FIFA 18: analizziamo le prestazioni della versione PC

Dopo avervi raccontato il suo gameplay e le sue modalità di gioco, è giunto il momento di concentrarci sulla spettacolare versione PC di FIFA 18.

FIFA 18: Versione PC
Speciale: PC
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  • Xbox 360
  • PS3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Come ogni anno, settembre è il mese dei grandi titoli sportivi, dal basket al calcio. Nonostante però NBA 2K si presenti ai nastri di partenza in forma sempre più smagliante, la vera sfida, quella che coinvolge milioni di giocatori in tutto il globo, finisce per consumarsi tra i due calcistici più famosi di sempre: Fifa e Pro Evolution Soccer. Se da una parte, grazie a una bella scorpacciata di articoli e streaming dedicati, vi abbiamo fornito tutte le nostre impressioni sulla qualità globale delle due produzioni, esplorandone a fondo il gameplay e le modalità di gioco, dall'altra ci premeva analizzarne anche i comparti tecnici delle versioni PC, così da fornirvi una panoramica dettagliata su tutti quegli aspetti, dalla pura grafica alla fisica, divenuti ormai fondamentali nell'economia di questi prodotti d'intrattenimento.
    Dopo avervi parlato dell'enorme balzo grafico compiuto da Konami con Pro Evolution Soccer 2018, oggi vogliamo raccontarvi in che modo EA Sports ha deciso, con il suo Fifa 18, di innalzare ulteriormente il già eccezionale livello grafico raggiunto appena dodici mesi fa.

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    Gemelli Diversi: una questione di fisica

    Noi grandi appassionati di videogiochi sportivi tendiamo spesso ad abusare del termine "simulazione". Ci piace definire "il più simulativo" il titolo che per noi, pad alla mano, riesce a regalare un'esperienza ludica complessivamente migliore e più realistica; insomma: quello che, sempre rimanendo nel campo della soggettività, traduce al meglio in forma digitale le dinamiche e le sensazioni di una vera partita di calcio.

    La realtà, tuttavia è che da questo punto di vista Fifa e PES sono tanto simili quanto dannatamente distanti. Perché è vero che sono entrambi calcistici a cadenza annuale, è vero che in entrambi ci si sfida 11 contro 11 per buttare una palla in rete, ma è altresì vero che i due percorrono strade quasi sempre parallele, ponendosi obiettivi molto diversi e costruendo il loro gameplay intorno a una visione estremamente differente.
    Ma perché stiamo facendo tutto questo bel discorso in uno speciale dedicato alla tecnica? Perché la vera chiave di volta, l'elemento che definisce al meglio il punto di "distacco" tra le due produzioni, è proprio un fattore puramente tecnico: la fisica, specialmente del pallone.
    Questa è in PES -e adesso sì che ci permettiamo di usare quel termine citato poc'anzi- molto più "simulativa" di quanto lo sia nella controparte ideata da EA Sports. E' un dato di fatto, obiettivo, evidente. Non è però una critica, né il viatico per definire quanto uno dei due prodotti sia più bello dell'altro. Sono semplicemente due filosofie diverse: Konami ha lavorato sul suo Fox Engine per cercare di dare un peso maggiormente avvertibile alla sfera e ai giocatori, mentre EA ha preferito asservire una trasmissione di palla meno "imprevedibile" a un gameplay che vuole privilegiare una costruzione di gioco più rapida, ficcante e verticale, atta a valorizzare la disposizione tattica dei giocatori in campo piuttosto che la gestione ragionata del pallone per vie orizzontali.
    Il risultato è che in Fifa 18, con impostazioni "standard" per quanto riguarda gli aiuti nei passaggi e nei tiri, la sfera restituisce una sensazione di peso e di rotazione nettamente differente, la quale coincide con un controllo palla leggermente più semplice e intuitivo rispetto a PES (specialmente quando si vogliono realizzare dei dribbling avanzati), e con una serie di passaggi rapidi a filo d'erba tutti molto simili tra loro (perché non risentono più di tanto del differente punto di impatto con gli scarpini dei giocatori né dell'urto e dell'attrito con il terreno di gioco).

