Final Fantasy VII per Switch: la mela della discordia tra Square e Nintendo

Final Fantasy VII si appresta ad uscire per la prima volta su una piattaforma Nintendo, chiudendo così un cerchio iniziato oltre 20 anni fa...

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  • Alcune settimane fa, durante l'ultimo Nintendo Direct, si è fatta la storia e molti non sembrano essersene accorti: dopo più di venti anni, Final Fantasy VII arriverà su una console del colosso giapponese e insieme a lui anche il nono e il decimo capitolo della saga. Quello che per i più giovani può suonare come un annuncio di poco conto (si tratta pur sempre di vecchi giochi disponibili già un po' ovunque) rappresenta in realtà la fine di una disputa che ha contribuito a trasformare profondamente l'industria dei videogiochi, rendendola quella che conosciamo oggi. C'è infatti un motivo per cui, dal 1997 in poi, il dialogo tra la SquareSoft di allora e Nintendo, compagnie che fino a quel momento avevano lavorato in un totale sinergia, si interrompe bruscamente per cinque lunghi anni, e senza mai più tornare ai fasti di un tempo. Quel motivo si chiama PlayStation, e siamo certi che anche voi ne avrete sentito parlare.

    Materia

    Fino all'arrivo di Final Fantasy VI, SquareSoft era praticamente vista da Nintendo come una software house second party: non di proprietà, ma un'amica onorevole di cui fidarsi e con la quale prosperare insieme. A un certo punto il rapporto tra le due parti si fece tanto stretto che Nintendo, nel 1995, decide di fare una cosa che non aveva mai fatto prima: affidò Mario a una software house esterna, SquareSoft naturalmente, che sotto l'egida di Miyamoto mise a frutto la sua esperienza nel campo dei giochi di ruolo realizzando l'indimenticabile Super Mario RPG su Super Nintendo. Questo gioco nacque con il duplice intento di estendere il numero di possibili giochi ispirati alla popolare mascotte senza rinunciare ad un'altissima qualità, e per aiutare SquareSoft a farsi un nome in occidente dove fino a quel momento non era ancora riuscita a lasciare il segno. Effettivamente, il gioco di ruolo di stampo orientale non godeva di particolare popolarità in Nord America, e ancora di meno in Europa dove - anche affidandosi all'importazione parallela - restava lo scoglio della lingua.

    Sembra incredibile oggi, ma in Italia era molto più facile trovare chi aveva finito tutti gli Ultima e gli Eye of the Beholder di chi, invece, aveva toccato con mano una singola copia di uno dei primi sei capitoli di Final Fantasy. Super Mario RPG arrivò nei negozi giapponesi nel marzo del 1996: soltanto un mese dopo e con il gioco di ruolo mai tradotto dall'idioma originale Treasure of the Rudras, SquareSoft diede l'addio non solo al Super Nintendo ma a tutta la Grande N, per diventare nel giro di un solo anno una delle più importanti bandiere del nascente mondo PlayStation. Un cambio di fronte velocissimo, voluto in larga parte da un Hironobu Sakaguchi che, con le sue decisioni lampo e quel progetto nel cassetto di portare Final Fantasy nella terza dimensione, ha influito sulla direzione intrapresa da SquareSoft ben più di quanto voglia ammettere oggigiorno.

    Shinra Corp

    SquareSoft iniziò a sperimentare con il 3D e le prime workstation della Silicon Graphics nel 1994: il risultato di questi primi tentativi è quello che poi sarebbe diventato per molti anni a seguire il Final Fantasy VII mai uscito per Nintendo 64, ma che in realtà era soltanto una breve sequenza che la software house mostrò durante il Siggraph del 1995 come semplice demo tecnica, basata tra l'altro sul precedente Final Fantasy VI. Anche Nintendo scelse Silicon Graphics per le schede video del Nintendo 64, ma come ben sappiamo non servì a tenere unite le due compagnie.

