FIFA 20: Road to Volta. La storia di FIFA Street

In attesa di calcare i cortili di tutto il mondo con FIFA 20 e la modalità Volta, ripercorriamo la storia di FIFA Street.

FIFA 20 Volta: FIFA Street
Speciale: PlayStation 4 Pro
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • Veloce, dinamico ed emozionante, il futsal negli anni è riuscito a coinvolgere una larga fetta di appassionati del classico calcio con fiumi di adrenalina e dribbling dalla precisione millimetrica. Diversi atleti professionisti di questa particolare disciplina hanno spiegato che la velocità di pensiero, durante ogni match, rasenta i decimi di secondo, mentre nello spazio di pochi metri si deve decidere se scartare l'avversario o servire un compagno. Si tratta, a tutti gli effetti, di un mondo parallelo al gioco del pallone che tutti conosciamo, e che, per diverso tempo, è stato soprannominato nel Bel Paese col nome poco vivace di "Calcio a 5".

    Solo recentemente abbiamo abbracciato anche noi la denominazione originale futsal, e per chi ama colpire una sfera non solo con i piedi, ma anche con il pad, la modalità Volta di FIFA 20 rappresenta un'occasione decisamente succulenta. Prima di parlare di ciò che sarà, però, è bene riscoprire le origini di questo sport, sia sui campi reali, che su quelli virtuali.

    We Are The Champions, Beppe.

    Il futsal nasce nel lontano 1930 grazie al professore Juan Carlos Ceriani che, per coinvolgere i propri studenti in un'attività sportiva adatta a una palestra dalle dimensioni ristrette, reinventò le regole del calcio per dare vita a uno sport inedito. Il tutto succedeva in Uruguay, una nazione che aveva alzato al cielo la Coppa del Mondo proprio nel medesimo anno, e sull'onda dell'entusiasmo generale il futsal si diffuse in tutto il Sud America. Negli anni '60 arrivò la prima denominazione ufficiale del gioco, ossia futbol de salòn o, in Brasile, futebol de salao. Proprio quest'ultima nazione, qualche decennio dopo, spinse per la crescita del fenomeno anche in Europa.

    È durante la prima metà degli anni '80 che la FIFA suggerì l'acronimo futsal, e successivamente iniziò a organizzare le prime manifestazioni internazionali. Lo storico torneo di debutto si svolse a Valencia nel 1994, in concomitanza con i giochi sudamericani, e dopo un periodo di assestamento tra le regole della federazione e quelle storiche dell'Uruguay, che prevedevano dimensioni diverse di pallone e campo e qualche altra leggera variazione, la FIFA ebbe la meglio. Durante la metà degli anni 2000, infine, il futsal entrò ufficialmente a far parte delle olimpiadi.

    Si trattava di partite divise in due tempi, che vedevano fronteggiarsi squadre da cinque giocatori con sostituzioni volanti e limitate. La sfera, leggermente più piccola rispetto a quella utilizzata nel calcio a undici e con un rimbalzo ridotto, nell'epoca moderna ha portato a virtuosismi di ogni tipo: controlli con la suola che hanno invaso anche il calcio tradizionale, e incredibili prodezze aree. Proprio il lato più spettacolare della disciplina è ormai entrato nell'immaginario di qualsiasi appassionato, grazie anche alla risonanza mediatica garantita da spot indimenticabili.

    Little Less Conversation


    Mentre le istituzioni lavoravano per introdurre il futebol de salao nelle grandi competizioni internazionali, i tifosi di tutto il mondo rimasero impressionati da una particolare campagna marketing realizzata da Nike. Si trattava del The Secret Tournament, realizzato per i Mondiali del 2002 di Giappone e Corea del Sud. Il commercial era incentrato su un torneo segreto, presentato da Eric Cantona, con i più grandi calciatori del periodo impegnati a darsi battaglia in team da tre. Star come Totti, Henry, Roberto Carlos e Nakata si sfidavano in una gabbia con porte grandi poche centimetri e senza portiere, dando vita a battaglie sportive incredibili, che valsero alla campagna pubblicitaria grandi elogi.

    Nel frattempo, in paesi come Olanda, Germania e Inghilterra nascevano associazioni internazionali per lo sviluppo dello street football, una variante più tecnica, senza linee a demarcare il campo da gioco e con squadre di tre giocatori sprovviste di portiere. Il futsal, così come lo street soccer, arriveranno poi sulle console dei videogiocatori nel 2005, grazie ad Electronic Arts.

    FIFA Street

    Pubblicato su Xbox, Playstation 2 e Gamecube dal team EA Sports BIG, il primo FIFA Street univa l'anima del futsal alle partite da strada e ai spettacolari colpi da giocoliere. Le squadre, composte da appena quattro calciatori, portiere compreso, godevano dei rappresentanti di appena sedici nazioni. Non vi era nessuna regola o fallo, a eccezione delle condizioni per la vittoria. I vari trick, divisi per grado di difficoltà, andavano a riempire una speciale barra denominata gamebraker, ereditata dalla serie NBA Street, attraverso cui sprigionare tutta la propria forza in un supertiro dal risultato quasi certo.

