Fortnite vs PUBG: il 2018 sarà l'anno del gioco Epic?

Per la prima volta dalla sua uscita, PUBG sta subendo un calo del numero di utenti attivi in favore di Fortnite. Il 2018 sarà l'anno del gioco Epic Games?

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Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.
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  • Facciamo per un attimo un salto indietro di qualche mese. Siamo a settembre 2017. PlayerUnknown's Battlegrounds si trova oramai da qualche mese in Early Access su Steam e domina il panorama videoludico mondiale. La piattaforma Valve e Twitch ringraziano sentitamente. Il battle royale firmato da un certo studio di sviluppo, Bluehole Inc., sta facendo impazzire il web. Tanto per usare un'espressione abusata e grottesca.
    Il gioco, però, a settembre è lungi dal raggiungere il suo apice, poiché manca ancora qualche settimana al momento in cui infrangerà i record di Steam per il numero di giocatori simultanei, superando per la prima volta nomi come Counter-Strike: Global Offensive e Dota 2. Certo, il titolo non è perfetto e c'è bisogno di un bel po' di lavoro per farlo rendere al massimo. Eppure, PUBG è ipnotico, nella sua "ripetitività". Ecco, forse è proprio questo a catturare i giocatori. Sempre uguale a sé stesso, eppure ogni volta diverso. L'ansia iniziale di correre verso un posto sicuro una volta toccata terra dopo essersi gettati dall'aeroplano e la ricerca compulsiva di un equipaggiamento adeguato con cui giocarsi la sopravvivenza lasciano presto campo libero a un approccio più strategico e ragionato. Gli scontri a fuoco - ancorché poco frequenti nelle fasi iniziali - riescono comunque ad essere sempre nervosi e fulminei, carichi di adrenalina. Pochi scambi di piombo fumante in cui ci si gioca il tutto per tutto, ponendo attenzione ai rumori e ai movimenti in lontananza. Questo, nonostante fosse una formula già esplorata (con variazioni sul tema) in altre opere videoludiche, ha conquistato i giocatori settandosi come il must have del 2017. E stiamo parlando di un titolo che, almeno sino a dicembre, si poteva considerare ampiamente "work in progress".

    Here comes a new challenger!

    Il dominio di PUBG sembrava solo agli albori e destinato a non conoscere rivali. Nessuno poteva contrastarlo e, chi tentava si proporre la medesima formula ludica, veniva tacciato di plagio. Qui si potrebbe aprire una parentesi dedicata alla scarsa conoscenza della storia videoludica imperante in questo periodo "storico" ma preferiamo lasciarlo a un altro giro di valzer.Tornando a noi e a quel settembre.

    All'improvviso la fetta di mercato si è fatta più affollata. Quatto quatto, infatti, ha fatto capolino un nuovo concorrente nel panorama videoludico. Il 19 settembre 2017, Epic Games annuncia una modalità gratuita del suo travagliato titolo, Fortnite. Denominata, chiaro, Battle Royale. Di lì a qualche mese e sempre più velocemente, Fortnite comincerà a erodere parte del potere detenuto da PUBG. Veniamo al momento attuale: cos'è successo a PUBG? Come siamo arrivati sino a questo punto? Nell'ultimo mese per la prima volta PUBG ha visto diminuire il numero di giocatori attivi a fronte di un esponenziale aumento dall'altra parte della barricata. Ci sono una serie di ragioni in grado di spiegare il fenomeno, e non tutte hanno a che fare solo con l'enorme successo di Fortnite. Epic Games è forse colpevole di aver sfruttato l'immensa popolarità del titolo Bluehole per far conoscere al mondo il proprio prodotto? Ricordiamo tutti la querelle che, non molto tempo fa, ha visto contrapposti Bluehole ed Epic. In realtà, questa potrebbe essere solo la punta dell'iceberg del malumore dei dirigenti Bluehole per l'ingresso sul mercato di un concorrente da non sottovalutare.

