Ghost of Tsushima: l'arte della Katana e le altre armi del Samurai

Approfondiamo non solo la Katana ma anche tutte le altre armi e abilità che Jin dovrà padroneggiare in Ghost of Tsushima per PlayStation 4.

Ghost of Tsushima
Speciale: PlayStation 4 Pro
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Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Le navi della temibile armata mongola si avvicinano sempre più alle coste dell'arcipelago giapponese, e Jin Sakai, uno degli ultimi samurai rimasti sull'isola di Tsushima, si prepara ad accoglierle affilando la sua katana. Il lancio di Ghost of Tsushima, ultima esclusiva per PlayStation 4, è ormai prossimo, e per avere una chance di vittoria contro Khotun Khan e i suoi feroci soldati sarà essenziale cono­scere la storia e le caratteristiche dell'arsenale a disposizione dei guerrieri del periodo Kamakura: nei vari trailer abbiamo potuto apprezzare la padronanza di katana e arco mostrata da Jin, ma i samurai potevano vantare molti altri strumenti letali, che speriamo di poter ammirare in azione anche nella verdeggiante Tsushima.

    Katana

    Come affermato negli scorsi giorni da Chris Zimmerman - co-fondatore di Sucker Punch, il team di sviluppo al lavoro su Ghost of Tsushima - il gameplay dell'attesa esclusiva PlayStation 4 è costruito per ruotare intorno ad una tagliente protagonista, la katana, arma per eccellenza dei samurai. Queste celebri spade discendono dalle tachi, lame di cui abbiamo testimonianza già nel decimo secolo d.C., più leggere e sottili rispetto alle loro più famose sorelle minori. L'arrivo dei mongoli, dotati di armature di pelle molto resistenti alle armi da taglio, fu la miccia che scatenò il cambiamento più importante nella storia degli armamenti dei samurai: le affilatissime, ma troppo delicate tachi si rompevano contro le corazze del nemico d'oltremare, lasciando i guerrieri giapponesi inermi.

    Era necessario un cambiamento, e alla svelta. Si sviluppò così la katana, dotata di una curvatura inferiore rispetto alla tachi, più pesante e con una lama molto più spessa. L'ideale per disegnare squarci rosso sangue nelle armature dei nemici di Jin.

    Il nostro protagonista è quindi uno dei primi uomini nella Storia ad impugnare una katana, arma in cui - si dice - risiede l'anima del guerriero che la impugna. Merito della creazione di questi gioielli va a fabbri di eccelsa abilità, come il celebre Masamune, nato esattamente dieci anni prima dell'avventura di Jin e autore di lame esposte in numerosi musei giapponesi, agognate dai collezionisti di tutto il mondo. Il nome del fabbro suona certamente familiare a molti appassionati di videogiochi, visto che la lama di Sephiroth, antagonista in Final Fantasy VII, è chiamata proprio Masamune (e questo non è il suo unico cameo videoludico!).

    Per creare una katana sono necessarie non solo approfondite conoscenze di siderurgia, ma anche una forza fuori dal comune. Punto di partenza è il tamahagane, un blocchetto di acciaio che viene martellato e piegato quindici volte: ecco spiegata la resistenza della katana, visto che una lama è formata da ben 32768 strati! L'affilatura viene ottenuta temprando l'acciaio, ossia alternando alte e basse temperature; si conclude il tutto con una finitura manuale all'insegna della precisione, per esaltare il più possibile la bellezza mortale della spada destinata al samurai.

    I fabbri giapponesi forgiavano sì armi funzionali al combattimento, ma si trattava anche di vere e proprie opere d'arte, e una spada è addirittura diventata simbolo del popolo giapponese. Ama-no-Murakumo, la "spada del Paradiso" è uno dei tre sacri tesori di Yamato (antico nome del Giappone): pare sia conservata nel santuario di Atsuta, sebbene sia impossibile provarlo, visto che non è visibile al pubblico.

    Come narrato nel Kojiki - il primo testo di narrativa giapponese a noi pervenuto - la Murakumo era saldamente piantata nella coda di Yamata no Orochi, leggendario drago a otto teste sconfitto dal dio Susanoo per salvare la bella Kushinada. Per questo la lama è anche detta Kusanagi: kusa è uno dei termini giapponesi per designare la spada, mentre nagi può essere tradotto come "serpente" o anche "drago". Visto che il Kojiki è stato composto nell'VIII secolo, pare difficile immaginare che la Murakumo sia una vera e propria katana, ma sembra lecito lasciar andare le redini della fantasia, visto che le caratteristiche della leggendaria spada non sono note... sempre che esista!