    Certo, se la monotonia nei passaggi (già giocando in "full manual" la varietà aumenta) non rappresenta tendenzialmente un problema, potrebbe invece esserlo per alcuni la presenza di cross con traiettorie spesso troppo poco tese, quasi a palombella, e che impediscono al giocatore di sentirsi veramente in controllo di un lancio nonostante la presenza di numerose opzioni di cross in base alla diversa pressione dei tasti dedicati.
    Insomma: anche quest'anno Fifa 18 si è rivelato leggermente più rapido e "leggero" dell'ultima fatica Konami, sebbene questo, come si evince dalla nostra recensione, non abbia intaccato minimamente il livello di divertimento offerto dal gioco.
    Il discorso della fisica andrebbe esteso anche ai portieri, con quelli di PES diventati -soprattutto ai livelli di difficoltà più alti- delle vere e proprie saracinesche, capaci di esibirsi in parate dal coefficiente di difficoltà a volte trascendentale, e di restituire molto efficacemente la giusta sensazione di "pesantezza corporea" degli atleti, specialmente nelle parate più basse. In Fifa 18, invece, gli estremi difensori sono rimasti abbastanza simili a quelli dello scorso anno, al netto di qualche miglioria apportata nel comparto animazioni relativamente alle parate alte e alle ricadute dopo un tuffo. A volte, tuttavia, essi hanno delle debacle nel trovare il giusto posizionamento tra i pali, servendo una buona porzione dello specchio di porta agli attaccanti avversari, mentre altre volte non riescono a distendere al meglio gli arti e raggiungere palloni non troppo angolati.

    Sulle ali del Frosbite

    Dove però Fifa 18 decide di spiegare le ali e colpire nel segno è nell'impatto grafico e nell'atmosfera che si respira all'interno di ogni impianto sportivo. Il merito, del resto, è dell'eccezionale Frostbite, che già lo scorso anno ci aveva fatto strabuzzare gli occhi con la sua strepitosa resa visiva.
    Quest'anno l'evoluzione si è rivelata ancora più netta e marcata, sia in campo che sugli spalti. Se le partite di giorno riescono a offrire una gestione migliorata dell'illuminazione e del contrasto tra le zone di campo baciate dal sole e quelle in ombra, quelle di sera, specialmente in stadi particolarmente illuminati (tipo il Bernabeu), riescono a tirare fuori dal cilindro tutta la potenza del motore di gioco: le ombre dinamiche si fanno innumerevoli, dando vita a giochi di luce estremamente realistici e suggestivi sui volti dei giocatori, sulle loro maglie, e sul terreno di gioco, e creando un quadro visivo tanto spettacolare quanto "distraente" per via della densità di dettagli ed effetti a schermo.

    Come se non bastasse, ci si ritrova a fare i conti con una cornice di pubblico davvero esplosiva. EA si è evidentemente impegnata nel miglioramento della resa grafica dei tifosi, che ora mostrano un dettaglio poligonale e animato decisamente superiore rispetto all'incarnazione precedente del brand. Anche le loro reazioni in base a particolari eventi in atto sul campo di gioco sono state riviste, specialmente quando li vediamo scostarsi per un pallone finito in tribuna o quando osserviamo le prime due o tre file della "curva" precipitarsi dai seggiolini presso le balaustre per esultare come matti a un gol. È anche bello vederli vestire delle maglie diverse (casa, trasferta, alternativa, oppure abiti semplicemente casual), così da rendere il "muro" di tifosi sugli spalti meno omogeneo e più credibile.
    Molto più godibili e curate sono anche le celebrazioni pre-partita, con coriandoli che "sporcano" il terreno di gioco a seconda dello stadio in cui si sta giocando, oppure quelle in occasione dei match che assegnano un trofeo, con lingue infuocate a bordo campo e fuochi d'artificio.
    Anche i giocatori hanno ricevuto un buon numero di migliorie, specialmente nelle animazioni e nel facescan, anche se forse ci saremmo aspettati qualcosina di più da entrambi i punti di vista. Per quanto riguarda le prime, non si può non notare l'introduzione di un numero molto elevato di nuove movenze nel controllo palla, nella corsa e negli scontri fisici, specialmente per quanto riguarda alcuni campionissimi (tra cui Ronaldo), che ora, grazie alla tecnologia Real Player, si muovono in campo in maniera sostanzialmente identica alla loro controparti reali.
    Va detto, però, che una così grande ricchezza di script e animazioni ha reso certamente più difficoltoso il loro "incastro" perfetto: capita infatti di osservare alcune animazioni di raccordo non proprio impeccabili, e che contribuiscono talvolta a rendere i giocatori più frenetici del normale, o comunque più di quanto richiederebbe la velocità del pallone tra i loro piedi.

