculture dell'Uomo Verde sono presenti in Europa da oltre due millenni: dalla bocca di una testa umanoide fuoriescono rami che, secondo gli interpreti, sarebbero di vischio, una pianta particolarmente cara alla cultura celtica.

    Tir na Nog e il cavallo fantasma

    La fisicità arborea dei giganti e la somiglianza del loro volto con l'Uomo Verde non sono gli unici possibili collegamenti tra Elden Ring e la mitologia celtica. Una volta seduto presso uno dei luoghi di grazia di Sepolcride, Melina appare al protagonista e lo definisce "viandante venuto da oltre la Nebbia". E la nebbia è proprio uno dei modi per accedere a Tir na Nog, un regno ultraterreno da alcuni studiosi paragonato al Paradiso cristiano. In questa terra di gioia risiedono i Thuata Dé Danann, le divinità che conquistarono in tempi remoti il suolo irlandese e di cui si parla nel Libro delle

    Invasioni d'Irlanda, raccolta di racconti in poesia e prosa la cui prima versione nota risale all'XI secolo. Forse possiamo immaginare l'Interregno pre-rottura dell'Anello Ancestrale come una landa felice e festosa, perfetta come Tir na Nog. Un altro modo narrato nelle leggende per accedere a questo regno oltremondano era un cavallo incantato, i cui piedi non toccavano mai terra: che possa essere stata un'ispirazione per i salti spericolati di Torrente? Il cavallo magico aveva condotto a Tir na Nog Oisin, eroe innamorato della splendida Niamh, nativa di quel luogo remoto. Dopo tre anni trascorsi tra le meraviglie della landa di Niahm, Oisin decise di far visita alla sua famiglia: riluttante, Niahm lo lasciò partire con il suo cavallo magico, ma avvertì il suo amato di non toccare mai terra con i piedi. Tornato in Irlanda, Oisin trovò la sua terra completamente cambiata, e capì che tre anni a Tir na Nog corrispondevano a trecento anni nel mondo degli uomini. Preso dallo sconforto, cadde da cavallo; il tempo, che non poteva scalfirlo mentre si trovava sul cavallo magico, lo assalì e lo fece passare rapidamente dalla giovinezza alla vecchiaia, per poi ridurlo ad un cumulo d'ossa. Questa storia ha una somiglianza impressionante con la leggenda giapponese di Urashimataro, contraddistinta da un finale altrettanto triste.

    Fortunatamente il Senzaluce può poggiare i piedi al suolo senza problemi, ma deve fare molta attenzione alle creature che popolano l'Interregno. Purtroppo non abbiamo potuto ammirare in azione Malenia, Spada di Miquella, la donna dai lunghi capelli rossi e dalle sembianze di valchiria che ha tanto impressionato i fan nel reveal trailer di Elden Ring nel 2019. A lei sarà dedicata la action figure presente nella Collector's Edition del gioco, e il suo strano braccio artificiale costituisce un ulteriore, possibile collegamento con i miti celtici.

    Abbiamo detto che Tir na Nog è il regno dei Thuata Dé Danann, esseri divini il cui primo re fu Nuada Airgetlam. Fra gli studiosi che si dedicarono a decifrare l'etimologia del suo nome si annovera anche il Professor J. R. R. Tolkien... Nella battaglia di Mag Tuired contro i Fir Bolg, che all'epoca abitavano l'Irlanda, Nuada perse un braccio, e questa mutilazione gli costò la perdita del trono: il re dei Thuata Dé Danann doveva essere fisicamente integro e perfetto. Dopo sette lunghi anni, Nuada riuscì ad eludere questa regola facendosi impiantare un braccio d'argento massiccio, forgiato dal dio guaritore Dian Cécht.

    Non conosciamo le circostanze che hanno portato Malenia ad avere un braccio d'oro, materiale in linea con il colore della grazia e l'importanza data nell'Interregno a tutto ciò che è aureo: potrebbe essere stato a causa di un combattimento, oppure per un sacrificio. Non dimentichiamo il braccio sanguinolento portato da Godrick proprio nel reveal trailer del 2019, e le braccia mutilate penzolanti dal soffitto di una stanza del Castello di Grantempesta.

    Sfortunatamente Godrick l'Aureo non poteva essere affrontato nel corso del Closed Network Test (le impressioni del nostro Francesco Fossetti sulla Beta di Elden Ring sono a portata di click), ma vorremmo fare una piccola riflessione su questo personaggio dall'apparenza così mostruosa. Una delle sue mani ha sei dita, invece delle normali cinque presenti sul resto dei suoi (numerosi) arti superiori; la polidattilia è la più comune anomalia anatomica che può essere presente negli esseri umani al momento della nascita. Nel secondo libro biblico del profeta Samuele si narra la storia di un uomo malvagio, discendente dei giganti e contraddistinto dalla presenza di sei dita sulle mani e sui piedi; questo particolare sembra essere volto a manifestare la perversione di questo essere, ucciso da Gionata.

    Curiosamente, diverse celebri opere d'arte come lo Sposalizio della Vergine (1504) del Perugino e La bella giardiniera (1508) di Raffaello presentano personaggi esadattili. Vale la pena ricordare, inoltre, che fin dall'antichità la nascita di bambini deformi è stata considerata come un segno divino, spesso un cattivo presagio per la città in cui si verificava l'evento. A suo modo, anche Godrick è un monstrum, un essere prodigioso e dai tratti chimerici che manifesta la potenza devastante della grazia che in lui ribolle prepotente.

    Elden Ring Potremmo andare avanti ancora a lungo parlando delle possibili fonti d’ispirazione per l’universo generato da Hidetaka Miyazaki e George R. R. Martin. Già in passato, i giochi FromSoftware ci hanno abituati ad una ricchezza tematica e concettuale capace di lasciare senza respiro, come nel caso dei mostri lovecraftiani che popolano la Yharnam di Bloodborne. Sappiamo che gli sviluppatori hanno tutte le capacità necessarie per lasciarci a bocca aperta, anche in un’ambientazione apparentemente più legata al fantasy classico come quella di Elden Ring: non ci resta che attendere pazientemente il prossimo 25 febbraio, e seguire la luce dorata della grazia.

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