Fortnite VS Black Ops 4: può Blackout aspirare al trono dei Battle Royale?

La modalità Blackout di Call of Duty: Black Ops 4 può veramente smuovere gli equilibri del mercato e intaccare la popolarità di Fortnite?

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  • Dopo mesi e mesi di dominio pressoché assoluto sulle piattaforme di streaming, almeno per quanto riguarda lo specifico segmento, la scorsa settimana Fortnite ha subito una dura stilettata per mano del nuovo arrivato Call of Duty: Black Ops 4, portatore della Battle Royale secondo Treyarch: Blackout. Una flessione che si è riassorbita in tempi ragionevolmente contenuti, sebbene il titolo di Activision sia rimasto uno dei titoli più giocati e visti dalla community videoludica. Considerando la vicinanza del lancio di Black Ops4 e il richiamo del brand, parliamo di un evento tutto sommato prevedibile, che offre però qualche interessante spunto di riflessione circa il futuro dei due prodotti, specialmente in un'ottica di corsa alla popolarità (e al guadagno). Può la presenza di Blackout sul mercato rappresentare un vero ostacolo per il dominio di Fortnite nel panorama dei Battle Royale? Eh, dipende.
    Prima di dare maggiore definizione a questa comoda vaghezza, vale però la pena di ripercorrere brevemente la strada che ha portato Fortnite in cima alle classifiche di gradimento internettiane.

    L'importanza di cogliere al volo un'occasione

    Fortnite rappresenta un classico esempio di connubio perfetto tra occasione e talento. Quando il titolo di Epic raggiunse il mercato, dopo un ciclo di sviluppo piuttosto lungo e problematico, la formula di gioco modellata dal team di sviluppo era molto lontana da quella attuale, e il prodotto venne accolto piuttosto tiepidamente sia dal pubblico che dalla critica.

    Nel frattempo, però, i quattro mesi di successo galattico registrati da Player's Unknown's Battlegrounds avevano mostrato al mondo tutto il potenziale dilagante del genere Battle Royale. Un'ascesa che gli uomini di Epic decisero - saggiamente - di cavalcare, arrivando a proporre, nel giro di un altro paio di mesi, la loro personale reinterpretazione di un sottogenere sempre più popolare. Una scelta sorprendentemente lungimirante e prolifica, che segnò l'inizio di uno più grandi fenomeni virali della storia del videogioco. Alla base del successo del Battle Royale di Epic c'era una ricetta ludica accessibile ma difficile da padroneggiare, caratterizzata da un comparto grafico leggero e plasmato per accattivare anche le fette più giovani del pubblico giocante, ulteriormente incentivate da una proposta free-to-play particolarmente virtuosa. Tutti ingredienti che contribuirono a scatenare un repentino boom della base installata, cementificato dalla trasformazione di Fortnite in un fenomeno sociale, sostenuto da una quantità infinita di stream dedicati al titolo.

    I "content creators" videoludici corsero quindi a sfruttare la notorietà esplosiva del gioco per guadagnare consensi, aumentandone a loro volta la risonanza tra le maglie di un ciclo che, dopo qualche tempo, finì con l'incoronare Fortnite come nuovo campione di Twitch e YouTube. L'interesse del pubblico avrebbe però potuto subire una netta battuta d'arresto se gli sviluppatori di Epic, sempre più motivati, non avessero provveduto a strutturare un supporto post-lancio intelligente e funzionale, con continui aggiornamenti tesi a migliorare l'esperienza di gioco e a inserire nel mondo di Fortnite elementi sempre nuovi e intriganti.

    Tra dinamiche premiali ben ponderate, eventi sempre più ricchi (100 milioni di dollari per le competizioni dell'anno 2018-2019) e nuove edizioni multipiattaforma, Epic ha fatto il massimo per mantenere in auge la presa del suo nuovo prodotto di punta, permettendo a Fortnite di superare lo status di "moda passeggera" e consolidando la posizione di dominio del titolo. Pur trattandosi di un fenomeno indubbiamente polarizzante, tanto amato quanto bistrattato, è impossibile non riconoscere i meriti di una strategia praticamente perfetta, radicata in una base ludica solida ed efficace, condizione necessaria per il successo planetario del gioco.

