Escape from Tarkov: presente e futuro dello sparatutto del momento

Escape from Tarkov è uno dei fenomeni più interessanti degli ultimi mesi su PC, ma quali sono le prospettive per il futuro?

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  • Annunciato nel corso del 2015, e accolto con entusiasmo dagli amanti degli shooter tattici con pochi compromessi e tanta cattiveria, Escape From Tarkov è l'opera prima di Battlestate Games, un fps con forti sfumature simulative da molti considerato - a ragion veduta - come l'erede spirituale della serie S.T.A.L.K.E.R. A cinque anni dalla sua prima apparizione pubblica, il titolo del team di San Pietroburgo è di recente tornato ai vertici delle classifiche di gradimento su Twitch, conquistandosi un posto d'onore tra i titoli più seguiti del momento. Una popolarità figlia di una strategia di marketing efficace, in tandem con le qualità di una produzione dal carattere unico e brutalmente "hardcore", che ambisce a reclamare un posto tra i migliori esponenti del genere. Dal canto suo, lo studio russo sembra avere tutte le carte in regola per soddisfare le ambizioni del progetto, a patto di riuscire a bilanciarle adeguatamente col fattore tempo. Prima di prendere volgere lo sguardo verso il futuro di Tarkov, però, vale la pena di approfondire alcuni degli aspetti che rendono il titolo così promettente.

    Coordinate di un fenomeno

    Per quanto la formula messa a punto da Battlestate Games abbia alcuni elementi in comune con quella tipica dei Battle Royale, si tratta di un'etichetta che mal si adatta alle caratteristiche ludiche di Escape From Tarkov. Volendo riconoscere in DayZ il precursore di questo particolare concetto di gioco, possiamo dire che l'opera del team russo rappresenta per molti versi una linea evolutiva divergente rispetto a quella portata avanti da Brendan Greene (il "padre" dei Battle Royale), sviluppatasi a partire dal DNA della serie ArmA.

    Il titolo assume quindi i lineamenti di uno shooter tattico spietato e duro come l'acciaio, che incorpora elementi survival e ruolistici, e fa del looting l'elemento trainante di un'esperienza dove la caccia agli avversari non è mai una necessità assoluta.

    Sì, perché sui campi di battaglia di Norvinsk, regione di fantasia della Russia nordorientale, l'obiettivo principale è quello di mettersi in tasca preziose risorse e pezzi d'equipaggiamento, completando incarichi sul campo prima di guadagnare l'uscita, preferibilmente col minor numero possibile di pallottole in corpo. Un tesoretto bellico che dovremo contenderci con un massimo di altri 13 PMC (i personaggi persistenti di EFT) e un numero altrettanto variabile di Scav (nemici controllati dall'IA o avatar "usa e getta" per i giocatori), all'interno di un buona serie di scenari che fanno da teatro a raid istanziati con una durata compresa tra i 20 e i 45 minuti.

    Una comunione d'intenti che, come intuibile, tende a generare una certa acredine tra i partecipanti di ciascuna sessione, manifestata in punta di proiettile nel corso di scontri a fuoco resi ancor più ansiogeni dalla prospettiva di perdere il proprio inventario in caso di sconfitta. Affrontando i rigori del campo di battaglia nei panni del vostro PMC, infatti, non solo correrete il rischio di lasciare al nemico tutto l'armamentario trasportato, ma potreste riportare danni tali da costringervi ad attendere più del previsto tra una partita e l'altra.

    Questo perché la fine - naturale o meno - di un raid non innesca la il recupero istantaneo della salute, ma segna semplicemente l'inizio di un processo di guarigione graduale che potrete sveltire sfruttando gli stessi oggetti curativi utilizzabili sul campo. Il danno è inoltre localizzato, e ogni area del corpo colpita può attivare un'ampia gamma di effetti negativi, con dirette conseguenze sul gameplay (velocità ridotta, difficoltà di mira, vista offuscata, ecc.). D'altronde Escape From Tarkov è un titolo che punta ad offrire un'esperienza realistica e impietosa, una rotta creativa che si riflette in tutti gli aspetti salienti dell'impasto ludico.

    Zero compromessi

    Il gioco non offre pertanto alcun indicatore per le munizioni residue (ne esistono decine di tipologie, legate alle specifiche delle diverse armi), impone tempi di attesa a volte snervanti per il looting (che tra l'altro genera un rumore che gli avversari possono facilmente udire), ha un "time to kill" decisamente basso e porta su schermo una gestione dell'inventario tanto articolata quanto credibile, con limiti di peso che possono influire sull'efficienza del personaggio.

    Elementi che, nel contesto dello shooter di Battlestate, contribuiscono positivamente agli equilibri di un gameplay profondo e dotato di una personalità unica, motore di un titolo capace di mantenere sempre alto il livello della tensione, che richiede ai giocatori una grande consapevolezza situazionale per bilanciare adeguatamente l'equazione rischi-ricompense.

    A sostenere il tutto troviamo un gunplay improntato al realismo, costruito sulla base di un modello balistico accurato che fa sfoggio di una grande attenzione alle caratteristiche di ogni bocca da fuoco, in termini di portata, penetrazione dei colpi, rinculo e impatto.

