Elden Ring: storie dei semidei e degli Empirei

Vi raccontiamo degli esseri più potenti che abitano l'Interregno d Elden Ring, creature semidivine dalle storie ricche e sempre affascinanti.

Elden Ring: la storia dei semidei
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  • La narrazione di Elden Ring ruota attorno a una famiglia allargata molto particolare: stiamo parlando della progenie di Marika, che forma un albero genealogico articolato e complesso, in cui alcuni punti sono tuttora oscuri per la community di appassionati di Elden Ring. Vogliamo provare a far luce sui principali eventi che caratterizzano la biografia di questi semidei, coinvolti in una spietata danza di potere orchestrata da divinità cosmiche e forze misteriose.

    L'articolo che segue contiene numerosissimi spoiler sulla trama di Elden Ring, e pertanto sconsigliamo la lettura a chi non ha ancora completato l'avventura o comunque desidera approfondire ulteriormente in autonomia le affascinanti vicende dell'Interregno. Cogliamo inoltre l'occasione per rimandarvi alla nostra recensione di Elden Ring.

    Godwyn l'Aureo

    Figlio primogenito della Regina Marika l'Eterna e di Godfrey, primo Lord Ancestrale dell'era dell'Albero Madre, Godwyn l'Aureo è capostipite della stirpe aurea, di cui Godrick l'Innestato è ultimo discendente. Amato dai suoi sudditi e non affetto da alcuna malformità - al contrario dei suoi fratelli Mohg e Morgott e dei fratellastri Malenia e Miquella - Godwyn riuscì a guadagnare la stima del membro più temuto della stirpe avversa all'Ordine Aureo: il drago antico Fortissax, il cui simbolo erano due fulmini gemelli scarlatti.

    Sconfitto da Godwyn nel corso della Guerra dei Draghi Antichi, Fortissax riconobbe la supremazia del semidio e forgiò con lui un'indissolubile amicizia.

    Da qui ebbe origine il culto draconico che portò alla nascita dei Soldati Draconici, condannati all'imperfezione e al fallimento del loro tentativo di trasformarsi in draghi veri e propri. L'unione del fulmine dei draghi con l'oro della stirpe di Marika ebbe lunga durata: persino in seguito ai terribili eventi della Notte dei Neri Coltelli e all'uccisione dello spirito di Godwyn grazie al frammento della Runa della Morte rubato a Maliketh - ve ne abbiamo parlato nello speciale sulla storia dell'Interregno, cui vi rimandiamo per approfondire - Fortissax rimase accanto all'amico, nel tentativo di lottare contro le forze che si erano impossessate del corpo di Godwyn, seppellito sotto la Capitale Reale di Leyndell, tra le radici dell'Albero Madre.

    Fu così che Godwyn divenne il Principe della Morte, primo tra coloro che vivono oltre la vita. È possibile ricondurre la nascita delle radici mortali nell'Interregno - iniziata proprio in seguito all'assassinio del semidio - all'influenza del corpo di Godwyn sulle radici dell'Albero Madre: è probabile che il suo influsso sia riuscito a raggiungere ogni angolo delle lande di Elden Ring espandendosi come le metastasi di un cancro, influenzando per sempre l'esistenza (e la morte) degli abitanti dell'Interregno.

    Nelle profondità del Castello di Grantempesta giace un volto deformato che, prendendo per buone le parole dello stregone Rogier, potrebbe essere il "cadavere maledetto" che comporta l'inarrestabile decadimento del castello.

    Sempre a Grantempesta si trova la Pustola del Principe della Morte, un talismano ricavato proprio dal volto di Godwyn. Se è vero che il corpo del semidio si trova tra le radici dell'Albero Madre, potrebbe affermarsi che la manifestazione del suo volto deturpato e mostruoso sotto il castello sia nient'altro che una delle mortali metastasi propagatesi attraverso l'Interregno: questa corruzione è causata dal frammento della Runa della Morte che si inscrisse sulle carni di Godwyn al momento del suo assassinio. La tesi è supportata dalla presenza di radici che si propagano dal volto presente nei sotterranei di Grantempesta.

