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Esport, Donne ed Egirls: il settore esportivo dal punto di vista femminile

La giocatrice coreana Kim “Geguri” Se-yeon sta per firmare un contratto nella OW League: ma il settore esport è davvero aperto alle giocatrici femminili?

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Ormai è ufficiale: la giocatrice coreana Kim "Geguri" Se-yeon è prossima a firmare un contratto che la porterà a giocare la Overwatch League per gli Shanghai Dragons. Una notizia che di per sé non sarebbe altro che un colpo di mercato della squadra cinese nel tentativo di risollevare le proprie sorti nella League, dopo un inizio non proprio dei migliori. Il reale scalpore è generato dal fatto che Geguri sia una ragazza: accedendo alla Overwatch League stabilisce quindi un primato assoluto, mai raggiunto da nessun'altra donna.
Tutto il clamore che ne è derivato, purtroppo, è stata una conseguenza delle discussioni riguardo il sesso della giocatrice, mettendo palesemente in secondo piano le considerazioni relative al grado di abilità della new entry.
Finché le donne verranno ancora definite "quote rosa" in un settore che alla base non vede differenze di genere lampanti, non possiamo stupirci che ci sia un numero minore di ragazze che cerca di avvicinarsi a questo settore rispetto alla controparte maschile.
Poiché non esistono statistiche corrette al 100% non possiamo indicare in maniera esatta il numero reale delle donne nel settore Esportivo o amatoriale. Il censimento, del resto, è assai arduo, considerando che quasi nessuna delle piattaforme legate ai titoli di punta richiede il sesso del giocatore al momento dell'iscrizione.

Esports al femminile: quali sono le condizioni?

Il panorama degli Sport Elettronici è già di per sé un'enorme arena piena di gladiatori pronti a farsi fuori a vicenda pur di spiccare e competere ai massimi livelli. Cosa cambia se ad approcciarsi a questo mondo è una donna?
Non ci sono dati certi alla mano, ma da molte testimonianze si evince che il trattamento ricevuto dalle giocatrici sia spesso diverso rispetto a quello riservato ai partecipanti di sesso opposto.
In molte situazioni una ragazza non viene vista di buon occhio dai giocatori, che spesso partono prevenuti considerandola l'anello debole del team. Non sono rare le istanze in cui vediamo le donne messe in secondo piano sul campo di battaglia, magari rilegate a ruolo di supporto, così che non "creino problemi".

I pregiudizi dati da un certo contesto sociale dove i giocatori sono cresciuti e dal quale si sono fatti influenzare è il primo enorme ostacolo contro cui una ragazza deve scontrarsi, soprattutto in paesi del Sud Europa come il nostro, dove la concezione della figura femminile è spesso ancorata a standard obsoleti e bigotti. In molti casi, ad esempio, i team non accettano ragazze nel roster, non a causa di una loro incapacità effettiva, ma perché potrebbero causare tensioni all'interno del gruppo stesso, non sapendo quale tipo di relazione la giocatrice potrebbe instaurare con gli altri membri: come se stessimo parlando di una miriade di Poison Ivy che ha come obiettivo il controllo sulle menti maschili.
È davvero difficile per una donna riuscire ad ottenere il rispetto necessario. Ciò è dato anche dal fatto che le diverse community legate ai titoli più importanti comunichino via Social Network, dove il giudizio gratuito e caustico è costantemente dietro l'angolo. In un mondo di apparenze, se la giocatrice, oltre ad essere abile, possiede anche un bell'aspetto, le sue capacità in gioco vengono sepolte da opinioni (spesso affilate) nei confronti della sua avvenenza. Allo stesso modo, paradossalmente, non è tollerato se la ragazza in questione non possegga una "bellezza da calendario". Insomma: un mondo estremista dove le vie di mezzo sono fin troppo rare.

Egirls: come mettere a rischio una situazione già delicata

La reazione delle ragazze stesse in questi contesti può sfociare in numerosi atteggiamenti: il primo e anche il più deleterio è quello di trasformarsi in una "Egirl".
Le Egirl sono per definizione "donne che tendono a flirtare con più ragazzi online". Il loro mondo ruota attorno alla necessità di ricevere attenzioni dai pro-gamer e dai nerd più disperati. Sono in grado addirittura di mandare foto di nudi e video pur di ottenere quel che vogliono.