    Scontro tra titani

    Considerando questa mole considerevole di fattori, dunque, come potrebbe l'ultimo nato in casa Activision rappresentare una vera minaccia per l'indiscusso re (almeno dal punto di vista della notorietà) dei Battle Royale? Tanto per cominciare, non ponendosi come tale.

    Molto più vicino a PUBG come impostazione di base, Blackout rappresenta una valida alternativa per gli amanti del genere, magari insoddisfatti delle meccaniche distintive di Fortnite e del suo stile colorato e cartoonesco. Il titolo di Activision, pur arrivando con un certo ritardo all'appuntamento con l'esplosione dei Battle Royale, può inoltre contare sulla popolarità del franchise di Call of Duty, altrettanto polarizzante ma sempre garanzia di vendite straordinariamente elevate. Tra i vantaggi della modalità inclusa in Black Ops 4 c'è anche una proposta ludica che arriva sul mercato con un ottimo livello qualitativo di base, e forte di una firma stilistica riconoscibile, vicina al canone della serie. Un contesto videoludico familiare e al contempo nuovo, che si è già guadagnato un posto tra i titoli più seguiti su Twitch e YouTube, andando a "sottrarre" qualche streamer di successo al titolo di Epic e disponendo una formazione di personalità già legate al brand di Activision. Da questo punto di vista, la varietà dell'offerta multiplayer di Black Ops 4 rappresenta un elemento di vantaggio, visto che la diffusione internettiana di Blackout viene potenziata dal ritorno di un'ampia pluralità di modalità competitive. A tal proposito, bisogna tenere conto del fatto che Activision è già abituata a promuovere la saga con appuntamenti esportivi in grande stile, che muovono investimenti tutt'altro che modesti. Va poi considerata la congiuntura favorevole determinata dal fisiologico riassorbimento della popolarità di Fortnite in quanto fenomeno, e il "fattore novità" scatenato dall'arrivo di Black Ops 4 sugli scaffali.
    In quest'ottica, il successo a medio-lungo termine del Battle Royale di Treyarch sarà sicuramente determinato anche dalla capacità del team di offrire un supporto post-lancio all'altezza, in grado di mantenere la modalità sempre fresca e attraente. E arriviamo quindi alla grande, cardinale differenza tra i due prodotti: la formula di distribuzione. In quando titolo a pagamento, Black Ops 4 parte indubbiamente svantaggiato rispetto a Fortnite, visto che l'attrattiva del free-to-play rimane un mostro con il quale fare i conti.

    La svolta, in questo senso, potrebbe essere la decisione di Activision - commercialmente auspicabile - di rendere disponibile la modalità come contenuto stand alone gratuito, magari a molti mesi dal lancio e offrendo vantaggi (non invalidanti sul fronte del gameplay) agli acquirenti della prima ora, in modo da controbilanciare l'inevitabile calo della risonanza iniziale. Un "colpo gobbo" che finirebbe inevitabilmente per rendere molto più intensa la competizione tra le due esperienze Battle Royale, ora impegnate su un comune campo di battaglia. Si tratta inoltre di una scelta che potrebbe accordarsi con l'avvicendamento annuale della serie, specialmente sul viale del tramonto dell'attuale generazione tecnologica. In definitiva, quindi, allo stato dei fatti Blackout non ha ancora tutti i mezzi per scardinare Fortnite dal trono del "re dei Battle Royale", ma si è già dimostrato in grado di smuovere gli equilibri del segmento, occupando una nicchia concorrenziale lasciata sostanzialmente vuota dall'inefficacia della supporto messo in atto dagli sviluppatori di PUBG. Nel caso in cui Activision decidesse di modificare radicalmente il suo modello di business per la modalità, potremmo allora assistere a uno scontro ben più aspro, combattuto - come richiedono i tempi - anche sul fronte della presenza continua sulle piattaforme di streaming.

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