Fallout 76: mostri e leggende del West Virginia

Il West Virginia è una terra ricchissima di fascino e di mistero. Non a caso è stata scelta da Bethesda come ambientazione del suo Fallout 76.

speciale Fallout 76: mostri e leggende del West Virginia
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Manca davvero poco all'uscita di Fallout 76, prevista per il 14 Novembre. Il titolo, come sappiamo, sarà piuttosto diverso rispetto a quello a cui siamo abituati, non soltanto nella struttura del gameplay, ma anche nel tipo di ambientazione scelta: abbandonata la fascinosa desolazione del deserto, Bethesda si concentra sul West Virginia del 2102, appena 25 anni dopo l'olocausto nucleare, una terra ricca di segreti e superstizione. Si narra che gli Indiani d'America che abitavano quelle zone, ancor prima della guerra atomica, non varcarono mai il fiume Ohio, confine tra l'omonimo Stato ed, appunto, la Virgina Occidentale. Forse consideravano quei luoghi sacri ed invalicabili...forse fu la paura per qualcosa di misterioso e malefico ad arrestare la loro marcia. Una terra maledetta, costellata di miti e leggende, intrisa di fascino folkloristico: Everyeye.it vi presenta uno speciale di approfondimento interamente dedicato al West Virginia, per portarvi alla scoperta delle creature e dei misteri che potremmo incontrare nell'attesissimo nuovo capitolo di Bethesda. Oggi, vi parleremo dei mostri che popolano queste lande...vi conviene fare scorta di munizioni!

    Mothman: l'Uomo Falena

    Point Pleasant. Una cittadina anonima, sperduta tra le valli al confine tra Ohio e West Virginia, una delle tante "cartoline" dell'America centrale. Un po' noiosa, pacifica, carina: persino il nome ispira tranquillità. Siamo negli anni Sessanta e Point Pleasant vive della produzione di tritolo: decine di centri di stoccaggio di candelotti di TNT circondano la città, senza disturbarne mai il quieto vivere. Nell'autunno del '66 due giovani coppie stanno girovagando in auto nella parte Nord di Point Pleasant; si fermano davanti ad un deposito di dinamite: ad uno dei ragazzi sembrava di aver visto due luci rosse provenire dall'interno.

    Così, per gioco, per noia o per far colpo sulle ragazze, i giovani si avventurano all'interno del sito di stoccaggio. Pessimo errore. Quelle due luci rosse riappaiono, staccate due metri dal terreno: sono occhi. Pian piano emerge dal buio una figura indistinta, un essere gigantesco, che sembra avere qualcosa dietro alla schiena, come delle ali ritratte. I ragazzi se la danno a gambe in preda al terrore, gettandosi in auto e sfrecciando a tutto gas verso il centro della città...ma l'incubo è appena cominciato.

    Durante la loro rocambolesca fuga un rumore metallico e sordo li fa sobbalzare: proviene dal tettuccio dell'auto, qualcosa di molto pesante ci si dev'essere appoggiato sopra. Così, brandendo quel po' di coraggio che gli restava in corpo, i ragazzi provano a guardare fuori, e lo vedono volteggiare nella notte, col favore del chiaro di luna: un mostro dagli occhi di fuoco, con la testa incassata tra le spalle, il corpo di un essere umano e gigantesche ali da insetto. È Mothman, l'uomo-falena.La profezia dell'Uomo-FalenaIspirato direttamente al libro di John Keel, The Mothman Prophecies è un film con Richard Gere e Laura Linney, un thriller psicologico incentrato sul tema dell'ossessione e della paranoia. Se vi ha colpito la storia dell'Uomo Falena vi consigliamo di guardarlo...e se per caso dovesse squillare il telefono, per carità: non alzate quella cornetta!

    Questa storia alquanto bizzarra ed eccentrica fa pensare ad uno scherzo, ma prenderà subito una piega piuttosto inquietante. Dopo l'episodio delle giovani coppie, gli avvistamenti del mostro si moltiplicano, sino ad arrivare a numeri sospettosamente alti. Anche la stampa comincia a parlarne, ma sarà un giornalista in particolare a vivere la storia di Mothman da vicino: si chiamava John Keel. Subito dopo i primi avvistamenti, Keel comincia a ricevere strani messaggi e telefonate riguardanti fatti e sciagure futuri che, puntualmente, si avverano. L'avvenimento più simbolico di tutta questa vicenda risale al 15 Dicembre del 1967, quasi un anno dopo l'avvistamento delle giovani coppie al deposito di TNT. Keel riceve una di quelle strane telefonate. La voce profonda e demoniaca dall'altro capo del telefono gli dice che quella sera, quando il Presidente Johnson avrebbe accesso l'albero di Natale in diretta TV, qualcosa di terribile sarebbe accaduto. Keel rimane incollato al televisore; Johnson accende l'albero; sembra che tutto sia andato per il verso giusto. Ma il telefono squilla nuovamente: il Silver Bridge, il ponte che attraversa il fiume Ohio a Point Pleasant, è crollato. Muoiono 46 persone. Da allora gli avvistamenti di Mothman sono sempre stati collegati a sciagure di enorme portata.

