Final Fantasy 7 Rebirth è stupendo, ma il finale è un pasticcio!

Il GDR di Square-Enix è uno dei più sontuosi degli ultimi anni, tuttavia sul finale la messa in scena della storia non ci ha convinto del tutto.

Final Fantasy 7 Rebirth è stupendo, ma il finale è un pasticcio!
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  • PS5
  • A partire dal mese di aprile 2020 ne sono state dette di tutti i colori sull'atto conclusivo di Final Fantasy VII Remake (a proposito, qui trovate la recensione di Final Fantasy VII Remake Intergrade). Se una parte dei fan non ha gradito il tanto discusso capitolo 18, arrivando in alcuni casi a detestare le "modifiche" apportate all'intreccio, un'altra fetta altrettanto ampia di appassionati è stata quasi ammaliata dall'apparente volontà di Square Enix di cambiare la storia di Cloud e soci. L'inaspettata sopravvivenza di Zack e il cosiddetto "viaggio ignoto" promesso dalla conclusione di Final Fantasy VII Remake erano, del resto, delle dichiarazioni di intenti abbastanza chiare e non vi nascondo che, se in questi quattro anni ho atteso con impazienza che anche Final Fantasy VII Rebirth giungesse tra le mie mani, è stato quasi esclusivamente per capire quale direzione avrebbe imboccato il progetto.

    Adesso che la seconda parte della trilogia è in circolazione già da un pezzo, è tempo di tirare le somme e di provare a spiegare il suo altrettanto controverso capitolo conclusivo. Tuttavia, se per qualche ragione non avete ancora completato il vostro viaggio in Final Fantasy VII Rebirth, non proseguite oltre con la lettura dell'articolo, poiché per ovvie ragioni includerà tantissimi spoiler sulla trama dell'action RPG.

    L'ineluttabile fato dell'Antica

    Non ho mai creduto completamente all'eventualità che il team capeggiato da Kitase, Nomura e Nojima cambiasse sensibilmente la storia di Final Fantasy VII, poiché sebbene il progetto Remake abbia tutta l'aria di essere un vero e proprio sequel del gioco originale - con tanto di personaggi che conoscono il futuro e che manipolando il Lifestream vorrebbero modificarlo - era assolutamente impensabile l'idea di cancellare alcuni avvenimenti dell'originale.

    Provocato dalla totale disfatta dei Numen, custodi del destino che per tutto Final Fantasy VII Remake si erano assicurati di preservare il naturale corso degli eventi, il già menzionato "viaggio ignoto" anticipato dal capitolo 18 pareva voler offrire agli sviluppatori una libertà creativa senza precedenti, ciononostante era improbabile che Nomura, Kitase o Nojima alterassero le sorti dei personaggi principali. Al contrario, più di qualcuno, in questi anni, aveva addirittura ipotizzato che Aerith non sarebbe morta, dimenticando che la sua dipartita non era soltanto l'evento più sconvolgente (e coraggioso, almeno per l'epoca!) del Final Fantasy VII originale, bensì un requisito fondamentale per poter salvare Gaia. Certo, Cloud, Tifa e il resto della banda hanno continuato a combattere contro Sephiroth, riuscendo in qualche modo a sconfiggere l'angelo dall'unica ala, però è stata soltanto Aerith, dopo essere tornata al pianeta, a salvare il loro mondo. Per ironia della sorte, se il leggendario SOLDIER non avesse ucciso l'ultima discendente degli Antichi, questa non sarebbe stata effettivamente in grado di adempiere al suo compito e, non potendo controllare il Lifeastream "dall'esterno", la magia bianca Sancta (Holy, se preferite la terminologia inglese) non avrebbe distrutto la gigantesca meteora invocata dall'antagonista.

    Sephiroth avrebbe dunque vinto la partita, e i nostri non avrebbero potuto fare assolutamente nulla per fermarlo. Per farla breve, presto o tardi Aerith doveva morire, e difatti così è stato.