    I tentativi di Fortissax di liberare Godwyn dal mortale influsso che ne aveva ucciso lo spirito si conclusero nel fallimento, e ora il possente drago antico si è trasformato in un Necrodrago a guardia della tomba del suo perduto amico. C'è anche chi ha deciso spontaneamente di abbracciare il potere della morte: è il caso di Fia, Compagna di Morte, che cerca di riunire le due metà della Runa per partorirla nella sua forma completa.

    Portando a Fia i due frammenti - il secondo si trova sul corpo di Ranni, sorellastra di Godwyn, morta nel corpo ma non nello spirito - la donna riuscirà a portare in grembo la Runa Riparatoria del Principe della Morte, capace di ristorare la morte, rimossa dall'ordine delle cose dalla Regina Marika l'Eterna, nel ciclo della vita. Utilizzandola per riparare l'Anello Ancestrale, si aprirà una nuova era, in cui gli eterni cicli di morte e resurrezione che caratterizzano l'Interregno verranno interrotti.

    Morgott, il Re Presagio e Mohg, il Signore del Sangue

    Figli gemelli di Marika e Godfrey, Morgott e Mohg nacquero entrambi sotto un segno nefasto e con un sangue maledetto: erano entrambi Presagi, esseri odiati dagli abitanti dell'Interregno. Era uso rimuovere con la forza le corna che crescevano sui loro corpi, solitamente uccidendo i bambini vittime di questa truculenta mutilazione; il destino dei Presagi di estrazione nobiliare era leggermente migliore, in quanto le loro famiglie si limitavano a nasconderli in prigioni sotterranee e a negarne la loro esistenza. Un esempio di prigione dei Presagi sono i Sotterranei che si trovano nelle profondità della Capitale Reale di Leyndell, ed è proprio qui che Mohg e Morgott vennero nascosti dagli occhi del mondo.

    I tentativi dei profumieri della Capitale di elaborare pozioni in grado di curare la maledizione fallirono miseramente, e i profumieri stessi si trasformarono nei più spietati cacciatori di Presagi, indossando maschere perverse modellate sulle figure che popolano gli incubi ricorrenti delle loro vittime. È possibile notare come questi spiriti onirici abbiano le stesse, grottesche corna che crescono sui volti e sui corpi dei Presagi: si potrebbe pensare che questi innocenti, nati in una condizione sfortunata, divengano gli incubi di loro stessi. Il primo tra gli assassini di Presagi era chiamato Rollo, e inizialmente egli svolgeva proprio la professione di profumiere.

    La maledizione toglie ai Presagi la possibilità di rinascere dopo la morte, e li condanna a una vita di eterno tormento. Il Mangiasterco, un Presagio cui sono state tagliate le corna (di cui vi abbiamo parlato nello speciale sui cinque migliori personaggi secondari di Elden Ring), desidera corrompere l'Ordine Aureo per diffondere la maledizione a tutti gli abitanti dell'Interregno. Il suo odio contro l'Ordine non conosce confini; vi è invece chi riesce, nonostante tutto, a provare amore, pur trovandosi in questa triste condizione. Stiamo parlando di Morgott, il Re Presagio.

    Morgott venne gettato nei Sotterranei della Capitale Reale, ma riuscì a liberarsi e a fuggire. Le catene che lo trattenevano sono state però recuperate dal furfante Patches, e possono essere acquistate dal Senzaluce: utilizzandole contro Morgott - noto anche con il nome di Margit, il Presagio Implacabile - egli sarà trattenuto per qualche secondo, rendendo la battaglia assai più semplice.

    Quando Marika ruppe l'Anello Ancestrale e fu imprigionata dalla Volontà Superiore all'interno dell'Albero Madre, la Capitale si trovò orfana della sua Regina: una volta liberatosi dai Sotterranei, Morgott assurse al ruolo di re, e la seconda e ultima battaglia tra lui e il Senzaluce si svolge proprio a Leyndell, di fronte all'entrata dell'Albero. Nonostante l'odio di cui era stato oggetto fin dall'infanzia, Morgott guidò la difesa della Capitale e dell'Albero Madre dagli invasori nel corso della Disgregazione, e continuò a credere nella bontà dell'Ordine Aureo e della guida di sua madre, la Regina Marika. Con la sua temibile spada, Morgott divenne il terrore dei campioni che ambivano al ruolo di Lord Ancestrale, spezzando le vite e i sogni di innumerevoli eroi.

