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Fortnite, ban e una pioggia di problemi verso la World Cup 2019

Il battle royale targato Epic Games sembra ancora esser funestato da problematiche che potrebbero far traballare le velleità eSport del titolo.

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  • L'evento conclusivo della stagione competitiva di Fortnite ha già preso il via con le varie tappe di qualificazione per il montepremi finale da 30 milioni. Tra i migliori 100 europei del primo torneo anche l'italiano Daniel Favilla degli oS Rise, organizzazione fondata da Luigi "Gigi" Puccianti, noto youtuber, e Vincenzo Spinelli. Tuttavia i problemi per il super titolo di Epic Games sembrano non finire mai: dalle continue accuse di cheating mosse da numerosi giocatori alla richiesta avanzata anche da diverse personalità di spicco di decidere quale strada debba realmente seguire Fortnite.

    The Epic (ban)hammer

    Il primo scandalo, o apparente tale, era stato già sollevato su Everyeye raccontando di un famoso provider di trucchi, AspectDolphin, che avrebbe minacciato di rivelare tutti gli acquirenti dei propri "servizi", utilizzati in modo improprio per imporsi su Fortnite proprio durante le qualificazioni al mondiale. Nella tempesta, non quella virtuale del gioco ma mediatica, era finito anche Dubs, uno dei giocatori competitivi più conosciuti, accusato di avere avuto una mira troppo "sospetta". Epic Games sul momento non ha rilasciato particolari dichiarazioni, promettendo di investigare. Se è vero che sembra realmente essere troppo facile imbrogliare su Fortnite, è anche vero che almeno in questo caso l'azienda ha tentato di correre il più possibile ai ripari annunciando di aver squalificato 1.163 account partecipanti alle qualificazioni. Un numero enorme di casi accertati di infrazione delle regole di competizione e di integrità sportiva. Di questi 196 avevano addirittura raggiunto le posizioni premiate in denaro, tutte ovviamente sospese. A loro si aggiungono 48 account squalificati per aver condiviso l'accesso con altri utenti, rendendo di fatto impossibile capire chi ha giocato da dietro il PC o la console.
    Un giocatore tra i bannati ha ricevuto una squalifica a tempo indeterminato dalle competizioni di Fortnite: era riuscito ad arrivare addirittura in semifinale grazie a un software di cheat segnalato e confermato dalla stessa Epic Games.

    Una vera e propria piaga che pone anche una domanda legittima: quanti sono riusciti a eludere la sorveglianza degli organizzatori del torneo, raggiungendo immeritatamente risultati più o meno alti? L'unica risposta presentata al momento dall'azienda riguarda la tolleranza zero verso questi comportamenti con squalifiche che vanno dalle 48 ore all'esclusione definitiva dalle competizioni. Epic Games ha addirittura rivisto e migliorato i vari algoritmi che mirano a identificare le infrazioni, capaci persino di comprendere quando un giocatore si allea con un altro: teaming, il nome tecnico, vietato nelle partite in singolo.
    Se il cheating tramite programmi terzi è ormai facilmente individuabile, seppur forse ancora non punibile in tempo reale, il vero problema rimane l'account sharing: far giocare un'altra persona con il proprio account. Infrazione difficile da dimostrare ma d'altronde è sempre stata, e lo sarà ancora per qualche tempo, una delle problematiche più comuni negli esports per il suo carattere online. Dietro lo schermo possiamo essere chiunque: a volte è un vantaggio, annulla le barriere e permette a ogni singola persona di interagire con altre senza preoccuparsi di eventuali pregiudizi basati sulle proprietà fisiche. A volte, ed è questo il caso, un montepremi da 30 milioni innesca nei giocatori deliri di onnipotenza, disposti a tutto pur di ottenerne una fetta. Anche a barare.

    Le priorità non proprio epiche

    Su altri aspetti invece Epic Games continua a subire critiche e duri attacchi, in particolare dall'elitè competitiva della scena che vorrebbe un gioco più adatto alle esigenze dei professionisti anziché quasi solo esclusivamente a quelle dei casual player. Uno degli ultimi in ordine temporale a sollevare la questione è stato Dennis "Cloak" Lepore dei FaZe Clan. Oggetto della discordia in questo caso uno degli ultimi aggiornamenti di Fortnite che impedisce ai giocatori di modificare il proprio campo visivo. La maggior parte dei giocatori professionisti utilizzavano infatti una risoluzione più "tirata", allargando di fatto lo spazio occupato dai personaggi avversari sulla schermata.

