Final Fantasy IX: la nona sinfonia della saga Square-Enix

Final Fantasy IX arriva su PlayStation 4: un viaggio alla riscoperta del nono episodio della saga di JRPG firmata Square-Enix.

speciale Final Fantasy IX: la nona sinfonia della saga Square-Enix
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Disponibile per
  • PS1
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Ho sempre inteso la numerazione delle fantasie finali come quella utilizzata per le sinfonie. Questo perché dopo ogni episodio, se si escludono seguiti come quelli della decima o della tredicesima, si mutano i mondi, le dinamiche di gioco, lo stile della rappresentazione e il tono del racconto; tuttavia permangono tracce distintive che definiscono l'appartenenza ad uno stesso universo creativo e il ricorrere di "armonie" e "timbri" ludici stabilisce una continuità di idee e pensieri. E' evidente che la quarta sinfonia di Johannes Brahms possieda un potente legame espressivo e artistico con la prima o la seconda, così come nella sesta di Beethoven è immediatamente riconoscibile lo stesso genio della terza o dell'ottava malgrado le differenze d'umore e intento artistico : universi musicali lontani, addirittura conflittuali nel carattere, ma contigui e corrispondenti, legati dall'impronta poetica e stilistica dell'autore che le compose.
    Restando dunque in ambito musicale il 9 è un numero considerato fatale, quasi maledetto, poiché per alcuni dei più grandi musicisti di tutti i tempi la Nona significò l'ultima sinfonia: Ludwig Van Beethoven, Franz Schubert, Antonin Dvorak, Anton Bruckner, Gustav Mahler.
    Ecco quindi l'importanza determinante di Final Fantasy IX nel corpo "sinfonico" delle fantasie finali, o almeno così la ritenni all'alba del suo lontano annuncio. Pensai davvero potesse essere l'ultima opera di quell'impressionante e magnifico insieme videoludico di mondi e personaggi che tanto amavo, un'ipotesi che il ritorno al fantasy più (apparentemente) convenzionale delle origini e la rilettura moderna di caratteri ancestrali come il Black Mage confermavano. Insomma FF IX avrebbe dovuto essere, secondo le mie paranoie e le mie previsioni, l'ultima e grandiosa sinfonia fantastica di Squaresoft, un ritorno al passato che avrebbe nello stesso tempo celebrato le invenzioni memorabili e gli autori che le idearono in una somma magistrale ma purtroppo definitiva.
    Non fu ovviamente così.
    Tuttavia oggi, che rigioco questa nona fantasia (distribuita purtroppo solo in forma digitale sul negozio virtuale di Playstation 4) penso che le mie intuizioni sulla natura "conclusiva" dell'opera in questione non siano state così errate. Final Fantasy IX è stato davvero l'ultimo del suo genere: a tal punto che non mi sarebbe affatto dispiaciuto che con l'avvento del decimo capitolo si fosse azzerata la numerazione, identificandola così come un rilancio o un nuovo inizio. Poiché è con il numero X che cominciano le anomalie e le dissonanze (in questo caso comunque grandiose) che la differenziano dagli episodi precedenti, come l'assenza di una mappa di gioco, la possibilità di controllare tutti i membri della compagnia chiamandoli durante una battaglia, e l'esistenza di un seguito diretto che rompe la numerazione classica.

