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eSports: illegalità e scandalo scommesse, facciamo il punto della situazione

In mancanza di una regolamentazione unitaria, il mondo eSports rischia di essere un Far West che favorisce le pratiche illecite. Qualcosa sta cambiando.

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Qualche settimana fa vi abbiamo parlato del primo, storico incontro tenutosi al Parlamento Europeo, dedicato esclusivamente al framework eSports. Lo scorso 6 settembre l'intergruppo parlamentare che si occupa di promozione dello sport in seno al Parlamento (la cui vice presidente è l'italiana Tiziana Beghin del Movimento 5 Stelle) ha ricevuto per la prima volta una delegazione di rappresentanti del mondo competitivo. Giocatori professionisti, manager, esperti di diritto sportivo ed event manager hanno potuto finalmente confrontarsi, dialogare e far sentire la loro voce, per così dire, a un livello superiore. Dall'incontro, dal titolo "Esports in Europe: What Policy Response?", sono emersi molti interessanti punti di discussione tra cui la necessità di un piena equiparazione degli atleti eSports a quelli delle discipline "tradizionali" e l'assoluto dovere, da parte di tutti gli attori coinvolti, di approntare e uniformarsi (e possibilmente sottostare) a una regolamentazione che sia unica, chiara, equa e certa. Norme e regole il cui obiettivo, come in ogni attività umana, è quello di impedire eccessi, illegalità e prevaricazioni del più forte (o furbo) sul "debole". Uno "stato di diritto" che dovrebbe finalmente soppiantare il selvaggio "stato naturale" in cui il mondo e-sportivo si trova in questo particolare momento storico di grande incertezza e travolgente espansione.

Le regole e la nuova frontiera dell'imbroglio sportivo

Ora, mettendo per un momento da parte la filosofia di Hobbes (che, comunque, sarebbe davvero fiero di noi) appena traslata nel mondo competitivo, torniamo alle questioni materiali che necessitano di un urgente intervento da parte di istituzioni e organi di controllo. Tutti, infatti, ormai concordano nella necessità di donare un ombrello giuridico che protegga l'eSports; così come la maggior parte delle federazioni e degli organismi operanti nel settore si stanno "autoregolamentando" in materia di illeciti sportivi. Tutto ciò, però, ancora non basta. Il calendario degli eventi internazionali è, infatti, sempre più affollato e residua pochissimo tempo per mettersi attorno a un tavolo, discutere e approntare con calma regole uniformi da osservare. Si deve, come si dice in questi casi, navigare a vista e legiferare d'urgenza (un po' come succede sempre in Italia), valutando caso per caso. Sempre in occasione dell'articolo dedicato all'incontro di Bruxelles, abbiamo accennato alla questione dell'illegalità e al fatto che il mondo eSports si trova, sostanzialmente, in uno stadio primordiale e, in quanto tale, estremamente permeabile a infiltrazioni che ne possono intorbidirne l'ambiente.

Durante quell'incontro, a latere dell'intervento dell'avvocato Joaquín Muñoz, un relatore si è espresso con grande forza e chiarezza sull'argomento dell'illegalità. Quel relatore era Ian Smith, commissario dell'ESIC - Esports Integrity Coalition, il quale si è disse preoccupato del fiorire di pratiche fuorilegge. Pensiamo al doping (con le sostanze stimolanti), all'utilizzo di software non regolamentari che permettono di vincere le partite danneggiando l'avversario, o ai classici "biscottoni" sul risultato finale di un evento per spartirsi i sempre più ricchi montepremi finali e le vincite legate alle scommesse. Ebbene sì, il giro d'affari delle scommesse legate agli eventi eSports ormai supera di gran lunga quello di molti altri sport "tradizionali".
Ecco, proprio uno dei più grandi timori del commissario si è concretizzato lo scorso weekend, in occasione dei World Cyber Arena European Qualifiers di DOTA 2. La Esports Integrity Coalition (che, lo ricordiamo, è un'organizzazione no profit inglese fondata con il preciso scopo di vigilare sulla correttezza e l'integrità degli eventi eSportivi) si è infatti trovata a dover intervenire su un caso di match-fixing (il solito "biscotto", italianamente tradotto).

Due le squadre coinvolte: Team DX e Yellow Submarine. La ESIC si è mossa in seguito a una segnalazione pervenuta dalla squadra che si occupa di Integrity Service in seno alla società Sportradar (uno dei più grandi intermediari tra il mondo sportivo e quello delle scommesse legali). Il team di Sportradar si è infatti trovato per le mani alcune analisi statistiche che evidenziavano un traffico di dati e scommesse assai dubbie legate proprio ad una particolare partita degli European Qualifiers di DOTA 2. Gli investigatori di ESIC, coordinando gli sforzi con Sportradar, sono giunti molto presto a scoprire i colpevoli della combine. Leonid "Sonic" Kuzmenkov e Dmitri "Ax. Mo "Morozov, entrambi in forza al Team DX. La Esports Integrity Coalition, quindi, ha immediatamente comminato ai due colpevoli ben due anni di ban da tutti i futuri tornei.
Con un comunicato stampa della società, proprio il commissario Ian Smith ha parlato della decisione appena presa: "E 'sempre deprimente vedere giovani atleti eSports soccombere alle facili tentazioni che il match-fixing presenta. Ma resto fiducioso che la decisione appena presa possa rappresentare un deterrente efficace per tutti gli atleti coinvolti nei vari tornei e discipline. Inoltre, ESIC è più che disponibile a seguire sempre eventi e tornei anche quando questi non rientrano nelle partnership con gli enti organizzatori".

