Falsi miti e leggende metropolitane videoludiche tutte da ridere

Attraversando la fitta rete di forum e siti di appassionati, alcune leggende metropolitane sono ormai parte della storia del videogioco. Scopriamo quali.

Miti e leggende dei videogiochi
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Nella sua storia pluridecennale, il panorama videoludico è diventato senza ombra di dubbio un ricettacolo inesauribile di racconti strampalati. Dicerie nate dalla fantasia degli utenti, da simpatici troll o dall'ingenuità di chi ha scambiato errori e glitch per trovate geniali, hanno assunto nel tempo i connotati di vere e proprie leggende metropolitane, capaci di spingere intere community di videogiocatori a fare astruse congetture di ogni tipo.

Spesso oggetto d'ironia da parte delle stesse aziende, alcuni falsi miti hanno però fatto presa sull'immaginario collettivo, istituendo dei cult che sarebbe ingiusto non considerare come parte integrante di una più ampia cultura pop. Vediamo insieme quali sono le leggende più iconiche della storia del videogioco.

Il Bigfoot in GTA San Andreas

Titolo che non ha certo bisogno di presentazioni, GTA San Andreas è stato - e rimane tutt'oggi - un capitolo straordinario dell'epopea criminale targata Rockstar Games, e questo lo si deve principalmente alla generosità dei suoi contenuti e alla mappa sterminata, nella quale girava voce si potesse fare la conoscenza di qualche strana creatura. Stiamo naturalmente parlando del Bigfoot, l'uomo-scimmia che trae origine dal folklore statunitense, e che in base a controverse testimonianze si aggirerebbe tra le foreste del Nord America lasciando misteriose impronte a causa dei suoi enormi piedi.

Durante la prima settimana di lancio del gioco, avvenuta ormai nel lontano 2004, si diffusero già le notizie di un suo presunto avvistamento nell'area boschiva di Back O' Beyond, e non ci volle molto prima che forum e siti di appassionati si riempissero di immagini del peloso energumeno - tutte stranamente piuttosto diverse. Era quindi possibile avere un incontro ravvicinato con il famigerato Bigfoot in quel di San Andreas?

A quanto pare no, visto che Rockstar Games smentì in toto la vicenda, dichiarando che nel gioco non vi fosse alcuna creatura e che le immagini diffuse dagli utenti non erano che il frutto di Mod installate.

Non per questo, però, rinunciarono a fare un po' di ironia con alcuni easter egg. In Red Dead Redemption: Terrore dall'Oltretomba è infatti possibile ottenere un obiettivo uccidendo un sasquatch chiamato Six Years in the Making, chiaro rimando a San Andreas, che è stato rilasciato proprio sei anni prima. Mentre in GTA V c'è persino una missione in cui Franklin dovrà inseguire un Bigfoot che si rivelerà essere alla fine semplicemente un uomo con un costume da bestia.

Nintendo On: la console che non fu

Non solo i videogiochi, ma anche le console - alle volte - finiscono vittime di rumors e dicerie capaci di creare false speranze al grande pubblico. Era il 2006 quando, a pochi giorni di distanza dal lancio ufficiale di Nintendo Wii, iniziò a circolare su YouTube il video di un'altra fantomatica e rivoluzionaria console della casa di Kyoto. Si chiamava Nintendo On, e aveva l'aspetto di un casco attraverso il quale si sarebbero potute vivere esperienze immersive come non mai: una sorta di visore per la realtà virtuale ante-litteram.

Nello spot pubblicitario, che per gli standard di allora poteva essere considerato credibile, si vedevano una riproduzione del castello di Peach ad alta definizione e alcuni trailer fittizi di Metroid e Super Mario, mentre una versione estesa del filmato mostrava in azione anche giochi come Metal Gear Solid e WarioWare. Complice un più che ambiguo silenzio da parte di Nintendo, si formò così la convinzione che stesse per arrivare sul mercato l'ultimo ritrovato della tecnologia.

Si scoprì solo in seguito che, in realtà, era tutta opera del game designer Pablo Belmonte, il quale si era divertito a stuzzicare il web con un video costruito ad arte per simulare appunto l'annuncio di una nuova, incredibile console da gioco.

Luigi in Super Mario 64

Se un videogioco ha tanto successo finisce quasi inevitabilmente per attrarre voci di corridoio tra le più disparate. Quando nel 1996 uscì Super Mario 64, titolo che portava il re del platforming in un mondo tridimensionale, molti iniziarono a parlare della possibile presenza di Luigi come personaggio giocabile. Il dubbio era dovuto alla scritta "L is real 2401" riportata sulla fontana del cortile interno del castello.

Considerando che già in titoli precedenti il fratello di Mario aveva fatto la sua comparsa, fu facile accostare l'enigmatica incisione alla possibilità di ottenere Luigi, e così, per anni, i fan di tutto il mondo credettero si potesse in qualche modo sbloccare, ipotizzando di volta in volta complicate pratiche da seguire.