    Gli esseri vuoti

    La forma meno realistica dei personaggi e le ambientazioni così colorate e luminose, determinanti nell'edificare un mondo prepotentemente fantastico e scollato dalla realtà (siamo all'antitesi del XV) possono contribuire ad additare l'intreccio narrativo di Final Fantasy IX come infantile, pensato per suggestionare e appassionare un pubblico più giovane. Anche il sistema con cui salire di livello e potenziare i personaggi, decisamente più elementare degli scorsi episodi, può confermare questo errore di valutazione. Tuttavia la leggerezza tematica o la superficialità di una fantasia scatenata e spensierata non appartengono affatto alla nona di Squaresoft. Il soggetto scritto da Hironobu Sakaguchi porta avanti le speculazioni filosofiche sull'identità, sulla sua coscienza e manipolazione, già intuibili nelle opere del passato. In un personaggio come il maghetto Vivi, tra le personalità più complesse e riuscite mai inventate per un Final Fantasy, c'è lo stesso struggimento di Cloud quando teme di essere solo un burattino, sebbene sia una sofferenza meno melodrammatica e più tragica. Così l'affermazione della personalità di Vivi, ossia la consapevolezza della sua unicità e il raggiungimento dell'indipendenza dallo scopo per il quale era stato creato, rappresenta un momento epico, che dissolve l'illusione di giocare ad una fiaba scanzonata.
    Anche Gidan, il biondo protagonista, appare inizialmente come una macchietta, quasi una parodia di personaggi delineati con più profondità. Ma il momento dell'anamnesi del ragazzo con la coda, quando viene a conoscenza del perché era stato creato, ha un impatto devastante sulla trama, a tal punto da dipingerla di nero, travolgendo il giocatore con un colpo di scena malvagio, facendolo dubitare sulla bontà dell'eroe che ha controllato fino a quel momento. Un segmento traumatico sottolineato da una delle musiche più tetre, oscure e spietate che Nobuo Uematsu abbia mai composto. Vivi, Gidan e il "cattivo" Kuja son esseri vuoti, intesi come contenitori da riempire di rabbia e violenza, solo strumenti di distruzione. Ma la malvagità non è innata, ci racconta Sakaguchi, e il vuoto si può riempire anche d'amore, non solo di odio. In questa strategia dell'emozione contenuta, poi stravolta dal dramma, rientra anche il rapporto tra la principessa Garnet e sua madre, la regina Brahne, perfida manipolatrice della figlia ma anch'ella una vittima di poteri ancora più spietati.

    Il commiato tra Brahne e Garnet, durante la parte conclusiva del gioco, è un capolavoro straziante che ci mette dinanzi a incomprensioni, al pentimento e a una redenzione impossibile.
    Final Fantasy IX inizia quindi con la leggerezza della cantata di un bardo da osteria troppo ubriaco , ma poco dopo comincia il processo inarrestabile di una lenta ma continua sublimazione, dalla commedia favolosa fino all'epica più solenne, andandosi poi di nuovo a disciogliere meravigliosamente nella coda dolce e gioiosa che segue il finale.

    (Ri)giocarlo?

    I panorami pre-renderizzati di Final Fantasy IX sono ancora oggi i quadri che compongono una grande bellezza, illustrano foreste labirintiche, metropoli festose o alberi immani che tendono al cielo. E' il destino di una grafica di questo tipo non perdere mai il suo valore estetico, diversamente da quella in tre dimensioni, vittima dell'evoluzione tecnologica. Nella loro forma di disegni senza tempo, queste illustrazioni numeriche in due dimensioni non hanno nulla di obsoleto, così come ogni nota che compone la colonna sonora o i modelli dei personaggi.

    Chiunque non abbia mai giocato la nona di Squaresoft, oggi Square-Enix, dovrebbe comunque viverlo e perdonarmi per le "velate" anticipazioni, scoprendo così un jrpg che risuona come un gioioso e dolente canto del cigno proveniente da un'era ormai lontana, l'apoteosi poco altisonante, invece intima e confidenziale, di un modo di pensare il videogioco di ruolo nipponico. E chi invece l'ha già giocato? A meno che non vi interessi per questioni personali, rivivere Final Fantasy IX è proprio come ascoltare ancora una volta, dopo anni, la nona sinfonia di Beethoven o Bruckner , scoprendo che gli anni mutano la percezione, i gusti e la sensibilità, e ritrovando in questo splendido capitolo una impercettibile "nota" di meraviglia che forse, al tempo, era andata perduta.

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