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eSport: le più divertenti e creative campagne pubblicitarie del 2019

L'eSport non è solo intrattenimento; è anche business. Abbiamo cercato di riassumere le migliori campagne pubblicitarie del 2019 e non solo.

speciale eSport: le più divertenti e creative campagne pubblicitarie del 2019
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  • L'esport non è più "solo" intrattenimento. Il mondo del gaming competitivo negli ultimi anni ha guadagnato sempre più visibilità e attenzioni. Questo boom incontrollato lo rende chiaramente un settore ancora fortemente instabile. Ne abbiamo parlato in diverse occasioni, analizzando l'esplosione di sponsorizzazioni, l'arretratezza normativa e gli enormi rischi nascenti dall'improvviso arrivo di una quantità ingente di investimenti.
    L'esport è infatti diventato terreno sempre più fertile per aziende e grossi brand (già operanti nel settore del gaming oppure estranee) che riescono a intravedere nel segmento un'occasione più unica che rara per rinnovarsi e intercettare le nuove generazioni, tradizionalmente poco recettive rispetto al vecchio modo di fare comunicazione, guidandone nuove tendenze di consumo.

    Non è un caso che brand come Gillette e Coca Cola (così come molti altri che qui non citiamo per brevità) abbiano deciso di buttarsi nell'esport.
    In breve tempo sono nate collaborazioni sempre più strette tra le aziende e le organizzazioni, i publisher e gli influencer; questo ha condotto alla nascita di un mercato del tutto sconosciuto ma estremamente promettente, che porterà l'esport a trasformarsi nel "collante moderno" per la cultura pop.

    Abbiamo provato a immergerci in questo affascinante mondo in continua evoluzione e a dare un'occhiata ad alcune interessanti campagne pubblicitarie create del 2019, per capire in che modo si sta evolvendo il settore. Ovviamente, non potevamo non iniziare da una delle più chiacchierate dello scorso anno: Louis Vuitton.

    Louis Vuitton X League of Legends

    Il colosso del lusso Louis Vuitton si è avvicinato all'esport attraverso una partnership estremamente interessante con un altro gigante: Riot Games. Come sappiamo, Louis Vuitton non ha solo colonizzato il settore entrando a gamba tesa direttamente nell'evento più importante dell'anno di League of Legends, ovvero i Worlds (con un bauletto disegnato esclusivamente per custodire la Summoner's Cup e i regali lussuosi ai campioni del mondo).

    La multinazionale del lusso è andata oltre, immaginando una collezione d'abbigliamento interamente dedicata, oltre a skin in game esclusive. Tanto per farvi capire quanto l'intuizione sia stata azzeccata, la prima "edizione" della collezione d'abbigliamento denominata LVxLoL è andata esaurita in un'ora. Stiamo parlando di capi d'abbigliamento venduti a prezzi non esattamente concorrenziali o alla portata del gamer medio.
    Louis Vuitton ha però trovato una ricca opportunità di business mettendo in connessione due mondi apparentemente lontani tra loro: moda ed esport, battendo al contempo su un punto sempre più sentito, ovvero quello dell'esclusività. Come abbiamo anticipato in apertura, l'esport (chiamatelo come volete, gaming competitivo, sub cultura videoludica) si sta sempre più imponendo come il fulcro in cui converge moda, musica e, più in generale, la cultura mainstream.

    Il collegamento del marchio Louis Vuitton con l'esport, insomma, ha permesso alla casa del lusso di raggiungere un pubblico più giovane, disposto a spendere soldi per oggetti (anche solo per le skin in game) legati al proprio videogioco preferito.

    Vitality, V-Hive

    Il Team Vitality in appena sei anni di vita si è imposto come una delle organizzazioni esport più conosciute e rinomate al mondo. Interessante come i due fondatori, Nicholas Maurer e Fabien Devide, siano passati dall'avere un budget iniziale di 10.000 Euro (nel 2013) agli oltre 34 milioni del 2019. Merito soprattutto di Rewired.gg, società di investimento che ha finanziato l'organizzazione transalpina proprio in due tranche (una per 20 e una per 14 milioni). Con questa imponente iniezione di fiducia, i fondatori hanno potuto finalmente realizzare il futuro che avevano sempre immaginato.

    Ne abbiamo avuto una prova tangibile a ottobre, all'inaugurazione del V.Hive a Parigi, il più grande complesso dedicato all'esport in Europa, nonché nuova sede del Team Vitality. Per l'occasione, la vision di Devide, il presidente, è stata condensata in un video toccante e potente, prodotto da un team di pubblicitari con i controfiocchi, basato proprio sul sogno del presidente di diventare un giocatore professionista.
    Attraverso uno storytelling ottimamente strutturato e con tutti gli elementi al posto giusto nel momento giusto, il video tocca le corde giuste portando avanti l'idea che ogni bambino può costruire il proprio futuro come vuole, sino a diventare un giorno un giocatore professionista.