Oggi sappiamo che quella scritta rimanda veramente alla presenza di Luigi, che era stato inizialmente pensato come personaggio giocabile, ma che venne abbandonato non essendo l'hardware di Nintendo 64 abbastanza potente da permetterne l'aggiunta. Se non altro, nella versione DS del titolo - pubblicata nel 2005 - i fan che scalpitavano all'idea di poter utilizzare Luigi vennero accontentati, con la nuova edizione del titolo che permetteva di selezionare, oltre ai fratelli idraulici, anche Yoshi e Wario.

Il livello delle mucche segreto in Diablo

Avete presente lo stage della mucca di Diablo II? Quello in cui ci si ritrova circondati da bovini su due zampe armati di scure? Dovete sapere che la storia dietro alla nascita di questo livello segreto è ancora più bizzarra del livello stesso. Già nel primo Diablo, tra gli appassionati della prima ora della nota serie hack ‘n slash in isometrica, si era infatti diffusa la voce secondo cui sarebbe stato possibile attivare un qualche magico portale ed essere teletrasportati in un dungeon pieno di mucche.

I rumor si diffusero in rete accompagnati da foto appositamente editate per ricreare il fantomatico portale, un rosso pentacolo che avrebbe catapultato chiunque si fosse preso la briga di cliccare ripetutamente su una delle tante mucche intorno, in un livello segreto.

Si trattava di speculazioni infondate, nate probabilmente da un gesto di goliardia di qualche utente, alle quali Blizzard tentò di porre fine inserendo un cheat code dal nome "non c'è alcun livello della mucca" in Starcraft. Tentativo che si rivelò fallimentare, e che portò la compagnia ad assecondare le rivendicazioni dei fan con l'introduzione del famigerato livello segreto nel secondo capitolo della saga (a proposito, qui trovate la nostra recensione di Diablo 2 Resurrected).

Sheng Long in Street Fighter

Alle volte basta veramente poco per accendere la miccia della speculazione, e fare in modo che prendano vita storie fino a prima impensabili. Un dettaglio, una leggerezza: un semplice errore di traduzione come quello commesso durante l'adattamento del celebre Street Fighter. "Se non riesci a battere lo Shoryuken, non puoi vincere!", recitava l'iconico Ryu, riferendosi alla propria mossa speciale.

Peccato che nella trascrizione il nome del temibile colpo venne inavvertitamente sostituito con l'espressione "Sheng Long", cosa che portò i fan a credere ci fosse un qualche misterioso personaggio da sbloccare. Non bastasse, la nota rivista Electronic Gaming Monthly decise di ripagare l'entusiasmo scaturito per questa assurda fatalità con un pesce d'aprile che non passò inosservato nella storia del gaming.

Era il 1992 e sul periodico vennero pubblicate immagini del fantomatico guerriero, che si presentava come una sorta di versione anziana di Ken e Ryu e si diceva fosse capace di utilizzare le mosse di tutti gli altri combattenti di Street Fighter.

La stessa Capcom cavalcò l'onda della viralità contribuendo ad alimentare l'hype con post ad hoc sul proprio blog, nonostante gli autori della bufala avessero fatto chiarezza poco dopo, stupiti dal numero di persone che evidentemente aveva abboccato. Sheng Long diventò così un personaggio leggendario della popolare saga senza mai farvi parte, rimanendo un simbolo per tutti gli appassionati oltre che un mito senza tempo.

Ermac - lo Scorpion rosso

Altro picchiaduro, altra leggenda, e anche qui c'è lo zampino di Electronic Gaming Monthly. Questa volta è il turno di Scorpion, il ninja icona di Mortal Kombat. O almeno così doveva essere secondo un utente che, nel 1992, scrisse una lettera alla rivista dicendo di aver scoperto un personaggio segreto nelle versioni arcade del celebre fighting game: un ninja rosso di nome Ermac. La verità è che "Ermac" stava per "error macro" ed era un'impostazione presente nel menu del gioco che teneva conto di quante volte si verificasse il mancato "palette swap", ossia la funzione che colorava di giallo lo sprite di Scorpion, visto che il modello di base possedeva un costume rosso.

Essendo stata messa accanto alla voce "apparizioni di Reptile" alcuni hanno iniziato a pensare che fosse il nome di un altro lottatore da sbloccare. Gli sviluppatori provarono a smentire le voci con alcuni simpatici easter egg in Mortal Kombat 2: nell'affrontare Jade, per esempio, appariva la scritta "Ermac chi?", mentre completando il gioco si poteva leggere un anagramma il cui significato era "Ermac non esiste". Ma visto il crescente interesse per questo guerriero immaginario, questo venne finalmente introdotto, anche se con caratteristiche ben diverse da quelle di Scorpion, in Mortal Kombat 3.

MissingNo.

