Ghost of Tsushima e la Storia: i Mongoli all'attacco dell'Isola

Sucker Punch, per il suo Ghost of Tsushima, si è ispirato alla guerra tra mongoli e giapponesi risalente alla fine del 1200.

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  • Le parole sono importanti. Non lo diceva solo Nanni Moretti in "Palombella rossa", ce lo dice anche la Storia: dalla modernissima comunicazione, fatta di post nei social, di fake news e di leak di notizie, sino ad arrivare agli infuocati discorsi dell'Atene democratica, gioiello della Grecia antica. Vi chiederete cosa c'entra tutto questo con Ghost of Tsushima, l'attesissimo titolo di Sucker Punch in uscita il prossimo 26 giugno per i fortunati possessori di console Sony. Se siete incuriositi, sappiate che 'intera storia dalla quale prende spunto il gioco, si basa proprio su un "errore di comunicazione", trasformatosi addirittura in una sanguinosa guerra! Eh già, l'invasione mongola del Giappone medievale cominciò proprio così. Nel caso siate impazienti di conoscere come la cattiva interpretazione di una lettera ha portato alla morte di migliaia di uomini continuate a leggerci: Everyeye vi racconta la vera storia dei fantasmi di Tsushima, in attesa che prendano vita in forma poligonale!

    Un caso di incomprensione

    La nostra storia comincia con un parente di Gengis Kahn. Di discendenti del celebre guerriero-re mongolo, oggi, ce ne sono circa sedici milioni! Sì, perché a quanto pare Gengis oltre a conquistare mezzo mondo, ha anche dato il suo contributo a "ripopolarlo". E così oggi lo 0,5% della popolazione mondiale è geneticamente legata, anche se alla lontana, al grande Kahn. A noi, però, interessa un suo parente diretto, il nipote: Kublai Khan, noto in occidente sin dal Medioevo, per aver ospitato Marco Polo alla sua corte. Nel 1260 l'impero di Kublai si estendeva in tutta l'Asia centrale, sino ad arrivare all'odierna Corea. Nel 1266 l'imperatore inviò una lettera al re del Giappone: quella stessa lettera è ancora conservata oggi al tempio buddista di Todai-ji e recita più o meno così:

    "Chi ha in grazia la Volontà del Cielo, il Grande Imperatore Mongolo invia questa lettera al Re del Giappone.

    I sovrani dei piccoli paesi che condividono tra loro i confini, hanno per lungo tempo avuto il desiderio di comunicare tra loro e godere di legami amichevoli. Soprattutto perché il mio antenato ha governato per ordine del cielo, innumerevoli paesi lontani hanno contestato il nostro potere e hanno trascurato la nostra virtù. La nazione di Koryo (l'odierna Corea) si è arresa, grazie al nostro "cessate il fuoco" e alla restituzione della loro terra e del loro popolo, quando sono salito al trono.[...]Quindi vi abbiamo inviato dei missionari con una nostra lettera che mostra in dettaglio i nostri desideri. Entrate in rapporti amichevoli con noi d' ora in poi. Noi crediamo che tutti i paesi appartengano a una sola famiglia. Se non riusciamo a capire questo, come possiamo essere nel giusto? Nessuno vorrebbe ricorrere alle armi".

    Quando i giapponesi ricevettero questa lettera dovettero interpretarla, non senza perplessità. I dubbi erano dovuti a diversi fattori: era scritta in un cinese particolarmente ricercato, traducibile in modi diversi, ed alterna (come avete potuto leggere) toni pacati a frasi minacciose.

    Kublai Khan

    Come rispondere, dunque, alla lettera del Kahn? I giapponesi decisero, stranamente, di non replicare affatto, perché per loro le sorti del Giappone erano già decise: sarebbe stata guerra. Non sappiamo, ad oggi, quali fossero le vere intenzioni di Kublai Kahn: il suo interesse verso la terra nipponica è indubbio, e se il Giappone si fosse da subito inchinato mostrando debolezza avrebbe certamente mostrato il fianco ad un attacco, ma può anche darsi che il monarca mongolo fosse interessato soltanto ad una relazione commerciale, piuttosto che ad una sanguinosa guerra, tanto che...

    Tsushima fa BOOM!

