Il gaming su Blockchain: Metaversi, Play2Earn e NFT spiegati nel dettaglio

Uno speciale su quella che per alcuni potrebbe diventare la nuova frontiera del videogioco, con argomenti sempre più sulla bocca di tutti.

Il gaming su Blockchain: Metaversi, Play2Earn e NFT spiegati nel dettaglio
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La prima cosa che ho capito relativamente al gaming su Blockchain è che ancora non c'è.

O meglio: al momento non c'è un movimento uniforme, organizzato; un settore dai lineamenti definiti che sia rappresentato da progetti dirompenti, immediatamente disponibili, giocabili fin da subito. Il gaming su Blockchain - quello che da alcuni viene identificato nei "giochi con NFT" - è in una fase ancora primordiale, magmatica: alcuni progetti si sono mossi per tempo e sono già tangibili (Decentraland), altri lanceranno proprio nel 2022 (ma resteranno in fase embrionale per chissà quanto tempo, componendosi sotto gli occhi degli early adopters), altri ancora - magari quelli più concreti e immediatamente accessibili - rappresentano più che altro la gamification di strumenti finanziari, e rispondono quindi ad esigenze economiche più che a necessità ludiche.

Insomma, se il gaming su Blockchain giocherà un ruolo importante nel futuro del nostro settore, nel presente è ancora un po' impalpabile, poco concreto... almeno dal punto di vista dei videogiocatori tradizionali: per gli investitori il discorso cambia notevolmente. Questo non significa che non sia interessante dare un'occhiata al settore, capire quali sono i progetti più promettenti, cominciare a metabolizzare la filosofia e la terminologia di questo ramo del mercato. In questo articolo cercherò di farlo senza addentrarmi troppo negli aspetti tecnici: l'obiettivo è quello di produrre un pezzo che sia digeribile, leggero, non certo dedicato a chi già esplora con vorace curiosità metaversi e play-to-earn.

Blockchain

In primo luogo credo sia importante fare delle distinzioni tre le varie tipologie di progetti, capire che esistono software dalle caratteristiche e dalle finalità più disparate. La macrocategoria di prodotti a cui ci riferiamo è, come il titolo lascia intendere, quella del gaming su Blockchain. Ovvero, tutti quei giochi che per funzionare si appoggiano ad una tecnologia cosiddetta "a registro distribuito". Fermi lì! Non scappate alla prima complessità, fatemi spiegare.

Anche se sembra astruso, il concetto di "registro distribuito" quasi si spiega da solo: è un enorme "libro digitale" in cui vengono annotate una serie di voci, una dopo l'altra. La particolarità sta nel fatto che questo libro è appunto "distribuito": non è conservato in un singolo luogo, per esempio in un server, ma consegnato a milioni di computer diversi. Ognuno, in pratica, ne ha una copia. La cosa interessante è che per aggiornare questo registro tutti i computer devono parlarsi fra loro, confrontare le proprie copie del registro per assicurarsi che tutto vada bene, insomma che non ci siano state manomissioni, e poi procedere a scrivere una nuova voce.

Questo tipo di tecnologie ha usi soprattutto in ambito economico: immaginate che ogni voce sia una transazione, uno spostamento di denaro. Consultando questo registro potrei sempre sapere quanti soldi hanno i vari utenti che decidono di aprire un account sul registro stesso. Come se fosse il "libro mastro" di una Banca, solo che - almeno in ambito informatico - più sicuro e più democratico. Più sicuro perché per alterare il registro bisognerebbe agire contemporaneamente su milioni di copie, presenti su milioni di computer diversi. Più democratico perché la sorveglianza di questo registro non ce l'ha una singola entità - appunto la banca - ma l'insieme di utenti che ne detengono le copie.

Ora, le voci all'interno di questi registri possono essere anche legate al possesso di oggetti digitali, di valuta virtuale come sono i token/gettoni di tanti videogiochi. Se leggendo l'inizio di questo paragrafo avete pensato "che c'entra l'economia con il gaming?", sappiate che la componente economica è già ben radicata nel mondo videoludico. Quotidianamente milioni di giocatori acquistano skin, vBucks, FIFA Points, acceleratori di qualsiasi tipo. Il punto è che gli acquisti restano, canonicamente, gestiti dall'azienda che possiede il gioco. Ecco, questa gestione non è certo democratica, e neppure molto libera. Una volta che l'azienda ti ha venduto la sua valuta (vBucks, Fifa Point, crediti), tu non puoi più scambiarla per ottenere indietro i soldi che hai speso, e puoi usarla solo e soltanto all'interno di uno specifico gioco.