    Una cura che trasforma Tarkov in un vero paradiso per gli appassionati del "gun porn", mettendo a disposizione dei soldati una quantità sorprendente di armi completamente personalizzabili, da modificare attingendo a una mole sterminata di componenti aggiuntivi o sostitutivi, in grado di alterare sensibilmente feedback percepito. Un'efficacia sempre coerente col succitato sistema di danno localizzato, e ovviamente con le caratteristiche dell'equipaggiamento tattico indossato nei diversi slot, che può mitigare gli effetti di ogni colpo a segno sulla base di elementi come resistenza dei materiali, distanza dal tiratore, calibro dei proiettili, eventuali deviazioni e via discorrendo. Hanno un peso rilevante sulle prestazioni battagliere anche le dinamiche di progressione dei PNC, vincolate a diversi valori "ruolistici" (suddivisi in cinque differenti categorie) che aumentano gradualmente eseguendo ogni genere di attività durante le partite. Sebbene questa connotazione dell'avanzamento possa sembrare quasi in controtendenza con la natura fortemente "skill based" della produzione, allo stato dei fatti parliamo di un fattore che non altera in maniera troppo significativa gli equilibri del gameplay, pur offrendo alla platea un senso di progressione stimolante.

    Va detto alcune delle attività legate al miglioramento di questo o quel parametro tendono a generare qualche forzatura in seno alle routine di gioco (come nel caso della Forza, da accrescere lanciando granate o sovraccaricando il proprio personaggio), ma bisogna tenere a mente che il progetto è ancora in fase Beta, e gli sviluppatori si sono nel tempo dimostrati piuttosto abili nell'intercettare ed elaborare efficacemente il feedback offerto dalla community, lungo un percorso di perfezionamento che, proprio di recente, ha riportato Escape From Tarkov in cima alla classifica dei titoli più seguiti su Twitch.

    Le 3 P di Tarkov: popolarità, prospettive e paure

    La popolarità di cui gode al momento il gioco è frutto di un'intensificazione degli sforzi di Battlestate sul versante marketing, operata pubblicando con maggior frequenza trailer e aggiornamenti di rilievo, e stringendo una partnership a tempo con Twitch che ha permesso alla platea di guadagnare loot semplicemente seguendo le trasmissioni dedicate al titolo.

    E sebbene l'efficacia a lungo termine di questa strategia sia ancora tutta da verificare, la nuova ondata di interesse ha portato a un considerevole ampliamento della playerbase, garantendo allo studio un buon flusso di introiti per supportare lo sviluppo (l'accesso alla Beta richiede l'acquisto dell'edizione base del gioco a 34,99 euro). In questo senso, sebbene l'investimento - fiduciario ed economico - non sia esattamente modesto, il team russo ha nel tempo dimostrato una grande dedizione alla propria creatura e alla sua community, con aggiornamenti frequenti e interessanti aggiunte contenutistiche, tra nuove armi, missioni, istanze di gioco e aggiustamenti di ogni genere.

    L'ultima di queste ha finalmente consegnato nelle mani dei giocatori una feature anticipata da lungo tempo: l'hideout. Si tratta di un hub personale in grado di offrire agli utenti una lunga serie di vantaggi, come un aumento della velocità di recupero del PMC, bonus alla crescita delle statistiche, spazi aggiuntivi per il loot accumulato, e perfino una fonte di guadagno passiva.

    Tutte meccaniche che alimentano in maniera efficace il senso di progressione, offrendo agli utenti nuovi motivi per affrontare le insidie di Tarkov alla ricerca di denaro e risorse per il potenziamento del nascondiglio. Gli sviluppatori hanno inoltre già stilato una lunga lista di migliorie in arrivo per l'hideout nei prossimi mesi, nel quadro di una programmazione che torna a ribadire le notevoli ambizioni di Battlestate. Una volta consolidate a dovere le fondamenta ludiche della produzione, lo studio punta infatti ad inserire in EFT una componente narrativa di maggior rilievo, tale da infondere nuovo vigore nel sistema degli incarichi e dare corpo a una vera e propria "story mode". La corsa verso questo traguardo prevede la pubblicazione di altre 6 mappe (7 sono quelle attualmente disponibili), di un'arena dove darsi a forme più classiche di PvP, di una "free mode" senza limiti di tempo, e di una lunga serie di migliorie tecniche. Sebbene la rotta segnata sia senza dubbio promettente, i tempi di gestazione del progetto cominciano a destare qualche preoccupazione.

    A quattro anni dalla prima fase di accesso anticipato, Escape From Tarkov sembra infatti ancora molto lontano dalla versione 1.0: il livello di ottimizzazione del titolo (basato su Unity) può causare pesanti fluttuazioni prestazionali anche su hardware alquanto potenti, con l'aggravante di un netcode non sempre affidabile. Sebbene su questo fronte ci siano stati miglioramenti significativi, la recente ondata di popolarità dello shooter ha provocato un'impennata dei problemi legati alla solidità dell'infrastruttura, che gli sviluppatori puntano ad arginare al più presto potenziando la rete di server.

    Per quanto sia difficile stabilire, almeno per il momento, se le aspirazioni di Battlestate saranno pienamente soddisfatte, e se EFT riuscirà dunque a raggiungere il pieno potenziale liberandosi da gran parte delle sue asperità tecniche, già allo stato attuale la ricetta del team mostra di avere tutte le carte in regola per mantenere un posto di rilievo nell'affollato panorama degli shooter online.

    Escape From Tarkov è per sua natura un prodotto che si rivolge a un pubblico molto specifico, e tende a scoraggiare rapidamente chiunque non sia disposto a investire tempo e impegno tra le maglie di un gameplay tanto stratificato quanto ostico: un tributo che viene ricambiato con un'esperienza unica nel suo genere, a metà strada tra S.T.A.L.K.E.R. e Insurgency. Tutti tasselli di un mosaico ludico che, se affrontato col giusto spirito e, può dischiudere un tesoro di soddisfazioni sanguinarie e brividi tattici.

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