Final Fantasy 8: 20 anni di ricordi

Era il 1999 quando l'ottava fantasia finale raggiunse le nostre PlayStation One: partiamo insieme per un viaggio a ritroso nelle memorie.

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  • Era il 1999 quando la guerra bruciava la Jugoslavia e la Cecenia, mentre il ventesimo secolo si avvicinava alla sua estinzione, macchiandosi dell'orrore del massacro. Altrove, in un mondo fittizio ed al contempo così realistico, un'ormai obsoleta accademia militare volante diffonde fiori nell'aria, al termine di sanguinosi conflitti, morti e sacrifici. È la fine dell'ottava fantasia finale, segnata e ispirata suo malgrado dalle violenze mondiali degli anni '90: un videogame sul conflitto che ha tuttavia una conclusione tenera e pacifista, la migliore e la più sperimentale della saga. Non così diverso da quello del sesto episodio, con una colomba che si innalza in volo dalle rovine di una città di orfani per cantare la nascita di un bimbo, il finale di Final Fantasy VIII propone una narrazione silenziosa, che prosegue per immagini e musica e che risplende ottimista. D'altronde era la volontà di Squall quella di disperdere petali rosa nel cielo di terre squassate dalla guerra: in tal modo il protagonista può finalmente sorridere, e il Garden vola via verso un'alba di pace.

    Il 1999 è l'anno dell'arrivo di Final Fantasy VIII sulle nostre PlayStation, costretto a trascinarsi sulle spalle un pesantissimo carico di attese e timori: si trattava, d'altronde, del nuovo capitolo chiamato a raccogliere l'eredità della settima fantasia finale, di certo la più amata della serie. Sebbene non sia mai riuscita a superare il suo predecessore, l'ottava meraviglia di Square resta uno tra i più distintivi videogiochi della serie, uno dei più lirici e profondi, capace inoltre di mostrarsi ancora attuale e perfettamente giocabile al giorno d'oggi, molto più di tanti altri moderni JRPG, nonostante i vent'anni dal suo indimenticabile esordio.

    Active Time Sublimato

    Solo il combat-system di Final Fantasy X, nella storia delle epopee inventate da Hironobu Sakaguchi, è comparabile a quello dell'ottava fantasia, e non perché risulti superiore in termini di tatticismo o spettacolarità, ma per la possibilità di cambiare i personaggi in tempo reale durante gli scontri.

    Rispetto al videogame precedente l'active-time di Final Fantasy VIII nega la passività del giocatore durante le limit-break, costringendolo a combinazioni repentine di tasti. Persino durante le evocazioni, qui ancora più pirotecniche di quelle del settimo episodio, rimaniamo insomma vigili e giocanti. In aggiunta, le mosse definitive possono essere lanciate solo quando i personaggi stanno esaurendo i punti vita oppure sono in procinto di azionare la magia "aura": in tal modo, risultano più "sofferte" e strategicamente evolute in confronto al passato.

    L'utilizzo tattico delle proprie risorse offensive è ulteriormente esaltato dall'assenza dei punti-magia: qui ogni incantesimo è limitato, intimamente connesso allo status del personaggio. Final Fantasy VIII introduce poi l'apparentemente ostico sistema delle" Junction" con le "Guardian Force". Le creature da evocare e le magie possono essere equipaggiate per amplificare le proprie statistiche, ma è il loro reperimento, soprattutto di quelle più rare e potenti, che si tramuta in un'affascinante meccanica ludica: gli incantesimi si trovano nelle fonti disseminate in determinati luoghi della mappa, richiedendoci dunque una perfetta conoscenza dell'ambiente, e possono essere sottratte ai nemici con un comando apposito o raffinate dalle carte di gioco.

    In Final Fantasy VIII è infatti presente un delizioso "card-game" che è tra migliori mai implementati nella storia del nostro medium preferito, profondo e immediato tanto da risultare fondamentale per la piena godibilità della produzione.
    Equipaggiare le magie e calcolare l'alleanza con la propria Guardian Force rendono superfluo l'equipaggiamento tradizionale ed addirittura il grinding, seppur inevitabile, diviene quasi secondario. Può sembrare una dinamica tortuosa, nata dall'esigenza di proporre un prodotto diverso e nuovo, tuttavia ha saputo dimostrarsi efficace e irripetibile.

    Intimismo Apocalittico

    La storia di Final Fantasy VIII dà l'impressione di essere contorta, meno coesa e più delirante di altre, quasi come quella che caratterizza la saga di Kingdom Hearts. D'altronde è Testuya Nomura ad essersi occupato del background dei personaggi, mentre Yoshinori Kitase ha scritto l'intreccio principale e Katzushige Nojima la sceneggiatura.

    Eppure, come in Kingdom Hearts il cuore della vicenda non sono i complotti universali, le incarnazioni, i cuori sovrapposti, ma i sentimenti che animano e fanno reagire i personaggi, così anche in Final Fantasy VIII tutta l'intricata vicenda multi-temporale di Edea/Ultimecia è solo il contorno di una grande epopea intimista sul ricordo, la solitudine, l'amicizia e l'amore salvifico.
    Non è facile ricordarsi il motivo che ha scatenato tanti eventi, né le connessioni tra l'orfanotrofio della Madre e la psiche afflitta di Squall o Seifer, ma permangono nella memoria momenti straordinari per pathos e poesia: la danza tra Squall e Rinoa, la corsa sul treno, la scoperta traumatica dell'effetto deleterio delle Forze Guardiane sui ricordi, lo spazio profondo e oscuro dove vaga Rinoa senza ossigeno.

    E soprattutto l'intero finale, un vero capolavoro, un esempio sublime di cinema che si fonde con il videogioco: la lunga marcia disperata di Squall in un deserto che si fa sempre più ridotto, quella serie impressionante di segmenti alternati in un montaggio così rapido e ipnotico da risultare una sublime astrazione, e poi il nulla, l'ipotesi del fallimento. Ma alla fine, improvvisamente dalla sabbia si eleva la dolce melodia di Eyes on Me: ed a quel punto ogni dissidio è riconciliato e le "finte" riprese video dei titoli di coda trasformano i protagonisti in registi, fino a giungere alle sensazionali ultime immagini che calano il sipario su una vera opera d'arte interattiva.

    VIII per sempre

    Final Fantasy VIII ancora oggi è godibilissimo, forse perché i fondali in 2D renderizzati invecchiano assai meno di altri giochi in 3D, o magari perché i grandi videogame, per quanto antichi, sono sempre vivibili e amabili, qualsiasi sia la tecnologia con la quale sono stati sviluppati. E immortale è la colonna sonora di Nobuo Uematsu: senza le sue melodie, anche quando la musica raggiunge vette elevatissime come quella composta dalla bravissima Yoko Shimomura, le fantasie finali perdono con quei suoni una parte importante della loro anima.

    Se lo avete già giocato in passato potete ricordarlo così com'era, conservandolo tra le vostre migliori memorie videoludiche, oppure tornare a stringere il pad tra le mani, senza temere che l'esperienza risulti obsoleta. Tuttavia, se non avete mai viaggiato insieme a Rinoa, Squall e i loro amici, non perdete altro tempo: venti anni fa questo meraviglioso gruppo di ragazzi ha intrapreso un'avventura della quale neppure le generazioni hardware ed i decenni trascorsi riusciranno mai ad annacquare l'intensità e il valore ludico.

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