    Per quanto concerne la riproduzione dei volti, invece, ci sono stati dei buoni passi in avanti nella mole poligonale e nella qualità delle texture, ma, al di fuori dei soliti noti, non si può non constatare un'evidente mancanza di cura nel dettaglio di una grossissima fetta di giocatori, anche importanti (nel Milan, ad esempio, solo un paio sono molto simili alle rispettive controparti reali). Da questo punto di vista, PES 2018 resta diverse spanne superiore alla concorrenza.
    Tutti gli aspetti sopra elencati, naturalmente, su PC sono stati spinti al massimo, grazie a un saggio utilizzo dei filtri e di tutta l'effettistica di cui è dotato il Frostbite. Non solo abbiamo a che fare con un Anti-Aliasing brillante e che nasconde senza alcuna esitazione le scalettature, ma possiamo anche godere di un'inebriante commistione di filtri post-processing ben calibrati, e di texture in altissima definizione per ogni singolo elemento dello stadio e per il terreno di gioco.
    Anche la riproduzione delle maglie, grazie a una fisica dei tessuti estremamente realistica e curata, è particolarmente fedele, sebbene forse -e qui stiamo davvero cercando il pelo nell'uovo- appaia un po' troppo piatta nella rappresentazione del rilievo degli stemmi e delle scritte.

    Ultima, ma non meno importante, è la cura riposta nella realizzazione delle grafiche introduttive dei match e delle formazioni, molte delle quali possono vantare delle partnership ufficiali, come nel caso della Premier League, della Liga e dell'MLS; aspetto quest'ultimo che, insieme alle innumerevoli licenze ufficiali di squadre e competizioni, rendono Fifa 18 il prodotto più completo e fedele a livello "estetico".
    L'unica nota negativa, se così vogliamo chiamarla, è la solita assenza di un menù dedicato alla personalizzazione delle opzioni grafiche, le quali, attraverso l'ormai classico launcher, possono essere ritoccate solamente nei canonici preset di rendering (Basso, Medio, Alto e Ultra), nella risoluzione (fino a 3840x2160), nel framerate ("sbloccato" oppure limitato a 30 o 60 fps), nella qualità del Multisample Anti-Aliasing (assente, 2x o 4x), e nella scelta delle DirectX (11.0 o 12.0).
    A livello prestazionale, comunque, FIFA 18 si è dimostrato un titolo solo leggermente più "impattante" del suo predecessore, il quale, come requisiti minimi e raccomandati richiedeva rispettivamente una CPU i3-2100 con GPU GTX 460 o AMD Radeon R7 260 e un i5-3550K con una GPU GTX 660 o AMD Radeon R9 270. Quest'anno, invece, i requisiti sono leggermente aumentati: quelli minimi per poter fare girare il gioco in DirectX 12.0 richiedono un processore a scelta tra Intel i3 6300T/i3 4340/i3 4350 e una scheda video Nvidia GeForce GTX 660 o AMD Radeon RX 460/R9 270/R7 370, mentre i raccomandati, pur richiedendo la stessa CPU dei minimi, con la GPU si spingono fino a una Nvidia GeForce GTX 670 o una AMD Radeon R9 270X. Per le DirectX 11.0, invece, i requisiti sono pressoché identici a quelli dello scorso anno, segno di un ottimi lavoro di ottimizzazione.
    Sulla nostra macchina, dotata di processore Intel i5-3570k e scheda video Nvidia GTX 1070, non abbiamo avuto alcun problema a mantenere il framerate ancorato ai 60 fps a dettaglio "Ultra", MSAA 4x e risoluzione Full HD. Anche sfruttando il DSR (Dynamic Super Resolution), e impostando la risoluzione a 3840x2160, siamo riusciti a godere senza esitazioni di tutta la fluidità e la qualità visiva consentite dal Frostbite.

