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EVO: Sony, Nintendo e il futuro della scena eSports dei picchiaduro

L'acquisizione di Sony dell'EVO, il più importante torneo dei fighting games, apre a molteplici scenari. Da cui non è possibile escludere Super Smash Bros.

EVO: Sony, Nintendo e il futuro della scena eSports dei picchiaduro
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La recente acquisizione dell'EVO da parte di Sony ha indubbiamente colto tutti di sorpresa, spingendo molti a chiedersi in che modo tale novità possa influenzare, o meno, il futuro dei picchiaduro, anche in ambito competitivo. Partiamo dai protagonisti della storia: da un lato Sony Interactive Entertainment e RTS, una nuova esports venture guidata da Endeavor, uno dei più importanti network di imprenditori al mondo, due forze del mercato capaci insieme di acquisire asset e proprietà, intellettuali e fisiche, dell'EVO.

Tre lettere che rappresentano l'abbreviazione dell'Evolution Championship Series, il più importante e storico torneo competitivo di videogiochi picchiaduro, comunemente indicati anche come fighting games. Fondato da Tom Cannon, in origine l'EVO si chiamava "Battle by the bay", un torneo da 40 partecipanti su Super Street Fighter II e Street Fighter Alpha 2 disputato a Sunnyvale, in California. La competizione si è poi evoluta trasferendosi a Las Vegas e rinominandosi in Evolution Championship Series a partire dal 2002, registrando a ogni edizione migliaia di partecipanti provenienti da tutto il mondo.

L'EVO, in pillole

Possiamo considerarla una sorta di Olimpiade dei picchiaduro in cui sono presenti tornei dedicati a decine di giochi differenti. Una competizione che accoglie non solo giocatori professionisti ma anche appassionati, curiosi e community tra le più disparate. Oltre i tornei ufficiali, infatti, c'è un'intera area BYOC, ovvero "porta la tua console" per disputare eventi paralleli rivolti proprio a tutti i giocatori. L'EVO rappresenta anche una sorta di fiera del gaming, un'ambiente socievole e inclusivo in cui ogni appassionato del genere videoludico trova posto.

È su questo principio che per anni si è basato l'EVO, cambiando sì la presenza o meno di determinati titoli competitivi ma senza mai sottostare alle leggi di mercato o all'imposizione di case produttrici. Una sorta di "stato indipendente" del mondo gaming, adesso messo a rischio, secondo alcuni, dall'acquisizione operata da Sony.

Perché, inutile nascondersi, Sony è principalmente la produttrice di una delle tre console più vendute al mondo: la PlayStation. E una delle altre tre, oltre l'Xbox, è la Switch, prodotta da Nintendo. Azienda che è anche publisher di diversi titoli, tra cui uno dei picchiaduro più giocati a livello globale: Super Smash Bros. Lecito, dunque, pensare che la prima mossa di Sony all'interno dell'EVO sarà dettare la propria linea e decidere quali titoli competitivi ammettere in base ai giochi offerti sulla propria console.

L'assenza di Super Smash Bros., le teorie del complotto

A una prima occhiata sembra essere davvero così. All'EVO 2021 Super Smash Bros. non figurerà, mentre saranno presenti Tekken 7, Street Fighter 5: Champion Edition, Mortal Kombat 11 Ultimate e Guilty Gear Strive .

L'assenza di un titolo talmente giocato come SSB risulterebbe ai più sospetta se non fosse che la decisione è stata presa già da tempo, senza alcuna connessione con l'acquisizione operata da Sony. Super Smash Bros era stato inserito nell'EVO 2020, prima che la pandemia da Covid-19 e altri fattori scombinassero i piani dell'organizzazione di EVO.

L'emergenza sanitaria aveva rivoluzionato l'Evolution Championship Series, costringendo gli organizzatori a trasformarlo in un evento totalmente online. Rendendo, di fatto, impossibile mantenere il titolo Nintendo all'interno della competizione. Super Smash Bros soffre infatti di un problema che va a impattare direttamente la parte competitiva: l'assenza del "rollback netcode", una tecnologia che permette di prevedere gli input che arriveranno dal controller di un giocatore allo schermo dell'avversario in modo da eliminare la lag durante il gioco online.

Il software di questo tipo più utilizzato è il GGPO, creato, pensate un po', da Tony Cannon, fratello gemello del Tom menzionato in precedenza, nonché co-founder dell'EVO (e in questo momento entrambi in stretta collaborazione con Riot Games per Project L, il prossimo titolo di Riot Games che punta a sfondare nel mondo dei picchiaduro).

