Giochi Cloud su Nintendo Switch: un assaggio di futuro?

La casa di Kyoto inizia a esplorare il mercato dei giochi Cloud: si tratta di una mossa vincente o non basterà per tener testa alla concorrenza?

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Con la Next-Gen ormai dietro l'angolo, in molti si sono domandati quale sarebbe stata la strategia di Nintendo per tenere il passo con gli hardware rivali. Nintendo Switch, una console di grandissimo successo, si ritrova infatti in una posizione abbastanza scomoda visto che il suo asso nella manica, la sua natura ibrida, rischia di diventare anche un grande collo di bottiglia in grado di tagliarla completamente fuori dal mercato dei titoli multipiattaforma. Dopo mesi di speculazioni su possibili revisioni hardware, con incessanti rumor sull'imminente arrivo di una Switch Pro, Nintendo ha colto tutti di sorpresa affacciandosi su un settore ancora inesplorato dalle parti dell'azienda di Kyoto: il Cloud Gaming.

La nuova vita di Nintendo Switch?

L'ultimo partner Showcase dell'anno, ovvero un Direct Mini dedicato esclusivamente alle produzioni di sviluppatori esterni, ha aperto uno scenario molto interessante per il futuro di Nintendo Switch. La presentazione infatti ha ospitato due annunci tanto inaspettati quanto graditi: l'arrivo nel 2021 di Hitman 3 e la disponibilità immediata sull'eshop di Control, l'ultima fatica targata Remedy Entertainment (qui troverete la nostra recensione). I due giochi, molto diversi tra loro, spartiscono però una caratteristica fondamentale: entrambi arriveranno tramite un servizio di cloud gaming.

Questo significa che i due titoli saranno giocati in streaming tramite una connessione internet, e la Switch più che far girare i software, fungerà solamente da tramite tra il giocatore e i server in remoto. Si tratta di una novità assoluta per la libreria di Switch, anche se non è la prima volta che Nintendo tenta delle sperimentazioni del genere. In passato infatti, la casa di Kyoto ha già collaborato con sviluppatori esterni per tentare delle conversioni altrimenti impossibili sul peculiare hardware della console ibrida.

Nel 2018 il pubblico giapponese ha potuto dare una chance prima alla versione in cloud di Resident Evil 7 e in seguito a un simile porting di Assassin's Creed Odyssey. Si tratta di sperimentazioni riuscite solo in parte, sia dal punto di vista delle performance sia del modello commerciale. Il settimo capitolo di Resident Evil presentava ancora parecchie incertezze sulla latenza dei comandi a fronte di una spesa tutto sommato contenuta, ovvero l'equivalente di 14 euro per un diritto di utilizzo di 180 giorni, mentre l'episodio di Assassin's Creed ambientato nell'antico Egitto risolveva parecchie delle imperfezioni tecniche viste in precedenza, ma a un costo decisamente esorbitante (circa 80 euro per due anni di licenza). Se Google con il suo Stadia è entrato di prepotenza sul mercato senza un'adeguata pianificazione e Microsoft ha lavorato anni per rendere l'xcloud una parte integrante dell'offerta dei servizi targati Xbox, Nintendo ha sicuramente scelto un approccio più cauto e misurato. Forse i recenti avvicinamenti con la casa di Redmond (che hanno reso possibili cross-over epocali) erano pensati anche nell'ottica di esplorare un campo dove la divisione di Phil Spencer ad ora non ha eguali. In ogni caso, la prospettiva di aprire la console al cloud gaming sembra per Nintendo una soluzione più che ragionevole per estenderne il ciclo vitale.

Il problema di essere unici

Uno dei problemi fondamentali che si è presentato con piattaforme innovative come la Wii e la stessa Switch, è rappresentato dal fatto che la loro unicità le rende degli hardware estremamente complessi su cui sviluppare e su cui le conversioni multipiattaforma richiedono uno sforzo ulteriore rispetto ai porting tra Playstation, Xbox e Pc, e il gap tecnico che sarà introdotto da qui a breve dalla nuova generazione di console, non farà altro che isolare ulteriormente l'ibrida Nintendo.