Adottare una tecnologia blockchain, per un videogame, significa idealmente ridare parte del potere economico nelle mani del pubblico. Se acquisto una skin su blockchain, questa transazione è scritta su un registro distribuito, pubblico. Tutti (e non solo il publisher) sanno che la skin è mia, e se io decido di rivenderla, chiedendo al sistema di eseguire un'altra transazione che ne attribuisca il possesso ad un nuovo utente, nessuno può impedirmi di farlo (invece Epic Games, per fare un esempio, impedisce di rivendere le skin). Non solo: visto che tutti gli oggetti presenti sulla blockchain sono liberi, potrebbe arrivare in futuro un'altra applicazione che decide di utilizzarli in maniera creativa. Per esempio - sto fantasticando - un museo digitale in cui le skin di qualsiasi gioco diventano quadri di un'esposizione.

Possiamo pensare anche a integrazioni più elaborate. Immaginate un gioco in cui posso comprare un Pet, che ha una funzione solo estetica. Ora ipotizzate che due anni dopo il lancio di questo titolo ne esca un altro in cui gli stessi Pet possono invece essere utilizzati in scontri alla Pokémon. Magari il Pet che ho acquistato in tempi non sospetti ora vale molto di più perché ci sono più utenti che lo vogliono, interessati ad una funzione ludica che prima non aveva. Nessuno mi può impedire di "estrarre" questo animaletto dal vecchio titolo e immetterlo sul mercato, facendomelo pagare direttamente dai giocatori.

Ora, io non sono un grande fan della componente economica di certi videogame. Non mi piace che un'azienda come EA possa speculare sul valore dei suoi asset quasi senza regole, buttando fuori uno dopo l'altro dei giocatori più forti per il suo FUT. Non mi piace che esistano dei booster a pagamento nei giochi single player, e via dicendo. Ma è vero che in certi titoli la presenza di un sottosistema "finanziario" può essere comprensibile (ad esempio per i Trading Card Game). Ecco: non ho molti dubbi sul fatto che preferisco che la gestione di questo sottosistema sia libera, e democratica, e operata direttamente dagli utenti.

La blockchain potrebbe ridare centralità alle scelte dei giocatori, e - perché no? - valore al loro tempo. Faccio un altro esempio utilizzando proprio due prodotti già citati: se Fortnite e FIFA fossero appoggiati ad una tecnologia blockchain, un giocatore potrebbe accumulare vBucks grazie alle sfide settimanali, "farli uscire" dal gioco, trasformarli in Fifa Point e magari venderli al miglior acquirente. E così il prezzo dei Fifa Point sarebbe persino deciso dal mercato, dalla domanda e dall'offerta, e non da Electronic Arts.

Chiaramente non si deve pensare che l'adozione della blockchain trasformi tutti i titoli in prodotti speculativi: ci saranno sempre giocatori che giocheranno solo per giocare, e terranno tutti i loro crediti virtuali all'interno del prodotto che vogliono frequentare. E ci saranno giocatori che non saranno minimamente interessati a questo tipo di giochi, come non lo sono oggi. La blockchain è una tecnologia che non serve per i titoli narrativi, per le grandi avventure single player, per i giochi indie, per gli arcade puri. Non è una tecnologia che colonizzerà interamente il mercato (anche perché i grandi publisher cercheranno sempre di conservare il proprio potere, producendo e prezzando a piacimento asset e crediti), ma è una tecnologia che potrebbe applicarsi con risultati intriganti ad una sua parte.

C'è qualcosa che può andare storto? Decisamente sì. Sfruttare la blockchain significa inserirsi in un settore in cui esistono fortissime pressioni speculative. Molti dei progetti che stanno nascendo oggi sfruttano questi movimenti finanziari, alcuni senza avere altro obiettivo che quello di guadagnare fin quando possibile, altri come strumento per sostenere lo sviluppo. Per il pubblico sarà importante capire quali sono i progetti esclusivamente speculativi (ed evitarli, a meno che non si voglia usarli in ottica di investimento). Per i team che hanno grandi ambizioni sarà invece necessario trovare un equilibrio, evitare che la componente economica possa scoraggiare il pubblico di massa o creare un costo d'ingresso non sostenibile.

Un altro fattore di rischio riguarda l'influenza che la componente economica può avere sul bilanciamento. Alcuni team potrebbero essere portati ad alterare

gli equilibri del proprio gioco per incentivare l'acquisto di particolari NFT, o ad allungare i tempi per l'ottenimento di specifici asset. Lo abbiamo visto succedere innumerevoli volte già oggi, nel mercato mobile ma non solo. La diluizione dei contenuti e la richiesta di un numero di ore di gioco spropositato per sbloccare oggetti in-game sono un problema attuale, concreto, anche senza l'adozione della blockchain. Bisognerà assicurarsi che questa tecnologia non lo amplifichi, ma come sempre questo non può essere fatto a priori. Dovremo valutare caso per caso, discernere, incentivare l'approccio che funziona e allontanarsi da chi utilizza dinamiche predatorie.

