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For Honor, due anni dopo: dagli esordi al successo, guardando al futuro

In due anni il gore brawler targato Ubisoft ha cambiato volto, rinascendo dalle proprie ceneri e guardando al futuro con grande ambizioni...

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  • For Honor, al momento dell'uscita, non partì esattamente col piede giusto. Questo lo sanno anche i sassi. I difetti erano macroscopici e impossibili da mascherare con qualche semplice patch correttiva. Erano i primi mesi del 2017 e l'hype per il peculiare brawler firmato da Ubisoft Montréal, cresciuto a dismisura dopo il reveal del 2015, si sgonfiò molto in fretta a causa, appunto, di criticità importanti, in grado di rovinarne in partenza l'esperienza di gioco. Le difficoltà maggiori si registrarono relativamente alla decisione di poggiare il titolo (la cui parte preponderante, ricordiamo, è l'online competitivo) sulla traballante filosofia del P2P. Scoppiò subito il caos e, per un periodo, il destino del titolo sembrava segnato. Giusto il tempo di riordinare le idee, capire le richieste della community e pianificare il recupero.

    Come già abbiamo ricordato in più occasioni, infatti, Ubisoft (e in particolare i ragazzi di Montréal) sono specializzati nel raddrizzare giochi, acchiappandoli in "Zona Cesarini" e facendoli addirittura rinascere. Forse sarà la filosofia dei "game as a service" che porta i team di sviluppo a tenere conto di un percorso accidentato, profilato su un periodo di tempo molto lungo. Fatto sta che, in questi anni, i maghi canadesi sono riusciti a riprendere materia grezza per raffinarla in qualcosa di totalmente nuovo e di successo. Prendete, giusto per fare un esempio, la miracolosa rinascita di Rainbow Six Siege. Lungi dal lasciare andare alla deriva una proprietà intellettuale così originale e promettente, Ubisoft si è quindi rimboccata le maniche: la sfida, di certo, si è presentata sin da subito davvero ardua ma, pian piano e procedendo con un piano coerente, il titolo è stato incredibilmente rimesso in carreggiata.

    Ora For Honor, uscito dal tunnel della disperazione in cui si era infilato, si appresta a entrare nel suo terzo anno di vita con una marea di nuovi contenuti, i quali promettono di accontentare tanto i fan di vecchia data quanto i nuovi, potenziali giocatori. Ricordiamo che, dopo aver perso il 95% della propria player base nei mesi successivi all'uscita, il titolo è rinato arrivando a toccare (lo scorso ottobre) addirittura quota quindici milioni di utenti attivi. Giocatori che hanno premiato il lavoro portato avanti da Ubisoft la quale è riuscita a dare al pubblico due cose: la passione e la speranza.

    Post fata resurgo

    Da quel febbraio nero del 2017, il titolo ha cambiato decisamente volto. Prima di tutto, sono arrivati i server dedicati, una "innovazione" che ha stravolto l'esperienza di gioco. Certo, ci è voluto un anno ma, dalla loro implementazione, i giocatori hanno finalmente potuto godere della tanto agognata stabilità e di un titolo finalmente completo.

    Oltre alle innumerevoli patch correttive dedicate alla risoluzione di bug e sbilanciamenti vari, poi, For Honor è stato ristrutturato partendo dalle fondamenta: il team ha aggiornato le texture, introdotto un rinnovato sistema di illuminazione, nonché arricchito il tutto con nuove animazioni e modelli poligonali per i guerrieri preesistenti. L'interfaccia ridisegnata aiuta il giocatore a leggere meglio le guerre di fazione, lo schieramento delle truppe e dello stendardo e c'è stato anche un completo redesign dell'equipaggiamento. Bandite tutte le statistiche a cui eravamo abituati sin dall'inizio, i diversi bonus sono stati di fatto sintetizzati in un inedito sistema, quello dei "Privilegi", che fornisce un effetto quando questo viene attivato grazie alla giusta combinazione tra i vari pezzi di equipaggiamento.
    Il gore brawler targato Ubisoft è inoltre cresciuto accogliendo nuovi, letali eroi, campi di battaglia e inedite modalità di gioco. Insomma, riprendere a giocare a For Honor oggi significa trovarsi a imparare nuovamente i fondamentali dell'arte guerresca. Il gameplay di tutti gli eroi (con particolare attenzione alla fase difensiva e a quelli più tecnici e veloci) è stato infatti profondamente rivisto e modificato, in modo da colmare il più possibile il divario tra le varie classi.

