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FIA GT Championship: una sfida all'ultima staccata con Gran Turismo

A Montecarlo, questo fine settimana, si è svolto l'atto finale del campionato FiA GT Championship tra grandi novità e colpi di scena.

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  • Le feste natalizie si fanno pericolosamente vicine e il maltempo non dà un secondo di tregua: è insomma il periodo perfetto per godersi un po' di sano esport in streaming comodamente seduti sul divano, con copertina di pile, biscotti allo zenzero e una tisana calda. Qualcuno di voi l'avrà fatto, magari assistendo alla tappa finale del FiA GT Championship, campionato eSport certificato e supportato - appunto - dalla FiA.
    Se, invece, siete appassionati del titolo Polyphony Digital ma avete perso tutte le novità della competizione disputata in quel di Montecarlo, non temete, perché siamo qui proprio per raccontarvi ogni dettaglio dell'esperienza monegasca.

    Il sogno di Kazunori

    Il FiA GT Championship non è un "semplice" campionato esport. In questo caso. il fatto di poter contare sulla certificazione FiA non c'entra: il GT Championship, prima di voler essere una competizione è un obbiettivo perseguito per molto tempo da Kazunori Yamauchi, leggendario presidente di Polyphony Digital nonché maestro indiscusso dell'arte videoludica nipponica e papà di Gran Turismo.
    È una viscerale passione a muoverlo (ricordiamo che il cinquantaduenne è pilota provetto e collezionsta), la stessa che gli ha permesso di far arrivare la serie dov'è ora e di allestire addirittura un campionato esport riconosciuto dal massimo organo mondiale dell'automobile.
    Il "sogno di Kazunori" è sostanzialmente uno: permettere a quante più persone possibili di avvicinarsi al mondo dei motori, mettendo a loro disposizione, seppur virtualmente, piste e bolidi con cui gareggiare. La visione del presidente di Polyphony prevede dunque la convergenza tra l'esperienza virtuale e quella reale.

    Ora, sembra che tutto ciò per cui ha duramente lavorato - molto spesso a scapito dei tempi di consegna dei vari capitoli del franchise - si stia realizzando attraverso due pilastri fondamentali: il progetto GT Vision e il campionato esport.
    Tramite il primo, i designer delle più grandi case automobilistiche del mondo possono collaborare con Polyphony per disegnare, realizzare e proporre progetti e prototipi innovativi da inserire nel gioco e magari, successivamente, per permettergli di trovare un'applicazione anche nello sviluppo di modelli reali.
    Il campionato esport, invece, rappresenta la direzione che lo stesso Kazunori ha voluto imprimere al proprio sogno.

    Il FiA GT Championship, rispetto ad altri contesti competitivi, è infatti quello che si avvicina di più a un campionato motoristico inteso nel senso tradizionale del termine. Le tappe del World Tour sono sparse per il globo terraqueo e il carrozzone di piloti, staff, tecnici e giornalisti si muove praticamente all'unisono, creando una sorta di paddock sui generis.
    Alle finali di Montecarlo abbiamo dunque assistito non a un normale evento competitivo live bensì a una festa "in famiglia" (seppur molto allargata). Tutti si conoscono, si fermano a parlare, il clima è disteso e si respira una bella atmosfera.
    Il patron Kazunori, tra l'altro, non si perde una gara: è sempre pronto ad applaudire i piloti e a stare assieme a loro. Filma tutto, gironzola per la venue e appare pienamente a suo agio, come se fosse nel suo ambiente naturale.
    Dal suo volto traspare tutta la soddisfazione nell'aver dato la possibilità ai talenti del futuro di poter emergere. Forse perché un po' si rivede in loro.

    Nel suo sogno, infatti, non esiste il "prize pool" come lo intendiamo noi. Il presidente di Polyphony non vuole mettere in palio del denaro, bensì un'opportunità per dei ragazzi talentuosi: aprir loro le porte per un futuro da piloti professionisti. Il vincitore della Nations Cup, tra poco più di due mesi, potrà salire sul palco dei FiA Awards, accanto agli specialisti dell'alta velocità più vincenti del globo. E la sua visibilità, in quel momento, riceverà un deciso impulso. Basterà questo per poter incentivare i ragazzi che in futuro si cimenteranno con il titolo?

    La visione di una bandiera a scacchi

    Per ciò che concerne la pura e semplice competizione, seguita da moltissimi appassionati (solo il canale Facebook di PlayStation Italia che trasmetteva l'evento nella nostra lingua, ha avuto picchi di oltre 4000 utenti cuncurrent durante la finale), i tre giorni di Montecarlo hanno riservato un bel po' di sorprese e non poche delusioni per i nostri portacolori. Tra i migliori piloti virtuali al mondo, infatti, come abbiamo già visto, c'erano anche Salvatore Maraglino, Giorgio Mangano e Valerio Gallo. Nel venerdì di qualificazione, i tre hanno sempre giocato da protagonisti: precisi, concentrati e senza temere avversari decisamente più blasonati. Se Maraglino e Mangano sono usciti - quasi - indenni dalla roulette russa delle eliminazioni, il sogno di Gallo si è infranto praticamente all'ultima gara, nonostante una prestazione di tutto rispetto. La delusione c'è ed è cocente, anche se, come ci ha confermato, l'anno prossimo ci riproverà con tutte le sue forze.

