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Final Fantasy 7 Remake: quando una spada su una rana fa la differenza

Il nuovo trailer di uno dei giochi più importanti della storia torna a mostrarsi, e Final Fantasy 7 Remake lo fa in grandissimo stile.

speciale Final Fantasy 7 Remake: quando una spada su una rana fa la differenza
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  • Se è vero che il diavolo sta nei dettagli, il trailer di Final Fantasy 7 mostrato al Tokyo Games Show è certamente un prodotto demoniaco, confezionato dal Signore delle Tenebre in persona. Non è un trailer particolarmente elaborato, non ha nel montaggio il suo punto forte né nella narrazione qualcosa di rilevante, è più un insieme di immagini, situazioni e personaggi che fanno la loro prima apparizione. E tanto basta, a dire il vero.

    Di Final Fantasy VII sappiamo già abbastanza tutto: sappiamo dove la storia va a parare, conosciamo già i personaggi e Midgar, i rapporti di forza tra loro e le relazioni palesi e nascoste. Non sappiamo quanto ci metteremo a riviverle tutte, è vero, ma è anche un tema dalla scarsa rilevanza. Tra le mie righe, ora come in futuro, non troverete riferimenti alla natura episodica di questo remake, né alle date di uscita dei prossimi capitoli, per il semplice fatto che sono a mio parere degli argomenti dall'interesse pressoché nullo in relazione al gioco che il tre marzo ci troveremo finalmente a giocare, nonché il modo migliore per caricarsi a pallettoni di negatività e rischiare di non godersi questa opera promettente e piena di amore. Per l'odio, c'è Twitter.

    Generazione Final Fantasy 7

    Il trailer, dunque, si apre come al solito con Cloud su un treno (quanto gli piacciono i treni) e mostra, con un montaggio serrato, uno scorcio del Settore 7 (illuminato da sole), i Guardiani del Destino (una delle aggiunte di questo remake) alla caccia di Avalanche e un inseguimento in moto inedito (anche le moto piacciono sempre, a Cloud) nel quale un Soldier ha una spada decisamente simile a quella di Zack in Crisis Core.

    Non vorrei avventurarmi troppo in speculazioni su come questo remake possa mettere ordine nel multiverso legato a Final Fantasy VII, ma sarà interessante vedere come Kitase e Nomura decideranno di utilizzare il loro gioco in relazione anche a tutti gli altri avvenimenti già raccontati, nella speranza che sia una sorta di nuovo punto zero dal quale far partire tutto, che trasformi in canone quello che deve e lasci indietro quello che invece ha senso dimenticare.

    Tra nuove aree (quella che si vede nel volo in paracadute?) e location conosciute (la chiesa nel settore 5), è il momento dei Turks, con Reno e Rude che fanno il loro ingresso in scena con i modi che li contraddistinguono. Ancora una volta, come per ogni singolo personaggio mostrato fino ad adesso, si percepisce la cura nel dettaglio e la conoscenza del team nei confronti del materiale originale.

    Portare nel duemila e diciannove un design così caratteristico, avendo come base di partenza pochi poligoni è un gran risultato, e ogni singolo personaggio sembra tanto attuale quanto ancorato a quel glorioso passato. In ogni caso, un paio di rapide sequenze di pizze in faccia (da segnalare l'attacco a base di fulmini di Reno e Cloud che precipita su Aerith, spinto da Rude) e siamo a un momento tanto atteso (anche se ho sempre fatto fatica a capirne il perché) quanto potenzialmente pericoloso: Don Corneo e la sua villa. Vent'anni fa, una scena come quella di Cloud che si traveste da donna per entrare nella sua villa (e quello che questo implica) sarebbe (è, in effetti) passata come simpatica gag, ma ora, che fortunatamente l'attenzione per un certo tipo di messa in scena è molto diversa, bisogna muoversi con la consueta dose di piedi di piombo. Dal trailer Don Corneo appare bizzarrone e viscido esattamente come in passato, e la scelta di come imbastire questa scena tanto secondaria quanto delicata potrebbe essere un indice importante di come Final Fantasy VII si voglia posizionare nella contemporaneità. Non invidio il Dipartimento di Etica di Square Enix, se devo essere sincero.

    Tseng, Marlene, il presidente della Shinra, Heidegger e tonnellate di acciaio e cannoni procedono spediti in un crescendo sempre più serrato che con pochissimi fotogrammi mostra tantissimo materiale inedito che amplia il respiro della produzione, aumentando la varietà di situazioni, personaggi e combattimenti (ciao Ifrit e Shiva, ci siete mancati), fino al climax raggiunto tra le mani tese di Cloud e Tifa che chiudono sul logo (insieme a una piccola scena di eguale bellezza e devastazione che ritrae il Settore 7 distrutto).

    Il modo in cui Square Enix si sta approcciando al remake più complesso della storia dei videogiochi è esemplare: quel percorso a ostacoli che sembrava così complesso e delicato al momento dell'annuncio sta diventando sempre meno complicato da seguire e con una luce sempre più luminosa in fondo, e questo grazie alla volontà dello sviluppatore di proseguire per la sua strada in costante evoluzione senza però rinnegare il passato, ma anzi trattandolo come il più prezioso dei tesori.

    Il diavolo è nei dettagli, dicevo, e ci sono un paio di momenti, forse un paio di secondi in tutto, che testimoniano quanto il team al lavoro su questo remake non voglia lasciare nulla al caso. Ne cito due tanto per: Cloud, che estraendo la spada viene bloccato da una trave risultando un po' goffo e fuori fase, e la minuscola e adorabile Buster Sword sulla schiena della versione "toad" del protagonista, altro grande classico della serie.

    E fa nulla se Sephirot a Midgar non si è mai visto, se i minigiochi li può fare anche Tifa (sulla cui caratterizzazione io punto davvero tanto), o se la presenza di Shiva in questa fase è dubbia, perché questo, ed è bene ricordarlo spesso, non è una trasposizione uno a uno fatta solo per gli anzianotti nostalgici, ma una nuova possibilità per i giocatori di tutto il mondo, e di soprattutto tutte le età, di vivere il loro Final Fantasy generazionale, che gli auguro genuinamente possa avere anche solo la metà dell'impatto che ebbe sulla nostra generazione. Anche così, sarebbe un risultato stratosferico.

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