E per la serie "personaggi che nascono dai bug" non possiamo non citare MissingNo., il glitch grafico scambiato da molti per un Pokémon. La sua esistenza venne segnalata per la prima volta nel 1999 sulle pagine della rivista Nintendo Power, dove si faceva riferimento alla possibilità di imbattersi in questa strana creatura nelle versioni statunitensi di Pokémon Blu e Rosso e in Pokémon Giallo. In effetti c'erano alcuni elementi alquanto sospetti: sebbene la maggior parte delle volte il suo sprite ricordasse proprio quello di un artefatto grafico, nulla più di un caotico ammasso di pixel su schermo, poteva anche capitare che prendesse le sembianze dei fossili di Aerodactyl e di Kabutops, o persino dei fantasmi della Torre Pokémon.

Ma soprattutto, MissingNo. poteva essere catturato, e in quel caso sarebbero comparse addirittura alcune sue specifiche nel pokédex, come il tipo "uccello/normale", il peso e il codice 000, che dava un senso al nome "numero mancante". Nonostante la stessa Nintendo abbia affermato in un comunicato ufficiale che si trattasse di un errore di programmazione irrisolto, e che catturare MissingNo. avrebbe potuto provocare danni alla cartuccia, sulla sua esistenza si sono riversate molteplici teorie, fondate perlopiù sull'idea che questo glitch sia stato lasciato intenzionalmente dagli sviluppatori e che avrebbe avuto qualche strano significato tutto da decifrare.

Mew sotto un furgone?!

Ma quando si parla di Pokémon si parla anche delle tantissime ipotesi sulla reperibilità di alcune creature leggendarie. La più famosa di tutte, forse anche per una questione cronologica, è quella secondo cui, in Pokémon Blu e Rosso, si sarebbe potuto ottenere Mew - il 151esimo Pokémon della prima generazione - spostando un insospettabile furgone parcheggiato nell'area portuale di Aranciopoli. Inserito nelle fasi finali dello sviluppo per riempire lo spazio di RAM avanzata, il tenero mostriciattolo rosa era concepito per essere un Pokémon ottenibile solo ad alcuni eventi ufficiali di Nintendo, ma quando qualcuno scoprì della sua presenza nel codice di gioco iniziarono a girare parecchie voci su come ottenerlo.

Secondo alcune di queste sarebbe bastato utilizzare la mossa forza in corrispondenza del suddetto camioncino per scovare il Mew nascosto sotto. Inutile dire che si trattava di una bufala creata appositamente per irretire gli appassionati di Pokémon, che mai e poi mai avrebbero rinunciato alla possibilità di aggiungerlo alla collezione. Benché platealmente falsa, questa storia ebbe una tale risonanza da generare teorie di volta in volta più astruse su come ottenere alcuni Pokémon leggendari nei giochi successivi, come quella dei razzi spaziali che avrebbero portato a Deoxys in Pokémon Smeraldo (qui per la recensione di Pokemon Scarlatto e Violetto).

PlayStation 3 esplosive

Quello dell'obsolescenza programmata è un tema spinoso, fonte di legittime preoccupazioni, ma anche di torrenziali ed esilaranti complottismi. Se pensavate che le console da gioco fossero al sicuro dalle speculazioni dei più irriducibili antagonisti del progresso tecnologico, allora non siete mai stati informati di una peculiarità di PlayStation 3. A poco dall'uscita della terza console di casa Sony iniziarono a circolare in rete alcune dicerie sulla sua presunta pericolosità, in quanto avrebbe avuto al suo interno delle cariche esplosive pronte a detonare poco prima della fine del periodo di garanzia.

Non che molti ci credessero, vista l'assurdità della cosa: anche se si fosse trattato effettivamente di obsolescenza programmata, ci sarebbe stato di sicuro un modo meno appariscente - e usiamo un eufemismo - per imporre un arresto al funzionamento dell'hardware. Sony, dal canto suo, non sembrò curarsene più di tanto, e le voci su queste fantomatiche cariche esplosive finirono nel calderone delle più ridicole fake news.

Il mitico Sonic Badge

Chiudiamo con un mito del tutto nostrano, che affonda le sue radici nel celebre spot pubblicitario a tema Sonic andato in onda sulle reti nazionali nel 1991. Chi di voi ha vissuto quell'epoca di grande fermento per l'industria del videogioco ricorderà sicuramente la campagna promozionale organizzata da Progress Consultant: il Sonic Badge, la mitica spilletta a forma di porcospino blu distribuita con l'acquisto di un Sega Mega Drive o del Sega Master System 2.

Come spiegato nello spot da uno smagliante Jerry Calà, il gadget avrebbe dovuto illuminarsi e suonare ricevendo un non meglio specificato segnale durante la trasmissione delle pubblicità di SEGA, informando solo alcuni fortunati possessori della vincita di un premio: dei giochi a scelta oppure un Sega Mega CD.

Nessuno sapeva bene come questo sarebbe potuto accadere, vista la condizione per certi versi preistorica di certe tecnologie, ma la spilletta di Sonic divenne ben presto un acquisto obbligato per tutti i collezionisti, benché non si seppe mai di un reale vincitore di questa fantomatica e improbabile lotteria (date un occhio anche alla nostra recensione di Sonic Frontiers).