TGA 2018

Epic Games Store: la casa di Fortnite e Unreal lancia la sfida a Steam

Lo store digitale di Epic Games apre ufficialmente i battenti e lancia un guanto di sfida al monopolio di Steam. È una battaglia possibile?

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L'edizione 2018 degli annuali oscar dei videogames non ha tenuto fede a tutte le grandiose speculazioni, sempre più numerose man mano che la data dello show s'avvicinava. Lo spettacolo è stato comunque gradevole e denso di novità, soprattutto per quanto riguarda i progetti degli studi più piccoli. Hades reinterpreta con stile la mitologia greca, The Last Campfire sembra essere una deliziosa avventura dai toni poetici, The Pathless ha il sapore avventuroso di un intrigante viaggio nella natura: non son mancati insomma contenuti concreti, sebbene gli annunci relativi alle grandi produzioni siano stati molto più che nebulosi.
I The Game Awards hanno inoltre fatto intendere in maniera più chiara quello che è il percorso intrapreso da Epic Games con il suo store proprietario, annunciato solo pochi giorni fa. Sembra che i creatori di Fortnite abbiano intenzione di fare sul serio, e già da ora il catalogo del negozio conta delle esclusive (non sappiamo se temporali o meno) di indubbio impatto: spiccano Hades, in accesso anticipato; Ashen, già disponibile, e Journey, che ora non è più un'esclusiva PlayStation. L'Epic Games Store potrebbe rivelarsi l'ennesimo servizio con il demerito di frammentare ulteriormente il panorama delle piattaforme di digital delivery, oppure una valida alternativa a Steam. Cerchiamo di capire un po' meglio i suoi punti di forza e le sue potenzialità.

Contro il monopolio

Non è un segreto che le radici dell'Epic Games Store siano saldamente piantate nell'enorme successo di Fortnite, il gioco che ha salvato Epic da una spinosa situazione (caratterizzata dal fallimento di Unreal Tournament, da poco cancellato, e del MOBA Paragon).

Con una maggiore sicurezza economica ed un tesoretto da investire, i creatori di Gears of War hanno pensato di dar briga a Steam, che può permettersi - considerata la sua grande importanza nell'attuale mercato digitale - di fare il "bulletto". La piattaforma di Gabe Newell è certamente un tentacolare crocevia da dove passa la quasi totalità di giochi PC. Dal 2004 si è evoluta talmente tanto da diventare, al giorno d'oggi, il servizio più completo sulla piazza e persino una sorta di social network, che sfrutta i meccanismi della gamification per creare fidelizzazione. Di recente, tuttavia, l'egemonia del colosso di Valve ha cominciato ad incrinarsi: come accaduto anni prima con Origin ed EA, anche Microsoft ha deciso di sfruttare lo store proprietario per pubblicare i suoi prodotti. Activision si appoggia invece al Battle.net per Destiny 2 e Call of Duty: Black Ops 4, mentre Fallout 76 è stato pubblicato sul launcher di Bethesda. I servizi che offrono caratteristiche simili a quelle di Steam sono diventati tantissimi, ma questo ha scontentato una buona fetta d'utenti non disposta ad installare decine di software differenti e memorizzare tutti i dati d'accesso. Il motivo per cui Steam non è più la prima scelta per alcune delle più grandi società è però molto chiaro: le tasse.

Attualmente Valve incassa il 30% dei guadagni di un gioco pubblicato sulla piattaforma, circa un terzo dei ricavi totali. Solo di recente c'è stata una revisione - probabilmente una misura per contrastare il nuovo store di Epic - che prevede un ammorbidimento dei dazi per i giochi con vendite di rilievo: 25% per i giochi che incassano tra i dieci e i cinquanta milioni di dollari e 20% per quelli che superano la soglia dei cinquanta. La manovra cerca di riconquistare il favore dei grandi publisher, che altrimenti potrebbero abbandonare Steam per altri lidi o per una piattaforma proprietaria. Per i piccoli studi il discorso è diverso: nonostante, come affermato dal creatore di The Witness su Twitter, esista la possibilità che un progetto più piccolo arrivi ad incassare quelle cifre, si tratta di un'eventualità remota.


L'Epic Game Store nasce appunto con l'idea di contrastare queste politiche sgradite ai più. La tassazione si ferma infatti appena al 12% dei guadagni totali, il restante 88% (più del "bonus massimo" offerto da Steam) finisce nelle tasche degli sviluppatori. Bisogna poi considerare un altro vantaggio interessante: tutti i giochi che fanno uso dell'Unreal Engine 4 pubblicati su Steam devono pagare il 5% del ricavato ad Epic, in questo modo solo il 65% dei guadagni totali (il 20% va a Steam) viene realmente incassato. L'Epic Game Store non prevede invece questa tassa aggiuntiva, quindi anche i giochi che utilizzano Unreal Engine 4 sono sottoposti alla medesima tassazione. La mossa di Epic è molto positiva, soprattutto perché adotta soluzioni più tollerabili per gli studi media o piccola grandezza e solletica i grandi publisher con la prospettiva di incassi dall'8 al18% superiori a parità di vendite. Ovviamente il bacino d'utenza di Steam è vastissimo e ricco di utenza estremamente fidelizzata, se quindi si presentasse la scelta di acquistare un gioco sull'Epic Games Store o su Steam, molto probabile che la maggioranza sceglierebbe la seconda opzione.
Finora Epic sta sfruttando la tecnica dell'esclusività per spingere gli utenti ad utilizzare la sua piattaforma: sfruttando i The Games Awards come cassa di risonanza, sono stati annunciati nomi di rilievo già disponibili o pubblicati a breve solo sullo store di Epic.

Possiamo citare Hades, Ashen, Journey, Hello Neighbor: Hide and Seek, Man Eater, Satisfactory, World War Z. L'attuale catalogo è ancora poco folto e, soprattutto, orfano di nomi che possano muovere grosse vendite, ma le aggiunte iniziali fanno ben sperare per il futuro. Epic deve però lavorare per rendere la propria piattaforma un posto gradevole anche per gli utenti oltre che gli sviluppatori, visto che generalmente in pochi si premurano di guardare cosa avviene nel dietro le quinte. È stato già pubblicizzato un interessante servizio che offre giochi gratuiti per un periodo di tempo limitato (per ora sono due settimane) e chissà se le tassazioni più basse spingeranno pure ad un abbassamento dei prezzi. L'arma più grande che Epic può sfruttare, tuttavia, è proprio Fornite: potrebbe garantire contenuti esclusivi per il gioco legati all'acquisto di un prodotto sul suo store o offrire premi e bonus integrati in un sistema di achievement, magari simile alle carte di Steam.

Per ora lo store è ancora grezzo e poco funzionale e l'applicazione su desktop va migliorata per raggiungere una fruibilità ottimale: Epic dovrà per forza di cose lavorare ad una revisione estetica e all'introduzione di caratteristiche fondamentali (filtri, ricerche avanzate, recensioni degli utenti) per un negozio virtuale. Se nei prossimi tempi lo studio si muoverà bene e stringerà nuove collaborazioni, l'Epic Games Store - forse sarebbe bene anche rivederne il nome - potrebbe trasformarsi in un'alternativa di rilievo a Steam. Insomma, i progetti sono ambiziosi, e un po' di concorrenza farà sicuramente bene allo stato di salute di un mercato dominato da troppo tempo dalle medesime figure.