    Nasceva anche la modalità principale "Domina la strada" in cui creare un proprio alter ego da migliorare col passare delle ore, accompagnato lungo il cammino da diversi atleti: dapprima sportivi anonimi e poco prestanti, per poi comporre la propria squadra dei sogni con i più grandi professionisti al mondo. Purtroppo una certa ripetitività nelle giocate e un'intelligenza artificiale degli estremi difensori poco reattiva minarono l'esordio di questa serie parallela, che riuscì comunque a conquistarsi una fetta di utenti affezionati.

    FIFA Street 2


    Ad appena un anno di distanza, EA Big non perse l'occasione per pubblicare un sequel. FIFA Street 2 arrivò quindi nel 2006, ma il poco tempo dedicato allo sviluppo non portò a grandi risultati. Si trattava di una copia carbone del predecessore con poche aggiunte di peso: restava il sistema di punti per i trick portati a termine con successo, così come il gamebraker e la modalità Domina la Strada. Con un maggior numero di squadre disponibili, le novità interessanti riguardavano la signature move, ossia una mossa speciale distintiva per i calciatori più importanti, e una modalità dedicata al freestyle.

    Oggi, questa pratica, incentrata su lunghe combinazioni di trick, si è ormai diffusa in tutto il mondo, complice anche il crescente interesse attorno al calcio da strada. Prodezze come l'Around the world o l'akka vengono sfoggiate davanti a folte platee o in gare ufficiali, e si possono notare stili diversi a seconda dell'area geografica in cui ci si trova: per esempio l'upperbody, caratterizzato da mosse che coinvolgono la testa e il busto, è più diffuso in Asia. Tornando a FIFA Street 2, i pochi elementi inediti lo resero in definitiva un capitolo tutt'altro che memorabile.

    FIFA Street 3


    Dopo essersi presi due anni di tempo per lo sviluppo, il team parallelo di EA Sports entrò a gamba tesa nella generazione successiva col terzo capitolo della serie, probabilmente uno dei peggiori dell'intero franchise. Orfano della sua modalità distintiva in single player, il titolo basava la sua intera offerta su una serie di sfide poste all'utente: la vittoria poteva essere conquistata, ad esempio, realizzando più gamebreaker dell'avversario, oppure dopo aver raggiunto una certa differenza reti. In questo modo era possibile sbloccare i duecentocinquanta giocatori presenti, tutti su licenza e, grazie a un engine migliore, decisamente più riconoscibili.

    Ad eccezione del comparto tecnico, però, le novità erano davvero irrisorie. L'unica nota positiva erano i match "calcetto" in cui il gamebreaker era disattivato, mentre i team erano finalmente composti da cinque atleti, avvicinando la filosofia del gioco al futsal. Data la sua parabola discendente, però, questa serie satellite di Electronic Arts aveva bisogno di un nuovo inizio, che arrivò dopo diverso tempo.

    Fifa Street (2012)

    Abbandonata la precedente numerazione e il team di sviluppo, FIFA Street, sotto le cure di EA Canada, giunse nel 2012 per riportare su console il calcio da strada. Forte di un'offerta contenutistica enorme, quello che potremmo considerare un vero e proprio reboot della serie portava in dono una mole di novità davvero notevole: era possibile selezionare le regole del calcio a cinque per eliminare sponde sui muretti e altri elementi più arcade, oppure ci si poteva lanciare nella sfida Re del Tunnel per giocare, in squadre da due o tre partecipanti, con mini-porte prive di portiere, nello stile del The Secret Tournament di Nike.

    Come se non bastasse, per la prima volta non vi era semplicemente una selezione di nazionali, ma intere leghe calcistiche che trasformavano club blasonati in squadre da strada. Tornava anche la campagna in single player per conquistare il mondo e far vestire la propria maglia ai campioni più abili, mentre il gameplay, nato dall'impostazione di FIFA 12, era stato riadattato soprattutto sul fronte del controllo palla e dei trick. I giocatori, quindi, avevano a disposizione sia il futsal più tradizionale e disciplinato, sia le prodezze dello street football per mettere a sedere l'avversario dopo un umiliante tunnel.

    Volta

    Difficile, quindi, migliorare ulteriormente una formula del genere, e infatti gli utenti sono rimasti orfani del calcio su strada per diverso tempo. Quest'anno, però, Volta segnerà il ritorno della serie in una modalità implementata direttamente in FIFA 20. Probabilmente si tratta di una scelta diretta a prendersi il giusto tempo per aggredire la next-gen, oppure per non far sentire la mancanza di Alex Hunter e del suo Viaggio. Qualunque sia la motivazione, sappiamo che Volta amplierà la filosofia vista nel 2012, dando la possibilità di giocare con le regole del futsal oppure in match all'ultimo trick, con lo stile tipico dello street football.

    Le promesse del team, ossia quelle di rivedere il sistema di scontri individuali e la fisica del pallone, potrebbero fare la fortuna di quella che appare come la punta di diamante del prossimo calcistico targato Electronic Arts.

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