    Tuttavia, benché la sua scomparsa fosse un evento fondante e pertanto inevitabile della vicenda, mentirei se dicessi di non aver sperato fino all'ultimo istante che gli sceneggiatori avessero posticipato il più possibile il momento fatidico. Come dicevo prima, non ho mai creduto che il "viaggio ignoto" assicuratoci dalla Casa dei Chocobo e degli Slime ci avrebbe condotti troppo lontano dalle tappe del percorso originale, ma in cuor mio avevo - molto banalmente - interpretato quelle parole con la possibilità di rimescolare l'ordine degli avvenimenti. In questo modo, ad un certo punto Aerith sarebbe morta comunque, al fine di abbracciare il suo importante fato da sempre scolpito nella pietra, però nel frattempo avrebbe continuato a viaggiare in compagnia dell'AVALANCHE, visitando magari dei luoghi che le furono preclusi e partecipando a battaglie che nel '97 si verificarono soltanto dopo la sua drammatica uccisione. Non era poi così assurdo pensare che la Trilogia Remake potesse limitarsi a cambiare il proprio tragitto, compiendo deviazioni a destra e a manca, per giungere infine alla destinazione finale dell'originale e, in un certo senso, rimettere le cose a posto. E considerando come sono andate le cose, forse sarebbe stato meglio.

    Le reali conseguenze della Singolarità

    In Final Fantasy VII Rebirth, Aerith è stata uccisa da Sephiroth, che tra le mura della Capitale Dimenticata si è sostanzialmente attenuto al copione del '97, ma quel momento così importante è stato in parte "rivisitato" e prima ancora abbiamo assistito a sequenze che a questo punto definirei superflue. Chi più chi meno, per quattro anni abbiamo a lungo fantastico sulle effettive conseguenze delle azioni di Cloud e compagni che, citando le parole della stessa Aerith, una volta attraversata la Singolarità venutasi a creare nell'atto finale di Final Fantasy VII Remake "non sarebbero più stati gli stessi".

    La libertà creativa tanto desiderata dal team di Square Enix ed egualmente temuta dai fan più conservatori si è tradotta ancora una volta in approfondimenti volti ad arricchire la caratterizzazione dei personaggi e l'intero impianto narrativo, nonché eliminare alcune delle sue più grandi forzature (vi abbiamo fatto diversi esempi nel nostro speciale sui cambiamenti proposti da Final Fantasy VII Rebirth), eppure nel complesso nulla è stato mutato al punto tale da apparire realmente diverso e irriconoscibile. Anzi, "ignoto".

    Laddove la sconfitta dei Numen e dello stesso destino da parte dei nostri beniamini pareva aver cambiato la storia, strappando Zack Fair dalle grinfie della morte e quindi creando incongruenze piuttosto gravi, in Final Fantasy VII Rebirth si è invece scoperto che i fatti accaduti all'interno della Singolarità hanno soltanto creato una realtà parallela dove Aerith, Red e i membri di AVALANCHE si sono battuti contro la Shinra Electric Power Company anche senza Cloud. Mentre il biondino dai capelli a punta è ancora in stato catatonico dopo gli eventi di Crisis Core (non occorre spostarsi tra mondi e timeline alternative per raggiungere la recensione di Crisis Core -Final Fantasy VII- Reunion) ed è appena giunto a Midgar assieme a Zack, il resto della banda si è comunque opposto alla potente multinazionale, ma disgraziatamente solo Biggs e la stessa Aerith sono sopravvissuti al conflitto.

    Salvata dal suo storico fidanzato nelle primissime battute di Final Fantasy VII Rebirth, l'Antica è però priva di conoscenza e nulla sembra in grado di risvegliarla, mentre una spaventosa frattura comparsa nel cielo pare anticipare l'imminente fine del mondo. Nella realtà "principale", invece, gli accadimenti della Singolarità sono sfociati in un'unica conseguenza: la Materia Bianca che l'ultima discendente dei Cetra ha sempre portato con sé, indispensabile per evocare la prodigiosa magia Sancta, ha perso tutto il suo potere ed è diventata una semplice sfera di vetro incolore.

    Un singolo WHAT IF dagli effetti devastanti e al tempo stesso affascinanti per la narrazione, che tuttavia gli sceneggiatori hanno poi deciso di risolvere con un palese colpo di spugna. Sfruttando un particolare momento del capitolo 13 in cui Cloud e Aerith sono precipitati in una voragine, instillando nel giocatore l'insistente dubbio che nella realtà principale fossero passati a miglior vita, le penne dietro Final Fantasy VII Rebirth hanno provocato il risveglio delle loro controparti catatoniche, che per qualche ragione parevano conservare i ricordi dell'altra parte.