Negli scorsi anni abbiamo visto che con la giusta dose di impegno e i necessari compromessi, anche titoli come Doom, Wolfenstein o the Witcher 3 (che vi abbiamo sviscerato profondamente nelle nostre recensioni) possono trovare spazio su Switch, ma si tratta di conversioni che richiedono un grande impiego di risorse e tempo, tanto che spesso vengono affidate a team specializzati in operazioni del genere, come ad esempio gli studi di Panic Button. Alcune società, come EA, hanno praticamente già abbandonato il supporto su Switch, mentre titani come Rockstar Games non hanno neanche preso in considerazione l'idea di far approdare le loro produzioni più monumentali su un hardware così atipico.

Il cloud potrebbe essere la soluzione a questa fase di stallo, una tecnologia che grazie alla connessione internet permette di scavallare qualsiasi limitazione dettata dalle componentistiche di una piattaforma. Nintendo potrebbe così tirarsi fuori definitivamente dalla corsa alla next-gen, estendendo così significativamente il ciclo vitale della console. Certo, nulla le vieta di proporre un nuovo membro della famiglia di Nintendo Switch che dopo la Lite, potrebbe inserirsi come modello di "fascia alta" con un occhio di riguardo alle prestazioni in modalità fissa, ma ciò diventerebbe ininfluente sulla fattibilità di porting futuri. Arrivati a questo punto però, la domanda che bisogna porsi è ovvia: funziona il Cloud su Switch?

Presente o futuro?

In realtà il quesito andrebbe esteso ad un ambito ben più generale, perché come è stato dimostrato dai test effettuati su piattaforme come Stadia e Xcloud, l'esperienza del gaming in streaming varia profondamente da utente in utente, essendo un servizio che basa le sue performance principalmente sulla qualità della connessione internet del giocatore. Se l'infrastruttura del cloud lo permette, una connessione stabile può fornire un'interessante alternativa al videogioco tradizionale. Ma appena si presenta qualche problema con il segnale di rete, le prestazioni colano a picco, con input lag mostruosi, artefatti video e freeze frame.

È quindi un'opzione che per poter diventare uno standard fruibile con semplicità dalla maggioranza degli utenti necessita ancora di tempo. Fatto sta che la prova di Control, dopo un'iniziale congestione dei server ha restituito un feedback più che positivo, e l'idea di vedere il ray tracing su Switch è una realtà che lascia abbastanza di stucco. Il gioco può essere "riprodotto" in due modalità.

Una con focus sulle prestazioni, con ray tracing disattivato e 60 fps, e un'altra che da spazio alla qualità dell'immagine, con ray tracing attivo e fluidità a 30 fps. L'esperienza non rimane paragonabile alla fluidità ottenuta ad esempio su un pc dotato del giusto hardware, ma nonostante i compromessi (tra cui una leggera compressione video e degli occasionali ritardi nella riproduzione dell'audio) Control su Switch è divertente e fluido da giocare, tanto in portabilità quanto in modalità fissa.

Il cloud ha ancora degli evidenti limiti strutturali e la versione Switch di Control non è di certo paragonabile a una versione riprodotta su un PC di fascia alta ma rappresenta comunque una valida alternativa. Il ché si sposa perfettamente con la filosofia di una console come Switch che non punta ad essere l'unico hardware all'interno di un nucleo familiare ma piuttosto una piattaforma da affiancare a dei sistemi di gaming più tradizionali.

Quello di Control su Switch è dunque un punto di partenza più che di arrivo. Può rappresentare il primo tassello per un nuovo approccio al gaming di Nintendo, una strategia in grado di estendere la competitività di Switch senza necessariamente proporre significative revisioni dell'hardware. Si tratta dell'unico futuro possibile? Certamente no, ma il cloud gaming nel corso degli anni potrebbe diventare una realtà affermata anche su Switch, un'altra peculiarità che andrà ad affiancare e non sostituire, la sua natura ibrida.