    È interessante notare come i segni della maledizione scompaiano completamente dal corpo di Morgott in seguito alla sua sconfitta da parte del Senzaluce. Inoltre, la descrizione della sua Grande Runa illustra come la stessa sia la base che regge tutta la struttura dell'Anello Ancestrale.

    Dopo una vita da maledetto e da perseguitato, Morgott sembra ottenere una finale redenzione, le cui ragioni sono aperte all'interpretazione. Mohg subì lo stesso triste destino del fratello gemello, e anche nel suo caso è possibile recuperare (e utilizzare contro di lui in battaglia) le catene magiche che lo avevano trattenuto nella sua prigionia. Al contrario di Morgott, però, in Mohg albergava un profondo risentimento nei confronti dell'Ordine Aureo e dei suoi persecutori.

    Il suo incontro con la misteriosa Madre Senza Forma lo portò a teorizzare che la sua maledizione fosse, in realtà, un dono della Madre, un gesto d'amore che poteva condurlo al potere assoluto. La sua Grande Runa è simile a quella del fratello gemello Morgott, ma è del colore del sangue: tutti i poteri di Mohg si basano proprio sul sangue maledetto. Smanioso di iniziare una nuova dinastia che potesse sostituire quella della Regina Marika, si avvalse di campioni, come Eleonora e il samurai Okina, cui concesse il potere del sangue. Mohg arrivò a rapire il fratellastro Miquella, Empireo e potenziale successore di Marika, per carpirne i poteri: tuttora il semidio si trova nel palazzo sotterraneo del Presagio maledetto, ma finora Mohg non è riuscito a svegliarlo dal suo sonno, nonostante le sue abbondanti offerte di sangue.

    Radahn, Flagello Celeste

    Il possente semidio Radahn nacque dall'unione tra la stirpe aurea, rappresentata da Radagon, metà maschile della Regina Marika, e la famiglia reale di Caria, e in particolare la Regina Rennala, strega dotata di eccelsi poteri. Radahn ereditò i capelli rosso fiamma del padre (forse legati alla stirpe dei Giganti di Fuoco: ciò spiegherebbe anche la gigantesca stazza di Radahn) e l'attitudine alla magia di sua madre.

    Non vi è dubbio che il giovane abbia sviluppato, nel corso della sua vita, un'affezione particolare per le sue origini paterne. La descrizione della sua corazza, di colore dorato e caratterizzata dalla raffigurazione di un leone d'oro, permette di accertare la sua ammirazione nei confronti del primo Lord Ancestrale Godfrey e della sua Bestia Reggente, Serosh. La sua crescita oltre le dimensioni umane comportò la necessità di abbandonare il suo fido cavallino, ma Radahn non si perse d'animo, e utilizzò i talenti derivati dal lato materno per apprendere le stregonerie di gravità da un campione d'onice, così alleggerendo il suo peso e potendo continuare a cavalcare l'amato animale. Una piccola curiosità: il datamining ha rivelato che il suo nome è Leonard.

    I poteri gravitazionali di Radahn erano tali da consentirgli di fermare le stelle, per evitare la caduta di altre meteoriti portatrici di forze aliene - come quella che portò nelle lande sotterranee dell'Interregno la piaga di Astel, Progenie del Vuoto - e per questo il generale divenne noto con il soprannome di Flagello Celeste. Si potrebbe inoltre speculare che Radahn abbia voluto fermare le stelle per interrompere la missione della sorellastra Ranni, di cui potrebbe aver scoperto il coinvolgimento nella Notte dei Neri Coltelli e nell'assassinio di Godwyn, oltre che la sua affiliazione con gli astri, e in particolare con la luna nera.

    Il ritorno di Radagon da Marika in seguito alla destituzione di Godfrey comportò il riconoscimento della natura semidivina di Radahn e dei suoi fratelli Rykard e Ranni. Partendo dal Castello di Mantorosso a Caelid, landa da lui dominata, Radahn partecipò alle guerre della Disgregazione, fino a giungere allo scontro finale contro la sorellastra Malenia, piagata dalla marcescenza scarlatta. Entrambi figli di Radagon e probabilmente i più grandi combattenti dell'Interregno, Radahn e Malenia giunsero a uno stallo, finché Malenia non fece sbocciare il fiore della marcescenza scarlatta.