    Epic Games ha vietato questa pratica scorretta. Il problema, come spesso accade, sono le tempistiche: una meccanica che modifica drasticamente l'esperienza di gioco non può essere introdotta alla vigilia delle qualifiche della coppa del mondo. Un'esperienza vissuta anche dal nostro Giorgio "Pow3r" Calandrelli, qualificato all'IEM Katowice ESL Royale: in quell'occasione arrivò il giorno prima del torneo un aggiornamento che portava con se nuovi oggetti e meccaniche. Uno schiaffo all'integrità della competizione. Per citare un esempio, i colleghi di Riot Games hanno da tempo introdotto una differita di due settimane tra l'uscita di una patch sul server comune  e sul server competitivo, in modo da consentire a giocatori e squadre di adattarsi alle novità.Seppur con le migliori intenzioni di avere un gioco più equo, diventa quasi impossibile per i giocatori adattarsi da un giorno all'altro senza preavviso.

    Un preavviso, in realtà, è arrivato: trenta minuti prima che le modifiche fossero effettive. Una priorità improvvisa che ha sollevato l'indignazione di Cloak: "Ci sono voluti appena 30 minuti per risolvere questa problematica. Com'è possibile allora che ci vogliano mesi per risolvere gli innumerevoli bug del gioco?"
    Ed è qui che Epic Games riceve le critiche principali perché sembra quasi usare due pesi e due misure sui bug, in particolare sulle tempistiche di risoluzione del problema. Sono mesi che giocatori come Ninja o Shroud, o lo stesso Cloak, lamentano la presenza di bug anche significativi: in un gioco FPS in cui anche pochi pixel possono fare la differenza tra la vittoria e la schermata grigia, risolverli il prima possibile sarebbe la scelta più saggia, soprattutto se l'intenzione è sostenere la scena competitiva. Le priorità di Epic Games, tuttavia, sembrano altre.

    Pad e PC: una combo troppo facile

    Il crossover tra piattaforme sembra al momento non dare problematiche di sorta. Il mix esplosivo sembra piuttosto l'uso del controller su PC. Nonostante la stragrande maggioranza degli utenti utilizzi mouse e tastiera, una parte di giocatori preferisce usare il pad della PlayStation o della XBox. Il vantaggio di giocare su PC è ovviamente la risoluzione maggiore, impossibile da raggiungere con le console. Dall'altra parte i giocatori console hanno però la mira assistita che permette di seguire i movimenti degli avversari con lo stick analogico.

    In mezzo ci sono i giocatori che hanno trovato il modo di sfruttare sia l'uno che l'altro vantaggio utilizzando i pad su PC. A sollevare la questione sotto il profilo mediatico è stato Tyler "Ninja" Blevins, uno dei giocatori più conosciuti di Fortnite e inserito da Forbes tra le 100 personalità più influenti del 2019.
    "Credo sia necessario che la questione sia esaminata attentamente da Epic Games. È fin troppo facile giocare utilizzando solamente la levetta sinistra."

    Il riferimento è proprio alla tecnica utilizzata dai giocatori PC con il pad: è sufficiente premere continuamente la levetta sinistra analogica del pad affinché l'arma sia costantemente puntata. In questo modo ottengono un "flusso costante di mira assistita", come l'ha definito lo stesso Ninja, aumentando sensibilmente le loro possibilità di colpire per primi e meglio. Una dinamica che andrebbe tempestivamente affrontata da Epic Games o alcuni giocatori continueranno ad avere un vantaggio netto sugli altri.

    Morale della favola

    Non è un mistero che sempre più giocatori competitivi decidano di abbandonare Fortnite, temporaneamente o definitivamente. La motivazione principale risiede nelle priorità che Epic Games ritiene più urgenti, spesso divergendo da quelle ritenute più importanti dai giocatori professionisti.

    La logica aziendale mira al fatturato di fine anno, determinato però dalle decine di milioni di giocatori casual, non dalle centinaia di migliaia di giocatori competitivi. Eppure la fortuna di Fortnite si basa anche sui gameplay e gli streaming dei giocatori più bravi che trascinano milioni di giocatori comuni a provare il gioco e a migliorarsi, al grido di "Vorrei diventare come Ninja". Se e quando i principali influencer del gioco andranno via, riuscirà la struttura di Fortnite a rimanere in piedi?

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