    Astralis X Dr. DisRespect

    Gli Astralis non hanno certo bisogno di presentazioni. La leggendaria organizzazione danese attiva su Counter Strike, in questi anni ha macinato record su record (quasi tutti i membri attivi giocano assieme dal 2016, record anche questo) portandosi a casa diversi Major e imponendosi come una delle indiscusse potenze mondiali. Oltre a vantare nel portfolio sponsorizzazioni di tutto rispetto (persino con Audi) gli Astralis hanno avuto anche il merito di accendere i riflettori sul gaming competitivo in patria: storica, infatti, è stata la visita del primo ministro danese al loro quartier generale.

    Non solo: gli Astralis sono stati anche i primi a quotarsi in borsa, giusto un paio di mesi fa. Inoltre, Astralis Group, cura sotto il profilo organizzativo e operativo la squadra esport della Juventus.
    Insomma, il 2019 è stato un anno particolarmente ricco per gli Astralis, anche per quanto rigurarda il fervore creativo. Un divertentissimo spot, girato dallo sponsor Turtle Beach, ha portato persino un peso massimo dello streaming come il Dr. DisRespect ad affiancare il proprio nome a quello della formazione danese.

    KFC

    Il colosso Yums!, con KFC, è già presente nel framework dell'intrattenimento videoludico con campagne di comunicazione mirate. Con il brand KFC, però, ha deciso di fare un passo ulteriore, entrando qualche anno fa nel settore esport, andando oltre le pure sponsorizzazioni e creando un'app (con associata un'intelligenza artificiale) che, nella LPL cinese, forniva statistiche e previsioni sui risultati dei match.
    Per quell'attivazione - si parla di circa tre anni fa - le stime parlano di un'esposizione totale del marchio KFC di circa settanta minuti al giorno, quasi tutti i giorni, accompagnata da promozioni e codici sconto da utilizzare nei KFC cinesi. Oltre a questo, KFC ha sponsorizzato un proprio torneo, oltre che altri eventi live, tanto negli States quanto in Cina.
    Non solo: pochi giorni fa proprio KFC ha rinnovato la sua presenza nel settore, con una pubblicità di tutto rispetto (anche se caratterizzata da qualche criticità comunicativa che abbiamo sviscerato) incentrata sul gaming competitivo ma tesa a sponsorizzare l'arrivo del suo nuovo hamburger vegan.

    Lenovo

    Lenovo è un brand endemico balzato agli onori della cronaca esport per aver creato un team di CS: GO composto unicamente da persone anziane, chiamato non a caso Silver Snipers. Dietro a questa divertente iniziativa, denominata "The Senior Game Changer", si cela un messaggio potente e, in breve tempo, il team ha guadagnato le attenzioni di tutti.
    Il movimento è diventato ben presto un incredibile fenomeno culturale.

    I Silver Snipers hanno giocato contro professionisti più giovani di loro (ma anche contro altri team di vegliardi), hanno tenuto interviste, partecipato a programmi televisivi, chiacchierato con influencer e politici e generato le famose "impressions" (il video ne riporta oltre un miliardo), sempre più importanti per una comunicazione fatta come si deve.
    Qual'era il messaggio di Lenovo? "Different is better": tutti sono in grado non solo di apprezzare l'esport ma anche di godersi il videogioco senza limiti né barriere.

    Red Bull

    Against The Odds non è una semplice pubblicità; è un documentario che dura oltre ottanta minuti. Prodotto direttamente da Red Bull Media House - una sicurezza quando si tratta di fare storytelling nel framework sportivo - per celebrare non solo i vincitori del The International ma anche lo stesso colosso autriaco, il contenuto ci dimostra quanto il settore esport abbia bisogno di storie raccontate come si deve.

    Bonus track: correva l'anno 2014, Faker

    Il GOAT di League of Legends, Faker, nel lontano 2014 è stato protagonista di una pubblicità davvero divertente prodotta dall'organizzazione SKT1 e che racconta il leggendario percorso di allenamento affrontato dal guerriero coreano per prepararsi ad affrontare la stagione competitiva. Un altro grande esempio di storytelling associato all'esport, che dovrebbe esser imitato sempre più spesso dalle organizzazioni che desiderano creare engagement e far conoscere non solo il proprio brand ma anche chi ne è ambasciatore, ovvero i giocatori.

    Ovviamente ci sono state molte altre campagne pubblicitarie che meriterebbero la dovuta attenzione e non è escluso che torneremo sull'argomento con qualcosa di altrettanto succoso, visto che il 2020 si preannuncia come un altro anno ricco di grandi novità.

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