    La marcescenza prese quindi possesso della mente di Radahn, facendolo impazzire senza rimedio. Non solo: tutta la terra di Caelid venne dominata dalla piaga, andando incontro a un inarrestabile decadimento e diventando una superficie rossastra, morente, quasi marziana. La descrizione dell'equipaggiamento del cacciatore di streghe Jerren, luogotenente di Radahn, rivela di un antico patto tra i due, che promisero di darsi una onorevole morte, qualora le circostanze lo avessero richiesto.

    Jerren si trova ora nel Castello di Mantorosso e racconta al Senzaluce la drammatica caduta di Radahn, oggi un pazzo cannibale che pasteggia sui cadaveri di amici e nemici, senza fare distinzione. Entrando nel Castello di Mantorosso non si viene attaccati, e i soldati sembrano essere altrove: si ode soltanto un solenne inno - denominato Canto dell'Onore nella soundtrack ufficiale di Elden Ring - cantato da voci maschili.

    Si tratta, con ogni probabilità, dei fedeli soldati di Radahn, che desiderano soltanto una morte onorevole per il loro generale - quella morte onorevole che Radahn e Jerren si erano reciprocamente promessi. Il Festival della Guerra del Castello è quindi un modo per far sì che l'esistenza del suo signore si concluda degnamente: questo compito spetta al Senzaluce, e viene realizzato in una delle battaglie più memorabili dell'avventura di FromSoftware, di cui vi abbiamo parlato nello speciale sulle migliori boss fight di Elden Ring.

    Rykard, Signore della Blasfemia

    Fratello di Radahn e Ranni, Rykard si inserì inizialmente all'interno degli schemi di potere dell'Ordine Aureo, giungendo all'importante ruolo di Pretore. Descritto da Gideon Ofnir come un giustiziere senza pietà, era a capo di un gruppo di inquisitori che dominavano il Monte Gelmir. Le evidenze sulla loro attività non abbondano, ma alcune descrizioni presenti nel gioco evidenziano, almeno in parte, la loro natura crudele.

    La Ruota di Ghiza, utilizzata dall'omonimo inquisitore, causa una massiccia perdita di sangue, ed è l'arma impiegata anche dalle Vergini di Ferro di Villa Vulcano. Le Vergini sono state create da Rykard stesso, e hanno una impressionante somiglianza con Lady Tanith, moglie di Rykard.

    Incontrata dal Pretore in una landa lontana, Tanith era un'affascinante danzatrice; oggi è signora di Villa Vulcano, ed è rimasta fedele al suo sposo anche in seguito ai suoi atti blasfemi. Una delle Vergini dell'Interregno ha ancora il potere di teletrasportare le vittime a Villa Vulcano: il furfante Patches fornisce le sue coordinate al Senzaluce, affermando - ed è chiaramente una menzogna - che la Vergine lo porterà alla base dell'Albero Madre: al contrario, si viene condotti nelle profondità di Villa Vulcano, dove Patches spera che verremo uccisi, per poter poi razziare il nostro cadavere.

    Villa Vulcano ospita tuttora i corpi torturati di nobili e albinauri, tutti vittime degli orrori del Pretore e dei suoi sodali. Queste torture sono accuratamente nascoste: la Villa mostra sulla superficie il suo volto più sfarzoso, e sulle mura sono ostentati quadri che ritraggono Rykard e i suoi parenti semidivini; tuttavia, basta colpire un muro illusorio ed esplorare i recessi del maniero per scoprire la vera natura del perverso potere del Pretore.

    Come i suoi fratelli, anche Rykard ha ereditato l'eccelso talento magico della madre Rennala, e ha creato delle stregonerie sviluppate dal magma del Monte Gelmir. Questa scoperta non fu la più importante tra quelle fatte dal pretore nel territorio da lui dominato, come vedremo in seguito. Inoltre, Rykard fu coinvolto dalla sorella Ranni nel complotto della Notte dei Neri Coltelli: lo si scopre dalla descrizione dell'Artiglio Blasfemo, un pezzo di roccia in cui albergano tracce della Runa della Morte, consegnato da Ranni al fratello come ultima risorsa per fronteggiare, se necessario, il temibile Maliketh.

    La blasfemia di Rykard si espresse in pienezza con la scoperta del culto del serpente primigenio Eiglay, di cui tuttora è presente un tempio nel luogo in cui è sorta Villa Vulcano.

