Fotografare il videogioco: a tu per tu con quattro virtual photographer

Abbiamo intervistato quattro fotografi virtuali nell'ambito del festival ComicSponde, in corso a Laveno fino al prossimo 1 agosto.

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Da diversi anni ormai si parla di game art, ossia di forme di espressione artistica che prendono ad oggetto il medium videoludico. In Italia, questa rivoluzione digitale dell'arte è portata avanti anche grazie a Neoludica, che nelle persone di Debora Ferrari e Luca Traini raccoglie i più brillanti game artist del Bel Paese per portarli all'attenzione del grande pubblico, in particolar modo curando mostre ed eventi.

Noi di Everyeye.it siamo quindi partiti per la splendida Laveno, sulle rive del Lago Maggiore, per intervistare quattro dei virtual photographer più interessanti della scena italiana e ammirare i loro scatti, esposti fino al prossimo 1 agosto nella Villa Frascoli Fumagalli. Ci siamo quindi spostati a Villa De Angeli Frua, dove il nostro Francesco Fossetti ha condotto un talk tutto dedicato a Cristiano Bonora (Vertical Gaming Photography), Davide di Tria (Gasoline Photography), Francesco Favero (VP Sharing Panda) ed Emanuele Bresciani.

Cristiano Bonora - Vertical Gaming Photography

Partiamo da Cristiano Bonora, una vecchia conoscenza dei lettori di Everyeye.it, che spesso hanno avuto occasione di vederlo sulle nostre pagine o in azione sul nostro canale Twitch. La cifra stilistica di Vertical Gaming Photography è evidente fin dal nome: Bonora ha una marcata predilezione per il formato verticale. "Sono sempre stato affascinato dal linguaggio delle locandine cinematografiche", ci ha spiegato, "e voglio sperimentare con una fotografia che entri nel vivo dell'azione e nella narrazione del gioco".

Per riuscirci, Bonora si dedica ad un attento studio dell'intelligenza artificiale, delle mosse dei nemici e delle animazioni dei protagonisti dei titoli di cui si occupa. Spesso si avverte anche una forte attenzione per gli aspetti emotivi dell'esperienza videoludica, e nelle gallery relative a Demon's Souls e The Last of Us Parte II, entrambi rilasciati nel 2020, questa tensione è spesso palpabile.

È il caso di scatti come Visible Wall (2021), in cui il nostro avventuriero è inginocchiato, scoraggiato dalle difficoltà del viaggio nell'ostile Boletaria, davanti ad un cancello chiuso: il personaggio diventa così metafora del giocatore, tormentato dalle sfide e spesso preso dallo sconforto davanti all'ennesima morte. Di converso, Per Aspera (2021), sempre dedicata al capolavoro di From Software, mostra il rovescio della medaglia: la tenacia e la resilienza dell'avventuriero/giocatore che riesce a resistere alle avversità.

Passando alla gallery dedicata a The Last of Us Parte II, scatti come Rammed (2020) riescono a convogliare tutto l'odio che fa da motore e da autentico protagonista della vicenda narrata, mostrandone le conseguenze. "Un sentimento che riesce, in questo caso, a diventare l'unico motore trascinante di una vita", spiega Bonora, "e ho deciso di rimandare, con le geometrie della fotografia, alla svastica nazista, simbolo di un odio supremo".

Una delle foto di Bonora esposte a Laveno è dedicata ad Aloy, protagonista di Aloy Zero Dawn (2017). Si tratta di Up to the challenge (2018), ed è dimostrazione della fascinazione del virtual photographer per le locandine cinematografiche, di cui sopra si parlava.

"Le locandine hanno l'obiettivo di mostrare i personaggi e gli aspetti iconografici più appariscenti di un determinato film", dice Bonora, "e per questa foto di Horizon Zero Dawn ho pensato che una Aloy con una posa così eroica, così spavalda davanti ad una delle creature più iconiche del gioco potesse essere ben rappresentativa di quella esperienza". Per saperne di più sui robot che popolano il mondo di Horizon, vi rimandiamo al nostro speciale dedicato alla robotica e alle macchine di Horizon.