L'importante è capire però che il rischio non è connaturato alla tecnologia, ma sta nelle intenzioni di chi sviluppa. A bilanciarlo c'è il fatto che molti dei progetti che stanno nascendo abbracciano i valori fondamentali della decentralizzazione, e danno ai propri utenti potere decisionale. Anche queste dinamiche sono molto complesse da analizzare, ma possiamo semplificare dicendo che i giocatori avranno potere di voto su alcune risoluzioni, potranno in qualche maniera orientare e dirigere lo sviluppo, proporzionalmente al tempo o al denaro che hanno progressivamente investito nel progetto. Ci si immagina che l'insieme degli utenti più appassionati e coinvolti possa prendere decisioni per il bene del progetto, fungendo così da organismo di controllo. Una prospettiva che continuo a considerare estremamente affascinante.

Fatte le premesse introduttive, una parte consistente dell'articolo va dedicata alla terminologia del gaming su blockchain, spiegando le varie tipologie di progetti che si possono trovare all'interno del settore. Cercherò di fare degli esempi concreti, in modo che possiate avere anche una rapida infarinatura su alcuni dei giochi già accessibili o sui progetti più promettenti.

Metaversi

Il termine più chiacchierato in questo momento, anche grazie allo strapotere comunicativo di Zuckerberg, è ovviamente "Metaverso". Si tratta, in verità di un concetto dal significato sfumato. Possiamo generalizzare l'idea di Metaverso

pensando ad uno spazio virtuale che proponga esperienze di diverso tipo, e assolva ad alcune funzioni sociali ed economiche quasi "sostituendosi" al mondo reale. Visto che lo abbiamo citato: nel Metaverso di Zuckerberg si potranno creare spazi sociali e lavorativi, esisteranno zone più ludiche e altre esplicitamente espositive. L'idea di Metaverso non è strettamente legata alla blockchain: questa tecnologia verrà presa in considerazione da chi vorrà costruire una componente economica libera e decentralizzata. Lo stesso Zuckerberg non è stato molto chiaro sull'adozione della blockchain, sostenendo che Meta "avrà forti elementi di compatibilità con le blockchain principali": una dichiarazione estremamente fumosa, che non ci lascia intuire la direzione che prenderà il progetto.

Già oggi, in ogni caso, esistono dei software che possono considerarsi dei metaversi a tutti gli effetti, come Roblox, o che ne presentano alcuni tratti, come Fortnite o Minecraft. In Fortnite posso fare una partita a calcio con gli amici, guardare un concerto di Travis Scott, osservare la prima proiezione del trailer di Star Wars. Certo, si tratta di eventi a tempo e non di spazi fisicamente posseduti dai brand, come invece succede in The Sandbox. Ma in generale è importante capire che che il concetto di gaming su blockchain e quello di metaverso non sono equivalenti, e si intrecciano solo parzialmente. Ci sono anche giochi su blockchain che non vogliono assolutamente proporsi come dei metaversi ed è sbagliato considerarli tali.

Purtroppo la stampa generalista tende a confondere i due concetti, e pure alcuni progetti dalla struttura più classica si sono recentemente auto-proclamati metaversi per cercare di sfruttare il buzz mediatico. Voi cercate di fare i giusti distinguo.

Play-to-Earn

Anche il concetto di "Play-to-Earn" è quantomai delicato. Con questo termine ci si riferisce alla possibilità di guadagnare monete e asset di gioco che siano rivendibili, e quindi di monetizzare il proprio impegno e il proprio tempo. La cosa importante è non associare questa sigla all'idea di un guadagno facile, immediato, rapido. Spesso guadagnare oggetti, monete e asset che abbiano un valore concreto richiede tempo, dedizione (e in alcuni casi una certa dose di noia). Resta inoltre vero che, almeno per come la vedo, guadagnare non dovrebbe essere l'obiettivo ultimo di gioca: si gioca per divertirsi, in primis, e ognuno dovrebbe scegliere i prodotti a cui dedicarsi sulla base dei propri giusti e delle proprie disposizioni.

Il suggerimento che mi sento di dare a chiunque voglia anche solo curiosare in questo mondo è quello di non alterare la propria passione, trasformando il gioco in una fonte di reddito. Ciò detto, se esistesse un gioco piacevole, divertente, capace di monopolizzare il tempo dei suoi utenti, perché non metterlo a frutto? Per esempio, se dopo decine di partite dovessi riuscire a portarmi a casa la skin da samurai per Halo: Infinite e non avessi interesse a conservarla, perché non rivenderla magari ammortizzando il costo del season pass?Questo esempio è, a dirla tutta, molto lungimirante. Ad oggi sono pochissimi i titoli che hanno un gameplay interessante e stratificato e al contempo permettono di ottenere asset da vendere sul mercato.

