ESWC 2017: Call of Duty World League

Siamo volati a parigi per partecipare alla Electronic Sports World Cup 2017 e assistere alla tappa francese della Call of Duty Worls League.

speciale ESWC 2017: Call of Duty World League
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Quattro passi.
    Bastano passi all'interno padiglione numero 5 della Paris Expo Porte de Versailles, sede della sessione invernale dell'ESWC (Electronic Sports World Cup), per annientare ogni preconcetto sul valore degli eSport come discipline agonistiche. La tensione pre-partita, il pubblico delle grandi occasioni, il fiato mozzo a pochi secondi dalla fine e le urla liberatorie al momento della vittoria: tutti gli ingredienti tipici delle grandi manifestazioni sportive sono al posto giusto. Il padiglione è grande, affollato e si respira un'aria carica di entusiasmo e aspettativa. C'è attesa per i grandi eventi presenti nel calendario della tre giorni parigina, tra cui spiccano le finali mondiali di Just Dance (riesco a sentire i vostri sguardi di disapprovazione attraverso lo schermo, sappiatelo) e una delle sessioni open della Call of Duty World League. Sul palco di Just Dance ci scappa pure una proposta di matrimonio pre-gara, ma l'attenzione di buona parte del pubblico è già rivolta agli intensi scontri quattro contro quattro in corso sulle decine di postazioni dedicate a Call of Duty: Infinite Warfare. A questo punto devo ammettere, col capo già cosparso di cenere e con un cilicio ben stretto attorno ai quarti posteriori, che neanche io, malgrado lo status di professionista (si fa per dire) del settore, avevo mai dato sufficientemente peso alla portata pantagruelica del fenomeno eSport, e soprattutto all'emozione che si prova a trovarsi nel mezzo di una tesa competizione internazionale, tanto da atleti quanto da spettatori.

    Per dovere di contrizione, ho passato i primi 10 minuti all'Expo a subire gli insulti allucinatori della visione contestuale di Stanis La Rochelle che, da sopra la mia spalla destra, continuava a dirmi "Però sei molto italiano, lasciatelo dire". Hai ragione Stanis, cercherò il perdono facendo un po' di rally sulla Salerno-Reggio Calabria.
    Partecipare a un evento di questo genere permette di immergersi anima e corpo in un fenomeno del quale il pubblico nostrano ha una percezione estremamente limitata, e apre gli occhi su tutto il potenziale del mercato degli eSport che, malgrado l'incredibile tasso di crescita sul piano internazionale (nel 2017 sono previsti guadagni per 696 milioni di dollari, il 41,3% in più rispetto all'anno precedente), nel Bel Paese non riesce ad attirare il giusto volume d'investimenti. Questo perché le dimensioni della scena nazionale non sono ancora in grado di giustificare l'ingresso in campo di grandi sponsor, mossi dall'interesse suscitato dal ritorno in visibilità che gli sport elettronici già garantiscono nel panorama nordamericano e asiatico. Qualcosa si sta muovendo anche da noi, ma si tratta di una crescita lenta, probabilmente ostacolata dall'ormai comprovata resistenza al "nuovo" del pubblico nostrano che, a valle di un legame culturale fortissimo con gli sport da campo, trova difficile concepire l'idea di passare qualche ora a guardare "gente che gioca a Call of Duty".
    Nella realtà dei fatti, le differenze tra gli sportivi "tradizionali" e quelli "digitali" si riducono all'osso, specialmente quando si prendono in considerazione l'impegno e la dedizione che questi ragazzi dedicano alla loro "disciplina", nonché le caratteristiche chiave dei due diversi tipi di atleti.
    "Le caratteristiche dei pro players sono grande abilità, impegno, capacità di comunicazione, praticamente le stesse cose che caratterizzano gli sportivi tradizionali - spiega Jay Puryear, Director of Brand Management and Esports di Activision - Ci sono un sacco di somiglianze. Anche in America la precedente generazione ha subito ogni genere di pregiudizio legato alla passione per i videogiochi, ma per fortuna si tratta di convinzioni che stanno progressivamente sparendo, ed è probabile che anche in paesi come l'Italia si tratti solo di una questione di tempo".
    La nascita di una realtà per molti versi "ibrida" come il recente AS Roma eSports è senza dubbio un passo nella giusta direzione, dato che rappresenta lo strumento ideale per far conoscere gli sport digitali al "grande pubblico", grazie alla spinta propulsiva di un brand riconoscibilissimo. Certo, non sarebbe comunque male operare un po' di protezionismo per quanto riguarda la composizione delle squadre (due atleti su tre del team AS Roma sono stranieri), anche perché da noi non mancano certo talenti da promuovere.

    Da Roma a Parigi, anche l'Italia tenta l'assalto alla CWL

    Ben 50 i team coinvolti nell'open bracklet dell'evento dedicato a CoD all'ESWC, determinati a guadagnarsi la possibilità di competere con i 12 top team statunitensi ed europei, che negli eventi precedenti si erano già guadagnati l'ingresso diretto ai gironi del Pool Play, porta d'accesso preferenziale per il Championship Bracklet e per i 40.000 dollari in palio per la squadra vincitrice.