    Quando Roosevelt cacciava mostri

    Theodore Roosevelt: in molti se lo ricorderanno per le politiche riformiste, oppure perché il suo faccione è scolpito sul monte Rushmore, o per il celebre "Teddy Bear". Pochi sanno che era anche un cacciatore di mostri! È curioso, infatti, il caso riportato dai giornali del 1909, a cui l'allora Presidente degli Stati Uniti dichiarò di voler posticipare un safari (di cui era grande appassionato) per dedicarsi ad un tipo di caccia..."diverso".

    L'idea era quella di andare alla ricerca dello Snallygaster, un mostro alato simile ad un drago, che si diceva infestasse gli stati del Maryland, di Washington e del West Virginia. La leggenda, in realtà, risaliva a molto tempo prima: più o meno agli inizi della colonizzazione di massa del centroamerica, nel 1700. Un gruppo di coloni tedeschi aveva avvistato un essere mostruoso, uno "Schneller Geist" (da cui deriva l'americanizzazione Snallygaster), che vuol dire "spirito veloce". Da lì in poi, le leggende non fecero che moltiplicarsi.
    Nel 1909 i giornali riportarono un'intervista ad un tale di nome James Harden, in cui lo Snallygaster veniva descritto come una creatura mezza rettile mezza uccello, con un becco enorme, lunghi artigli, ed un occhio solo al centro della testa. Molto diverso, dunque, da quello che abbiamo visto brevemente nei trailer di Fallout 76 (ma ciò non esclude che, come accadeva per i Deathclaw, ci siano versioni di taglie differenti). La leggenda dello Snallygaster divenne, nei primi del 900, carburante per l'editoria locale. George C. Rhoderick, redattore del Middletown Valley Register, decise di inventarsi una serie di articoli terrificanti - con tanto di foto(montaggio)! - per incrementare le vendite in calo. Si diceva che la creatura potesse succhiare il sangue dal corpo delle sue prede umane, prosciugando interamente i malcapitati che rapiva, volando in picchiata ed afferrandoli con le zampe. Fu probabilmente proprio tutto quel tumulto generato dalle "fake news" ad attirare l'attenzione di Roosevelt, che decise di cogliere l'occasione per farsi un po' di pubblicità!

    Il Mostro di Flatwoods

    Ci avventuriamo in campo ufologico, con un racconto che differisce dai precedenti per una singola, fondamentale, caratteristica: la creatura in questione è stata avvistata una sola volta, un incontro così realistico e dettagliato che non ha avuto bisogno di ulteriori testimonianze per far nascere la leggenda. In una calda serata di metà Settembre del 1952, a Flatwoods, nel cuore della Virginia Occidentale, i due fratelli Edward e Fred May (rispettivamente 13 ed 11 anni) stanno giocando a football nel cortile della scuola assieme ad altri nove ragazzi, quando improvvisamente avvistano un oggetto luminoso in cielo.

    La strana meteora rossa sfreccia per qualche istante a tutta velocità, poi si ferma, ed atterra lentamente su una fattoria lì vicino. I fratelli May corrono ad avvisare la loro mamma, Kathleen, che vedendo lo sconcerto negli occhi dei suoi bambini decide di portarli, assieme ad altri quattro coetanei, sul luogo del presunto atterraggio per tranquillizzarli. Sono le 19 e 40. Si uniscono a loro anche la guardia nazionale Eugene Lemon ed il suo cane. Lemon guida il gruppo con una torcia. Lungo il loro cammino riescono ad intravedere in lontananza una sorta di enorme sfera luminescente: potrebbe essere l'astronave con cui è atterrato il mostro. Ma la risalita verso la fattoria s'interrompe bruscamente: dal bosco fuoriesce una nebbia calda ed un odore nauseante di zolfo che bruciano gli occhi, il naso e la gola dei malcapitati. La cappa puzzolente, però, non riesce a scoraggiare gli avventurieri, che proseguono il loro cammino verso la sfera di colore rosso: la descriveranno come una sorta di palla di metallo, incandescente ed alta quasi sei metri. Non c'è tempo per esaminare lo strano oggetto: qualcosa si muove tra gli alberi. Lemon e la signora May vedono quelli che sembrano gli occhi di un procione, nascosto nel buio, ma dopo avergli puntato contro le torce, si ritrovano davanti ad uno spettacolo molto più singolare.

    Alto 2 metri, la testa con la forma "dell'asso di picche", interamente fatto di metallo e con due occhi gialli, luminosi e terrorizzanti: nasceva la leggenda del Flatwoods Monster! L'essere emette un sibilo spaventoso e comincia a muoversi nella direzione del gruppo di curiosi, che riesce a darsela a gambe. Direzione: caserma di polizia.

    Lo sceriffo, che nel frattempo sta indagando su un possibile schianto aereo nella zona, non prende troppo sul serio la storia che gli viene raccontata, a differenza del proprietario del giornale locale che invia subito uno dei suoi uomini. Sono le nove di sera. Lee Stewert Jr., questo il nome del fotoreporter a cui venne ordinato di indagare, convince Eugene Lemon a tornare sulla scena: c'è ancora l'odore di zolfo ma dell'"alieno" nessuna traccia. Al suo posto due tracce nell'erba alta lunghe nove metri, ed una strana macchia oleosa in corrispondenza della "sfera" lucente. Tutti i testimoni dell'atterraggio del Mostro di Flatwoods ripostano irritazione alla gola, al naso e agli occhi per settimane intere, sintomi molto simili a quelli da esposizione al gas lacrimogeno. La vicenda di Flatwoods resta ancora un mistero irrisolto.

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