Esport

eSport in Italia: un giorno alla scoperta della QLASH House

In occasione della presentazione dei due nuovi partner tecnici, il team QLASH di Luca Pagano ha aperto le porte della struttura per raccontarsi.

speciale eSport in Italia: un giorno alla scoperta della QLASH House
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di

"Siamo una media company." Inizia così, con una definizione quasi inaspettata, il tour della QLASH House. Siamo nel comune di Treviso, zona industriale. A tre minuti di macchina c'è lo stabilimento della Benetton. Dall'altra parte della strada il palazzetto che ospita le squadre locali di basket e pallavolo, poco più in là lo stadio del rugby.
Qui nel secolo scorso Benetton, azienda tessile famosa in tutto il mondo, aveva creato un brand che andava oltre l'abbigliamento, oltre la semplice vendita. Un impero costruito anche sullo sport, sulla competizione e sull'associare il proprio nome a campionati, scudetti, promozioni e al tifo di un'intera città. Il paragone con i QLASH è azzardato ma la direzione intrapresa dalla media company di Luca Pagano e Eugene Katchalov, stelle del poker mondiale, non è del tutto dissimile.

La QLASH house

È una delle gaming house più grandi d'Europa. Attrezzata per qualsiasi attività, non solo per gli allenamenti dei videogiocatori ma anche per le esigenze dello staff: lavagne digitali, schermi, proiettori, possibilità di registrare partite, visionarle, osservare ogni mossa dei singoli giocatori. Netta e inevitabile poi la separazione tra gli spazi di lavoro e le attività per il tempo libero: "Crediamo fortemente nella divisione tra professione e tempo libero. È necessario affinché i ragazzi stessi abbiano la percezione che dentro le stanze d'allenamento non deve esistere altro se non il loro lavoro; fuori da esse invece sono pienamente liberi di fare tutt'altro", ha dichiarato Alessandro "Sekuar" Sesani, Team Manager arrivato in QLASH dopo la fusione con il Team Forge. E l'"altro" ha davvero tante possibilità di scelta: dal tennis tavolo ai simulatori di guida, dalle tecnologie VR, con il giocatissimo Beat Saber, alle console e ai giochi da tavolo.

Alessandro Fazzi, co-owner del team, ha portato in casa un reperto archeologico: Simon, un disco con quattro grandi pulsanti di colore rosso, blu, verde e giallo. Questi pulsanti si illuminano secondo una sequenza casuale; all'illuminazione di ciascun pulsante è associata anche l'emissione di una determinata nota musicale. Una volta terminata la sequenza, il giocatore deve ripeterla premendo i pulsanti nello stesso ordine. Secondo Fazzi è un supporto essenziale: "Sembra semplice, eppure la difficoltà aumenta sequenza dopo sequenza. È uno strumento che reputo importante per i nostri ragazzi per permettere loro di continuare a tenere la mente attiva: aiuta a sviluppare attenzione e memoria, giocando."

Infine la palestra. Perché l'era dei nerd ciccioni è finita. In tutto il mondo esport i giocatori sono seguiti costantemente nella loro attività fisica, necessaria per evitare che il cervello debba sforzarsi di eliminare troppe cellule adipose, "distraendosi" dall'attenzione i riflessi e gli automatismi, come hanno riportato alcuni studi scientifici. "Il bello di avere gli attrezzi da palestra in un open space", ha proseguito Alessandro Sesani, "è che la maggioranza si fa condizionare dalla minoranza. È stato sufficiente che anche uno solo dei ragazzi iniziasse a fare attività, pesi, corsa o altro, affinché gli altri abbiano iniziato a seguirlo."

Perché una media company?

All'appello delle facilities presenti in QLASH House mancano due spazi. Il primo è l'angolo dedicato a supporto dei media: luci, green screen, fotocamera professionale e tutto l'occorrente per creare grafiche e foto dei giocatori direttamente in casa con personale totalmente dedicato. Non poteva mancare, poi, la sala streaming con regia, desk e grafiche dedicate. Ma perché è necessario avere uno studio che non ha nulla da invidiare a quelli televisivi?
"Perché l'aspetto più importante in questo settore è la comunicazione", ha risposto Luca Pagano, fondatore e co-proprietario dei QLASH. "Io ed Eugene arriviamo da un altro mondo, quello del poker, differente sì ma molto meno di quanto si creda. L'esperienza che ci siamo portati dietro ci ha fatto comprendere quanto sia fondamentale saper comunicare la propria realtà all'esterno, raccontando un brand e rendendolo risconoscibile ovunque." Un obiettivo che, girando per la QLASH House, appare chiaro ed evidente nell'attenzione ai particolari: dalle tazze alle penne, dai microfoni alle borracce, qualsiasi oggetto presente in gaming house ha il logo dei QLASH in primo piano, compreso un fantastico quadro in Lego.