    Viaggio in paradiso

    La grande novità di Fifa 17, che ci aveva letteralmente stregati fin dal suo primo annuncio, fu la modalità "Il Viaggio", dove, nei panni dell'atleta inglese Alex Hunter, avevamo l'occasione di vivere un'esperienza dall'afflato cinematografico nel mondo del calcio professionistico.
    Fu un esperimento di grande successo, sebbene non fosse scevro di alcune evidenti lacune tecniche, e mettesse in mostra talvolta un'avvertibile (e giustificata) mancanza di esperienza nei confronti del nuovo motore di gioco, il sopracitato Frostbite, che veniva adottato per la prima volta dal franchise proprio quell'anno. A una resa eccezionale dei volti dei protagonisti, resi ancora più realistici e credibili da un motion capture esemplare, si alternavano dei fondali spesso sottotono, spogli, e privi di quell'attenzione al dettaglio grafico che invece brillava in tutto il resto della produzione.

    Ne "Il Ritorno di Hunter", però, il level up tecnico si percepisce a tutto tondo, aumentando a dismisura il coinvolgimento di una carriera sportiva che è certamente tra le più belle a livello grafico mai gustate in un videogioco. Dai menù alla personalizzazione di Alex, passando per i già citati volti e fondali e per diverse situazioni "speciali" e inattese, Il Viaggio 2 si distingue per un dettaglio grafico e per una regia curati fin nel minimo dettaglio, anche per quanto concerne i personaggi secondari e l'oggettistica sparsi nelle varie scene.
    Davvero fantastiche sono anche tutte le cutscene che vedranno il buon Hunter al fianco di vere e proprie guest star del calcio e dello sport mondiale (come Cristiano Ronaldo e James Harden), che non fanno altro che innalzare ulteriormente il livello di empatia suscitato dall'intera modalità. L'unico "difetto", a tal proposito, è che tutti questi ospiti illustri, al contrario di Alex e di tutti gli altri personaggi "fittizi", non sono stati doppiati in italiano (li potremo infatti ascoltare soltanto con le loro voci originali in inglese, salvo patch "correttive" dal D1 di cui non siamo attualmente a conoscenza).
    Il risultato di tutto questo ben di dio è un'esperienza "scriptata" godibile, viva, e che non fa sentire per nulla la mancanza di una progressione meno lineare e più libera.

    FIFA 18 Fifa 18 è il titolo di calcio più bello da guardare. Il Frostbite si conferma anche quest'anno un motore di gioco potente, duttile e anche abbastanza scalabile, tirando fuori diverse chicche grafiche sia sul campo di gioco che nella modalità "Il Viaggio". Se dovessimo proprio sperare in qualche cambiamento, quello sarebbe probabilmente nel facescan dei giocatori, con volti spesso ancora troppo dissimili da quelli delle controparti reali, e nella fisica dei portieri, talvolta colpevoli di un cattivo posizionamento tra i pali o di non aver saputo parare dei tiri abbastanza prendibili. Quel che è certo, almeno su PC, è che Fifa, sebbene il divario si sia parecchio ridotto quest'anno, viaggia ancora con diverse spanne di vantaggio rispetto a PES. Impossibile trovare di meglio a livello grafico in un titolo calcistico, merito anche di un'infinità di licenze ufficiali, che ha permesso a EA di riprodurre minuziosamente stadi, maglie e grafiche.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: Intel i5-3570K
    • RAM: 8 GB
    • GPU: Nvidia GeForce GTX 1070

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