    Siamo abituati ad associare la katana alla wakizashi, spada di lunghezza inferiore, a volte utilizzata per il suicidio rituale (seppuku) del guerriero: le due armi, indossate insieme, indicavano senza ombra di dubbio che il possessore era un samurai. Tuttavia, la wakizashi è apparsa solo nel quindicesimo secolo d.C., circa centocinquant'anni dopo l'avventura di Jin: possiamo quindi abbandonare ogni speranza di poterla utilizzare in Ghost of Tsushima. Le tattiche possibili rimangono però tantissime, anche con la sola katana, capace di assicurare all'utilizzatore velocità e maneggevolezza: si va dallo yoko giri, un colpo orizzontale che mira alla delicata regione dell'addome, al kesi giri, con cui la lama saetta dall'alto verso il basso per colpire la testa o le spalle dell'avversario.

    Fondamentale l'elegantissima nukitsuke, posizione iniziale che mira ad intimidire il nemico e consente di estrarre rapidamente la katana dal fodero, proprio come mostrato da Jin nel gameplay trailer di Ghost of Tsushima. Sucker Punch sembra aver prestato una grande attenzione nella ricostruzione delle tecniche di combattimento con la katana, e non vediamo l'ora di poterle provare sulla pelle dei soldati di Khotun Khan!

    Tanto

    Al contrario del wakizashi, il tanto, notevolmente più corto della katana e utilizzato anche come pugnale, era stato inventato secoli prima dell'invasione mongola in Giappone: Jin ne fa infatti uso come arma da mischia d'elezione durante le sue infiltrazioni negli accampamenti nemici. Con una lama a singolo o doppio filo, il tanto può essere utilizzato non solo per pugnalare l'avversario a cortissimo raggio, ma anche come una letale arma da taglio. Il Museo Mitsuri di Tokyo ospita uno dei tanto più famosi della storia giapponese, forgiato da Masamune in persona e utilizzato nel 1600 durante la decisiva battaglia di Sekigahara. Ma questo genere di lama ha una particolarità: è stato a lungo utilizzato anche dalle donne giapponesi.

    Ad ogni futura moglie di un samurai veniva infatti regalato un kaiken, particolare specie di tanto da portare sempre in una piccola tasca del kimono. In caso di sconfitta della sua famiglia, la donna avrebbe dovuto compiere il suicidio rituale per evitare di cadere viva in mani nemiche, recidendosi le vene del collo da sinistra verso destra. In una delle più memorabili scene del cinema di Akira Kurosawa - importante fonte d'ispirazione per le atmosfere di Ghost of Tsushima - Kaede, femme fatale del film Ran, seduce Jiro, fratello del suo defunto marito, avvicinandosi lentamente a lui, con due occhi come fiamme vive, tenendo un kaiken in mano. Kaede rifiuta l'autorità maschile e anzi riesce ad imporsi su di essa, tirando le fila dell'intera pellicola da dietro le quinte.

    Non sono mancate donne che hanno utilizzato il kaiken ed altre armi anche all'infuori del contesto domestico. Le coraggiose onna-bugeisha proteggevano le loro comunità e, in casi eccezionali, si schieravano al fianco dei mariti in battaglia, e non erano seconde in valore ai samurai, di cui erano la controparte femminile. Loro leggendaria capostipite è l'imperatrice Jingu, fautrice di grandi cambiamenti sociali nel Giappone del terzo secolo d.C.: dopo la morte del marito, l'imperatore Chuai, Jingu riuscì a conquistare la Corea, e nel 1881 divenne la prima donna ad essere rappresentata su una banconota giapponese.

    Addestrate con rigore all'utilizzo di kaiken e naginata (di cui parleremo tra poco) le onna-bugeisha vantano tra le loro fila eroine come Tomoe Gozen, protagonista della guerra Genpei, che contrappose le famiglie Taira e Minamoto tra il 1180 e il 1185 (un secolo prima degli eventi narrati in Ghost of Tsushima), descritta nello Heike Monogatari come "un guerriero che valeva più di mille", e Hojo Masako, morta nel 1225 dopo aver trascorso i suoi ultimi anni in clausura. Curiosamente, la onna-bugeisha già rivelata come presente in Ghost of Tsushima si chiama proprio Masako: chissà se si rivelerà una formidabile alleata o un letale avversario...

