Final Fantasy 7: il JRPG più amato sbarca su Nintendo Switch

A distanza di oltre vent'anni Final Fantasy VII resta il capitolo più importante della saga Square-Enix: ripercorriamo i motivi del suo successo.

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  • Ipotizziamo di voler scrivere un manuale di storia del videogioco. Presto o tardi ci toccherà dedicare un capitolo al genere degli RPG, un macro-insieme che include una fitta schiera di esponenti ed esperienze molto diverse tra loro. Eppure bisognerebbe trovare un titolo da tenere in considerazione come punto di riferimento: un progenitore, un "punto zero" da cui l'industria ha poi sviluppato gran parte dei suoi stereotipi in materia di giochi di ruolo. Forse potremmo citarne più di uno, è vero, ma tra questi, senz'ombra di dubbio, non ci sogneremmo mai di escludere Final Fantasy VII.

    Un videogioco che ha fatto la storia e ha lasciato nel settore un'eredità imprescindibile, giunto in versione digitale anche su Nintendo Switch per gridare con rinnovato vigore la sua sacralità. Il suo immenso peso specifico gli permette, ancora oggi, di sopravvivere al novero dei pixel: riviviamo ancora una volta, dunque, i motivi che hanno determinato il successo per la storia di Cloud Strife, catapultandoci nuovamente nello scenario tecno-futuristico presente tra le varie ambientazioni di Gaia.

    FF e Nintendo, il ritorno

    Al di là del fascino che la storia o i protagonisti hanno esercitato sul pubblico - Cloud, Sephiroth, Aerith e compagni sono tutt'oggi alcuni tra i personaggi più apprezzati e riusciti del brand - Final Fantasy VII ha rappresentato un punto di svolta assoluto per l'industria del videogame per molte altre ragioni. C'è una questione puramente mediatica (che, non molto tempo fa, abbiamo anche approfondito in uno speciale dedicato al ritorno di FFVII in Nintendo), visto che il gioco sviluppato da quella che allora si chiamava SquareSoft segnò una drastica separazione tra la compagnia e Nintendo, poiché la Casa di Kyoto non dimostrò lo stesso interesse di PlayStation nei confronti del progetto.

    Il valzer di fantasie finali sulla piattaforma ibrida della Grande N è già iniziato qualche mese fa con l'arrivo di Final Fantasy IX su Nintendo Switch, ma il fatto che proprio il settimo episodio sia adesso disponibile sull'ammiraglia Nintendo rappresenta la chiusura ideale di un cerchio lasciato aperto più di vent'anni or sono: un lieto fine che permette a Cloud e compagni di approdare laddove, nel 1997, doveva originariamente vedere la luce.

    Non solo: Final Fantasy VII fu la prima, vera fantasia finale a sbarcare anche sul mercato europeo, oltre a quello giapponese e nordamericano. Per molti Paesi, tra cui l'Italia, fu il primo Final Fantasy in assoluto su cui poter mettere le mani, nonché il primo ad essere titolato in maniera univoca in tutto il mondo: prima di allora, infatti, i tre episodi iniziali non erano mai usciti dal Giappone, mentre FFIV e FFVI furono esportati solo in Nord America, dove gli venne modificata la numerazione in Final Fantasy II e Final Fantasy III. Insomma, anche con l'utilizzo del proprio titolo originario Final Fantasy VII ha gridato la propria autorevolezza nel mondo videoludico con una forza stratosferica, trovando nei fan del brand un amore splendidamente contraccambiato. Un rapporto di affetto reciproco tramutatosi in oltre 10 milioni di copie vendute in tutto il mondo e nel recente successo siglato dal record di download di FFVII, nel momento in cui Sony ne ha pubblicato un porting per PS4 in digital delivery.

    L'universo di Final Fantasy VII

    La forza di Final Fantasy VII sta anche in un altro aspetto che reputiamo fondamentale nell'imposizione di un brand all'interno della cultura popolare: la capacità (e, all'epoca, anche la lungimiranza) di sapersi costruire attorno un mosaico ricco e stratificato di opere annesse. La creazione di quello che oggi definiremmo un universo espanso, che ha generato un variegato palmares di spin-off e produzioni capaci di spaziare da un medium all'altro, dal videogioco fino al cinema.

    Titoli che, già all'epoca, non riscossero un successo esattamente univoco, ma che hanno contribuito a creare quella che oggi definiamo la Compilation of Final Fantasy VII. Alcuni esponenti tra questi spin-off (che, in molti casi, hanno fatto da sequel alla storia che tutti abbiamo amato nel videogame principale) sono stati anche progetti di un certo peso: il film Advent Children, nel 2005, fu diretto niente meno che da Tetsuya Nomura (storico creatore di Kingdom Hearts e attuale director di Final Fantasy VII Remake per PS4) e, al netto di pareri contrastanti sulla sceneggiatura, la pellicola cinematografica si rivelò in ogni caso pionieristica nell'utilizzo della CGI, perlomeno nell'industria giapponese.

    Inevitabile, peraltro, che un'opera come Final Fantasy VII finisse anche nell'industria degli anime: nacque quindi Last Order, un OVA che fu distribuito tra i contenuti extra del DVD di Advent Children. Quello che, già agli esordi, era già una sorta di "franchise nel franchise" ispirò anche una serie di videogiochi minori, prevalentemente titoli mobile o per piattaforme portatili: Before Crisis e Crisis Core, ad esempio, raccontavano rispettivamente le origini dei Turk e il passato di Zack.