A seguito delle mie prime frequentazioni del settore mi sento di citarne uno in particolare, quello che mi ha colpito di più al momento: Gods Unchained. Si tratta di un Trading Card Game con meccaniche interessanti, un titolo che riprende concetti e strategie da Magic e da Hearthstone, ma che permette agli utenti di vendere le proprie carte (bisogna trovarne due dello stesso tipo e "fonderle" per ottenere una versione da immettere sul mercato). Gods Unchained è divertente e, soprattutto, è totalmente free-to-play. Si può cominciare senza nessun investimento e ottenere anche un discreto numero di bustine da aprire, livello dopo livello. Se siete appassionati del genere, farci un giretto non è male.

Visto che abbiamo citato la natura free-to-play di Gods Unchained è giusto anche aprire un'altra parentesi, e fare una distinzione fra titoli gratuiti e titoli che richiedono un investimento iniziale. Ci sono molti prodotti che hanno un costo d'ingresso anche molto elevato. Probabilmente avrete sentito parlare di Axie Infinity, un gioco interamente basato sull'utilizzo degli Axies, piccole creature dall'estetica kawaii che vengono utilizzate in battaglia alla maniera dei Pokémon.

Axie Infinity ha una componente multigiocatore, in cui si sfidano altri utenti, e una sorta di avventura composta da battaglie in sequenza. Scalando le classifiche in PvP oppure completando le battaglie in PvE si guadagnano "pozioni d'amore" che possono essere utilizzate per far accoppiare le creature e generarne di nuove. Sia le pozioni che gli Axies possono essere rivenduti. Il "problema" è che la soglia d'ingresso per l'acquisto di tre bestiole si aggira attorno ai 600€, al netto di oscillazioni di mercato.

In questo momento ci sono quindi vari fattori da considerare. In primis il titolo si trova in uno stato embrionale. Si intravedono delle buone potenzialità del sistema di combattimento, che mescola una componente strategica con un pizzico di casualità, ma l'esperienza risulta ancora parziale, lenta, poco stimolante. Mancano gli effetti visivi durante le battaglie, le animazioni sono lentissime, l'avventura è in verità solo una sequenza di scontri sostanzialmente identici e l'accumulo di esperienza è del tutto sbilanciato. Mentre tanti altri giochi stanno lavorando adesso al bilanciamento delle meccaniche e si preparano a lanciare nel corso dell'anno, Axie Infinty ha anticipato i tempi, forse per cavalcare l'onda e sfruttare il fermento del settore.

Stando così le cose, l'unico motivo per acquistare un team di creature è quello di considerare la componente economica, e capire quindi se investire in Axie Infinity possa essere profittevole. Sono tanti i giochi su blockchain che si trovano in questo stato: non sono ancora completi, e gli early adopter ragionano in termini prettamente speculativi.

Informandovi su questo o quel titolo potreste imbattervi in una sigla ricorrente: ROI. Sta per Return of Investment, ovvero il momento in cui si arriva a ottenere la cifra esatta che abbiamo investito. Da lì in avanti, in pratica, sarà tutto guadagno.Per certi può essere qualche mese, per altri un anno. Per altri un tempo difficilmente quantificabile, perché molto spesso il guadagno è legato all'acquisizione di una valuta dal valore altamente volatile, che oscilla e tende a scendere. Anche questo è un fattore importante: quanto è stabile l'economia di

un gioco play-to-earn? Quanto può durare "la cuccagna"? Ci sono certi giochi destinati inevitabilmente ad esaurirsi: proprio perché non sono giochi divertenti, piacevoli o interessanti, gli utenti li usano solo come fonte di guadagno. Accumulano quindi un certo numero di monete in-game e poi le vendono. Sapete che succede ad un bene quando tutti quelli che lo possiedono lo vogliono vendere e nessuno lo vuole comprare? Che il valore cala, sempre di più, inesorabilmente. E se tutti i giocatori erano entrati con il solo obiettivo di far soldi, se ne andranno appena questa possibilità svanisce. Tanti progetti attualmente presenti su Blockchain hanno i mesi contati.

Sarà questa la fine che farà anche Axie Infinity? Probabilmente no, perché a differenza di tanti altri prodotti sono previsti aggiornamenti sostanziali, concreti. Poco a poco, costruendo un'avventura interessante e lavorando sull'interfaccia e sul ritmo, il titolo potrebbe diventare estremamente valido (anche se dovrà vedersela con concorrenti molto agguerriti). Nel frattempo il team di sviluppo dovrà comunque risolvere un problema: come fare a eliminare la soglia d'ingresso di 600€, che scoraggerebbe la maggior parte dei giocatori classici? C'è veramente un modo, senza rovinare l'economia interna? Penso che entro la fine del 2022 avremo una risposta pratica a questi dubbi.