    Un'impresa non da poco, se consideriamo che, già all'inizio, i combattenti erano dodici (ora sono addirittura ventitré, con altri che si aggiungeranno più avanti), ognuno caratterizzato da equipaggiamento e abilità molto differenti. Inoltre non dobbiamo ovviamente dimenticare che, parallelamente al lavoro di rifinitura, nel corso del tempo il roster è stato arricchito con regolarità da nuove aggiunte...e addirittura da una fazione del tutto inedita con quattro leggende Wu Lin, giunte sospinte dai venti di guerra di Marching Fire.?

    Ora, al netto delle problematiche che affliggono il bilanciamento dei nuovi combattenti (chiaramente fisiologico, al momento del loro debutto sui server live), Ubisoft ha dimostrato non solo di ascoltare la community ma anche di agire con tempestività per apportare tutte le modifiche del caso. Ad esempio, per l'inizio del terzo anno, tre eroi (Pacificatrice, Condottiero e Shugoki) hanno ricevuto importantissimi aggiustamenti che ne hanno modificato pesantemente la giocabilità.

    Il team di sviluppo, conscio della necessità di attrarre nuova utenza (oltre a non allontanare quella che già c'è), ha inoltre "limato" leggermente la barriera all'entrata introducendo un sistema di tutorial del tutto nuovo: articolato su più prove, arricchito da video esplicativi e preciso nell'accompagnare il giocatore dalle mosse più semplici sino ai fendenti avanzati.

    Non solo: è stato rivisto anche il sistema di reward, per consentire ai giocatori di crescere in maniera equa e costante, allontanando lo spettro (all'inizio molto presente) di un modello di business sbilanciato sul "pay to win". Come dicevamo poc'anzi, quindi, il lavoro del team di sviluppo si è diramato in diverse direzioni: a fianco della ristrutturazione tecnica, il titolo ha goduto di un supporto eccellente e coraggioso nel corso dei mesi. L'offerta ludica di For Honor si è arricchita di nuove modalità come, ad esempio, Tributo e le ultime - graditissime - aggiunte, implementate con l'ultima espansione Marching Fire.

    Finalmente, dopo venti mesi, è infatti arrivata la modalità Assalto ovvero, per riassumere in una frase, "tutto quello che For Honor doveva essere all'inizio e non è stato". In questo senso, parliamo di un medioevo brutale...e mancano proprio i brutali assedi? Assalto ha finalmente donato al titolo quella dinamicità di cui risultava carente.

    Assalto, appunto, non è altro che un assedio in piena regola che recupera il concept della modalità "Scorta il carico" e lo mescola con qualche elemento estrapolato dal genere MOBA. Il "carico" in questione non è altro che un enorme ariete che deve essere scortato sin sotto le mura della fortezza dagli attaccanti, per abbattere le porte e creare così una breccia, sino al Comandante del castello. Assalto è una modalità molto divertente, movimentata (ma mai caotica) e dotata di un tocco strategico davvero apprezzabile, che è andato a colmare una grande mancanza.

    Ci è stata data...la speranza

    Il 2019 segna il compimento del terzo anno per For Honor. E le prospettive di crescita sono ancora molto positive per il brawler targato Ubisoft. Come abbiamo detto in apertura, il colosso transalpino ha fatto percepire al pubblico due cose importanti e non scontate: passione e speranza. Il team di sviluppo si è dimostrato attento e sempre ben disposto nei confronti della community, che ha ascoltato con grande dedizione. Uno sforzo unico che ha dato i propri frutti e permette ora di guardare al futuro con occhi diversi, pieni di speranza, appunto.

    La roadmap per il nuovo anno è chiara e tracciata. For Honor crescerà sotto il segno della continuità. Quest'anno, infatti, giungeranno nuovi miglioramenti, modalità di gioco, mappe, eventi stagionali e inediti eroi per tutte e quattro le fazioni.

    Alla fine di Gennaio il primo combattente appartenente alla fazione dei Cavalieri, il Priore Nero, ha fatto il proprio ingresso sul campo di battaglia. Appartenente a un'antica Setta un tempo fedele ad Apollyon, questi cavalieri pesantemente specializzati sulla difesa, ora si sono emancipati e puntano a ristabilire la loro influenza, sotto un altro padrone.

    Con la seconda stagione dell'Anno 3, invece, arriverà un nuovo eroe per i Samurai mentre Vichinghi e Wu-Lin seguiranno nelle successive. For Honor, infine, essendo un titolo che punta fortemente sulla competitività (soprattutto nell'1vs1), ha visto anche fiorire una scena esport tutto sommato discreta, con Open Cup settimanali e tornei sparsi in ogni parte del globo. Da noi, ad esempio, alla fine dello scorso anno si è svolto il For Honor Italian Duel che ha visto un'ottima affluenza e partecipazione da parte della community. Chissà che il 2019 non porti grandi novità anche per ciò che concerne il gaming competitivo.

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