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eSport: quanto e come guadagnano i giocatori professionisti

Abbiamo fatto il punto della situazione su i Salari dei pro-player dell'universo eSport. Quanto guadagnano e quali sono le loro entrate ?

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Nel corso di questi mesi abbiamo ricordato più volte di come il mondo eSport stia vivendo un periodo di travolgente espansione. Il movimento è infatti passato, in breve tempo, dall'essere considerato un fenomeno "di nicchia" ad attirare le bramose attenzioni di stakeholder dall'occhio lungo, peraltro ben disposti a investire montagne di soldi. Merito di internet e della definitiva consacrazione dei videogiochi nella cultura di massa, certo, ma anche di un nuovo modo di intendere le strategie commerciali da parte delle grandi multinazionali. L'improvvisa e incontrollata iniezione di investimenti nel settore è dovuta, soprattutto nell'ultimo anno, a una "corsa agli armamenti" da parte di grandi società, VIP e altre personalità importanti, tutte smaniose di partecipare e - magari - di guadagnarci pure qualcosa.
Già, perché l'attuale assenza di norme codificate, esempi di best practice e organismi super partes preposti a vigilare sulla trasparenza delle operazioni, rende il framework eSport fertile terreno di conquista.
Un Far West che smuove interessi milionari e vede il giornaliero ingresso nel "mercato" di aziende endemiche e non endemiche. Ne abbiamo discusso ampiamente riguardo all'importanza giocata dagli sponsor nell'intero processo di crescita del movimento. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che sono proprio gli sponsor a mettere in palio quei prize pool da cinque o sei zeri che ormai siamo abituati a vedere in quasi ogni torneo e che rappresentano la primaria fonte di fantasticherie per tutti quei ragazzi che sognano una carriera da professionisti. Ecco, i ragazzi. L'anello più debole dell'intera catena, eppure gli unici ad esser sotto i riflettori. Giovani, spesso giovanissimi che, giunti al vertice grazie a doti superlative e a tanta fatica, riescono a strappare un ingaggio e a tramutare, così, la loro passione in un lavoro vero e proprio iniziando anche a guadagnare. Già, ma quanto? E, soprattutto, da quali fonti proviene il denaro che intascano?

Sempre una questione di soldi

Come accade in tutte le discipline sportive, anche nell'eSport esistono le stelle predestinate, dalla fulgida e leggendaria carriera, e un'infinita quantità si sfumature intermedie, ovvero quei giocatori che fanno la "vita da mediano", mutuando un'espressione popolare. Ovviamente, i guadagni di ogni professionista possono subire enormi fluttuazioni in base a molteplici fattori.

Il più ovvio, solitamente spartito in modo equo tra tutti i componenti, lo abbiamo già citato in precedenza: il premio in denaro messo in palio dalla congerie di eventi competitivi. Per una squadra composta da cinque elementi, questo potrebbe variare, nei tornei minori, da 2.000 a 10.000 dollari per giocatore solo per ciò che concerne la fase di playoff. Di conseguenza, il bottino esentasse si alza di molto in caso di passaggio alle fasi finali. Il circuito competitivo di Dota 2, ad esempio, è il più alto con circa 20 milioni di dollari in palio. L'Overwatch League, imbastita da Blizzard, tra poco gli farà concorrenza con un montepremi da milioni di dollari spalmati lungo tutte le fasi del campionato. I titoli "più ricchi", in questo momento, sono i MOBA (DOTA 2 e League of Legends), seguiti da shooter come Counter Strike: Global Offensive, Call of Duty e il già citato Overwatch. È presente anche la strategia in tempo reale - da sempre terreno per i coreani - con un altro titolo Blizzard: Starcraft 2.
Sorprendentemente, però, i giocatori più vincenti attualmente in circolazione non sono asiatici. Il primo è Kuro "KuroKy" Takhasomi, tedesco (anche se dal nome non si direbbe) che, solo quest'anno, si è guadagnato circa 2.400.000 dollari. Il secondo, invece, ha appena 18 anni. Syed Sumail "Suma1L" Hassan, fenomeno in forza agli Evil Geniuses, è pakistano e ha iniziato a giocare a DOTA 2 quando aveva solo sette anni. Appena sedicenne, il ragazzo si è portato a casa oltre un milione di dollari (per la precisione 1.3 milioni) grazie alla vittoria nella finale dell'International del 2015 diventando, così, il più giovane giocatore di sempre a sforare il tetto del milione di dollari.

Accanto alle vincite non possiamo non ricordare i premi, l'equipaggiamento e i bonus elargiti dagli sponsor tanto in occasione dei tornei, quanto come "premio di produzione" nel caso in cui l'azienda foraggi il team. Questi possono essere auto, accessori per il gaming, altri premi in denaro o benefit esclusivi per determinate prestazioni o, addirittura, contratti pubblicitari, interviste e merchandising vario. Un esempio, su tutti: la scelta di Gillette di mettere sotto contratto un giocatore di LoL (Enrique "xPeke" Cedeño) che, al pari di un Griezman o di un Neymar Jr., rappresenta col proprio volto - sempre rasato e liscio - l'azienda.