Non pensiate che si tratti di pochi casi isolati: ci sono ragazze che hanno reso questo status la loro idea di essere giocatrici e, in molti casi, persino donne. Con l'allargarsi del giro d'utenza sui diversi siti di broadcasting come Twitch, molte ragazze hanno fatto del loro corpo abbinato al gaming un vero e proprio business. Non parliamo di una semplice maglietta scollata, bensì di nudità in cui la webcam sovrastava la panoramica del gioco ed anche di donazioni in cambio di veri e propri spogliarelli. Twitch è corso ai ripari cambiando il regolamento e rendendolo molto più severo, dopo le numerose lamentele ricevute da genitori preoccupati, e soprattutto da utenti che cercano semplicemente gaming di alto livello.
Purtroppo, esistono migliaia di gruppi segreti sui diversi social ed app di messaggistica che non hanno nulla da invidiare ad un sito di pornografia. Tutto questo sottobosco, disgraziatamente, influenza il pensiero dei giocatori più superficiali, che non vedono di buon occhio una ragazza con un rank alto, poiché la collegano alle diverse Egirl in circolazione.
Come è pensabile che la figura femminile sia promossa in maniera sana in questo contesto se le donne sono le prime a renderla squallida?

Le community femminili: tra pro e contro

Un'altra reazione comune tra le giocatrici è quella di chiudersi in community tutte al femminile, dove sanno di poter competere senza sentirsi discriminate.
Certo, questo è un buon modo per costruirsi un po' di autostima nel settore, ma relegandosi in gruppi chiusi queste ragazze smettono di confrontarsi con i ragazzi.

Ci sono community come quella di CS:GO che ha dedicato un intero campionato ai team femminili con tanto di eventi dedicati dal vivo: tutto ciò è stato pensato per attrarre un numero maggiore di giocatrici, invogliandole a competere e a crescere nel panorama esportivo. In centinaia hanno risposto al campionato, che ora si conferma essere il primo al mondo come numero di partecipanti.
Questo tipo di iniziative sono però solo un palliativo, perché non risolvono la divisione spesso netta nei circuiti Esport di tutto il mondo. Di contro capita che un team femminile, nell'affrontare una squadra maschile si ritrovi in situazioni che vedono gli avversari prendersi gioco delle rivali e sottovalutarle. Così facendo si alimenta solamente un circolo vizioso che non vede vie d'uscita e spinge le ragazze a "ghettizzarsi".

Una questione di mentalità

Il caso "Geguri" andrebbe trattato con tutta la normalità di questo mondo: in fondo, stiamo parlando di gaming, uno dei settori in cui la parità dei sessi è fuori discussione a priori, siccome non ci sono differenze fisiche ad influenzare le capacità dei giocatori. Entrambi, uomini e donne, sono ipoteticamente in grado di gareggiare ad armi pari.
Bisognerebbe quindi cominciare ad evolvere il pensiero generale sulle giocatrici, sia dal lato maschile che da quello femminile. Sebbene il giudizio gratuito sia la prima forma di autodifesa, tentare di riunire tutti i professionisti o gli appassionati nella generica categoria di "gamer" che in sé non indica differenze di sesso, sarebbe l'obiettivo ottimale per confermare gli Esport come disciplina paritaria.

Il rispetto, d'altronde, dovrebbe essere alla base di tutto, e andrebbe insegnato alle nuove generazioni che intendono entrare a far parte di questo mondo.
C'è da dire, a chiosa, che non tutte le ragazze del settore hanno incontrato gli ostacoli di cui vi abbiamo parlato. È fondamentale riuscire a credere di più nelle proprie capacità, non pretendendo un trattamento di favore in quanto donne e impegnandosi e lavorando come tutti gli altri aspiranti pro-player. Se non vogliamo che vengano fatte delle differenze, bisogna accettare di essere solo delle semplici "gamer", senza la parola "girl" utilizzata come rafforzativo.