    La "questione" console

    Uno dei motivi principali per cui Fortnite ha iniziato a mettere in ombra PUBG deve essere anzitutto ricercato nell'apertura istantanea al mercato console e al conseguente, immenso bacino d'utenza "da salotto". Sin dalla sua uscita, a settembre, Fortnite ha debuttato sia PlayStation 4 che Xbox One, oltre al PC.
    Il ruolo delle console e dei milioni di giocatori attivi, nella lotta tra i due competitor, non può essere sottovalutato. PUBG, alla fine, è uscito su Xbox One lo scorso dicembre in concomitanza con la tanto attesa (e più volte rinviata) versione 1.0 per PC, con tutte le problematiche che il Game Preview ha portato con sé. Fortnite, però, poteva già contare su un vantaggio di quasi tre mesi di presenza nel mercato console, soprattutto PS4. PUBG, inoltre, sembra accusare il colpo anche sotto un altro profilo: la conquista del pubblico "casual".
    Ovviamente, anche (e soprattutto) lo sconfinato esercito di giocatori casual sono fondamentali per decretare il successo di un titolo. E, su questo, Fortnite è riuscito pienamente nell'intento di mostrarsi attraente, divertente e privo di barriere all'entrata per questa immensa fetta d'utenza, poco avvezza a dedicare impegno e sudore su un videogioco.

    Se è gratis, perché non provarlo?

    Con Fortnite Epic Games, questo è fuor di dubbio, ha giocato da stratega con una prima mossa vincente: proporre il modello free-to-play. In Battle Royale non è necessario metter mano al portafogli per poter beneficiare di innumerevoli ore di divertimento. Epic Games, come fanno molte altre compagnie secondo una formula brevettata, guadagna ovviamente un sacco di soldi altrove: dai cosmetici del negozio di gioco e da altri oggetti e pass dedicati.

    Inoltre, il supporto costante del team di sviluppo non si "limita" alla risoluzione di bug, glitch e a introdurre nuove feature; aggiunge costantemente contenuti al gioco che, comunque, non hanno alcun impatto sul gameplay essendo del tutto opzionali. Questi servono solo a fornire ai giocatori un senso di progressione (pare poco?); qualcosa con cui distinguersi e provare soddisfazione e appagamento per tutte le ore spese sul titolo. Anche PUBG presenta personalizzazioni cosmetiche, e su questo Bluehole non poteva di certo prescindere. Il gioco stesso ha però un biglietto d'entrata di circa trenta Euro e le personalizzazioni cosmetiche, nel corso della partita, non contano molto se poi si raccolgono indumenti in giro per la mappa.

    Accessibilità

    Come modalità gratuita disponibile su PS4 e Xbox One, Fortnite è entrato immediatamente nella disponibilità di tutti. E, come dicevamo in apertura, una parte importante di questa massa di utenti attivi è rappresentata proprio dai giocatori occasionali, ovvero un pubblico che di solito è riluttante ad affrontare un'esperienza più "hardcore" e meno user friendly come quella di PUBG.
    Nonostante la modalità battle royale possa, in effetti, esser considerata come una classica modalità pick-up-and-play in cui il giocatore non ha bisogno di molta preparazione (se non familiarizzare con la mappa e le armi), l'approccio delle due proposte sembra quasi agli antipodi.
    Mentre, da un lato, Fortnite offre un'esperienza leggera e cartoonesca, PUBG punta tutto su un approccio più viscerale e realistico della contesa. Lo stile grafico di Fortnite, da solo, sembra essere più accattivante e accogliente per i giocatori occasionali e giovani, rendendo la competizione meno percepibile (o ansiogena, se vogliamo) e più divertente.

    I cheater

    Un altro enorme problema di PUBG, dopo quasi un anno di presenza sul mercato, è l'incredibile abbondanza di cheater. Fenomeno lamentato da tutti sin dall'inizio e in grado di rendere l'esperienza di gioco davvero frustrante e davvero poco piacevole. Fino a questo momento PUBG Corp., nonostante il grande lavoro (che sottrae risorse preziose allo sviluppo del titolo rallentandone la crescita), non è ancora riuscita a trovare una soluzione funzionale e definitiva tale da scoraggiare gli imbroglioni dal rovinare il gioco per tutti i giocatori che desiderano solamente godere del titolo in maniera "sana".