Come dicevo, in ogni caso, Axie Infinty non è l'unico titolo che ad oggi viene approcciato con una mentalità speculativa. Ci sono tanti altri giochi che sono frequentati - in parte o del tutto - con l'ottica di un ritorno economico. Con una differenza importante. Da una parte c'è una schiera di prodotti che nasce appositamente per soddisfare questa "smania finanziaria". Ci sono titoli esplicitamente dedicati al "farming", inteso non come accumulo di esperienza, ma di denaro: acquisti una risorsa che ti permette di produrre oggetti che poi venderai, per ottenere un quantitativo maggiore della risorsa di partenza. Poco a poco, in pratica, metti da parte una sorta di "interesse".

O ancora (come in Alien Worlds): acquisti con denaro reale degli strumenti (sotto forma di NFT) che ti permettono di estrarre con più o meno efficacia (a seconda dell'investimento) una moneta che poi potrai rivendere, al fine prima di coprire il costo d'ingresso e poi di guadagnare. Capite benissimo che in questo caso non si può parlare neppure di gaming in senso stretto: si tratta più che altro della gamification di alcuni strumenti finanziari. Per chi è addentro alle logiche del settore, si può parlare se vogliamo di una gamification della DeFi, con tutti i rischi connessi.

D'altro canto ci sono invece giochi molto più ambiziosi, che utilizzano la vendita di asset e la distribuzione di interessi come strumento per finanziare lo sviluppo. A chi decide di investire anticipatamente nel progetto vengono concessi diversi vantaggi: una valuta erogata gradualmente che poi potrà essere spesa in gioco, oggetti e skin rare, personaggi o pet particolarmente potenti.

Filosoficamente parlando, a ben pensarci, non è molto diverso rispetto a quello che succede con molti progetti finanziati su Kickstarter, con la differenza che l'adozione della blockchain permette di rivendere asset e valuta. Fra gli early adopter, quindi, si troveranno sia giocatori interessati esclusivamente al gioco e all'esperienza che questo promette, sia investitori alla ricerca di un ritorno economico, che sperano di comprare gli asset ad un prezzo più basso rispetto a quello che avranno quando il gioco sarà lanciato.

Come dicevo all'inizio dell'articolo la maggior parte dei titoli più promettenti si trova in questa fase. Star Atlas, Guild of Guardians, Illuvium, Ember Sword, non sono ancora giocabili e hanno tanto da dimostrare nei mesi e negli anni che verranno. Hanno tuttavia alle spalle partership importanti, team molto attenti al rapporto con la community e ad una comunicazione trasparente e continuativa (che avviene principalmente su Discord, assieme a Twitter social d'elezione di questo settore), e whitepaper convincenti (si tratta di documenti che illustrano caratteristiche e obiettivi del progetto, e spiegano il funzionamento del sistema economico).

Proprio per questo hanno attirato l'attenzione di molti utenti, e l'attesa per le prime release è paragonabile, in chi bazzica nel settore, a quella che noi giocatori tradizionali abbiamo per il prossimo God of War.

NFT

Arriviamo all'aspetto forse più delicato, almeno dal punto di vista comunicativo, dell'intero articolo, ovvero quello legato agli NFT. Cercherò di sintetizzare rapidamente gli aspetti tecnici. La sigla NFT sta per Non Fungible Token, ovvero un "oggetto" - un bene digitale - che non è fungibile: che non può essere frazionato né è interscambiabile con altri token della stessa natura. Spiego in maniera un po' più comprensibile: a differenza di una moneta, che può essere divisa in decimali, l'NFT è unico e indivisibile.

Non posso possedere un decimo di NFT, mentre posso possedere un decimo di Bitcoin. Inoltre, gli NFT non sono tutti uguali: mentre ogni Bitcoin (come ogni Euro, Dollaro e via dicendo) è identico ad ogni altro Bitcoin. La sigla NFT, nell'ambito Blockchain, si è diffusa quindi per identificare determinati asset differenziandoli dalle monete digitali (le criptovalute).

Quello che succede quando si acquista un NFT è che nella blockchain, nel grosso registro distribuito di cui dicevamo, viene annotato un atto di proprietà. Tutti sanno che io possiedo un determinato oggetto. Ma di che oggetto si

tratta? È questo il punto delicato. Un NFT può essere tutto: un'immagine, un file audio, un asset di gioco, un modello 3D. Capirete bene che è davvero impossibile fare di tutta l'erba un fascio, accomunare dipinti digitali, territori virtuali, skin, avatar e chi più ne ha più ne metta. Il termine NFT è recentemente balzato agli onori della cronaca soprattutto per la compravendita di immagini - spesso usate come avatar - dalle caratteristiche particolari: scimmie annoiate, piccoli punk pixellati, lupi cibernetici, orsi scostanti. Queste opere vengono vendute a cifre astronomiche, e di recente acquistate da eccentrici milionari e celebrità.