    Pare che questo serpente incarnasse il tradimento nei confronti dell'Albero Madre, e si può affermare che il cammino della blasfemia altro non sia se non l'opposizione verso l'Ordine Aureo e tutto ciò che rappresenta. Come la sorella Ranni e contrariamente al fratello Radahn, quindi, Rykard maturò la decisione di opporsi alle forze che dominavano l'Interregno, e per farlo giunse a un gesto terrificante: si fece divorare dall'antico serpente del Monte Gelmir, diventando tutt'uno con lui. Per accumulare la forza necessaria per uccidere gli dei, la forma serpentina di Rykard iniziò a mangiare i campioni di Villa Vulcano, i cui corpi rimangono sospesi tra la vita e la morte nella pancia della bestia. Prima dello scontro contro di lui, Rykard - ripreso il controllo del serpente che lo ospita - invita il Senzaluce a entrare nella sua famiglia, sibilando che "insieme divoreremo gli stessi dei".

    La sconfitta di Rykard comporta la fine di Villa Vulcano, e soltanto una tra i fedelissimi del blasfemo Pretore rimane al suo fianco: si tratta di sua moglie Tanith. Il serpente è un'entità immortale, e dopo la battaglia Tanith inizia a divorarne la carcassa, volendo - sono le sue parole - "diventare il serpente di Rykard". Patches, un tempo associato a Villa Vulcano, vorrebbe che Tanith ritrovasse la sua dignità: per questo consegna al Senzaluce le nacchere che la donna suonava quando stregò Rykard con le sue doti di ballerina. A nulla serve presentarle alla donna, che continuerà a consumare il suo fiero pasto.

    Ranni, Principessa Lunare

    Insieme alla misteriosa Melina, Ranni è forse il personaggio dall'origine più enigmatica in tutto Elden Ring (a proposito, ecco come completare la quest di Ranni la Strega in Elden Ring). Se inizialmente si è portati a ritenerla figlia di Radagon e Rennala, alcuni elementi conducono verso una strada molto diversa. Gideon Ofnir ci informa che anche Ranni, come gli altri semidei, era portatrice di una Grande Runa un tempo parte dell'Anello Ancestrale, ma ci dice anche che la strega ha messo da parte la runa a lei spettante.

    Per comprendere dove oggi si trovi quella Grande Runa, è necessario rivolgere lo sguardo verso Rennala, Regina di Caria e un tempo potentissima strega. Una volta abbandonata dal marito Radagon, Rennala perse il senno, e la seconda fase della boss fight che la vede opporsi al Senzaluce altro non è se non un'illusione creata da Ranni per difendere colei che considera sua madre.

    Rennala culla tra le braccia un uovo d'ambra, dono d'addio dell'amato Radagon. All'interno dell'uovo si trova la Grande Runa del Mai Nato, "runa di semidei mai nati", come afferma la descrizione. Tuttavia, non bisogna trascurare un'anomalia: Rennala risulta essere l'unica portatrice di natura non semidivina di una delle rune dell'Anello Ancestrale. L'ambra ospita l'energia primordiale dell'Albero Madre, ed è formata dalla solidificazione della sua resina. Questo ci porta verso una conclusione che risulta ulteriormente rinforzata da un altro elemento: stando alla descrizione della Rimembranza di Malenia, Dea della Marcescenza, gli Empirei sono tali in quanto nati da un solo dio. Sappiamo che Malenia, Miquella e Ranni sono Empirei, ma ammettendo - come sembra - che Ranni è figlia di Radagon e Rennala (una semplice umana, come detto), le sue origini divengono incompatibili con la sua natura.

    Tutto risulta spiegato ammettendo che Ranni è l'ultimo dono di Radagon alla prima moglie: in realtà la strega non è figlia di Rennala, ma del solo Radagon, parte maschile della Regina Marika e quindi unico dio genitore di Ranni. La strega sarebbe dunque nata dall'uovo stesso. L'ossessione di Rennala per l'uovo potrebbe essere motivata dal suo dolore per la morte del corpo di Ranni, da lei cresciuta e amata come una figlia: per questo, Rennala è impegnata nel cercare di perfezionare le sue stregonerie di rinascita tramite i poteri concessi dalla Grande Runa contenuta nell'uovo, con ogni probabilità proprio la runa di competenza di Ranni e da lei abbandonata.