Questo, comunque, non è il primo caso di match-fixing che ha coinvolto giocatori di DOTA 2: attualmente ci sono circa ventuno giocatori bannati tempo indeterminato da tutti gli eventi Valve a causa di episodi di frode. Inoltre, Counter Strike: Global Offensive nel 2014 fu oggetto di un maxi scandalo legato all'eSports-scommesse quando il Team iBUYPOWER perse di proposito un match contro i ragazzi di NetcodeGuides.com, cedendo il passo con un palese e sospetto 16-4, nonostante godessero di tutti i favori del pronostico, essendo la squadra più forte del circuito competitivo d'allora.
Ad ogni modo, tornando allo scandalo che ha colpito DOTA 2, il MOBA targato Valve sembra essere afflitto da fenomeni di questo tipo sempre più frequentemente. Ed è una cosa estremamente preoccupante. Dal 2013, infatti, non è passato un solo anno senza scandali - più o meno evidenti - legati a qualche scommessuccia o combine tra gli atleti. Giusto ieri tre giocatori di CS:GO impegnati nella ELEAGUE, sono stati beccati a imbrogliare dalla vigilanza dell'organizzazione del torneo, affidata a CEVO.

L'Early Warning System della FIFA. Una soluzione?

Qualcosa, insomma, deve essere indubbiamente posto in essere per dare una parvenza di ordine alla costellazione di tornei e associazioni che formano un movimento dai grandi chiaroscuri. ESIC e Sportradar, sotto questo profilo, stanno cercando di indirizzare la loro azione verso una strada chiara, univoca e intransigente. Una delle vie possibili (e paventata da diversi esperti) potrebbe essere lo studio e la sperimentazione sul campo di un sistema molto simile al sistema anti frode ideato dalla FIFA e chiamato Early Warning System. Tale struttura di controllo, attiva dal 2005 per assicurare l'integrità nel mondo del calcio, punta a monitorare ogni competizione ricadente nell'alveo FIFA e a identificare flussi anomali di scommesse irregolari. Inoltre, a partire dal 2012 l'iniziativa FIFA Integrity (che supporta tutte le 211 federazioni associate) si concentra su cinque aree principali d'intervento: prevenzione, rilevazione, raccolta di informazioni, indagini e sanzioni. La FIFA si avvale di un esperto che analizza e assiste associazioni e federazioni su richiesta di queste ultime e le coadiuva nello stabilire strutture per combattere la manipolazione delle partite. Questo approccio integrato fornisce alle associazioni una serie di servizi quali la formazione e l'istruzione, l'area legale e disciplinare, la sicurezza, il monitoraggio delle scommesse e la prevenzione delle frodi. Il programma Integrity, inoltre, prevede la revisione delle politiche e delle procedure, l'analisi delle minacce, delle vulnerabilità e la valutazione dell'efficacia di regolamenti e leggi contro la manipolazione delle partite a livello nazionale e confederale.

Nulla poena, sine lege

La soluzione adottata dalla FIFA potrebbe davvero, con i giusti ritocchi, trovare spazio anche nel framework eSports? Attualmente, infatti, il movimento si evolve in modo talmente repentino che sembra ancora difficile pensare a una struttura ferma e ottimamente stratificata come quella appena descritta. Da qualche parte, però, bisogna pur iniziare. Il ban biennale comminato con autorità da ESIC può essere considerato la prima prova di forza di un'organizzazione preposta alla vigilanza; azione che ha portato alla certezza della pena. Cosa che, fino ad oggi, mancava. Valve, ad esempio, pur giocando un ruolo centrale nell'organizzazione degli eventi dedicati ai propri titoli non ha mai preso una posizione precisa in tal senso, limitandosi a bannare i giocatori per un periodo "indefinito". Con questo comportamento di comodo potrà forse andar bene alla compagnia ma costringe in un limbo - dalla durata ingiustamente discrezionale - i giocatori sottoposti alla punizione.

Nulla poena sine lege, recita un brocardo latino. Semplificando al massimo la complessità della filosofia giuridica e sfrondandola da correnti e orientamenti, possiamo affermare un principio di semplice civiltà: ovvero che è ingiusto comminare sanzioni senza che sia ben chiara la cornice sanzionatoria all'interno della quale ci si può e deve muovere. Dall'assenza di una pena certa e definita, quindi, non potrebbe scaturire alcuna punizione.
In realtà, a ben vedere, potrebbe considerarsi ingiustizia anche la sanzione comminata da ESIC. Il discorso qui, però, si fa leggermente diverso. Al contrario di Valve, ESIC è oramai un'organizzazione unanimemente riconosciuta come uno dei principali organi di vigilanza del settore ed è, quindi, dotato di un'autorità sempre più stringente e rispettata. Caratteristica fondamentale, in un mondo che si basa sul più antico pilastro giuridico: la consuetudine.

Il quadro sanzionatorio complessivo, comunque, appare ancora ben lungi dal trovare una dimensione concreta e dissuasiva. Almeno sino a quando il mondo eSports non si guadagnerà una vera e propria dignità autonoma (nonché la definitiva equiparazione con altre discipline sportive tradizionali) non sarà possibile avvalersi di una normativa statale (o indicazioni sovranazionali) dedicata come, nel nostro caso, il diritto dello sport. Questa particolare branca del diritto, inoltre, potrebbe regolamentare anche le questioni relative al doping, alle sponsorizzazioni, agli accordi di broadcasting e agli ingaggi degli atleti. Insomma, riportare l'ordine nel Far West.