    ...Kublai Kahn decise di inviare nuovamente degli emissari, più e più volte senza mai avere alcuna risposta dal governo giapponese: otto lunghissimi anni di silenzio fecero perdere la pazienza al terribile imperatore asiatico. Fu guerra. Così, nel 1274, la flotta mongola partì dalla Corea verso la più vicina isola del Giappone, difesa da uno sguarnito contingente militare. Quell'isola è proprio Tsushima, l'ispirazione del nuovo titolo di Sucker Punch.

    Al terribile esercito mongolo bastarono poche ore per spazzare via ogni forma di resistenza samurai, avanzando dalla spiaggia all'entroterra per sterminare tutta la popolazione locale. Come abbiamo detto, l'impero di Kublai Kahn comprendeva anche la Cina e questo permise all'imperatore di avere, dalla sua parte, una serie di innovazioni tecnologiche sconosciute ai nipponici, una in particolare: gli esplosivi! Già, frecce esplosive e bombe lanciate dalle catapulte devastarono le spiagge del Sol Levante, spaventando i coraggiosissimi samurai. Così descrive alcune battaglie l'Hachiman Gudoukun, una cronaca anonima del quattordicesimo secolo:

    "Il generale in comando teneva la posizione sul terreno rialzato, e dava ordini ai vari reparti di volta in volta. Ma a ciascuna ritirata dei Mongoli, essi facevano volare bombe di ferro (tetsuho) contro di noi, che rendevano molti confusi e storditi. I nostri soldati erano terrorizzati dalle esplosioni; i loro occhi accecati, le orecchie rese sorde, cosicché non riuscivano a distinguere l'Est dall'Ovest.
    Secondo il nostro modo di combattere, dobbiamo chiamare per nome qualcuno dai ranghi nemici, e poi attaccare nel duello uno ad uno. Ma ai Mongoli non importano certe abitudini; vengono avanti tutti in massa, afferrando ogni individuo che possono attaccare ed uccidere."

    La seconda parte di questa cronaca è molto significativa: il nostro immaginario collettivo ha ben presente l'onore e la disciplina dei samurai, che stavolta si ritrovarono a battersi contro nemici senza scrupoli, "selvaggi" abituati ad un altro tipo di guerra. Molto di tutto questo sembra trasparire dai primi trailer di Ghost of Tsushima: gli sviluppatori hanno fatto bene i compiti!

    Kamikaze

    La guerra continuò anche dopo il feroce attacco a Tsushima. Nonostante la strenua resistenza giapponese la superiorità navale dell'esercito mongolo era schiacciante. Ma le guerre, si sa, non si vincono soltanto con i numeri: sono il risultato di decine di fattori diversi, talvolta anche inaspettati, e quando accade qualcosa di sorprendente a far sì che il piccolo Davide batta il gigantesco Golia, nascono le leggende che amiamo di più raccontare. Nel 1279 i giapponesi si rifugiarono sulla baia fortificata di Hakata.

    Dopo quattro giorni di scontri sanguinosi finalmente calò la notte mentre la flotta mongola ormeggiava a largo attendendo il sorgere del sole per un ultimo attacco. Così i giapponesi decisero di salire su piccole imbarcazioni, ognuna con una dozzina di uomini a bordo. Assaltarono i vascelli ancorati, dandogli fuoco. Fu soltanto una piccola ferita per l'imponente flotta nemica, al resto pensò madre natura.

    Un vento possente, infatti, si schiantò sulla flotta mongola. Era un tifone. Le piccole imbarcazioni nipponiche riuscirono rapidamente a mettersi al riparo, a differenza delle goffe navi mongole le quali, sbattute qua e là dalle onde e immerse nel buio totale, affondarono insieme a migliaia di uomini. Quello stesso vento che ha protetto il Sol Levante dall'invasione barbarica si chiama, in giapponese, "kamikaze", il "vento divino", ed il recente ritrovamento archeologico dei relitti mongoli conferma che le leggende hanno sicuramente una base storica solida. I kamikaze posero fine, così, alla prima invasione mongola, la stessa durante la quale è ambientato Ghost of Thsushima.

    Quella vittoria fece sì che i Giapponesi cominciassero a credere di essere imbattibili, se attaccati sul proprio territorio, proprio perché protetti dagli spiriti naturali. Questa convinzione cessò, tristemente, nell'agosto del 1945: dalle prime bombe esplosive lanciate dai mongoli, a quelle nucleari sganciate su Hiroshima e Nagasaki, i kamikaze fecero il destino del Giappone, nel bene e nel male.

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