Secondo Pagano la difficoltà maggiore nel settore dell'esport è riuscire a colmare la differenza tra le star e la community di quel videogioco: "Tutti amano tifare il nostro Diego Campagnani, campione italiano di FIFA, tra i migliori del campionato spagnolo. Ci ha fatto emozionare, ci ha fatto sognare e soffrire. Alla fine, però, il desiderio reale di chi lo segue è sapere cosa ha mangiato a colazione, come si allena, vuole confrontarsi con lui, giocare contro di lui."
Questa è indiscutibilmente una delle fortune dell'esport: i videogiocatori grazie alla rete sono sostanzialmente quasi tutti raggiungibili ed è possibile confrontarsi con loro. Enormemente più difficile sarebbe giocare insieme a Cristiano Ronaldo, per citarne uno. Questo tipo di barriera negli esport è già sottile ma è necessario, secondo i QLASH, eliminarla quasi del tutto.
Come? Creando eventi in casa propria con produzione homemade e andare in giro per l'Italia e per il mondo, portando i loro top player nei centri commerciali e nei cinema così come nelle università e nelle scuole. Con un bonus, ovviamente: "Per noi il campione non è solo il miglior giocatore su un determinato titolo esport", prosegue Pagano, "è anche una pedina fondamentale per diffondere il nostro brand. Una community va costruita col tempo in modo attivo: sperare che i tifosi sbuchino dal nulla è pura utopia."

Il modello QLASH

Il mondo QLASH nasce a fine 2016, puntando inizialmente su titoli single player come Hearthstone e Starcraft per poi vivere una breve parentesi su League of Legends. Piano piano la realtà competitiva diventa un mezzo attraverso cui la dimensione sempre più aziendale dei QLASH si amplia. Possono ormai vantarsi di organizzare tornei, come quelli realizzati con MSI Gaming Italy e Logitech nei punti MediaWorld o il QLASH Tour negli atenei italiani; fare formazione, ospitare eventi e giocatori internazionali, come il QLASH Invitational di Brawl Stars o di Starcraft II. Social, Education, streaming, community, eventi, pro Player, al centro la community: questo il core business della media company. E funziona, come conferma Pagano: "Al momento i social aggregati di QLASH crescono del 17% su base mensile. Il nostro engagement rate è addirittura superiore di 4-5 volte a quello di nomi ben più noti dell'esport mondiale, come gli 100Thieves per esempio."

Un modello che col tempo i QLASH hanno deciso di esportare come il classico Made in Italy. Oggi QLASH è infatti presente in Ucraina, Egitto, Malta e Spagna, ognuna con il brand che conosciamo noi ma con modelli adattati alla community e all'ecosistema presente in quel determinato paese. La spinta principale del loro successo all'estero arriva dai titoli mobile: Clash Royale, Vainglory e Brawl Stars. I QLASH hanno avuto il coraggio, fin dall'inizio, di puntare sui titolo mobile quando in Italia ancora quasi nessuno ne aveva intuito le potenzialità. Soprattutto in Spagna ed Egitto la maggior parte dei loro tifosi arrivano dai giochi per smartphone: nella penisola iberica gestiscono un intero team di ragazzi spagnoli che gioca nella principale competizione di Clash Royale. "Investiamo in quello che pensiamo diventerà mainstream. Lo facciamo già da due anni con il mobile, lo stiamo facendo adesso con il VR e la realtà aumentata", ha concluso Pagano.

QLASH + FORGE, Il futuro

A inizio anno, poi, è arrivata la fusione con il Team Forge, squadra di punta dell'esport italiano e tra i più vincenti, su più titoli, degli ultimi tre anni. I perché erano intuibili già al momento dell'annuncio. Da una parte i Forge, vincenti ma latitanti sui social o, almeno, insufficienti nell'allocazione delle risorse nella gestione della propria presenza mediatica. Dall'altra i QLASH, bravissimi nel farsi conoscere e nel divulgare il brand, ma impreparati sotto il lato competitivo. I Forge, secondo le stesse parole di Luca Pagano, hanno portato, grazie all'arrivo di Alessandro Fazzi e del suo staff, metodo e mentalità vincente. "Quando mi è stata proposta la fusione non ho esitato un attimo. Da soli non ci saremmo mai resi conto delle potenzialità del progetto Forge. Avevamo bisogno di unire le forze per continuare a sviluppare il nostro ecosistema e i QLASH erano la scelta migliore", ha dichiarato Alessandro Fazzi, co-owner dei QLASH e responsabile della sezione competitiva. Da oggi a supportare i QLASH sono arrivati anche MSI Gaming e Logitech G, due tra i brand più iconici legati al gaming. Partnership tecnica, è stato dichiarato: periferiche, hardware, PC, cuffie, si traduce.

Raffaella Carissimi, Senior Marketing Specialist per l'Italia di Logitech, non ha dubbi sulla scelta compiuta: "Quando decidiamo di sponsorizzare un team non lo facciamo per mettere il nostro logo sulla maglietta: lo faccio solo quando pensiamo di aver trovato il partner giusto." Dello stesso avviso anche Gianpaolo Catania, Marketing Manager presso MSI Italia, già sponsor del Team Forge: "Abbiamo fortemente voluto seguire i Forge nella loro fusione e abbracciato questa nuova realtà. Per noi i QLASH sono un cavallo di razza su cui puntare."
Il prossimo progetto è improntato sulla formazione interna, le famose academy. Uno degli scogli più duri da superare per i giocatori italiani è "imparare" a essere professioniali, a trasformare loro per primi una passione in un lavoro. Le giovanili, o le primavere se preferite, sono un tassello fondamentale nella costruzione di una squadra sportiva che mira alla sostenibilità nel lungo periodo. Sostenibilità sia economica che in termini di ricambio generazionale: un modo per costruirsi in casa i campioni di domani.