Sarebbe interessante analizzare in dettaglio il mercato legato a questo tipo di NFT. Vi posso anticipare che è estremamente riduttivo affermare che qualche pazzo "ha acquistato una semplice immagine per diversi milioni di dollari". Bisognerebbe prendere in esame dinamiche sociali (in molti casi quello che si compra è di fatto uno "status"), sfumature legate alla hype culture (quella vera, su cui brand tipo Supreme e Off-White costruiscono una fortuna), e varie questioni inerenti la Crypto Art (e vi assicuro che il fascino di una produzione artistica generativa e cibernetica non è affatto inconsistente).

Sarebbe interessante anche discutere della democratizzazione dell'arte, e della filosofia con cui il settore degli NFT è nato alcuni anni fa (chi decide il valore dell'arte? L'èlite di critici e istituzioni museali oppure il popolo del web?).

Ma la verità è che oggi la maggior parte dell'operatività economica attorno a questo tipo di NFT è sostanzialmente speculativa. Ci sono artisti che credono veramente nei valori che ho provato a delineare poco sopra (e magari sarà interessante andare a identificarli, in un altro articolo), ma vengono schiacciati - in termini di visibilità e valore - da progetti nati con pure finalità economiche. Non è una situazione idilliaca, c'è una bolla che rischia di scoppiare, e comprendo pienamente il fastidio sociale e culturale di molti.

Bene: questo tipo di NFT non ha nulla a che fare con il gaming. Zero. 2.038 caratteri - spazi inclusi - che non c'entrano minimamente con l'argomento di questo pezzo. Potevo risparmiarmeli? No, assolutamente no. Perché quando si parla di NFT si tende a fare molta confusione, e lo sdegno che si accumula quando si legge qualche news sensazionalistica viene poi sfogato indistintamente sul termine o sull'idea. Ecco: tutto il paragrafo che avete appena letto serviva soltanto ad evitare un approccio del genere.

Ognuno potrà farsi la sua idea precisa sulle tecnologie blockchain, sugli NFT, sulla loro adozione in ambito gaming, ma sarà importante farlo con fondatezza, sapendo di cosa si parla e facendo i dovuti distinguo. Degli NFT videoludici, in verità, abbiamo già parlato senza che ve ne accorgeste. Tornate nel paragrafo precedente, quello sul Play-to-Earn, e sostituite la parola "asset" con "NFT". Il gioco è fatto. Quando si parla di gaming

su Blockchain gli NFT sono di fatto degli asset di gioco: una skin, un pet, un'astronave su Star Atlas, una carta di Gods Unchained, un eroe di Guild of Guardians, un territorio (LAND) di The Sandbox dove costruire la propria esperienza di gioco. L'unica cosa che cambia rispetto agli asset tradizionali è un certificato di proprietà e la conseguente possibilità di reimmettere quegli asset sul mercato, come si è già discusso. Rispetto alla crypto art, gli NFT videoludici (ma non sono i soli) hanno una funzione in-game più leggibile, un'utilità esplicita all'interno di un'esperienza di gioco. In molti casi, hanno anche un prezzo ben diverso e una diversa "resistenza" alle logiche speculative.

Voglio chiudere questa parte dell'articolo con un accenno all'impatto ambientale delle tecnologie blockchain, proprio perché viene costantemente citato quando si parla di NFT. Purtroppo la documentazione in materia è ancora molto eterogenea, ma è chiaro che attualmente l'impiego di questa tecnologia ha un'impronta ecologica enorme. Per una rapida visione d'insieme suggerisco una pubblicazione di Investopedia che raccoglie diversi fonti, oppure direttamente lo studio dell'Università di Cambridge, dove viene stimato che il consumo di elettricità necessario per produrre Bitcoin sia maggiore rispetto a quello dell'Argentina o degli Emirati Arabi (leggete anche le premesse alla voce "comparisons").

Per dare un'idea di come sia possibile a chi non conosce la tecnologia Blockchain, immaginate milioni di computer (che appunto contengono una copia del registro) che lavorano costantemente, al massimo della potenza.

C'è tuttavia da dire che, nonostante sia quello più chiacchierato, l'ecosistema Bitcoin è anche quello più vecchio e tecnologicamente superato. Tutte le maggiori tecnologie Blockchain stanno passando a sistemi di gestione molto diversi, più sostenibili se non addirittura più ecologici, riducendo drasticamente l'impronta ambientale. È un processo in atto, che durerà anni. Sostenere che la blockchain diventerà una tecnologia a costo ambientale zero è impossibile, ma d'altro canto la sua utilità in ambito informatico - e non solo finanziario - non è minimamente da mettere in dubbio. Se pensate che questo non possa avere un impatto sulla nostra vita e sulla nostra società, sappiate che grazie alla blockchain si stanno facendo notevoli passi in avanti sul concetto di identità digitale, probabilmente un tema che diventerà sempre più centrale nella discussione politica, etica e civile.