    In Cina, ad esempio, il cheating è un fenomeno dilagante e incontrollabile. Il publisher (nonché proprietario dei diritti di PUBG), Tencent, ha persino richiesto l'intervento delle forze dell'ordine per contenere i cheater. Questo dovrebbe darvi l'idea dell'entità di tale fenomeno. In questo momento, però, i risultati rimangono ancora scarsi. Solo a gennaio sono stati bannati un milione di account e questo dato rappresenta solamente una parte misera rispetto ai cheater effettivamente attivi.
    I giocatori della vecchia guardia iniziano ad averne abbastanza di dover subire sessioni di gioco "corrotte" e falsate da eventi che esulano dall'effettiva abilità degli avversari.
    Inoltre, non possiamo mai togliere dall'equazione un fattore fondamentale, ovvero quello della "novità". PUBG ha debuttato (seppur in Early Access) quasi un anno fa, il 27 marzo 2017 e, da allora, gli utenti hanno avuto modo di giocarlo sino allo sfinimento, conoscerlo e magari stancarsi di trovare server pieni di cheater. Fortnite, al contrario, può contare su un'uscita più recente e sulla minore presenza di corruzione.

    ...e alla fine arriva Twitch

    Fortnite è letteralmente esploso su Twitch negli ultimi mesi, con numerosi streamer di grande successo che da PUBG sono passati sul titolo Epic Games.
    Sotto questo particolare profilo, gran parte del successo di PUBG nel 2017 è stato veicolato dall'attività di grandi streamer che si sono gettati anima e corpo sul titolo pubblicizzandolo al pubblico come mai prima d'allora. Lo stesso, identico fenomeno si sta ripetendo in questo momento per Fortnite.

    Più recentemente, Tyler "Ninja" Blevins (atleta professionista dal curriculum invidiabile) ha dichiarato di aver infranto il record di abbonati su Twitch. Ciò è accaduto dopo che è passato a Fortnite da PUBG, un gioco in cui ha partecipato, sotto le insegne dei Luminosity Gaming agli eventi LAN organizzati negli Stati Uniti. Altri streamer molto popolari che hanno recentemente optato per il salto da un titolo all'altro sono DrDisRespect, Lirik e persino Shroud. Ovviamente tutti possiedono un portfolio di seguaci di tutto rispetto che li seguirebbero in capo al mondo. Questo ci fa capire quanto i creatori di contenuti mediali influenzino i gusti del pubblico e riescano a spostare gli equilibri di mercato.
    È chiaro che il 2017 è stato l'anno di PUBG su Twitch, in quanto di gran lunga il gioco più visto e trasmesso di sempre. Il 2018, se il trend continuerà così, potrebbe però essere di Fortnite. La creatura di Epic Games ha già superato PUBG su Twitch per ciò che concerne le visualizzazioni su base giornaliera e punta a infrangere nuovi record.

    Quel "quid" in più

    Nessuno dei fattori citati sino a questo momento avrebbe importanza se Fortnite non fosse un gioco effettivamente divertente. Il genere battle royale, lo sappiamo, può già contare su una grande componente di divertimento ma, Fortnite, ha avuto il pregio di prendere una formula ludica codificata e modificarla, iniettandole un'anima differente. Il titolo propone, infatti, una variante più veloce e dinamica di quella offerta da PUBG. La meccanica di costruzione offre una varietà davvero unica per i canoni del genere d'appartenenza. La dinamica consente inoltre ai giocatori di godere di una più ampia varietà tattica e strategica. È un modo diverso e brillante di ravvivare le dinamiche di gioco.

    Inoltre, anche il mondo dell'esport ha preso atto della popolarità di Fortnite, mettendoci gli occhi addosso. Squadre come TSM, Cloud9, NRG e Method che stanno reclutando roster completi per competere nei prossimi tornei dedicati al titolo. È molto probabile che, nei prossimi mesi, la scena esport di Fortnite vivrà una piacevole evoluzione e che riusciremo a vedere i primi tornei online ed eventi LAN su larga scala. La sfida al dominio del mercato, ora, passa anche da qui. Dal canto nostro, siamo davvero curiosi di capire due cose: in che modo la scena esport riuscirà ad accogliere questi due titoli e cosa effettivamente riusciranno a fare i due team di sviluppo per rendere i loro rispettivi giochi degli esport a tutti gli effetti. Già l'anno scorso PUBG ci aveva provato ma il titolo (e la competenza degli organizzatori degli eventi) non era pronto. Problemi di location, postazioni, regia e debacle tecniche erano all'ordine del giorno. Epic, dal canto suo, se la sta prendendo un po' più tranquillamente, segno che l'interesse è quello di creare delle fondamenta solide e coerenti prima di gettarsi a capofitto in un nuovo impegno. Staremo a vedere di chi sarà questo 2018. La sfida è apertissima.

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