Francesco Favero - VP Sharing Panda

Abbiamo poi intervistato Francesco Favero, in arte VP Sharing Panda, che ha presentato al pubblico di Laveno due scatti dedicati all'universo di Spider-Man. "Ho iniziato ad interessarmi al mondo della fotografia virtuale nel 2019", ci dice Favero, "per poi intraprendere la strada del formato verticale dopo aver conosciuto i lavori di Cristiano Bonora".

Nelle sue opere, l'iconico Uomo Ragno sorveglia dall'alto la tentacolare New York ("senza New York, Spider-Man non esisterebbe", ritiene Favero), ma viene anche colto nei suoi momenti di debolezza: "In New York's Only Spider-Man (2020) Miles Morales cade in verticale. È stata la prima foto che ho scattato su PlayStation 5, e ho voluto rappresentare il peso della responsabilità che grava sul protagonista della storia".

Favero si è inoltre dedicato con passione a Ghost of Tsushima (2020), avviando una ricerca cromatica che lo ha portato a Field of Leaves (2020). "Con questa foto sono entrato in contatto con Neoludica, che mi ha proposto un'esposizione", spiega Favero, visibilmente felice dell'attenzione dedicatagli da Ferrari e Traini. Jin Sakai si allena su un tappeto di foglie d'acero dal colore rosso sangue; come spesso accade anche nell'arte giapponese, un piccolo dettaglio rompe la simmetria, generando sorpresa nello spettatore: una farfalla blu è infatti posata nel quadrante sinistro superiore dello scatto, regalando un tocco delicato, ma pieno di carattere, all'intera composizione.

Come abbiamo visto con Bonora, anche Favero si è cimentato nell'impresa di fotografare The Last of Us Parte II, evidenziando l'emozione opposta all'odio - l'amore. Love Between Us (2020) offre una prospettiva in parte confortante sul viaggio di Ellie e Dina: la mano della prima è poggiata, con fare protettivo, sulla coscia della seconda. Lo sguardo di Dina è calmo, ma determinato, e mostra tutta la sua decisione nel seguire Ellie, costi quel che costi; gli occhi di Ellie sono invece concentrati sull'obiettivo davanti a lei, ed è decisamente uno di quei looks that kill.

Ma quali sono i progetti di Favero per il futuro? "Spero di riuscire a collaborare anche con gli sviluppatori, e in particolare mi piacerebbe aiutare a ripensare e migliorare i photo mode, anche con l'obiettivo di creare brillanti immagini pubblicitarie". Nel frattempo il virtual photographer continua a studiare e tratte ispirazione anche dai grandi della fotografia: "apprezzo moltissimo Sebastiao Salgado, soprattutto i suoi fenomenali chiaroscuri, e il suo utilizzo spesso particolare delle inquadrature".

Davide di Tria - Gasoline Photography

È arrivato il turno di Davide di Tria, che pubblica i suoi scatti virtuali sotto il nome di Gasoline Photography. Di Tria ha due specificità significative: innanzitutto è un fotografo di professione, e si occupa principalmente di fotografie in campo corporate e automotive; in secondo luogo, la sua virtual photography è incentrata su un solo soggetto: le automobili, colte nel vivo dell'azione.

Ma perché ha deciso di espandere la sua attività anche nell'universo videoludico? "Questa idea è arrivata a inizio 2020, nel corso del primo lockdown dovuto alla pandemia", spiega di Tria, "ed è stata una palestra, un modo per mantenermi in allenamento e continuare a creare, da un punto di vista fotografico, nonostante tutte le restrizioni".

Non solo: i suoi scatti virtuali sono anche un'occasione di socialità. "C'è una forte componente di online gaming. E spesso mi coordino con i miei amici per studiare ed eseguire particolari scatti, soprattutto nella serie Forza".Dinamismo, fotorealismo e un sapiente uso della post-produzione sono le cifre caratteristiche del suo lavoro, con una predilezione per i modelli di auto più classici, anche nel setup: "mi interessa l'iconismo dell'automobile in sé e per sé. Per questo tengo in secondo piano le auto più pesantemente modificate!".

Anche per lui vale un aspetto esplorato dai due virtual photographer già analizzati: l'emozione. "Perché l'immagine automobilistica deve emozionare", spiega di Tria, "e infatti il marketing automobilistico punta tanto sull'emozione del potenziale acquirente". Ma qual è la differenza tra lo scatto dal vivo e quello virtuale? Per di Tria la risposta sta nel fattore umano: "in ambito virtuale ho tantissime auto e situazioni a disposizione, come se fosse un parco giochi. Dal vivo, invece, non si scatta mai da soli, e questo è un aspetto da tenere in forte considerazione".