    Tra questi ci sono anche i quattro italiani di Tes Sublime, unico team nostrano all'ESWC. I ragazzi guidati dal veterano Filippo "Frido" Cacciapuoti, venticinquenne con un record da capogiro per quanta riguarda le presenze nelle competizioni del circuito internazionale, non hanno una grande fortuna nel primo sorteggio, e finiscono subito contro il team americano dei SetToDestroy.
    I Sublime tengono testa agli statunitensi in "Hardpoint" e rispondono colpo su colpo in "Cerca e Distruggi" ma la terza modalità, "Uplink", capita tra le lande ghiacciate Frost, una mappa dove il team tricolore non riesce mai a dare il meglio di sé. La sconfitta degli italiani segna l'ingresso del team Sublime nel loser bracklet, e li pone a un passo dall'eliminazione. Malgrado la delusione, i ragazzi sono ancora determinati a portare a casa un risultato battendo gli inglesi di Krypto Gaming, gli avversari del match successivo. Dopo un inizio promettente, segnato da un assoluto dominio in "Hardpoint", i quattro cominciano ad accusare la tensione accumulata durante la giornata e perdono colpi durante la manche di "Cerca e Distruggi", mostrando il fianco con errori piuttosto grossolani. La modalità si chiude con un recupero quasi impossibile per gli atleti di Krypto Gaming, che nella successiva modalità, Uplink, si guadagnano il passaggio al turno successivo.
    Grande delusione per Frido e per la sua squadra, ma da veri professionisti i quattro ragazzi sono già proiettati verso il prossimo evento, e verso la dura preparazione che lo precederà.
    Già, perché uno dei fraintendimenti più comuni quando si parla di competizioni videoludiche riguarda proprio questo punto: il pregiudizio che gli eSport siano una roba da nulla, qualcosa che tutti posso fare.

    "Alla fine che sport è? Stai seduto col pad in mano e premi due tasti".

    Beh, non proprio. I professionisti del videogioco passano ore e ore ogni giorno ad affinare la propria tecnica, e a migliorare comunicazione e strategie di gruppo, sempre in preparazione per la gara successiva.

    "Noi ci alleniamo tantissimo ogni giorno, forse più di quanto i nostri cervelli siano effettivamente in grado di sopportare - spiegano i ragazzi di Tes Sublime - Ci ammazziamo di qualcosa che forse a volte non serve neanche, perché la qualità è molto meglio della quantità, e andare ad analizzare in maniera più dettagliata cosa funziona e cosa no durante le sessioni online può fare la differenza in gara, quanto poi ti ritrovi a dover dimostrare tutto quello che sai fare".

    Il tutto con la consapevolezza che l'obbiettivo del successo internazionale è quasi impossibile senza un adeguato supporto "da casa", ovvero senza un team in grado di fornire ai giocatori italiani tutto il sostegno - anche economico - necessario a esprimere il proprio pieno potenziale.

    "Nonostante la nostra sia probabilmente la migliore organizzazione del panorama italiano - continuano i Sublime - la Tes non ci ha ancora dato la possibilità di raggiungere il livello degli americani o del resto d'Europa. L'unico reale supporto è quello che riusciamo a darci da soli, con un atteggiamento mentale teso al raggiungimento, a tutti i costi, dell'obbiettivo vittoria".
    Le differenze sul campo sono evidenti: il team italiano non ha un coach in loco, mentre quelli degli avversari hanno fornito ai propri giocatori dritte e incoraggiamenti durante tutte le partite. Bisogna poi considerare che, a differenza di quanto succede in Asia e negli Stati Uniti, per un esportivo italiano è praticamente impossibile mantenersi grazie ai propri sforzi agonistici, circostanza che raddoppia le difficoltà in fase di allenamento, già amplificate dalla mancanza di un sopporto costante da parte dei team.

    Di nuovo: i talenti ci sono, quelli che mancano agli atleti nostrani sono i mezzi per esprimere al massimo le proprie capacità.

    Un'opinione condivisa anche da Tommy "ZooMaa" Paparatto, giocatore italo-americano membro del Clan Faze, uno dei team favoriti per questa stagione della CWL.

    "Credo che in Italia ci siano grandi talenti che mi piacerebbe vedere sul palco delle finali - dichiara ZooMaa - ma ovviamente l'unica possibilità di farceli arrivare è quella di costruire nel paese una scena in grado di promuovere e far crescere i giocatori. Spero che in futuro ci saranno più pro player italiani in grado di competere a livello internazionale".

    Dal canto suo il padre di ZooMaa, l'italianissimo Giuseppe "Joe" Paparatto, rappresenta l'esempio perfetto di quel sostegno incondizionato che manca da noi, anche nel contesto familiare.

    "Lui all'università giocava a calcio, era il capitano della sua squadra - racconta Joe riferendosi al figlio - Poi si è infortunato al ginocchio ed è stato costretto ad abbandonare. Allora ha cominciato a giocare investendo quello stesso impegno in Call of Duty e affermandosi come pro gamer. Personalmente sono molto contento e molto fiero dei risultati che ha ottenuto. Penso che anche in Italia si dovrebbe arrivare a capire che l'eSport non rappresenta solo uno sciocco passatempo, ma che può anche diventare un'opportunità di realizzazione personale per i ragazzi. Almeno così la vedo io".

    E senza dubbio è anche questo genere di supporto che ha spinto ZooMaa e i ragazzi del Faze Clan a farsi strada nel Championship Bracklet del CWS Paris Open, fino ad arrivare allo scontro finale con i temibili fraggatori di OpTic Gaming, il "Muro Verde" che li aveva già bloccati all'inizio della fase conclusiva del torneo. Purtroppo non c'è niente da fare, la squadra guidata da Seth "Scump" Abner è inarrestabile e, dopo tre giorni di intense battaglie, si porta a casa l'assegno più pesante della competizione, quello da 40.000 dollari. Sui restanti gradini del podio ci sono gli atleti del FaZe Clan, più ricchi di 24.000 dollari, e quelli di Rise Nation, con in mano l'assegno da 16.000 dollari.

    L'ESWC si chiude dopo un weekend ricco di emozioni, con una grande cerimonia di premiazione investita dal fragore di una valanga di applausi. Applausi che - in un futuro prossimo - ci piacerebbe veder rivolti anche agli atleti dei team italiani.

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