NFT e Ghost Recon: Perché Ubisoft ha fallito

Vale la pena spendere qualche parola sugli NFT di Ubisoft, il primo caso di una software house impegnata nel gaming tradizionale che si dimostra interessata a questo tipo di tecnologia (su Wax si trovano già delle carte collezionabili di Street Fighter, ma si tratta di prodotti sostanzialmente diversi). Come avrete avuto modo di leggere, il publisher francese ha inserito degli NFT cosmetici in Ghost Recon con risultati estremamente modesti, se non proprio fallimentari, e sollevando anche il malcontento di alcuni sviluppatori. Il tracollo di questa operazione è facile da spiegare: Ghost Recon Breakpoint non è un gioco basato su NFT, e ha già dimostrato di non aver bisogno di questa tecnologia. Non c'è un sistema economico che la possa supportare, e la mossa di Ubisoft è sembrata subito posticcia e maldestra. Il tentativo, forse, era quello di inseguire la moda del momento.

Fra gli altri problemi macroscopici, proprio il fatto che l'ottenimento degli NFT fosse subordinato all'accumulo di un numero di ore di gioco spropositato. Esattamente quello che, come scrivevo nel primo paragrafo, bisogna evitare: non vanno alterati gli equilibri di gioco e il bilanciamento in nome della prospettiva di ottenere oggetti rivendibili.

C'è anche un altro aspetto, più sottile: Ubisoft non ha ancora una rete di connessioni e rapporti che la renda in qualche maniera parte integrante del mondo blockchain. Oltre a non aver specificato se gli NFT di Breakpoint saranno riutilizzabili in altri giochi Ubisoft, è verosimile che quegli oggetti restino in qualche maniera "sconnessi" da tutto l'ecosistema, senza interesse a a trovare collaborazioni, evoluzioni, utilizzi alternativi nei metaversi che nasceranno.

Insomma, l'idea di Ubisoft sembra quella di conservarli in un sistema chiuso, isolato, centralizzato. Esattamente il contrario dei valori del web 3.0 e della decentralizzazione. Ricordate, quindi: la tecnologia Blockchain (e di conseguenza gli NFT) non è buona o cattiva a priori; ci sono applicazioni intelligenti e progetti che non hanno fondamenta. Conoscere le caratteristiche di questo nuovo settore è importante anche per imparare a distinguere le une dagli altri.

Come iniziare?

Chiudo questo articolo con qualche consiglio pratico per chi vuole avvicinarsi al mondo del gaming su blockchain. In primo luogo è necessario fare un po' di ricerca tecnica. È molto utile imparare quali sono le diverse Blockchain e quali sono le loro caratteristiche. Non esiste infatti una sola Blockchain, bensì vari ecosistemi - vari registri distribuiti - che hanno funzioni e proprietà molto

diverse fra loro. Scoprirete, ad esempio, come mai sulla rete principale Ethereum non possono esistere giochi: perché le transazioni sono estremamente lente e costose. D'altro canto su reti secondarie con una velocità maggiore, come Polygon, si comincia a sperimentare un po'. Solana è l'ecosistema su cui si appoggia Star Atlas: è veloce, poco costoso, e sarà probabilmente uno dei gradi protagonisti dello sviluppo del gaming. Su Solana si nascondono progetti estremamente interessanti che dovrebbero vedere la luce nel 2022, dategli un'occhiata. In ambito il gaming e NFT bisogna anche citare WAX, una blockchain ecologica, su cui si appoggiano diverse esperienze. Purtroppo si tratta spesso e volentieri di prodotti modesti, nelle ambizioni come nella realizzazione. Tuttavia, come vedremo fra poco, accedere a WAX è molto semplice, i costi d'ingresso di queste esperienze sono estremamente contenuti, e per chi vuole "annusare un po' in giro" senza esporsi troppo potrebbe essere un punto di partenza.

La seconda cosa che dovete fare è cominciare a prendere la mano con gli strumenti che vi serviranno per partecipare. Ovvero: i wallet. I wallet sono dei portafogli digitali in cui finiranno tutti i vostri possedimenti: monete e asset (NFT). Ne esistono moltissimi, ma direi che quelli da installare (come estensioni del browser) sono Metamask (capace di agganciarsi a diverse Blockchain) e Phantom (su Solana). In questi wallet potete depositare denaro, e trasformarlo in monete da utilizzare nei vari prodotti. Si tratta di operazioni non particolarmente immediate, che richiedono di passare da degli "exchange", ovvero dei servizi che eseguono il cambio.