    Forse non conosceremo mai i dettagli dell'intera operazione che portò SquareSoft tra le braccia di Sony, ma è senz'altro vero che la maggior parte dei motivi va ricercata nella poca lungimiranza di Nintendo: stando alle parole dei protagonisti, il combattivo presidente Hiroshi Yamauchi si rifiutò di rispondere ad ogni esigenza tecnica che SquareSoft e - si presume - tante altre software house giapponesi gli proposero, anticipando lo sviluppo del successore del Super Famicom. Anche la scelta in controtendenza di utilizzare cartucce al posto dei CD-ROM fu imposta dall'alto per non soccombere alla pirateria che già si preannunciava potenzialmente asfissiante, anche se poi paradossalmente i limiti delle cartucce finirono per essere ben più dannosi di quanto i giochi copiati lo furono per PlayStation.

    J-E-N-O-V-A

    Quando finalmente SquareSoft scelse Sony, decise anche di reinvestire la maggior parte dei guadagni accumulati negli anni per completare finalmente la transizione da piccola a grande compagnia, triplicando gli assunti e trasferendo gli uffici in un grattacielo che potesse contenerli tutti. SquareSoft si fece trovare talmente pronta da riuscire a sviluppare Final Fantasy VII in poco più di un anno. Nel frattempo, il passaggio di SquareSoft su PlayStation veniva persino pubblicizzato in Tv, aiutando Sony a rassicurare un pubblico che vedeva in PlayStation una terza incomoda di cui probabilmente nessuno aveva davvero bisogno. Con Final Fantasy VII, SquareSoft e Sony conquistarono definitivamente il Giappone e da lì marciarono sul mondo intero, permettendo all'industria dei videogiochi di entrare definitivamente in una nuova era, naturalmente a scapito di Nintendo.

    Come apprenderemo in seguito, per SquareSoft la Nintendo si trasformò - dal giorno alla notte - nel nemico da battere, anche a costo di avallare aggressive campagne marketing non prive di colpi bassi su cui Sony decise di investire la cifra mostruosa, almeno per l'epoca e soprattutto per un JRPG, di 40 milioni di dollari. Per un vecchio samurai come Yamauchi, il repentino riposizionamento di SquareSoft fu una mossa inaccettabile e tra le due compagnie i rapporti furono praticamente azzerati.

    Da notare che il logo SquareSoft, dal 1996 in poi, eccetto per un gioco mai arrivato in occidente, non apparve mai più su una console Nintendo poiché è soltanto nel 2003, quando Square si è già fusa con Enix diventando Square Enix, che vennero ripristinati i contatti tra le due entità, dando il via libera a Final Fantasy Tactics su GameBoy Advance. Va anche sottolineato che Enix non era una software house qualunque con la quale allearsi, ma l'artefice di quello che per Nintendo è stato il secondo più grande tradimento operato ai suoi danni durante il passaggio tra Super Famicon e Nintendo 64: il cambio di casacca di Dragon Quest VII, ancora una volta a vantaggio di PlayStation.

    Nonostante la qualità e il successo di Final Fantasy Tactics, i rapporti restarono altalenanti, ma fortunatamente diedero comunque alcuni formidabili frutti come The Worlds Ends With You e Dragon Quest: Rocket Slime su Nintendo DS. Si tratta però di eccezioni in quello che è uno sparuto gruppo di giochi di modesta entità, pensati per il mercato dei portatili in cui Nintendo era di fatto l'unico player a cui potersi rivolgere. Ma se Dragon Quest alla fine, anche se non con grandissima convinzione, ha ritrovato la strada di casa, per tutti i Final Fantasy dopo il sesto capitolo le piattaforme Nintendo rimarranno proibite proprio fino all'ultimo Direct andato in onda poche settimane fa, quando finalmente Final Fantasy VII è ritornato là dove un'intera generazione di appassionati lo ha sempre voluto vedere, solo con 20 e passa anni di ritardo.

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