I salari dei pro player

Un professionista percepisce uno stipendio. Questo rientra nell'ordine naturale delle cose. Altrimenti come potrebbe dedicare all'allenamento quindici, addirittura diciotto ore al giorno, ogni giorno, per anni?

Per questo le organizzazioni professionistiche, nel contratto, prevedono vitto e alloggio (nelle famigerate "team house, ville multimilionarie"), assicurazioni varie e salario. Per quest'ultimo, di solito, vengono erogati i fondi messi a disposizione dal proprietario della Lega in cui le squadre militano. Gli stipendi variano a seconda della squadra, del giocatore e di altri fattori tutt'altro che facili da calcolare. Riguardo a questo punto c'è una significativa mancanza di trasparenza nel mondo degli eSport, che rende difficile per i giocatori determinare quale sia l'equo compenso. In effetti, nell'ottica di un giovane giocatore cosa può essere considerato come "giusta remunerazione"?
Nella maggior parte dei casi, le regole sul compenso possono essere facilmente dettate dall'aleatorietà del mercato. Ovviamente l'equità, nel caso di specie, è da escludersi.

Per la League of Legends Championship Series Riot Games, ad esempio, assegna a ogni squadra una certa quantità di denaro per fornire i salari e aiutare con le spese operative. In pochi parlano volentieri della questione. Ember, ad esempio, è diventata la prima organizzazione a rivelare pubblicamente i salari dei giocatori l'anno scorso. In cima alla lista c'era Greyson "Goldenglue" Gilmer che guadagna 65.000 dollari come salario "base", con ulteriori 27.000 suddivisi tra prestazioni e bonus vari. Colin "Solo" Earnest si gode lo stesso stipendio del collega, con 21.000 dollari extra. Benjamin DeMunck guadagna 75.000 dollari, Nicolar "GleebGlarbu" Haddad ne fa 72.500 e circa 70.000 dollari, infine, per Jaun "Contractz" Garcia. Nonostante l'omertà e la mancanza di trasparenza delle varie organizzazioni sui salari, questi ultimi sono basati su fattori determinati come la reputazione, l'abilità e la visibilità sui social. ESPN, il noto sito sportivo statunitense, all'inizio di gennaio ha sottoposto a un campione di trentatré giocatori professionisti di League of Legends (americani ed europei) un sondaggio in cui veniva chiesto loro di dichiarare la media salariale percepita. I nordamericani conducevano con buoni 105.385 dollari (all'anno), mentre gli europei seguivano un po' staccati, con circa 76.137 Euro. In ogni caso, più della paga della maggior parte dei lavoratori "normali", tredicesima compresa. Ma, se credete che questo basti, vi sbagliate.

Una nuova specie: il giocatore - imprenditore

Il giocatore professionista è un marchio, un brand. Come tale, deve giungere correttamente al pubblico smanioso di osservare le giocate e conoscere ogni singolo retroscena della vita privata del proprio beniamino. Costruirsi un'immagine pubblica, comunicare correttamente con i fan, veicolare la brand loyalty sono tutte attività "faticose" ma assai remunerative per il giocatore che, in questo caso, si trasforma (consigliato sempre da esperti) nel miglior imprenditore di se stesso.

Tutto passa, ovviamente, (e non poteva essere altrimenti), attraverso gli onnipresenti social. I giocatori postano foto della loro quotidianità, in palestra, in pose studiate oppure durante le sessioni di allenamento. Fan e follower contribuiscono indirettamente ad arrotondare lo stipendio del campione di turno che magari non guadagnerà come Cristiano Ronaldo o il già citato Neymar Jr., ma comunque riesce a raccattare qualche spicciolo in più rispetto alla maggior parte di noi comuni mortali. Quando non sono su un palco davanti a una folla in visibilio, i giocatori costruiscono la loro fan base fedele anche in un altro modo a loro ben più congegnale: lo streaming. I fan, infatti, amano passare il tempo a osservare le partite trasmesse nei canali ufficiali dei vari campioni.

Iscriversi a un canale streaming di Twitch dovrebbe costare circa 4,99 dollari al mese, con metà di quella quota che va allo streamer. Per i migliori, con decine di migliaia di spettatori paganti, questo può rappresentare un modo addirittura per raddoppiare lo stipendio iniziale elargito dall'organizzazione. Inoltre, non dimentichiamolo, un altro modo per guadagnare durante lo streaming è "monetizzare" con annunci e donazioni da parte degli utenti. Esistono, come di consueto, anche metodi poco legali per arrotondare i guadagni. Uno su tutti? L'account boosting. In questo caso il giocatore professionista mette la propria abilità al servizio di altri, che desiderano aumentare il punteggio in classifica, per denaro.
Tirando le somme - in tutti i sensi -, i giocatori professionisti possono guadagnare molto, ma tutto dipende da una quantità abnorme di variabili che dovrebbero essere analizzate caso per caso. Anzitutto, la percentuale di introiti può variare in base alla loro abilità, all'influenza sugli acquirenti/spettatori/fan, dalla reputazione e dalla propensione all'imprenditorialità. Considerando poi come, negli ultimi tempi, il movimento esport abbia iniziato a muovere miliardi di dollari, i guadagni dei pro player non potranno che continuare ad aumentare nei prossimi anni.