    Un dettaglio che in teoria avrebbe potuto spingerci a considerare la realtà parallela una sorta di limbo tra la vita e la morte, se non fosse per la presenza di personaggi - come Kyrie Canaan, delinquente pasticciona dei bassifondi, o Elmyra Gainsborough, madre adottiva di Aerith - che nella timeline principale sono vivi e vegeti. Tra una fotografia scattata per ricordo e qualche dialogo tutto sommato interessante, poiché sottolineava il profondo legame venutosi a creare tra i due compagni di viaggio, una Aerith di nuovo "troppo informata" sugli imminenti sviluppi del racconto ha quindi donato a Cloud una Materia Bianca ancora pregna del suo incredibile potere, affinché l'eroe potesse riportarla dall'altra parte e sostanzialmente rimediare all'unico concreto "danno" che la battaglia combattuta all'interno della Singolarità ha avuto sul loro mondo originale. Una soluzione, questa, che Kitase, Nojima e gli altri pezzi grossi della ciurma di Square Enix hanno evidentemente escogitato per rimediare a un "problema" che loro stessi avevano creato col divisivo finale di Final Fantasy VII Remake. Un plateale dietrofront che qualcuno potrebbe benissimo interpretare alla stregua di un'ammissione di colpa e quindi volto a placare gli animi dei fan che fino a poche settimane fa erano ancora sul piede di guerra.

    A ragion veduta, se l'apparente colpo di spugna tentato dal colosso giapponese avesse sul serio rimediato all'unica conseguenza della Singolarità, sarebbe quantomeno legittimo chiedersi a cosa siano effettivamente serviti il capitolo 18 del Remake e l'intera sottotraccia dei Numen. Una domanda cui probabilmente troveremo risposta solo nella terza e ultima parte della Trilogia, visto e considerato che la realtà parallela esiste ancora (anzi, secondo una teoria abbastanza sensata potrebbero essercene diverse!) e che Final Fantasy VII Rebirth non ha fatto chiarezza sul ruolo che Zack dovrebbe ricoprire nel grande disegno di Square Enix.

    Il pasticcio finale

    Riprendendo il discorso lasciato (per ovvi motivi) in sospeso nella recensione di Final Fantasy VII Rebirth, se il suo capitolo conclusivo mi è parso sconclusionato e persino capace di svilire la portata di alcuni eventi, il motivo non va ricercato nell'evoluzione della vicenda, che ha seguito quasi alla lettera il copione originale del '97, bensì nella sua traballante messa in scena.

    Saltando a piè pari gli eventi intercorsi tra la distruzione del Tempio degli Antichi e la Foresta Antica, una finestra temporale durante la quale Aerith decideva di lasciare il party per raggiungere da sola la Capitale Dimenticata, dopo la breve parentesi ambientata nella realtà parallela Final Fantasy VII Rebirth ci ha dunque condotti nel luogo fatidico dove a breve si sarebbe consumata la tragedia. Chiunque abbia giocato l'originale ricorderà che, alla fine del primo disco, Sephiroth cadeva lentamente dal cielo, passando da parte a parte una Aerith inginocchiata e intenta a pregare la Materia Bianca per invocare appunto Sancta, con somma disperazione di Cloud e del giocatore, che quindi assistevano del tutto impotenti alla drammatica dipartita della fioraia. Un angosciante sviluppo che nel '97 era del tutto impensabile e al quale, con ogni probabilità, il pubblico non era per niente pronto.

    Superando la barriera creata dai Numen, che a dispetto dei pronostici non sono definitivamente usciti di scena, in Final Fantasy VII Rebirth Cloud riesce invece a raggiungere Aerith appena in tempo per parare il colpo mortale di Sephiroth. Complice una regia ingannevole e tutt'altro che brillante, per un istante si ha davvero l'impressione che il guerriero abbia salvato l'amica, che una manciata di secondi dopo crolla esanime sul pavimento della Capitale Dimenticata. Sebbene in apparenza la Buster Sword abbia bloccato la Masamune, si scopre che il colpo di Sephiroth ha trafitto la fanciulla, condannandola al suo triste e inevitabile destino. Non ci sono insomma dubbi sul fatto che la ragazza sia morta - quantomeno nella timeline principale - ma una serie di "interferenze" visive non molto diverse da quelle che si verificano quando Cloud fatica a ricordare il "suo" passato fanno sì che una Aerith ancora incolume lasci brevemente il posto a una versione di sé ricoperta di sangue.