Come abbiamo visto, di Tria è riuscito a "recuperare" questo human touch grazie alla collaborazione dei suoi amici negli scatti a sfondo videoludico: le possibilità di connessione umana offerte dal nostro medium preferito si confermano come incredibilmente affascinanti - soprattutto quando una pandemia globale impone restrizioni al movimento e all'incontro delle persone.

Avevamo detto che di Tria ha due particolarità rispetto agli altri fotografi qui analizzati... ma vi abbiamo mentito, perché non c'è due senza tre. "Insegno nel corso di Post-Produzione Avanzata tenuto dall'Istituto Italiano di Fotografia, a Milano", ci spiega, "e ho chiesto ai miei studenti di dedicarsi alla virtual photography. Un mio alunno, ad esempio, sta lavorando alla rappresentazione dei paesaggi di Far Cry 5 (2018)".

L'utilizzo del videogioco a scopi educativi è una frontiera particolarmente interessante dell'universo digitale, e ci complimentiamo con di Tria per questa idea così originale! Per saperne di più su videogiochi ed educazione, trovate qui il nostro speciale dedicato a Ubisoft e alle sue iniziative in campo educativo.

Emanuele Bresciani

Da ultimo - ma non per importanza - arriva una vecchia conoscenza dei lettori di Everyeye.it: Emanuele Bresciani si dedica alla virtual photography da molti anni, e spesso ha presentato le sue gallery su queste pagine (vi rinviamo inoltre a Pixel perfect, la rubrica di Everyeye.it dedicata alla fotografia virtuale). Bresciani punta da sempre ad espandere la conoscenza di questo mezzo espressivo al di fuori del mondo videoludico: lo scorso anno gli è stata dedicata una personale al Museo di Arte Contemporanea di Luzzana, in provincia di Bergamo.

Nella splendida cornice offerta da Laveno, Bresciani ha voluto annunciare un progetto che lo sta tenendo impegnato in questo periodo: una gallery dedicata ad esplorare l'universo umano di Ghost of Tsushima. "Ho voluto reinterpretare il gioco in una chiave molto particolare, sfruttando gli strumenti della virtual photography per raccontare il Giappone del XIII secolo coma una sorta di photoreporter inviato indietro nel tempo", spiega Bresciani, "slacciandomi completamente dal gioco e dai suoi protagonisti.

Sono fotografie che raccontano la vita della gente comune mentre è ferma a chiacchierare, mentre sta pregando, pescando, spazzolando i cavalli"
. Siamo molto curiosi di vedere i frutti del suo lavoro, di cui gli spettatori della diretta curata dal nostro Francesco Fossetti e i presenti a Villa De Angeli Frua hanno potuto gustare due scatti in anteprima.

Emanuele Bresciani si è inoltre dedicato con successo a fotografare il multiforme universo di Assassin's Creed, e la prestigiosa Fondazione Alinari di Firenze (la più antica istituzione al mondo ad occuparsi di fotografia, attiva dal 1852) ha inserito un suo scatto nell'ambito della mostra Italiae, che mira a raccontare le bellezze d'Italia viste dall'occhio di oltre settantacinque fotografi: la cupola del Duomo di Firenze campeggia nello scatto che Bresciani ha dedicato ad Assassin's Creed II (2009) e alla magia della città toscana.

Ma Bresciani ama dedicarsi anche all'esplorazione delle possibilità del colore, come dimostrato dai cromatismi accesi di uno dei suoi tre scatti presenti nell'esposizione di Laveno: il protagonista di Assassin's Creed: Origins (2017) attraversa le dune di un deserto contraddistinto da un giallo abbacinante, sotto un cielo di un meraviglioso azzurro.

Proprio come quello che ha contraddistinto la nostra giornata in compagnia degli artisti sulle rive del Lago Maggiore. Ringraziamo Neoludica per la sua attenta attività di promozione della game art in Italia e Cristiano Bonora, Francesco Favero, Davide di Tria ed Emanuele Bresciani per averci concesso quattro interessanti interviste, nella speranza che la fotografia virtuale riceva crescente attenzione da parte del grande pubblico.