Il GGPO consiste nel prevedere l'input che arriverà da un giocatore simulandone il successivo frame, risolvendo qualsiasi eventuale ritardo nel ping della connessione. In sostanza anticipa la mossa del giocatore, affidandosi alla speranza (statistica) che la maggiore parte delle previsioni siano corrette. Quando l'input non corrisponde alla previsione, il GGPO riporta i frame indietro fino all'ultima previsione corretta, per poi ripetere il vero input lanciato dal giocatore. Tecnologia che permette, quindi, di giocare online senza difficoltà, simulando in tutto e per tutto un'esperienza dal vivo in LAN. Tranne per Super Smash Bros. che, purtroppo, non lo ha ancora adottato.

Una fama offuscata: gli scandali a sfondo sessuale

In aggiunta all'impossibilità di avere Super Smash Bros. in un evento online per problemi di connettività e lag, l'EVO fu poi cancellato per le accuse di abusi contro uno degli organizzatori, Joey Cueller. Un anno fa sia NetherRealm, publisher di Mortal Kombat, che Capcom ritirarono il proprio sostegno e supporto all'organizzazione dell'edizione 2020, in solidarietà con i membri della community dei fighting games che avevano denunciato gli abusi e le molestie sessuali, uno scandalo che si stava allargando sempre più e su cui Sony non avrebbe potuto tacere. E così, infatti, è stato.

I primi a pronunciarsi in merito in questi giorni sono stati i due Cannon, in quanto organizzatori e co-fondatori dell'EVO: "Vogliamo confermare e riaffermare che offese o molestie di qualsiasi tipo non possono trovare posto nell'EVO o in altri eventi futuri. Stiamo prevedendo ogni misura possibile per assicurare ai membri della nostra community il rispetto e la dignità che meritano."

La stessa Sony ha rilasciato una dichiarazione in merito, mostrando da subito la comunione di intenti con il nuovo asset: "Anche noi vogliamo far sentire la nostra voce per sostenere il messaggio pubblico dell'EVO sulla creazione di un ambiente sicuro e inclusivo per i giocatori. Per noi in PlayStation questa è sempre la nostra priorità: lavoreremo insieme a stretto contatto come un unico team, assicurandoci che i futuri eventi dell'EVO siano sicuri per l'intera community."

Le intenzioni di Sony

Sony ha voluto poi precisare anche un altro aspetto che, almeno sulla carta, esclude dietrologie sull'assenza di Super Smash Bros. A parlarne in questo caso è stato Marko Julio, EVO business developer, che ha sentenziato: "L'EVO rimane aperto a ogni piattaforma."

D'altronde per stessa ammissione di Sony l'obiettivo di questa acquisizione è contribuire in modo attivo e costruttivo alla crescita e consolidazione sia della community dei picchiaduro che della componente esports. Sulla sola PlayStation si tratta di un mercato che coinvolge più di 1,1 miliardi di ore di gameplay nel solo 2020. Nintendo, d'altronde, non ha atteso molto prima di far sentire la propria voce.

Al giornalista Stephen Totilo un portavoce ha affermato che Nintendo tiene ancora in considerazione l'opportunità di essere presenti ai prossimi EVO. Dello stesso avviso la dichiarazione rilasciata al portale IGN: "Nintendo ha avuto il piacere di interfacciarsi con i propri fan agli scorsi tornei EVO e auguriamo agli organizzatori di continuare a dare il meglio con la nuova collaborazione. Continueremo a seguire l'Evolution, insieme ad altre opportunità, nei nostri piani futuri per i tornei offline e online di Super Smash Bros."

Sia Sony che Nintendo, nonostante siano avversarie sul mercato, lasciano più di una porta aperta per la presenza di Super Smash Bros nel futuro prossimo all'EVO. La sensazione, in realtà, è che in questo momento non sia nemmeno necessario porsi il problema. L'impossibilità di avere SSB nel formato competitivo online dell'EVO 2021 fa slittare la problematica almeno all'anno prossimo, se non addirittura al 2023 quando la pandemia potrebbe non essere più un'emergenza globale e la competizione potrebbe tornare nel classico formato LAN.

Nell'attesa sembra inutile e controproducente precludersi a priori delle strade potenzialmente percorribili. Oltre le belle parole si tratta, chiaramente, di una dinamica di mercato che andrà affrontata a tempo debito e che in questo momento lascia i giocatori competitivi di Super Smash Bros. con un grande, enorme, punto interrogativo.