    Ranni non crebbe nella Capitale Reale, bensì a Caria, sotto la guida di Rennala e di una misteriosa strega delle nevi, che divenne la sua mentore. La strega fu così importante nella sua vita che Ranni scelse le sue fattezze per modellare la bambola destinata a sostituire il suo corpo distrutto, per sua stessa volontà ucciso durante la Notte dei Neri Coltelli. Ranni desiderava liberarsi per sempre dall'ingombrante influenza delle Due Dita e della Volontà Superiore, e per questo prese questa scelta drastica; il suo corpo può essere ritrovato dal Senzaluce sulla sommità della Torre Divina di Liurnia, e nonostante il degrado è evidente che la sua chioma era un tempo rossa, segno inequivocabile del suo concepimento da parte di Radagon.

    Il Senzaluce può incontrare Ranni dapprima presso la Chiesa di Elleh, dove la strega gli consegna una campanella in grado di evocare gli spiriti e le ceneri di un gruppo di lupi spettrali, e poi nella Torre di Ranni, situata nelle vicinanze del Maniero Cariano. Incontriamo così anche Blaidd il Mezzolupo (destinato dalle Due Dita ad essere l'ombra di Ranni), lo stregone Seluvis e il gigante Iji.

    La missione assegnata al gruppo da Ranni - trovare il misterioso tesoro di Nokron, la Città Eterna - non può proseguire se non si sconfigge il generale Radahn: alla morte del Flagello Celeste, la meteorite bloccata dai suoi poteri gravitazionali colpisce il terreno ad est di Sepolcride, aprendo così l'accesso alle profondità dell'Interregno e alle città di Nokron e Nokstella. Il tesoro della Città Eterna è la Lama Flagello delle Dita, dotata del potere di uccidere coloro che servono la Volontà Superiore: Ranni la utilizza nelle profondità della Cattedrale di Manus Celes per uccidere le sue Due Dita e liberarsi così dall'influsso della Volontà Superiore, un'impresa che aveva iniziato uccidendo il suo corpo con un frammento della Runa della Morte.

    Ranni ricompensa il Senzaluce che le dona la Lama con un regalo di eccezionale valore: la chiave dello scrigno nella Grande Biblioteca di Raya Lucaria. Al suo interno è custodito l'Anello della Luna Nera, un prezioso che Ranni dovrebbe donare al suo consorte, il quale - dato lo status di Empirea della strega - acquisirà il titolo per diventare Lord Ancestrale. È il Senzaluce a infilare l'anello sull'anulare di Ranni, che si dimostra lieta del suo consorte. La complessa quest di Ranni apre la via al finale in cui la strega libera l'Interregno dall'influenza della Volontà Superiore, iniziando così l'era delle stelle e della luna.

    Miquella e Malenia, i Gemelli Prodigio

    Come detto, sono tre gli Empirei nati nella stirpe aurea: Ranni la Strega, probabilmente figlia di Radagon, e i gemelli Miquella e Malenia. Nati dalla Regina Marika e da Radagon - in realtà un'unica entità divina - entrambi erano afflitti fin dalla nascita da gravi malformazioni: Miquella era condannato a restare infante per l'eternità, mentre Malenia era piagata dalla marcescenza scarlatta.

    Miquella è considerato il più potente fra gli Empirei, ma nonostante la sua adesione all'Ordine Aureo e la sua maestria nello sviluppare incantesimi non riuscì a guarire il morbo dell'amata sorella.

    Per questo decise di allontanarsi dall'Ordine, che pure aveva accolto lui e Malenia nonostante le loro deformità. In base alla importantissima descrizione della Rimembranza di Malenia si può inferire che le loro condizioni patologiche non fossero dovute alla loro origine da un'unica divinità; l'eziologia delle loro piaghe rimane non chiara. In ogni caso, Miquella maturò la decisione di utilizzare i suoi eccezionali poteri per tentare di generare un nuovo Ordine: quello dell'Oro Puro. L'Empireo creò inoltre degli aghi capaci di cancellare l'influsso delle divinità esterne e di tenere in scacco la marcescenza (originatasi proprio da una delle forze cosmiche divine che influenzano l'Interregno).