    Maraglino e Mangano, invece, entrati nei magnifici dodici, proprio in occasione della finalissima hanno deluso con prestazioni obbiettivamente sottotono e poco grintose. Quando è stato il momento di ingranare pienamente la marcia, i due non si sono visti, imbottigliati nelle retrovie e con poca voglia di farsi notare negli specchietti retrovisori degli avversari. Un vero peccato, per i giocatori prima di tutto, e per le ore dedicate al raggiungimento di un palco così importante.

    La finale di domenica sera ha messo inoltre in discussione la permanenza di Mangano per la prossima stagione. Speriamo che quanto ci ha detto sia solo il frutto della stanchezza e della momentanea frustrazione per non esser stato il protagonista dell'evento.
    La finale della Nations Cup ha incoronato colui che è stato l'unico dominatore assoluto della serata, il tedesco Mikail Hizal, già secondo nella prima edizione alle spalle del fenomeno giappo-carioca Fraga (peraltro pilota vero). Quest'ultimo, purtroppo, ha abbandonato prematuramente il torneo per un grosso errore, salvo però riprendersi il giorno dopo e vincere il campionato Costruttori con i due compagni del Team Toyota.
    Hizal, come abbiamo detto, tra un paio di mesi salirà invece sul palco dei FiA Awards per prendersi i meritati applausi e - perché no? - pensare al futuro.

    Non solo esport!

    Come ormai sapete molto bene, sempre più sviluppatori e publisher sfruttano gli eventi esport per svelare al pubblico le grandi novità riguardanti il futuro del proprio titolo: ampliamento dell'offerta contenutistica, importanti collaborazioni e reveal della stagione competitiva che verrà. A Montecarlo, Polyphony Digital ha presentato al pubblico il menu completo attraverso diversi appuntamenti dedicati.
    Lewis Hamilton, fresco campione del mondo, venerdì ha raccolto l'invito di Kazunori Yamauchi e venerdì è salito sul palco per presentare il nuovo DLC che introduce una modalità single player in cui i giocatori devono cercare di battere il tempo realizzato da Lewis in persona e guadagnare così crediti e altri premi.

    Sabato, invece, è toccato a Mazda presentare le novità che attenderanno i giocatori a partire dal prossimo anno (non solo sul versante eSport). La casa nipponica diverrà anzitutto partner ufficiale della terza stagione del campionato esport e collaborerà con Polyphony al progetto GT Vision. Come vi abbiamo già raccontato, Ikuo Maeda, head of Mazda Design, ha ufficializzato la partnership per GT Vision, presentando il concept della Mazda RX-Vision GT3.

    Il prototipo, attualmente in fase di sviluppo, farà il suo debutto nel 2020 e dovrebbe (stando a quanto dichiarato nel corso del talk) giocare un ruolo molto importante nel prossimo FiA GT Championship. Chissà, magari un cambio di formato con classi diverse rispetto a quelle viste in questi giorni.

    Lamborghini at its finest

    Infine, ultima ma non certo per ordine di importanza, è toccato a Lamborghini chiudere con il botto il weekend monegasco con un reveal esplosivo, che ha lasciato tutti a bocca aperta. All'evento erano presenti, tra gli altri, Stefano Domenicali e Mitja Borkert (Head of Design della casa di Sant'Agata Bolognese), oltre al team che ha realizzato il concept per il progetto GT Vision.
    L'auto, svelata poco prima della finalissima, ha immediatamente conquistato la platea: linee aggressive, spigolosa ma allo stesso tempo armoniosa e composta. Come tiene a sottolineare Mitja Borkert, il modello è assolutamente "fedele al DNA Lamborghini e alla caratteristica silhouette che da sempre porta la firma di Marcello Gandini".
    "Il nostro sforzo è quello di creare con costanza qualcosa che sia inaspettato, cool e che possa ispirare anche le nuove generazioni. Per il progetto ho lasciato il team libero di esprimere la sua creatività, per trovare le idee migliori. E il gruppo è stato davvero incontenibile: ha proposto talmente tanti progetti che ho fatto fatica a visionarli tutti".

    "Alla fine, trattandosi di un racing game, abbiamo optato per una monoposto che ricordasse un jet, o un UFO, se preferite, con le ruote poste all'esterno al pari di una Formula 1 e un alettone posteriore a forma di "Y" dall'effetto tridimensionale. Il nostro desiderio è sempre quello di innovare e lo vogliamo fare anche attraverso concept così originali. Per questo progetto, quindi, abbiamo deciso di non usare l'elettrico ma proporre quanto abbiamo già fatto con la Sian: V12, superleggera, con tecnologia ibrida".
    "Per noi realizzare questa scommessa è stato un vero divertimento. Il mio team, in collaborazione ovviamente con gli sviluppatori, ha dato il massimo e sono felicissimo del risultato".
    Di certo lo siamo anche noi, e per questo non vediamo l'ora di vederla in azione.

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