    Negli anni Square-Enix ha persino cercato di espandere la sfera d'influenza del titolo cercando di andare oltre il genere ruolistico: nacque, prima su PS2 e poi su dispositivi mobile, Dirge of Cerberus, un gioco che traghettava il brand verso lo sparatutto in terza persona e che era ambientato tre anni dopo il finale dell'opera, oltre che un anno in avanti rispetto alle vicende di Advent Children. Quest'ultima digressione ci ha permesso di inquadrare appieno il Final Fantasy più famoso di tutti visto come "fenomeno", più che come videogioco.

    Un'espansione mediatica che fu antenata, se vogliamo, del più recente (e mai portato a termine) progetto Fabula Nova Crystallis e sulle cui orme ha viaggiato in maniera simile anche l'iter produttivo di Final Fantasy XV - che, peraltro, ha totalizzato uno degli incassi maggiori di tutto il brand targato Square-Enix. È però analizzando da vicino i due progetti che possiamo renderci conto della grandezza di un'opera come il settimo capitolo: l'evidente incompiutezza narrativa della quindicesima fantasia finale ha dato adito ad una lettura differente del prodotto, nella quale tutte le produzioni di contorno rappresentano un riempitivo fondamentale nell'economia del racconto. Così non è stato per Final Fantasy VII, opera seminale, delicata ed intensa sul versante della scrittura.

    Fautrice di eroi e antagonisti che ancora oggi rappresentano un punto di riferimento difficilmente eguagliabile: il carisma di un'antagonista come Sephiroth, accompagnato dal suo solenne e inquietante tema musicale, continua a incutere nel fandom un profondo rispetto. Ma è soprattutto la costruzione di un personaggio come Cloud, con la sua psiche cupa e tormentata, che ancora oggi lo rende uno degli eroi Square-Enix più intensi e amati: il suo cammino interiore, alla ricerca di un senso di appartenenza che sembra aver dimenticato, rimane una delle parabole più affascinanti della saga.

    Così profonda da trovare un'evoluzione ulteriore nel film Advent Children e addirittura in opere crossover: nella saga di Kingdom Hearts, ad esempio, l'animo tormentato del mercenario occupa una fase della storyline molto piccola, ma ugualmente importante nel processo di formazione di Sora. Al di là del cast di personaggi, comunque, FFVII fu di fatto l'apripista (escludendo Final Fantasy VI, che non vide la luce a livello globale come il suo successore) di una direzione artistica tendente a un futurismo di matrice cyberpunk: una visione che, seppur accantonata temporaneamente per dar spazio ai toni più fantasy e colorati di FFIX e FFX, si è ripresentata con forza nella modernità.

    Mako su Switch

    A questo punto bisogna ammettere che, al netto del fascino intramontabile del suo racconto, giocare oggi Final Fantasy VII rappresenta un'operazione da retrogaming puro. Nonostante la riproposizione dell'avventura su piattaforme di generazione corrente come PS4, PC e Nintendo Switch, il materiale originario è talmente datato da rendere pressoché vana qualunque operazione che vada oltre la semplice rifinitura di qualche texture.

    Anche la più recente versione per Switch, sulla scia dei suoi predecessori, presta il fianco a qualche inevitabile limite tecnico: la visuale in 4:3, gli scenari in due dimensioni e una progressione lineare si affiancano a una localizzazione che, ancora oggi, ci permette di vivere FFVII solo in lingua inglese. Si tratta di elementi obsoleti, certo, ma con cui è doveroso scendere a patti tenendo conto di quello che è il valore del prodotto. Nel gameplay di Final Fantasy VII, oggi come allora, di rivoluzionario forse c'era poco, e a livello contenutistico l'unico valore aggiunto rispetto ai canoni della saga era proprio l'intensità e la poetica della sua scrittura.

    Ma, nella sua componente tecnica, rappresentò anche un punto di svolta essenziale tanto nel genere ruolistico quanto nell'intera industria: negli scenari di battaglia, ad esempio, per la prima volta la serie proponeva modelli realizzati tridimensionalmente, con annesse animazioni improntate su coreografie molto più realistiche che in passato. Perché ciò fosse possibile, Final Fantasy VII dovette compiere qualche imprescindibile rinuncia, come il numero di guerrieri nel party ridotto a tre e una certa, insistente linearità d'esplorazione nonostante il mondo di gioco andasse espandendosi rispetto agli episodi precedenti.

    Ancora una volta, inoltre, il vantaggio di giocare un'opera simile su Nintendo Switch sta nella possibilità di vivere l'avventura nel modo che si ritiene più congeniale, che sia in modalità TV o in totale portabilità. Non solo: la qualità visiva di questa nuova edizione ci è sembrata, su TV, al pari dei porting su PC e PS4, mentre in Handheld Mode la risoluzione deve forzatamente abbassarsi, ma riesce ugualmente a non impoverire il colpo d'occhio. Anzi, dobbiamo persino ammettere che in versione portatile Final Fantasy VII risulta godibile come in formato casalingo, in quanto riesce a ottimizzare perfettamente le sue performance tecniche comprimendo i suoi scenari sul piccolo schermo del tablet di Switch.

    Final Fantasy 7 Il Final Fantasy più importante di sempre approda anche per i giocatori di Nintendo Switch e lo fa con un'edizione che - al pari delle precedenti - rappresenta una vera e propria operazione di retrogaming, che presta il fianco a un comparto visivo ormai obsoleto e a una localizzazione ancora fossilizzata sulla sola lingua inglese per qualunque versione occidentale. Recuperare un simile esponente rappresenta, tuttavia, studiare storia del videogioco e capire dove sia realmente iniziato il successo globale del brand di Square-Enix. Final Fantasy VII ha reso la saga celebre agli occhi del grande pubblico: alla sua storia e ai suoi eroi non possiamo che dire grazie, rivolgendogli un profondo inchino. Nonostante tutto.

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