    Miquella piantò un seme a nord della Città Liturgica di Ordina e lo nutrì con il suo stesso sangue, nella speranza che esso germogliasse e generasse un Albero Sacro. La città di Elphael sarebbe diventata un luogo d'elezione per chi era stato rigettato dalla Volontà Superiore e dall'Albero Madre: gli albinauri, innanzitutto, considerati estranei alla grazia per essere stati creati dagli uomini e non dalle forze dell'Albero.

    La loro campionessa Loretta, Cavaliere del Sacro Albero, condusse un lungo e sanguinoso viaggio alla ricerca di un luogo in cui gli albinauri potessero vivere in pace, senza essere perseguitati e torturati dagli inquisitori del Pretore Rykard. Gli albinauri maturarono così una grande riverenza per l'Albero Sacro di Miquella, pur non avendo mai potuto presenziare al suo cospetto. Miquella continuò ad irrorare l'Albero con il suo sangue, ed è forse suo il volto umanoide visibile tra le radici dell'Albero Sacro del corso della battaglia contro la sua sorella gemella Malenia; tuttavia, i suoi sforzi furono interrotti dal suo rapimento da parte di Mohg, che forse approfittò del lungo sonno di Malenia in seguito alla lotta contro il Generale Radahn e allo sbocciare del fiore della marcescenza scarlatta.

    La fiera guerriera Malenia fu da sempre affetta dallo stigma della marcescenza. Questa affezione fu portata nell'Interregno dall'influsso di una divinità esterna. Grazie alla descrizione del Talismano della Ballerina Blu, si apprende che la Dea della Marcescenza era stata sigillata da un abile guerriero vestito di blu. Probabilmente la figura di questo spadaccino coincide con quella del maestro d'armi di Malenia, cui accenna il Talismano della Portatrice di Protesi. Stando alle leggende, le farfalle di Aeonia formavano un tempo le ali della Dea della Marcescenza: scopriamo la correttezza di questo racconto ammirando Malenia nella seconda fase della sua straordinaria boss fight, durante la quale il fiore del morbo sboccia per la terza e ultima volta e la valchiria si tramuta nella Dea della Marcescenza.

    I servitori di questa divinità veneravano la legge naturale della generazione della vita attraverso la morte, e si fregiavano dei funghi nati nelle lande infestate dal morbo, modellati sul Sarcoscypha coccinea, mortale se consumato da crudo. A causa della tremenda malattia, Malenia perse la vista, il braccio destro e la gamba sinistra. Il fratello Miquella fece fabbricare per lei delle protesi d'oro puro, e così, nonostante il continuo degrado del suo corpo, la valchiria poté continuare a combattere. La spada di Malenia era il simbolo delle sue vittorie, immagine dell'incrollabile determinazione di colei che non conosce sconfitta e che non si arrese nemmeno dinanzi al decadimento causatole dalla marcescenza scarlatta, che anzi sfruttò come un'arma nello scontro più importante della sua vita.

    Pur avendo umiliato Godrick l'Innestato senza difficoltà, Malenia incontrò notevole resistenza nel corso della Battaglia di Aeonia contro il generale Radahn.

    La battaglia si era conclusa con un pareggio tra le forze di Malenia e le truppe del Flagello Celeste, ma lo sbocciare del fiore della marcescenza scarlatta fece pendere l'ago della bilancia in favore della valchiria. Stremata, Malenia cadde in un lunghissimo sonno, e soltanto l'eroico gesto della sua compagna d'arme Finlay - evocabile come spirito dal Senzaluce - fece sì che l'Empirea potesse fare ritorno alle radici dell'Albero Sacro, dove attende di svegliarsi e di sbocciare per una terza, ultima volta, trasformandosi finalmente nella maestosa Dea della Marcescenza e regalandoci uno dei momenti più memorabili e intensi della storia del videogioco.

    Elden Ring Le storie dei semidei e degli Empirei della stirpe aurea sono complesse e stratificate, sapientemente intrecciate tra loro per formare un meraviglioso arazzo di raro fascino, frutto della grande perizia narrativa da sempre dimostrata da FromSoftware. L’Interregno contiene personaggi indimenticabili, ciascuno con un proprio ruolo nel più grande schema delle cose, ed Elden Ring si dimostra continuamente una ricca miniera d’oro per chi desidera tuffarsi nella ricca lore dell’Interregno.

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