    Yumi

    Tra le arti più rispettate dei guerrieri giapponesi troviamo il kyujutsu, ossia l'abilità nell'impugnare gli yumi, gli archi giapponesi, e scagliare frecce dalla lunghissima gittata. Tanto magnifici quanto difficili da utilizzare, gli yumi sono archi asimmetrici, presenti sia in una varietà corta (chiamata hankyu, da impiegare a cavallo) che in una versione più lunga (i daikyu, utilizzati dalle truppe a piedi).

    La caratteristica asimmetria degli archi nipponici è descritta fin dal terzo secolo d.C. in alcune cronache cinesi; a Nara è stato scoperto uno yumi, discretamente conservato, risalente al quinto secolo d.C. Sono molto discusse le ragioni che hanno portato ad una forma così particolare: la teoria forse più attendibile afferma che l'impugnatura sul lato più corto consente di bilanciare i diversi gradi di elasticità delle parti superiore e inferiore dell'arco, sagomato a partire da un unico, lunghissimo pezzo di legno.

    Con una altezza che può superare i due metri - ben maggiore rispetto alla stazza dei minuti giapponesi - il daikyu è un'arma che incute timore nei suoi avversari, e schiere di arcieri ben addestrati al suo impiego sono riuscite a capovolgere le sorti di molte battaglie.

    Solo le armi da fuoco - prodotte dai giapponesi a partire dal 1543, anno dell'invenzione dell'archibugio Tanegashima - riuscirono a soppiantare i longilinei yumi. Sempre con riferimento alla guerra Genpei, lo Heike Monogatari canta le gesta del leggendario Yoichi, arciere giapponese per antonomasia, narrando un episodio riportato anche in Pom Poko, film d'animazione dello Studio Ghibli: chi lo ha visto già conosce le eccezionali abilità di Yoichi, comparso anche nel videogioco Okami!

    Jin dovrà certamente padroneggiare anche lo yabusame, ossia l'arte dell'arceria a cavallo. Sarà necessaria una ottima padronanza dell'animale, visto che il tiro impegna entrambe le mani e impedisce di tenere le redini. Non possiamo che sperare che il nostro compagno equino sia all'altezza di Agro, perfettamente autonomo durante le prodezze con l'arco compiute da Wander in alcuni degli scontri più memorabili di Shadow of the Colossus...

    Naginata

    Un'assenza che ha fatto molto rumore tra chi attende Ghost of Tsushima è quella delle lance. I trailer mostrati finora non mostrano simili armi, ma il team di sviluppo ha assicurato che Jin potrà trovare diversi strumenti di morte per combattere i mongoli nel corso della sua avventura.

    Dato il periodo storico in cui è ambientata la storia, potremmo sperare di incappare nella lancia giapponese più famosa, ossia la naginata. Si tratta di una delle armi più eleganti a disposizione dei guerrieri giapponesi, amatissima anche dalle onna-bugeisha. La versione più pesante utilizzata dagli uomini viene chiamata o-naginata, mentre per le donne veniva forgiata una ko-naginata, più leggera e dalle dimensioni leggermente ridotte: quest'arma era addirittura utilizzata dalle dame di corte, immortalate in una bellissima stampa del 1896 dall'artista Toyohara Chkanobu.

    I primi riferimenti storici alla naginata risalgono al dodicesimo secolo, e l'arma divenne celebre con la guerra Genpei, che abbiamo citato più volte come evento spartiacque della storia militare giapponese. La crescente centralità del cavallo in battaglia la rendeva un'arma formidabile per falciare gli animali e far cadere rovinosamente a terra i cavalieri: vista l'importanza dei cavalli nell'espansione dell'impero mongolo, i nemici di Jin sarebbero terrorizzati alla vista del nostro protagonista armato di naginata!

    Il lungo raggio dell'arma si rivela utile anche nei combattimenti a terra, dato che consente di mantenere il nemico a debita distanza e può colpire sia d'affondo che di taglio. L'indubbio fascino di questa lancia ha fatto sì che la sua pratica continuasse fino ai giorni nostri, ben oltre l'estinzione dei samurai: l'arte del naginatajutsu è apprezzata in tutto il mondo come una delle più affascinanti arti marziali giapponesi.

    L'arsenale a disposizione di Jin vanta una storia di tutto rispetto, e ci ricorda il valore dei guerrieri giapponesi, uomini e donne, che tanto ci colpiscono con la loro sublime padronanza di armi da mischia e archi. Quali sono le vostre speranze per il combat system di Ghost of Tsushima? Avete delle armi preferite che vorreste che Jin usasse per sconfiggere le orde di Khotun Khan? Parliamone insieme nei commenti!

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