Spiegare come eseguire queste operazioni non rientra nell'obiettivo di questo articolo, ma leggendo queste righe avrete sicuramente capito una cosa: ad oggi la soglia d'ingresso per il mondo Blockchain è elevatissima. Non si tratta necessariamente di una soglia economica, ma di una soglia tecnologica. Non tutti hanno le competenze per eseguire queste operazioni, e io stesso ho dovuto studiare molti tutorial per capire quali exchange utilizzare, come trasferire denaro da una Blockchain all'altra, e come impostare operazioni di vario tipo.

Insomma: in questo momento, la Blockchain non è pronta per quella che viene definita "mass adoption". Se vi sentite spaesati, o addirittura spaventati, sappiate che è comprensibile e... per adesso non avvicinatevi a questo mondo! Un settore che per altro rischia di essere molto pericoloso in termini di azioni non trasparenti e truffaldine: con questo voglio dire che se già oggi è necessario difendersi dai raggiri online, sulla blockchain l'attenzione dev'essere dieci, cento volte tanta rispetto quella che mettete quando aprite un'email. In fin dei conti, non abbiate paura di perdervi qualcosa solo perché tutti parlano di blockchain o altri speculano sugli asset di un gioco.

Se la curiosità resta tanta, la soluzione di WAX è probabilmente una via interessante: su WAX c'è un wallet in cloud, facile da creare e a cui accedere con il proprio indirizzo email. Dovete sapere però che per usare i giochi è necessario "affittare" risorse computazionali con la moneta nativa della blockchain. Per ottenere quella moneta sul wallet si può pagare direttamente con carta di credito, un investimento di circa 50 euro è sufficiente per iniziare. Ribadisco che le risorse si "affittano", non si comprano: nel momento in cui vi stancherete potrete ottenere indietro le vostre monete e rivenderle per avere indietro i soldi. Anche in questo caso l'articolo non vuole avere la finalità di una guida: informatevi preventivamente su come eseguire queste operazioni.
Ricordatevi, inoltre, che lo scenario gaming su Wax è composto da prodotti generalmente non molto ambiziosi, paragonabili a browser game (e di solito accessibili anche da mobile).

Se invece volete seguire i diversi progetti di questo mondo, anche senza investire, sappiate che la comunicazione utilizza solitamente dei canali molto diversi rispetto a quelli classici. I social d'elezione del gaming su blockchain sono: Twitter, per gli annunci lampo; Medium, per i contenuti più strutturati; e soprattutto Discord, dove i team di sviluppo parlano con la community, organizzano degli AMA (Ask Me Anything), presentano la roadmap e annunciano contest e distribuzioni promozionali di asset.

Discord è veramente la vostra finestra sul mondo della blockchain, e se cominciate ad interagire con le community di certi prodotti il senso di appartenenza può diventare davvero molto forte. Al di là dei progetti puramente speculativi, in cui si ascoltano solamente chiacchiere sul prezzo ed uno spam furioso di gif a tema e richieste sulle ultime promozioni, i canali

ufficiali dei giochi e delle gilde italiane sono popolati da utenti appassionati, disposti a dare supporto ai nuovi arrivati e sempre molto informati e disponibili a impegnarsi per il bene del progetto. Cercate insomma qualche community che possa farvi da guida, indicarvi i progetti più interessanti, magari darvi consigli su come funziona l'acquisto degli asset di un determinato prodotto. E ricordate qual è la premessa iniziale: il mondo del gaming su Blockchain non è il presente, semmai sarà una parte del futuro. Non abbiate fretta e, nel caso, limitatevi ad osservare, tenendo d'occhio i titoli che vi sembrano più promettenti come terreste d'occhio un prodotto annunciato due anni prima della release, o in un early access molto preliminare.

Ricordatevi, infine, che il gaming su Blockchain è vario e sfaccettato. Ci sono progetti di ogni tipo: Moba, Strategici, Auto-Battler, Card Game, Simulatori Spaziali, Hack'n'Slash. Semmai, oltre a valutare quelli che sono più in linea con i vostri gusti, dovrete imparare anche a capire quali hanno una componente economica più sostenibile e non troppo soggetta a logiche speculative. A tal proposito, date quindi un'occhiata al whitepaper: si tratta di un documento ufficiale redatto dal team, che presenta il progetto, le caratteristiche del gameplay e la cosiddetta "tokenomics" (ovvero l'economia della moneta).

Sappiate, infine, che se non nutrite nessuna curiosità per questo campo è davvero tutto normale. Non lasciatevi alterare dalla cosiddetta FOMO (Fear of Missing Out), dalla paura di essere tagliati fuori e perdervi qualcosa. Il gaming tradizionale, al di là di qualche tentativo maldestro di avvicinarsi al settore, resterà esattamente lì dov'è. Pronto ad accogliervi, come sempre, con le sue storie. E senza valute.