    Attimi alquanto fugaci, che forse vogliono mostrare cosa è accaduto nei vari "mondi del pianeta" (una sorta di Multiverso cui Rebirth non ha dato una precisa spiegazione e che "profuma" di Kingdom Hearts), ma che personalmente ho interpretato con l'incapacità del protagonista di discernere la realtà dalle illusioni create dalla sua mente ormai prossima al decadimento.

    Non solo le inquadrature non restituiscono la stessa carica di emozioni che il Final Fantasy VII per PS1 sapeva regalare al giocatore, sacrificando l'impatto visivo di QUEL momento tanto atteso in nome di qualcosa che neanche si capisce con esattezza cosa sia, ma la disgrazia è immediatamente seguita da una furibonda quanto confusa lotta che trascende le dimensioni e lo spazio, tant'è che la terra crolla più volte sotto ai piedi dei nostri beniamini, trascinandoli in un paesaggio che ricorda vagamente l'interno della Singolarità. Essendo circondati da Numen Bianchi e Numen Neri, che oltre a essere diversi si danno persino battaglia, tutto è possibile e non è per nulla chiaro cosa accada attorno al gruppo.

    Una volta sconfitta Jenova, i diversi mondi di Gaia sembrano inoltre collidere per un momento, tant'è che lo Zack Fair sopravvissuto dall'altra parte e il Cloud della realtà principale combattono spalla a spalla contro il leggendario SOLDIER, almeno finché i mondi non si separano di nuovo. Mentre gli altri compagni affrontano il gigantesco Sephiroth Reborn, un Cloud rimasto solo assiste dunque all'inspiegabile ricomparsa di Aerith, che lo affianca nell'ennesimo combattimento con la sua odiata nemesi, salvo dissolversi nuovamente nel nulla al termine dello scontro.

    A complicare ulteriormente il tutto ci pensa poi una scena in cui Cloud torna vicino al cadavere dell'amica, che tra le sue braccia apre gli occhi e addirittura gli parla. Non ci è dato sapere se tutto ciò sia dovuto ai Numen Bianchi che svolazzano attorno al duo, o se invece vada imputato al nostro eroe definitivamente "fuori di melone", ma mentre i compagni osservano affranti le calme acque in cui si suppone che adesso riposi il corpo senza vita di Aerith (già, perché qualcuno ha deciso di tagliare il toccante momento in cui il protagonista la lasciava sprofondare nel lago!), questa riappare seduta accanto a Cloud.

    Non solo l'eroe può ancora vederla, ma riesce persino a comunicarci, come se appunto fosse ancora viva: Nanaki ne percepisce la presenza perché questa è tornata al pianeta e, trovandosi ora nel Lifestream, è letteralmente attorno ai suoi amici, ma i volti disperati di Tifa, Cid e tutti gli altri non lasciano alcun dubbio su cosa le sia davvero accaduto.

    Considerando che Remake prima e Rebirth dopo ci avevano già fatto comprendere quanto compromessa fosse ormai la psiche di Cloud, è difficile non domandarsi se tutto ciò fosse seriamente necessario. Ancora una volta, però, va sottolineato che senza la Parte 3 della Trilogia non ci è permesso tirare irrevocabilmente le somme su questo finale così confuso, anche perché il prossimo episodio potrebbe addirittura mostrarcelo sotto una nuova luce, similmente a quello che Rebirth ha fatto col capitolo 18 del Remake.

    Certo è che, allo stato attuale, si direbbe che il progetto abbia subito qualche "ritocco" in corso d'opera, magari a causa delle proteste sollevate dai fan indignati dai cambiamenti proposti (e a questo punto annullati) della Parte 1. Personalmente non rimarrei troppo meravigliato se il prossimo episodio cambiasse nuovamente direzione, sfruttando magari Zack e l'imminente guerra tra Wutai e la Shinra Electric Power Company per deragliare abbondantemente dal copione originale, ma a questo punto è piuttosto complicato speculare sui piani di Square Enix, che ogni volta riesce a sorprenderci compiendo esattamente il contrario di quanto ci aspetteremmo.

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